domenica 26 marzo 2017

Aspettando l’On. Pierluigi Castagnetti


Arriva a Mestre il 31 marzo l’On. Pierluigi Castagnetti, ultimo Segretario nazionale del Partito Popolare Italiano. Assecondando una lodevole iniziativa della Associazione “I Popolari “, viene a parlare della figura di Tina Anselmi, scomparsa il primo novembre 2016.
E’ una buona occasione per riprendere in mano un suo testo: “Politica e valori “, ed. Cittadella, 2016.
Nella prima parte si ricostruisce, sinteticamente, il percorso del cattolicesimo democratico, fino alla nascita, il 22 gennaio 1994, del nuovo P.P.I., guidato da Mino Martinazzoli.
Nella seconda parte si considera il tema dell’ispirazione cristiana: il senso dell’umano, l’uguaglianza e la sinistra, il lavoro ed i giovani.
Nella terza parte si commentano alcuni interventi di Papa Francesco (la sua “profezia”), con particolare riferimento alla politica.
Infine, un Epilogo dal titolo: “Per un nuovo umanesimo “.
Per motivi di spazio, mi soffermo solo su questa ultima parte del libro. Si parla della necessità di “incrociare gli uomini “ e si richiama, al riguardo, la Bolla di Papa Francesco che ha indetto il Giubileo della Misericordia. Una Misericordia che va oltre –lo abbiamo sentito ripetere più volte – la stessa Giustizia divina.
In un tempo in cui, come scrive Michel Foucault, citato da Castagnetti: “Forse il problema oggi è scoprire che il sé non è nient’altro che il correlato storico /delle tecnologie/ che abbiamo costruito nella nostra storia. Forse il problema oggi è cambiare queste tecnologie /o sbarazzarsene, sbarazzandoci così del sacrificio ad esse connesso/. In ogni caso, uno dei principali problemi politici dei nostri giorni sarebbe, alla lettera, la politica di noi stessi “.
Nello scontro tra cattolicesimo e modernità -dice Danièle Hervieu-Léger- “…la posta in gioco è costituita dal monopolio della verità “.
Castagnetti indica che “solo recuperando l’incontro fra Dio e l’uomo si può costruire un nuovo umanesimo adatto ai tempi “. E, scrive San Paolo ai Tessalonicesi, che noi cristiani “apparteniamo al giorno “ (1 Ts 5, 7).
Ancora due citazioni da parte dell’Autore: di Pietro Scoppola che ricordava: “La laicità non riguarda solo gli Stati, le leggi ed il modo di essere delle istituzioni; la laicità è prima di tutto un modo di vivere l’esperienza religiosa a livello personale e interiore “. E poi la citazione di Romano Guardini a proposito della coscienza: “ La coscienza è la porta per la quale l’eterno entra nel tempo. E’ la culla della storia. Solo dalla coscienza sgorga “storia”, la quale significa ben altro che un processo naturale. Storia significa che, in seguito a libera opera umana, qualche cosa di eterno entra nel tempo “.
Forse, aggiunge Castagnetti, “Restiamo un po’ fermi alle cose penultime, perdendo di vista le cose ultime “. Poi ancora, in questa parte del libro, Papa Francesco nella sua “Evangelii gaudium “, là dove scrive: “L’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone “. Forse, come sostiene Léger, il cattolicesimo si trova oggi in una specie di “ultramodernità “, più che di “postmodernità “.
E Don Milani, citato alla fine, scriveva in “Lettera ad una professoressa “: “… uscire dai problemi da soli è egoismo, farlo insieme agli altri è un fatto politico “.
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E’ ricco di spunti il libro di Pierluigi Castagnetti e proviene da un substrato culturale, teologico e politico di spessore.
Quante domande suscita! Solo poche in questa sede, rinviando magari ad una prossima più estesa presentazione anche delle altre parti del libro.
La prima, prendendo a riferimento un tema centralissimo nel libro: quello del servizio dell’uomo. Ebbene, “questa” politica, “questa” economia, “questa” scienza, “questa” tecnologia, ecc, per come si esprimono nel nostro Occidente, sono “al servizio dell’uomo”? Intendo nel loro flusso, nella loro  intenzionalità e direzionalità d’insieme, nel loro farsi nel tempo?
Una seconda domanda: dice Castagnetti su Papa Francesco che “…Il disegno c’è e si vede”; della politica espressa nel suo insieme dai cattolici democratici si può dire altrettanto?
Ancora: sostiene Castagnetti che è necessario “…indurre la cristianizzazione dei modelli di sviluppo”; non è che la posizione complessiva sia, piuttosto, quella di esserne culturalmente e politicamente a rimorchio?
A proposito di necessari limiti alla potenzialità della scienza e della tecnologia, esiste, da parte del cattolicesimo democratico, un “pensiero” comune almeno sufficientemente strutturato, non episodico, non frammentato, aperto certo alle novità così rapide ed intense,  non ondivago in questo difficile “mare”?
E non è che una delle chiavi di volta per contribuire a rinvigorire il cattolicesimo democratico sia data proprio da quel “INSIEME “ di cui parla Don Milani che forse troppo scarseggia?
Da ultimo, ecco in allegato, come motivo di riflessione comune, alcune personali considerazioni, certo opinabili, espresse con una serie di domande, sul lavoro di cristiani impegnati in politica.
Alleg. n.1 :  “ Qualche manciata di “Perché?” ”.

