domenica 15 marzo 2015

VERBALE RIUNIONE 4/3/2015

Verbale riunione del 4.03.2015 - ore 17.30

Presiede l’Assemblea Romeo Toffano.

Il Presidente fa presente che sono state valutate più ipotesi sul  luogo dove tenere  gli incontri mensili della Associazione, i presenti ritengono che i locali del Patronato di Via Aleardi a Mestre siano i più facilmente raggiungibili.

Presenta poi:
-  il “Blog” dell’Associazione a cui si accede  con indirizzo: “www.ipopolarivenezia.blogspot.it”; 
-  il logo  costituito dal campanile di San Marco visto da sotto l’arco delle Procuratie; 
- l’indirizzo di posta elettronica: popolarivenezia@gmail.com;

Viene poi incaricato il tesoriere ad aprire una casella postale per le comunicazioni all’Associazione e  presentato il calendario dei prossimi incontri che si svolgeranno nei locali di Via Aleardi come segue:
-          Mercoledì 1.04.2015 - ore 17.30 -  nel corso del quale si approfondirà la figura di Giuseppe Dossetti;
-          Mercoledì 6.05.2015 - ore 17.30 - nel corso del quale si approfondirà la figura di Giorgio La Pira;
-     Mercoledì 3.06.2015- ore 17.30 - nel corso del quale si discuterà sull’importanza di Lazzati, Dossetti e la Pira nella cultura sociale e politica dell’Italia.

A conclusione della riunione viene proposta una “uscita” a Vicenza, nel pomeriggio di sabato 16 maggio, per visitare la città e la mostra che si tiene presso la Basilica Palladiana, "Tutankamon Caravaggio, Van Gogh, - La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento",  allo scopo di aumentare la socializzazione fra gli aderenti alla Associazione.
 L’incontro si chiude alle ore 19.30.

VERBALE RIUNIONE DEL 3/2/2015

Verbale riunione del 3.02.2015
Ore 17.30

Presiede l’Assemblea Angelo Montanaro.

Viene evidenziato come da diverso tempo  l’Associazione “I popolari Venezia” non si riunisce a seguito della a scomparsa del suo Presidente Gianni Rivi.
Nel corso dell’assemblea plenaria dei soci si è ritenuto importante  continuare a promuovere iniziative e incontri per  la conoscenza  della storia e dei valori propri della cultura del popolarismo e come questa, nel tempo, si è articolata nel contesto sociale della realtà italiana .
Nel corso degli interventi è  emerso come la conoscenza di tale patrimonio potrebbe essere una risorsa, non marginale, nel disegno degli scenari sul futuro del  nostro paese.
E’ stato quindi presentato un documento, sottoscritto dai soci aderenti, dal titolo “per una nuova ripartenza”.
Dopo una discussione sul documento “per una nuova ripartenza” si procede  alla nomina del nuovo Presidente, nella persona di Romeo Toffano, che viene eletto per  alzata di mano all’unanimità;  e alla  riconferma di Luciano Ursella  nella carica di Tesoriere
L’incontro prosegue quindi con la relazione sulla figura di Giuseppe Lazzati di  Renato Omacini.
 L’incontro si chiude dopo alcune considerazioni sulla figura di Lazzati alle ore 19.45  con l’impegno di ritrovarsi il giorno 4 marzo alle ore 17.30, per discutere  le  problematiche relative alla organizzazione della Associazione.








Enzo Bianchi, Priore di Bose, a Venezia - San Vidal l'11 marzo

S  E  G  N  A  L  A  Z  I  O  N  E

Enzo Bianchi, Priore di Bose, a Venezia
 a San Vidal l'11 marzo scorso


Dal 1969 Enzo Bianchi viene quasi ogni anno a Venezia e, nell’ultimo periodo, è ospite di “Chorus”, Associazione per la chiesa del Patriarcato di Venezia.

A San Vidal, martedì 11 marzo ha parlato di “Papa Francesco, profezia per la chiesa e per il mondo”. 
Sono passati due anni (era il 13 marzo 2013) dalla sua elezione e la fisionomia della sua missione –a partire dal nome che ha voluto assumere- emerge con progressiva chiarezza.

Due, secondo il Priore di Bose, i tratti principali di Francesco: la riforma e la misericordia.
Una riforma per la vita, prima di tutto: che tocchi  la vita dei cristiani e che recuperi la riforma attuata dal Concilio. Per mutare pensieri e desideri. E poi anche una riforma ”esterna”: degli apparati vaticani.

Il secondo tratto è la misericordia: la chiesa come “ospedale da campo”, secondo la sua definizione; il “…chi sono io per giudicare!”, in pieno spirito evangelico; l’invito a non avere “vergogna della carne di tuo fratello”. E’ un riandare a Giovanni XXIII°, di cui il Priore ha ricordato la prolusione del 11 ottobre 1962, all’apertura del Concilio.

