RIFLESSIONI SU FIGURE SIGNIFICATIVE DEL POPOLARISMO
Il “trittico”:
Dossetti – La Pira – Lazzati
Ri-partire è anche un ri-andare alle radici, ai fondatori del
Popolarismo e, in genere, alla cultura che esso ha contribuito ad elaborare e
diffondere.
E’ per questa ragione -che farà certo piacere a Gianni Rivi
ed a quanti con lui hanno ben lavorato prima nell’Associazione- che si è deciso
di aggiornare la nostra comune memoria su tre figure particolarmente
significative: il prof. Giuseppe Lazzati, il prof. Giorgio La Pira, il prof.
Giuseppe Dossetti. Tre persone nate all’inizio del
Novecento che, con altre, hanno contribuito a strutturare un pensiero ed una
prassi verso cui la nostra Associazione guarda, nel necessario ma fedele
aggiornamento, con grande attenzione.
Si prevedono quindi, nel corso delle nostre riunioni, tre
comunicazioni, affidate al nostro socio Renato Omacini, cui seguirà la
discussione tra di noi.
(Mestre, 3
febbraio 2015)
Nel “Trittico” che
comprende Dossetti – La Pira – Lazzati, si è deciso di iniziare da
quest’ultimo, partendo da un suo libro: “ Laicità e impegno cristiano nelle realtà temporali “ che pare particolarmente significativo nell’aiutarci
a riscoprire alcuni “fondamentali” da porre (o riporre) alla base del nostro impegno culturale,
civile e politico.
Quello che segue è un
riassunto, molto condensato, della Conversazione tenuta sull’argomento.
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| Giuseppe Lazzati con il Pontefice Giovanni Paolo II° |
Si è partiti con
alcuni cenni biografici su Lazzati, vissuto per 77 anni, dal 1909 al 1986. Il
libro che si presenta è del 1985, scritto dunque un anno prima della sua morte.
E’ l’anno del secondo mandato di Reagan, dell’avvento al potere di Gorbaciov,
dell’elezione di Cossiga, del Convegno CEI di Loreto, ecc. In Italia si sta
svolgendo la IX^ legislatura (governi Craxi 1, Craxi 2 e Fanfani 6).
Nove anni prima si era
tenuto a Roma il primo Convegno ecclesiale della CEI; nel documento finale, ai
punti 15-17, si parla di “Impegno politico e pluralismo ”. Lazzati era stato vicepresidente
di quel Convegno.
Il Concilio Ecumenico
Vaticano II° aveva affrontato il tema dei laici specie nella “Apostolicam
actuositatem” (al n.7), nella “Gaudium et Spes” (ai numeri 34-43), nella “Lumen
Gentium” (al n. 31). In quest’ultimo passaggio, in particolare, si dice: “Per
loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le realtà
temporali e ordinandole secondo Dio “.
Nei primi tre capitoli del libro Lazzati parla dei “fondamentali” dell’impegno
secolare: teologici, cristologici ed ecclesiologici, culturali. Tratta quindi
della “Mediazione”, come nodo di questo stesso impegno ed infine del nesso tra
evangelizzazione ed impegno secolare.
La partenza è
teologica: il mondo è creato da Dio; è creato perché serva all’uomo; dev’essere
da lui guardato “con gli occhi di Dio “; ha le sue proprie leggi.
Di conseguenza,
occorre conoscere il mondo e le sue leggi, conoscere l’uomo ed i suoi rapporti,
agire mediante il lavoro.
Poi c’è stata la
rottura di un ordine: il peccato dell’uomo; incapace, da quel momento, di
ordinare il mondo secondo Dio. Cristo, con la Sua venuta, ripristina
l’originario ordine e l’uomo, come dice San Paolo “deve
liberare la realtà creata dalla schiavitù della corruzione “. Questo nuovo disegno si attua
attraverso la Chiesa in cui coesistono le leggi dell’unità e
dell’articolazione.
Di conseguenza, serve
possedere un vigoroso senso della storia; esercitare in pieno, come laici, la
propria autonomia che, però, non è mai assoluta; tenere assieme l’aspetto
personale e quello comunitario.
Nell’impegno secolare
i laici devono sapere che esso è composto da due momenti: il dominio del cosmo
e l’organizzazione della convivenza umana. E’ necessario “amare
le cose come Dio le ama e possederle in povertà e libertà di spirito “. Compito difficilissimo! Non si sfugge, in ogni caso, all’ambiguità
tipica dell’intera vicenda umana: l’intelligenza dell’uomo può cioè essere
usata per il bene o per il male. E’ la cura dell’aspetto morale che fa la
differenza.
Il criterio-guida è
che l’ambito della fede e quello secolare non possono essere identificati.
Lazzati parla di una “unità dei distinti “, contro ogni forma sia di
integrismo che di separatismo.
C’è solo il bene da
compiere: non può essere giustificata alcuna “pia frode “! Bisogna guardarsi dal clericalismo
che intende dare per unica soluzione cristiana una soluzione che, invece, è
solo discutibile, fermo restando che la probabilità, non l’assolutezza, governa
la conoscenza dell’uomo. In ogni caso il cristiano, per sua legge costitutiva,
non è un conservatore ed opera nel dinamismo della storia.
L’impegno secolare,
poi, deve avere un solido fondamento culturale. Qui Lazzati prende in rapida
considerazione le antropologie marxista, radicale e quella delle correnti
neo-illuministiche.
I cristiani hanno la
responsabilità di elaborare una cultura basata sulla “verità
totale dell’uomo “ e
quindi non ideologicamente confezionata. La vita di grazia è la dimensione che
contraddistingue l’antropologia cristiana, antropologia che si nutre della
ragione sanata, appunto, dalla grazia.
Qui
entra in gioco la categoria della “Mediazione “: occorre mediare la dimensione
della fede e quella dell’agire nel rispetto delle esigenze di entrambi e
secondo la logica (di San Tommaso e di Maritain) del “distinguere
per unire “. La
“Mediazione” si compie nella Chiesa e attraverso la Chiesa.
La fede, in quanto
tale, non offre un modello culturale, sociale o politico: ha bisogno delle
mediazioni culturali e storiche; essa non è chiamata a “supplire
“, ma ad “animare
“.
In conclusione,
secondo Lazzati, occorre far uscire la costruzione della “Città
dell’Uomo dalla sua prospettiva materialistica ed
economicistica. Ciò è possibile anche attraverso un dialogo che non escluda
nessuno, senza irenismi (che mancano di prudenza) e senza rifiuti aprioristici.
Il primo dovere resta,
però, quello della testimonianza.