lunedì 13 novembre 2017

Letture d’autunno - Renato Omacini


Ecco, di seguito, due letture tratte da quotidiani di questi giorni. Mi pare utile segnalarle all’Associazione, specie per chi non le avesse notate. Possono alimentare una riflessione ed un dibattito comuni.

Intervista a Gustavo Zagrebelsky

Il quotidiano “La  Stampa ” del 6 novembre 2017 ha riportato un’intervista di Giuseppe Salvaggiulo a Gustavo Zagrebelsky. Ne sintetizzo i principali contenuti, evitando alcuni passaggi di contenuto più “partitico”, in ossequio al fatto che la nostra Associazione è apartitica e che comunque ciascuno può  aver letto o leggere l’intervento nella sua integralità.
L’Autore interpreta la stagione politica che si avvia alle elezioni parlando di “impolitica” più che di “antipolitica”. Ecco la differenza con le sue parole: “L’antipolitica  è un’energia che può essere mobilitata “contro”: i partiti, i politici di professione, la democrazia parlamentare. Non è un caso che il populismo sia antipolitico e mobilitante. In un certo senso, è un atteggiamento attivo. L’impolitica è l’esatto contrario: è un atteggiamento passivo, di ritrazione, di stanchezza. Un modo di dire: lasciatemi in pace”.
L’impolitico sopporta ogni cosa (non crede più neppure al populismo), l’antipolitico invece si mobilita.  Da qui deriva, per esempio, l’amplissimo astensionismo che, dice Zagrebelsky, “ non è solo quantità, ma anche qualità. Favorisce la corruzione di quel che resta della politica, poiché inaridisce il voto d’opinione, mentre gli scambisti di voti e favori non si astengono di certo. Dunque cresce l’incidenza percentuale del consenso ottenuto con metodi collusivi. Mi stupisco che non ci sia allarme. Il silenzio della classe politica è forse un segno di accondiscendenza?”.
Anche nella vicenda della nuova legge elettorale si è vista la disaffezione dei cittadini: “ la maggioranza dell’opinione pubblica ha capito la posta in gioco e ha pensato: è un problema dei partiti, noi non c’entriamo, se la vedano tra di loro. La rabbia, se c’è, non si manifesta più.  Eppure – sostiene l’Autore – più delle altre leggi, quella elettorale dovrebbe essere fatta per i cittadini elettori, non per “ i partiti, che la usano per tutelare innanzitutto i propri interessi “.
Attenzione, perché, se un domani la legge dovesse essere dichiarata incostituzionale, una giurisprudenza “assurda “ consente al Parlamento, eletto appunto con una legge incostituzionale, di stare al suo posto. Il Presidente della Repubblica non ha rilevato peraltro  “evidenti motivi di incostituzionalità “.
Quanto alle questioni di fiducia poste dal Governo, Zagrebelsky ritiene che : “La questione di fiducia di iniziativa governativa non è citata nella Costituzione, si è affermata nella prassi parlamentare. La legge elettorale non riguarda l’azione di governo, né risulta nel programma di questo governo. Si è trattato di un pretesto per imporre il voto palese ad un Parlamento riottoso. Non c’è stata violazione di alcuna norma costituzionale, però la vita politica non è fatta solo di legittimità, ma anche di correttezza costituzionale e talora la scorrettezza è anche più grave dell’illegittimità. E’ un chiaro caso di abuso del diritto”.

Venezia, 7 novembre 2017.


Moralismo

In data 10 novembre 2017, il quotidiano  “ Il  Foglio “ pubblica in prima pagina un breve intervento del proprio direttore Claudio Cerasa. Il titolo è: “ Contro l’Italia arrestata dal moralismo  “.
L’Autore prende lo spunto dalla possibile scesa in campo di Pietro Grasso e la tesi principale è così espressa: “La ragione per cui una parte importante dell’opinione pubblica considera legittimo delegare ad un pm o ad un ex pm il compito di arrestare ogni forma di rupture riformista deriva dalla volontà esplicita di alimentare la narrazione (distorta) di un Paese “ideologicamente corrotto” per spostare il focus del dibattito sul terreno facile del moralismo e non su quello più tosto del riformismo “.
Ci sono riferimenti a Berlusconi, a Renzi, ai Cinque Stelle che non riporto, in ossequio al fatto che la nostra Associazione è apartitica e che comunque ciascuno può aver letto o leggere l’intervento nella sua integralità.
Emerge, da parte dell’Autore, un giudizio severo sui magistrati in Italia rispetto alla politica: sono essi che hanno dettato e dettano l’agenda. La loro azione alimenta il moralismo, a danno del riformismo. E il riferimento alla corruzione ideologica esistente -  per chi così la pensa  – nel Paese corrisponde ad una narrazione    “distorta “.
Nel testo compare una sola volta il termine “moralità”, quando si dice, polemicamente, chela sinistra alternativa sceglie un magistrato per riportare il Paese “ sulla retta via della morale politica “. Si condanna invece – e giustamente – il moralismo.

Moralità necessaria invece, a mio avviso, per conseguire il vero progresso civile. Necessaria ai cittadini, ai politici, ai magistrati, agli ecclesiastici, ecc.
Vien da chiedersi, per esempio, se la bassa dose di “ riformismo “ ( oltre che la devastante crisi mondiale di questi anni), non sia dovuta, in buona parte, proprio a scarsa moralità politico-economica dei protagonisti internazionali ed italiani, alla loro particolare distorta visione della realtà, al loro machiavellismo di fondo.
In realtà, mi pare questa la lezione (e la domanda) che pone, in particolare ai credenti, Papa Francesco, a guardarci bene.
Quanto lavoro per una cultura politica che voglia ispirarsi al Popolarismo!


Venezia, 10 novembre 2017.