Una sintesi lucida e documentata, come Enzo Bianchi sa fare, inclusiva della sapienza della chiesa d’occidente e di quella d’oriente, dei Padri antichi (quelli dei primi secoli del cristianesimo) e di quelli contemporanei (i grandi testimoni dei nostri tempi).

lunedì 9 marzo 2015

SEGNALAZIONE INCONTRI E SEMINARI

Segnalazione incontri e seminari

Desideriamo segnalare l’iniziativa, promossa da Mons. Fausto Bonini in accordo con l’Ufficio cultura ed università della Diocesi di Venezia, retto da don Gilberto Sabbadin, dal titolo: “Venite a Ninive “.

Si tratta di quattro incontri (del primo dei quali si fornisce di seguito un abstract) previsti rispettivamente il 26 febbraio, il 26 marzo, il 23 aprile ed il 28 maggio 2015. 

Vengono realizzati presso la sala convegni del convento di San Carlo dei Padri Cappuccini, a Mestre.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di chiedersi assieme come la Parola di Dio “costruisca” la nostra Città, cercando, evidentemente, risposte e tracce.

Nel primo incontro, ben riuscito, due sono stati i fili conduttori: il libro del profeta Giona (donde il titolo dato all’evento!) e l’Esortazione apostolica “Evangelii gaudium” di Papa Francesco (nov.2013).

In questa “vicenda” c’è di mezzo una grande città: Ninive (l’attuale Mosul); c’è un profeta, Giona, mandato là da Dio, ma che fugge invece in direzione opposta (a Tarsis); c’è, infine e comunque, il disegno di Dio (la tempesta in mare) che fa ritornare Giona sui suoi passi in obbedienza, questa volta, alla missione affidatagli.

Metafora di una Città che, per un insieme continuato di scelleratezze, non è più la “Città dell’Uomo”, per dirla con Giuseppe Lazzati; metafora delle fughe (o delle incoerenze)  di tanti di noi cattolici dalle nostre responsabilità civili e politiche; metafora, anche, delle “tempeste  sociali” in cui siamo immersi specie di questi tempi.

Certezza invece (e non più metafora!) di salvezza finale, com’è avvenuto per Ninive, a patto di esplicita e manifesta conversione sia dei governanti (il re in quel caso), sia dei governati (i cittadini della Città).

E’ seguito un dibattito tra i presenti.


Segnaliamo inoltre l’iniziativa, promossa dal M.E.I.C. (Movimento ecclesiale di impegno culturale) di Venezia,  sulla Chiesa cattolica nell'Ottocento.

Sono due incontri  previsti rispettivamente il:

21 aprile alle ore 18.00,  in cui parlerà il prof. Giovanni Vian sul tema: "La Chiesa cattolica dalla Restaurazione al Concilio Vaticano primo".

19 maggio 2015 alle ore 18.00,  in cui parlerà il prof. Giuseppe Goisis sul tema "Antonio Rosmini tra profezia e politica".


Gli incontri si terranno  presso la Scuola dei Laneri ai Tolentini -  S. Croce 131, fondamenta Minotto (a tre minuti da Piazzale Roma.)

RIFLESSIONI SU FIGURE SIGNIFICATIVE DEL POPOLARISMO



RIFLESSIONI SU FIGURE SIGNIFICATIVE DEL POPOLARISMO


Il “trittico”: Dossetti – La Pira – Lazzati


Ri-partire è anche un ri-andare alle radici, ai fondatori del Popolarismo e, in genere, alla cultura che esso ha contribuito ad elaborare e diffondere.
E’ per questa ragione -che farà certo piacere a Gianni Rivi ed a quanti con lui hanno ben lavorato prima nell’Associazione- che si è deciso di aggiornare la nostra comune memoria su tre figure particolarmente significative: il prof. Giuseppe Lazzati, il prof. Giorgio La Pira, il prof. Giuseppe Dossetti. Tre persone nate all’inizio del Novecento che, con altre, hanno contribuito a strutturare un pensiero ed una prassi verso cui la nostra Associazione guarda, nel necessario ma fedele aggiornamento, con grande attenzione.

Si prevedono quindi, nel corso delle nostre riunioni, tre comunicazioni, affidate al nostro socio Renato Omacini, cui seguirà la discussione tra di noi.



Conversazione di Renato Omacini su Giuseppe Lazzati
(Mestre, 3 febbraio 2015)



Nel “Trittico” che comprende Dossetti – La Pira – Lazzati, si è deciso di iniziare da quest’ultimo, partendo da un suo libro: “ Laicità e impegno cristiano nelle realtà temporali “ che pare particolarmente significativo nell’aiutarci a riscoprire alcuni “fondamentali” da porre (o riporre)  alla base del nostro impegno culturale, civile e politico.
Quello che segue è un riassunto, molto condensato, della Conversazione tenuta sull’argomento.