Venezia, marzo 2017                                                          Renato  Omacini


                                                                                


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Allegato n. 1

Qualche  manciata  di  “Perchè?”
alcune coordinate per una “Piattaforma” comune di cristiani impegnati in politica


-          Perché un cristiano impegnato in politica dovrebbe votare l’aumento delle spese per armamenti?

-          Perché dovrebbe votare per l’abbattimento dell’IMU sulle case dei benestanti?

-          Perché dovrebbe accontentarsi delle “versioni ufficiali” sull’ILVA di Taranto o su Bagnoli, ecc.?

-          Perché dovrebbe contribuire a rendere più discrezionale e facile il licenziamento di dipendenti?

-          Perché dovrebbe accontentarsi delle “versioni ufficiali” su Rignano in Puglia e, in  genere, sul caporalato in agricoltura?

-          Perché non dovrebbe esigere più chiarezza e verità di quanta sinora disponibile  sulla trattativa Stato-Mafia?

-          Perché dovrebbe aspettare ancora la riforma dei salari con riguardo alla parità uomo-donna?

-          Perché  dovrebbe accontentarsi di  una politica così “remissiva” nei confronti delle Banche disastrate e dei loro vertici?

-          Perché non dovrebbe cercare di  elaborare una proposta organica, seria e progressiva  sulla Scuola (nuovo ordinamento, nuovi programmi, nuove figure professionali, ecc.)?

-          Perché dovrebbe  attendere ancora per togliere dall’ordinamento la tortura?

-          Perché non  dovrebbe collaborare a una sorta di “Libro Bianco” (o, se già c’è, perché non divulgarlo) tra i risultati attesi dalle misure in favore dell’occupazione, specie giovanile, e quelli reali?

-          Perché non dovrebbe proporre una politica industriale chiara e visibile (un credibile scenario prospettico di settore)?

-          Perché non dovrebbe  promuovere, o valutare, o far conoscere Indagini sulla gestione dei tempi di lavoro e dei tempi di famiglia e provvedere eventualmente  di conseguenza?

-          Perché non dovrebbe  promuovere una politica strutturale ed organica sulla Giustizia?

-          Perché non dovrebbe promuovere, o valutare, o far conoscere una sorta di “Libro Bianco” sulla robotica e sui suoi vantaggi e svantaggi?

-          Perché  dovrebbe lasciare le carceri italiane nella condizione in cui per lo più si trovano?

-          Perché non dovrebbe  promuovere, o valutare, o far conoscere un’Indagine sulla realtà fiscale delle singole Regioni italiane?

-          Perché non dovrebbe promuovere, o valutare, o far conoscere una sorta di “Libro Bianco” sulla Sussidiarietà?

-          Perché  non dovrebbe  collaborare ad indire  una Conferenza pan-europea sul “senso” del nostro Continente nel XXI° secolo?

-          Perché non dovrebbe promuovere, o valutare, o far conoscere una sorta di “Libro Bianco” sulla demografia italiana ed internazionale e sulle sue proiezioni?

-          Perché dovrebbe politicamente negare (o aver negato) decadenze o non concedere (o non aver concesso) autorizzazioni a procedere di Parlamentari?

-          Perché ……………….
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Magari tutto ciò non è successo o non succede, o solo in parte. Ma se   ( oltre una condivisa, ragionevole elasticità - di una ragione, appunto, cristianamente ispirata e guidata -   ed oltre un condiviso ragionevole spirito di mediazione, prudente e coraggioso, ma non cinico o cieco e sordo ) è successo o succede per corresponsabilità comune e reiterata  di cristiani impegnati in politica,  “perché?”, “perché?” …… .

