Uso l’immagine di un meccanico che si affatica, per ore ed ore, a tentare di sbloccare un motore. Ma non ce la fa !
Penso spesso, in
conseguenza del mio amore per la Politica e della mia appartenenza ecclesiale,
al fenomeno classificato (anche se con una certa storica arbitrarietà) come
“cattolicesimo democratico”.
Considero un po’ le
vicende storiche più lontane: i filoni del pensiero cattolico italiano
nell’Ottocento e nel Novecento. E considero anche quelli più recenti: di questi
ultimi trent’anni in particolare.
Cosa,
pur modestamente, osservo in sintesi?
-
Un’analisi ottima delle “cause” che, di
fatto, hanno progressivamente ridotta (quasi marginalizzata) la voce e l’azione
dei “cattolici democratici”. Ottima diagnostica, insomma, con riferimento
all’arte medica.
-
Deboli terapie, invece, per rimanere
nell’immagine: sforzi, conati, desideri, alla fine complessivamente – sia detto
con rispetto – poco significativi e poco incidenti sulla politica italiana.
-
Molti buoni “Maestri” che, anche in questi
ultimi trent’anni, hanno per così dire acceso i lampeggianti: quasi sempre,
però, sono stati inascoltati!
Mi chiedo, come quel
meccanico: cosa blocca il meccanismo?
Perché un filone di
pensiero e di prassi a lungo “vincente” nel nostro Paese (e non solo) è oggi così
carsico e frammentato?
Provo ad abbozzare
qualche riflessione al riguardo, riflessioni meritevoli, ciascuna, di un
“Trattato”:
-
Perché ciò fa consapevolmente comodo a
quei pensatori ed a quei poteri (nazionali ed internazionali) che magari usano
quel filone strumentalmente, ma che ne sono ideologicamente e concretamente
lontani. Lo considerano non superato, ma “pericoloso” e disfunzionale alla loro
prevalente idea di “sviluppo” e di “lotta” politico-economica.
-
Perché la secolarizzazione ed il relativismo
hanno contagiato anche troppi “cattolici democratici”, provocando vistose
fratture tra i loro fondamenti ed i loro ideali da una parte ed i loro
comportamenti dall’altra.
-
Perché il “cattolicesimo democratico”
legge certamente gli atti più importanti del Magistero della Chiesa (oggi, al
riguardo, lungimirante e “moderno”), ma poi lasciano questi testi ad
impolverarsi nelle loro librerie.
-
Perché sono stati via via smobilitati gli
importanti “Uffici studi” che aiutavano la politica (i Partiti) specie a livello
parlamentare.
-
Perché penso ci sia carenza di Virtù
Cardinali (fede, speranza e carità) e dei “Nuovissimi” (morte, giudizio,
inferno, paradiso), intesi in senso forte e non integralistico, in molti cattolici che si impegnano in politica.
Ma noi non siamo eterni! Qui entra anche oggettivamente in gioco la
“stanchezza”, per molti motivi, delle realtà parrocchiali cattoliche. Proprio
in un tempo – sembra paradossale - in
cui, fortunatamente, non è più in discussione (come invece lo è stato per
decenni) né la democrazia, né la laicità della politica.
-
Perché c’è disabitudine, per opportunismo
e/o per “disperazione”, a gestire i conflitti: preferiamo i “divani” (la
nostra, peraltro è una società vecchia) e/o le rendite di posizione di varia
natura. Ma la politica è “lotta”, anche se magari attuata “con i guanti
bianchi”, non scordiamocelo! “Lotta” evidentemente non-violenta per chi si
ispira ai principi del cattolicesimo.
-
Nulla
di nuovo, si dirà!
Ma è possibile che
situazioni e fatti illuminati come negativi (o potenzialmente tali) per la
politica italiana già trent’anni fa non
abbiano trovato superamento, od almeno significativa correzione, da parte del
“cattolicesimo democratico”?
E’ stupefacente,
purtroppo, quando ci si va un po’ a documentare, la “palude” di questi ultimi decenni.
E i risultati si vedono: tanti i riferimenti possibili.
Che
fare?
-
Invitare i giovani a conoscere, a studiare
questi fenomeni. Promuovere il loro progressivo protagonismo politico, senza
paure o gelosie.
-
Richiamare periodicamente i Decisori politici
impegnati nelle Istituzioni a “ricordarsi” delle loro radici, specie quando se
ne discostano.
-
Animare l’azione – sovente fiacca – degli
Uffici Diocesani più vicini a queste problematiche.
-
Immaginare una Fondazione italiana che
promuova, con cadenza biennale, dei Forum di discussione (uno al Nord, uno al
Centro ed uno al Sud), tesi ad ascoltare la voce che proviene “dal basso” e
quella giovanile in particolare. E tesi, anche,
a porsi come una sorta di “caselle postali” che raccolgono idee e
proposte. Di quanti credono ancora che questo “oggetto” complicato (il
“cattolicesimo democratico”, appunto) sia tuttora molto interessante e
meritevole di essere meglio conosciuto e praticato concretamente.
Giuseppe Dalla Torre
inizia il suo intervento, reso nel 2008 alla Fondazione “Ispirazione” di
Treviso, e riferito alla cultura cattolica italiana del Novecento, nel modo che
desidero di seguito riportare:
“
Nell’articolo su “I pericoli di Roma e le sue speranze”, apparso sul giornale
francese “Correspondent,”, nel febbraio 1848, alla vigilia della rivoluzione
che avrebbe portato alla restaurazione in Francia della Repubblica, era
contenuta un’espressione provocante: “Passons aux barbares”. Con questa
espressione, desinata ad avere successo nella pubblicistica cattolica
democratica non solo francese, nella seconda metà dell’Ottocento, l’autore
dell’articolo, Federico Ozanam,
intendeva replicare a distanza di tempo al “Journal de débat”, che aveva indicato nelle masse popolari di
una Francia inquieta e socialmente tormentata i “barbari e nemici”. Passare ai
barbari voleva dire…che la Chiesa, come era passata ai barbari dopo la morte
dell’imperatore Teodosio (395 d.C.), dovesse ora passare al popolo…”.
(in Quaderni n.7 dei Cenacoli culturali 2008 della citata
Fondazione)
La classe dirigente ha il
dovere, credo, di ascoltare le masse popolari, ma anche di contribuire, senza
improprie sostituzioni, ad orientarle al bene comune.
Quanto entusiasmante
lavoro possibile anche per il “cattolicesimo democratico” !
Venezia,
25 settembre 2021.