Giuseppe Lazzati con il Pontefice Giovanni Paolo II°
Si è partiti con alcuni cenni biografici su Lazzati, vissuto per 77 anni, dal 1909 al 1986. Il libro che si presenta è del 1985, scritto dunque un anno prima della sua morte. E’ l’anno del secondo mandato di Reagan, dell’avvento al potere di Gorbaciov, dell’elezione di Cossiga, del Convegno CEI di Loreto, ecc. In Italia si sta svolgendo la IX^ legislatura (governi Craxi 1, Craxi 2 e Fanfani 6).

Nove anni prima si era tenuto a Roma il primo Convegno ecclesiale della CEI; nel documento finale, ai punti 15-17, si parla di “Impegno politico e pluralismo ”. Lazzati era stato vicepresidente di quel Convegno.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II° aveva affrontato il tema dei laici specie nella “Apostolicam actuositatem” (al n.7), nella “Gaudium et Spes” (ai numeri 34-43), nella “Lumen Gentium” (al n. 31). In quest’ultimo passaggio, in particolare, si dice: “Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le realtà temporali e ordinandole secondo Dio “.

Nei primi tre capitoli del libro Lazzati parla dei “fondamentali” dell’impegno secolare: teologici, cristologici ed ecclesiologici, culturali. Tratta quindi della “Mediazione”, come nodo di questo stesso impegno ed infine del nesso tra evangelizzazione ed impegno secolare.

La partenza è teologica: il mondo è creato da Dio; è creato perché serva all’uomo; dev’essere da lui guardato “con gli occhi di Dio “; ha le sue proprie leggi.
Di conseguenza, occorre conoscere il mondo e le sue leggi, conoscere l’uomo ed i suoi rapporti, agire mediante il lavoro.

Poi c’è stata la rottura di un ordine: il peccato dell’uomo; incapace, da quel momento, di ordinare il mondo secondo Dio. Cristo, con la Sua venuta, ripristina l’originario ordine e l’uomo, come dice San Paolo “deve liberare la realtà creata dalla schiavitù della corruzione “. Questo nuovo disegno si attua attraverso la Chiesa in cui coesistono le leggi dell’unità e dell’articolazione.
Di conseguenza, serve possedere un vigoroso senso della storia; esercitare in pieno, come laici, la propria autonomia che, però, non è mai assoluta; tenere assieme l’aspetto personale e quello comunitario.

Nell’impegno secolare i laici devono sapere che esso è composto da due momenti: il dominio del cosmo e l’organizzazione della convivenza umana. E’ necessario “amare le cose come Dio le ama e possederle in povertà e libertà di spirito “. Compito difficilissimo!  Non si sfugge, in ogni caso, all’ambiguità tipica dell’intera vicenda umana: l’intelligenza dell’uomo può cioè essere usata per il bene o per il male. E’ la cura dell’aspetto morale che fa la differenza.

Il criterio-guida è che l’ambito della fede e quello secolare non possono essere identificati. Lazzati parla di una “unità dei distinti “, contro ogni forma sia di integrismo che di separatismo.

C’è solo il bene da compiere: non può essere giustificata alcuna “pia frode “! Bisogna guardarsi dal clericalismo che intende dare per unica soluzione cristiana una soluzione che, invece, è solo discutibile, fermo restando che la probabilità, non l’assolutezza, governa la conoscenza dell’uomo. In ogni caso il cristiano, per sua legge costitutiva, non è un conservatore ed opera nel dinamismo della storia.

L’impegno secolare, poi, deve avere un solido fondamento culturale. Qui Lazzati prende in rapida considerazione le antropologie marxista, radicale e quella delle correnti neo-illuministiche.
I cristiani hanno la responsabilità di elaborare una cultura basata sulla “verità totale dell’uomo “ e quindi non ideologicamente confezionata. La vita di grazia è la dimensione che contraddistingue l’antropologia cristiana, antropologia che si nutre della ragione sanata, appunto, dalla grazia.

Qui entra in gioco la categoria della “Mediazione “: occorre mediare la dimensione della fede e quella dell’agire nel rispetto delle esigenze di entrambi e secondo la logica (di San Tommaso e di Maritain) del “distinguere per unire “. La “Mediazione” si compie nella Chiesa e attraverso la Chiesa.
La fede, in quanto tale, non offre un modello culturale, sociale o politico: ha bisogno delle mediazioni culturali e storiche; essa non è chiamata a “supplire “, ma ad “animare “.

In conclusione, secondo Lazzati, occorre far uscire la costruzione della “Città dell’Uomo  dalla sua prospettiva materialistica ed economicistica. Ciò è possibile anche attraverso un dialogo che non escluda nessuno, senza irenismi (che mancano di prudenza) e senza rifiuti aprioristici.
Il primo dovere resta, però, quello della testimonianza.