Arriva a Mestre il 31 marzo l’On. Pierluigi Castagnetti,
ultimo Segretario nazionale del Partito Popolare Italiano. Assecondando una
lodevole iniziativa della Associazione “I
Popolari “, viene a parlare della figura di Tina Anselmi, scomparsa il
primo novembre 2016.
E’ una buona occasione per riprendere in mano un suo testo: “Politica e valori “, ed. Cittadella, 2016.
Nella prima parte si ricostruisce, sinteticamente, il
percorso del cattolicesimo democratico, fino alla nascita, il 22 gennaio 1994,
del nuovo P.P.I., guidato da Mino Martinazzoli.
Nella seconda parte si considera il tema dell’ispirazione
cristiana: il senso dell’umano, l’uguaglianza e la sinistra, il lavoro ed i
giovani.
Nella terza parte si commentano alcuni interventi di Papa
Francesco (la sua “profezia”), con particolare riferimento alla politica.
Infine, un Epilogo dal titolo: “Per un
nuovo umanesimo “.
Per motivi di spazio, mi soffermo solo su questa ultima parte
del libro. Si parla della necessità di “incrociare gli uomini “ e si richiama, al riguardo, la
Bolla di Papa Francesco che ha indetto il Giubileo della Misericordia. Una
Misericordia che va oltre –lo abbiamo sentito ripetere più volte – la stessa
Giustizia divina.
In un tempo in cui, come scrive Michel Foucault, citato da
Castagnetti: “Forse il problema oggi è scoprire che il sé non è
nient’altro che il correlato storico /delle tecnologie/ che abbiamo costruito
nella nostra storia. Forse il problema oggi è cambiare queste tecnologie /o
sbarazzarsene, sbarazzandoci così del sacrificio ad esse connesso/. In ogni
caso, uno dei principali problemi politici dei nostri giorni sarebbe, alla
lettera, la politica di noi stessi “.
Nello scontro tra cattolicesimo e modernità -dice Danièle
Hervieu-Léger- “…la posta in gioco è costituita dal monopolio
della verità “.
Castagnetti indica che “solo recuperando l’incontro
fra Dio e l’uomo si può costruire un nuovo umanesimo adatto ai tempi “. E, scrive San Paolo ai
Tessalonicesi, che noi cristiani “apparteniamo al giorno “ (1 Ts 5, 7).
Ancora due citazioni da parte dell’Autore: di Pietro Scoppola
che ricordava: “La laicità non riguarda solo gli Stati, le
leggi ed il modo di essere delle istituzioni; la laicità è prima di tutto un
modo di vivere l’esperienza religiosa a livello personale e interiore “. E poi la citazione di Romano
Guardini a proposito della coscienza: “ La coscienza è la porta per la
quale l’eterno entra nel tempo. E’ la culla della storia. Solo dalla coscienza
sgorga “storia”, la quale significa ben altro che un processo naturale. Storia
significa che, in seguito a libera opera umana, qualche cosa di eterno entra
nel tempo “.
Forse, aggiunge Castagnetti, “Restiamo un po’ fermi
alle cose penultime, perdendo di vista le cose ultime “. Poi ancora, in questa parte del
libro, Papa Francesco nella sua “Evangelii gaudium “, là dove scrive: “L’individualismo
postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo
sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone “. Forse, come sostiene Léger, il
cattolicesimo si trova oggi in una specie di “ultramodernità “, più che di “postmodernità
“.
E Don Milani, citato alla fine, scriveva in “Lettera
ad una professoressa “:
“…
uscire dai problemi da soli è egoismo, farlo insieme agli altri è un fatto politico
“.
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E’ ricco di spunti il libro di Pierluigi Castagnetti e
proviene da un substrato culturale, teologico e politico di spessore.
Quante domande suscita! Solo poche in questa sede, rinviando
magari ad una prossima più estesa presentazione anche delle altre parti del
libro.
La prima, prendendo a riferimento un tema centralissimo nel
libro: quello del servizio dell’uomo. Ebbene, “questa” politica, “questa” economia,
“questa” scienza, “questa” tecnologia, ecc, per come si esprimono nel nostro
Occidente, sono “al servizio dell’uomo”? Intendo nel loro flusso, nella loro intenzionalità e direzionalità d’insieme, nel
loro farsi nel tempo?
Una seconda domanda: dice Castagnetti su Papa Francesco che
“…Il disegno c’è e si vede”; della politica espressa nel suo insieme dai
cattolici democratici si può dire altrettanto?