Venezia, Marzo 2017                                                                             Renato  Omacini

lunedì 13 marzo 2017

INCONTRO PUBBLICO

Tina Anselmi
 L’esperienza politica del solidarismo cristiano  

Relatore: Pierluigi Castagnetti


Introduce:                             Marino Cortese

Testimonianze:           Luigino Busatto, Annamaria Miraglia,
                                     Gianfranco Rocelli


Venerdì 31 marzo, ore 18.00
Presso il “CENTRO FRANCESCANO”
Via Cappuccina, 1 – MESTRE




Tram da Venezia: Fermata Villa Erizzo (dopo il cambio di P.le Cialdini)
Tram da Marghera: Fermata Villa Erizzo (Chiesa dei Cappuccini)
Autobus da Venezia: N. 7  fermata  Via Cappuccina – angolo Via Carducci
Autobus da Via Miranese: N. 7 Fermata Via Cappuccina – angolo Via Carducci
Parcheggio: Via Andrea Costa

I Popolari Venezia sono un’Associazione culturale che si propone di studiare e far conoscere la trazione politica dei cattolici democratici italiani e di stimolare il loro impegno nella società contemporanea.
   

VERBALE RIUNIONE ASSOCIAZIONE “ I POPOLARI” DEL 06/03/2017

      

La riunione ha inizio alle ore 18.30

Presenti:  Toffano,  Saccon,  Bertolin, Busatto,  Panizzolo,  De Toni,  Cortese, Urlando Clara, Celin, Boccotti, Lazzarotto, Ursella

O.d.g.:  
1)Organizzazione incontro sulla figura dell'On. Tina Anselmi; 
2)Definizione gruppo di lavoro per la salvaguardia  e valorizzazione del patrimonio                culturale dei Popolari veneziani;
3)Ipotesi sull'incontro studio sull'Europa e sue problematiche;
4)Varie ed eventuali.

Toffano apre la discussione e prende la parola Lazzarotto che comunica la disponibilità dei Padri Capuccini di Mestre ad ospitare l’incontro sulla figura politica dell’On. Tina Anselmi.

Cortese informa che Pierluigi Castagnetti ha dato la sua disponibilità come relatore per il giorno 31 marzo, per ricordare la figura politica di Tina Anselmi, e ci  suggerisce  come titolo dell’incontro “l’esperienza politica del solidarismo cristiano”; Castagnetti sarà a Mestre nel primo pomeriggio ed è disponibile a scambiare opinioni in merito alla situazione
politica generale che si vive, con i componenti dell’Associazione.

Toffano comunica l’impossbilità della dott.ssa Vinci a partecipare all’incontro e suggerisce di inserire nella scaletta dell’incontro  “sezione testimonianze” .

Dopo uno scambio di opinioni tra i presenti, si invita il Presidente a sentire la disponibilità di amici della provincia di Venezia, che hanno conosciuto l’On. Tina Anselmi, a portare la loro testimonianza. nel dibattito.

Carla Urlando  suggerisce di raccogliere eventuali fotografie con la presenza della Tina Anselmi nella provincia di Venezia, per poi proiettarle come videata durante l’incontro.
La proposta viene accolta.

Celin e Saccon invita l’Assemblea a prevedere che la discussione per i prossimi incontri interessi anche le problematiche della situazione politica attuale e in particolare lo sfarinamento dei partiti.



L’incontro si conclude alle ore 20.00 con l’impegno di ritrovarsi  il giorno 6 aprile p.v.

FINALMENTE (n.2) !


