Ecco, di seguito, due letture
tratte da quotidiani di questi giorni. Mi pare utile segnalarle
all’Associazione, specie per chi non le avesse notate. Possono alimentare una
riflessione ed un dibattito comuni.
Intervista a Gustavo
Zagrebelsky
Il quotidiano “La Stampa ” del 6 novembre 2017 ha riportato un’intervista di
Giuseppe Salvaggiulo a Gustavo Zagrebelsky. Ne sintetizzo i principali
contenuti, evitando alcuni passaggi di contenuto più “partitico”, in ossequio
al fatto che la nostra Associazione è apartitica e che comunque ciascuno
può aver letto o leggere l’intervento
nella sua integralità.
L’Autore interpreta la stagione politica che si avvia alle
elezioni parlando di “impolitica” più che di “antipolitica”. Ecco la differenza
con le sue parole: “L’antipolitica è un’energia che può essere mobilitata
“contro”: i partiti, i politici di professione, la democrazia parlamentare. Non
è un caso che il populismo sia antipolitico e mobilitante. In un certo senso, è
un atteggiamento attivo. L’impolitica è l’esatto contrario: è un atteggiamento
passivo, di ritrazione, di stanchezza. Un modo di dire: lasciatemi in pace”.
L’impolitico sopporta ogni cosa (non crede più neppure al
populismo), l’antipolitico invece si mobilita. Da qui deriva, per esempio, l’amplissimo
astensionismo che, dice Zagrebelsky, “ non è solo quantità, ma anche qualità. Favorisce la
corruzione di quel che resta della politica, poiché inaridisce il voto
d’opinione, mentre gli scambisti di voti e favori non si astengono di certo.
Dunque cresce l’incidenza percentuale del consenso ottenuto con metodi
collusivi. Mi stupisco che non ci sia allarme. Il silenzio della classe
politica è forse un segno di accondiscendenza?”.
Anche nella vicenda della nuova legge elettorale si è vista
la disaffezione dei cittadini: “ la maggioranza dell’opinione pubblica
ha capito la posta in gioco e ha pensato: è un problema dei partiti, noi non
c’entriamo, se la vedano tra di loro. La rabbia, se c’è, non si manifesta più. Eppure – sostiene l’Autore – più delle altre
leggi, quella elettorale dovrebbe essere fatta per i cittadini elettori, non
per “ i partiti, che la
usano per tutelare innanzitutto i propri interessi “.
Attenzione, perché, se un domani la legge dovesse essere
dichiarata incostituzionale, una giurisprudenza “assurda “ consente al Parlamento, eletto
appunto con una legge incostituzionale, di stare al suo posto. Il Presidente
della Repubblica non ha rilevato peraltro “evidenti motivi di
incostituzionalità “.
Quanto alle questioni di fiducia poste dal Governo, Zagrebelsky
ritiene che : “La
questione di fiducia di iniziativa governativa non è citata nella Costituzione,
si è affermata nella prassi parlamentare. La legge elettorale non riguarda
l’azione di governo, né risulta nel programma di questo governo. Si è trattato
di un pretesto per imporre il voto palese ad un Parlamento riottoso. Non c’è
stata violazione di alcuna norma costituzionale, però la vita politica non è
fatta solo di legittimità, ma anche di correttezza costituzionale e talora la
scorrettezza è anche più grave dell’illegittimità. E’ un chiaro caso di abuso
del diritto”.
Venezia, 7 novembre
2017.
Moralismo
In data 10 novembre 2017, il quotidiano “ Il Foglio “ pubblica in prima pagina un breve
intervento del proprio direttore Claudio Cerasa. Il titolo è: “ Contro
l’Italia arrestata dal moralismo “.
L’Autore prende lo spunto dalla possibile scesa in campo di
Pietro Grasso e la tesi principale è così espressa: “La
ragione per cui una parte importante dell’opinione pubblica considera legittimo
delegare ad un pm o ad un ex pm il compito di arrestare ogni forma di rupture
riformista deriva dalla volontà esplicita di alimentare la narrazione
(distorta) di un Paese “ideologicamente corrotto” per spostare il focus del
dibattito sul terreno facile del moralismo e non su quello più tosto del
riformismo “.
Ci sono riferimenti a Berlusconi, a Renzi, ai Cinque Stelle
che non riporto, in ossequio al fatto che la nostra Associazione è apartitica e
che comunque ciascuno può aver letto o leggere l’intervento nella sua
integralità.
Emerge, da parte dell’Autore, un giudizio severo sui
magistrati in Italia rispetto alla politica: sono essi che hanno dettato e
dettano l’agenda. La loro azione alimenta il moralismo, a danno del riformismo.
E il riferimento alla corruzione ideologica esistente - per chi così la pensa – nel Paese corrisponde ad una narrazione “distorta “.
Nel testo compare una sola volta il termine “moralità”, quando
si dice, polemicamente, chela sinistra alternativa sceglie un magistrato per
riportare il Paese “ sulla retta via della morale politica “. Si condanna invece – e giustamente
– il moralismo.
Moralità necessaria invece, a mio avviso, per conseguire il
vero progresso civile. Necessaria ai cittadini, ai politici, ai magistrati,
agli ecclesiastici, ecc.
Vien da chiedersi, per esempio, se la bassa dose di “ riformismo
“ ( oltre che la
devastante crisi mondiale di questi anni), non sia dovuta, in buona parte, proprio
a scarsa moralità politico-economica dei protagonisti internazionali ed
italiani, alla loro particolare distorta visione della realtà, al loro
machiavellismo di fondo.
In realtà, mi pare questa la lezione (e la domanda) che pone,
in particolare ai credenti, Papa Francesco, a guardarci bene.
Quanto lavoro per una cultura politica che voglia ispirarsi
al Popolarismo!
Venezia, 10 novembre
2017.