Ancora: sostiene Castagnetti che è necessario “…indurre la
cristianizzazione dei modelli di sviluppo”; non è che la posizione complessiva
sia, piuttosto, quella di esserne culturalmente e politicamente a rimorchio?
A proposito di necessari limiti alla potenzialità della
scienza e della tecnologia, esiste, da parte del cattolicesimo democratico, un
“pensiero” comune almeno sufficientemente strutturato, non episodico, non
frammentato, aperto certo alle novità così rapide ed intense, non ondivago in questo difficile “mare”?
E non è che una delle chiavi di volta per contribuire a
rinvigorire il cattolicesimo democratico sia data proprio da quel “INSIEME
“ di cui parla Don
Milani che forse troppo scarseggia?
Da ultimo, ecco in allegato, come motivo di riflessione
comune, alcune personali considerazioni, certo opinabili, espresse con una
serie di domande, sul lavoro di cristiani impegnati in politica.
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Allegato n. 1
Qualche manciata
di “Perchè?”
alcune coordinate per
una “Piattaforma” comune di cristiani impegnati in politica
-
Perché un cristiano impegnato in
politica dovrebbe votare l’aumento delle spese per armamenti?
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Perché dovrebbe votare per l’abbattimento
dell’IMU sulle case dei benestanti?
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Perché dovrebbe accontentarsi delle
“versioni ufficiali” sull’ILVA di Taranto o su Bagnoli, ecc.?
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Perché dovrebbe contribuire a rendere
più discrezionale e facile il licenziamento di dipendenti?
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Perché dovrebbe accontentarsi delle
“versioni ufficiali” su Rignano in Puglia e, in
genere, sul caporalato in agricoltura?
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Perché non dovrebbe esigere più
chiarezza e verità di quanta sinora disponibile sulla trattativa Stato-Mafia?
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Perché dovrebbe aspettare ancora la
riforma dei salari con riguardo alla parità uomo-donna?
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Perché dovrebbe accontentarsi di una politica così “remissiva” nei confronti
delle Banche disastrate e dei loro vertici?
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Perché non dovrebbe cercare di elaborare una proposta organica, seria e
progressiva sulla Scuola (nuovo
ordinamento, nuovi programmi, nuove figure professionali, ecc.)?
-
Perché dovrebbe attendere ancora per togliere dall’ordinamento
la tortura?
-
Perché non dovrebbe collaborare a una sorta di “Libro
Bianco” (o, se già c’è, perché non divulgarlo) tra i risultati attesi dalle
misure in favore dell’occupazione, specie giovanile, e quelli reali?
-
Perché non dovrebbe proporre una
politica industriale chiara e visibile (un credibile scenario prospettico di
settore)?
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Perché non dovrebbe promuovere, o valutare, o far conoscere
Indagini sulla gestione dei tempi di lavoro e dei tempi di famiglia e
provvedere eventualmente di conseguenza?
-
Perché non dovrebbe promuovere una politica strutturale ed
organica sulla Giustizia?
-
Perché non dovrebbe promuovere, o
valutare, o far conoscere una sorta di “Libro Bianco” sulla robotica e sui suoi
vantaggi e svantaggi?
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Perché dovrebbe lasciare le carceri italiane nella
condizione in cui per lo più si trovano?
-
Perché non dovrebbe promuovere, o valutare, o far conoscere
un’Indagine sulla realtà fiscale delle singole Regioni italiane?
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Perché non dovrebbe promuovere, o
valutare, o far conoscere una sorta di “Libro Bianco” sulla Sussidiarietà?
-
Perché non dovrebbe
collaborare ad indire una
Conferenza pan-europea sul “senso” del nostro Continente nel XXI° secolo?
-
Perché non dovrebbe promuovere, o
valutare, o far conoscere una sorta di “Libro Bianco” sulla demografia italiana
ed internazionale e sulle sue proiezioni?
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Perché dovrebbe politicamente negare
(o aver negato) decadenze o non concedere (o non aver concesso) autorizzazioni
a procedere di Parlamentari?
-
Perché ……………….
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Magari tutto ciò non è successo o non succede, o solo in
parte. Ma se ( oltre una condivisa, ragionevole elasticità - di una
ragione, appunto, cristianamente ispirata e guidata - ed oltre un condiviso ragionevole spirito di mediazione, prudente e coraggioso, ma non cinico o cieco e sordo ) è successo o succede per corresponsabilità comune e reiterata di cristiani impegnati in politica, “perché?”,
“perché?” …… .
Venezia, Marzo 2017 Renato Omacini