Su “La Repubblica” del 27 febbraio 2017, Alberto Melloni scrive quanto segue  in un articolo dal titolo: “Dove sono i cattolici progressisti” :
Come in un film in costume, rivediamo sul set della vicenda politica nazionale tutti gli errori, di tutte le sinistre, di tutta la storia d’Italia. Libera dalle costrizioni internazionali che ne disciplinavano gli umori, una fetta della sinistra che viene dal Pci riassapora le emozioni divisive, e come in una famosa canzone “guida a fari spenti nella notte” del secolo XXI. Priva da un quarto di secolo della riassicurante sponda democristiana sembra invece sparita. Una Atlantide sepolta da risentimenti post-comunisti che datano agli anni della Fgci, sommersa dalla frenesia dei renziani, molti dei quali vengono dal cattolicesimo ma che hanno ridotto la loro cultura a una certificazione etica individuale.
Se questa implosione del cattolicesimo “progressista” fosse una sanzione comminata alla chiesa, bisognerebbe riconoscere che è  stata mite. A dieci anni dal Family day, nel quale sfilarono tutti (movimenti ecclesiali, ecclesiastici ed ecclesial-politici, leader ed aspiranti leader, fra cui Renzi stesso), inclusi quelli che poi hanno maturato pensosi distanziamenti e bizzose autonomie, vien infatti da dire che non c’era altro destino per quel continente, che chiamava “progetto culturale” un disegno che ha ammutolito i vescovi e premiato il conformismo politico degli altri. Sicchè, quando i vescovi oggi rimproverano questa o quella scelta di Renzi, dovrebbero sempre chiedersi e ricordarsi dov’erano e cosa dicevano quando si ponevano le basi di quegli errori che rendono il Paese oggi così vulnerabile.
Il problema è che quel che è un castigo per la chiesa, costituisce un serio danno per un Paese i cui errori hanno sempre riflessi europei. La simmetrica e antecedente scomparsa del cattolicesimo “di destra” non ha infatti avuto conseguenze gravi: ridotto a portare il moralismo come un parrucchino, l’integralismo cattolico insediato a destra non ha saputo né spargere mitezza né convincere i moderati, e s’è ridotto a mestare fangosità da usare contro ogni nemico e perfino contro il papa (ignaro del detto “chi mangia papa crepa”).
La scomparsa del “cattolicesimo di sinistra”, invece, rompe il canale che talora ha messo il Paese in comunicazione con riserve di intelligenza che spesso gli sono state indispensabili: l’intelligenza giuridica, che da Leopoldo Elia arriva fino a Sergio Mattarella; l’intelligenza economica di Nino Andreatta, quella  sociale di Giulio Pastore; l’intelligenza storica che andava da Pietro Scoppola a Pino Alberigo, quella martiriale del Livatino, quella europeista che giunge a Romano Prodi e Mario Draghi.
Certo, di riserve ne sono rimaste alcune nelle istituzioni e fuori  di esse. Ma senza un canale che le riporti in superficie, senza una superficie, esse non potranno essere usate, se non per qualche furbizia aggregativa (ci provarono a Todi anni fa, senza esito se non qualche posto) o per qualche operazione elettorale, quando gli arredatori delle liste si mettono a caccia di un campione, una scienziata, un gay, un disabile, un nero, una mussulmana e –perché no?- un cattolico.
In un Paese sul cui suolo sociale c’è abbondante benzina, nella cui mentalità il vetriolo politico è usato come fosse un disinfettante morale, dove la giustizia non ha più come icona la bilancia ma le iene, ricostruire quel canale richiederà uno sforzo enorme, un tempo enorme e un atteggiamento penitente. Più si ritarda l’inizio, più lento passerà il ventennio che serve a rifare le competenze, a formare le coscienze.
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Un breve commento, ora, come inizio di un auspicato confronto tra noi dell’Associazione e non solo.

Innanzitutto un nuovo “Finalmente!”. Se ne parla di queste cose - come alcuni avranno certamente letto -  su di un quotidiano nazionale! Se ne parla come è possibile fare nello spazio ristretto di un articolo, così che alcuni concetti restano, a mio parere, comprensibilmente “contratti” e meriterebbero ben altro sviluppo.
E’ da un po’ (scusandomi per l’autocitazione) che tratto di questo nelle mie conversazioni, facendone  oggetto anche, grazie alla gentile ospitalità della stampa locale, di alcune ripetute riflessioni. Ma non è questo che conta, ovviamente, anche se è vero.
Importa, invece, interrogarsi  assieme sul perché di un “vuoto” e, appunto, sulle possibilità di riempirlo nelle forme più aggiornate ed adeguate. L’articolista pensa a tempi lunghi: non ce lo possiamo permettere! La cultura politico-istituzionale c'è ancora, per fortuna. Credo che basti rispolverarla e renderla il più visibile possibile. Del resto, lo abbiamo considerato, noi dell’Associazione, rileggendo in sintesi le vicende dei Fondatori del Popolarismo: certe concezioni basilari sono semplici (tutt’altro che semplicistiche!). Se vogliamo testimoniare una cultura politica per il XXI° secolo laica e  cristianamente ispirata, sono là a nostra disposizione.
Certo, tutto è più complesso e veloce; certo, su alcune considerazioni dell’articolo si può non essere d’accordo, o non completamente, come è capitato a me leggendo.   Sta di fatto però e nel frattempo che “questo” modello di sviluppo (di sviluppo?) ha esaurito, secondo me, la sua carica propulsiva e c’è urgente bisogno di cambiarlo. Non è possibile assistere con così poca vivacità intellettiva e con così poco coraggio civile al  prossimo sicuro deragliamento, se non si cambia, del Treno-Occidente.  Spero  evidentemente di sbagliarmi.
 Alla fine di questo piccolo commento introduttivo, desidero recuperare un concetto dell’articolista che mi è parso particolarmente bello e fecondo: quando lui parla di “atteggiamento penitente”. Ed oggi è il Mercoledì delle Ceneri!

Venezia, 1 marzo 2017.                                                                                        Renato  Omacini