Sono passati ormai 39 anni da quel 9 maggio 1978 , quando a
Roma fu trovato il corpo senza vita di Aldo Moro. Aveva 62 anni e da 32
apparteneva alla Democrazia Cristiana.
Era Presidente della Repubblica Sandro Pertini (eletto nel
luglio dello stesso anno) e Capo del Governo Giulio Andreotti; il suo era il
IV° governo: D.C. con l’appoggio esterno del P.C.I.
Per umilmente contribuire, in questa circostanza, al ricordo
di Aldo Moro, desidero riprendere dei brevi tratti della relazione che lui
tenne nel gennaio del 1962 a Napoli, nel corso dell’ VIII° Convegno nazionale
della D.C., presieduto da Attilio Piccioni.
Allora a capo del Governo c’era Amintore Fanfani (alla sua
terza esperienza) e Segretario della D.C. era appunto Aldo Moro. La sua
relazione aveva per titolo: “Le responsabilità della Democrazia Cristiana per
il governo del Paese e lo sviluppo democratico della società italiana”.
La situazione politica era di stallo e Moro intuì che
bisognava “aprirla”, tentando strade nuove: quella che sarà la collaborazione
coi partiti della sinistra democratica. Il rischio era la paralisi e “…un
partito che si trovasse privo di ogni possibilità di iniziativa, condotto per
forza di cose a tradire se stesso e i suoi elettori, non ha altra via che
quella della testimonianza che è la nobile e dolorosa espressione di un declino
inevitabile”.
Ecco allora la prospettiva di una “cauta
sperimentazione di nuove vie per la democrazia italiana “: una coalizione tra la D.C. ed i partiti della sinistra democratica, con
l’appoggio diretto ed indiretto dall’esterno del Partito Socialista Italiano.
Senza che questo volesse dire, riguardo al P.S.I., alleanza politica, accordo
organico. Restavano infatti, per Moro, motivi di dissenso ed ampie riserve rispetto alla reciproca visione
ideologica. Il Segretario pensava,
dunque, a qualcosa di “minore “: e questo era “…l’appoggio
del PSI ad un’azione politica e di governo nella quale esso riscontri
l’esistenza di alcuni punti interessanti sul piano programmatico e per i quali
valga la pena di assumere un atteggiamento non negativo “.
In moltissime occasioni Moro parla di assunzione di
responsabilità, pienamente consapevole della difficoltà delle cose. Il suo
obiettivo era quello di “…porre su nuove e più sicure basi la
democrazia italiana “ e
lo riteneva talmente importante e vero, che bisognava superare ogni inerzia ed
operare con ragionato coraggio.
Poco più di un mese dopo, Aldo Moro scrisse, come ben sanno
gli studiosi, una lettera a Papa Giovanni XXIII° in cui auspicava di poter
essere ricevuto ed in cui lo
“rassicurava” che la Democrazia Cristiana non sarebbe mai venuta meno alla sua
ispirazione ed alle sue caratteristiche.
Credo, in conclusione, che, immaginando una sorta di
continuità coll’insegnamento di Aldo Moro, ci si possa anche oggi chiedere se
la nostra democrazia non necessiti, ancora una volta, di essere posta su “nuove
e più sicure basi”.
Indagare le cause che originano, oggi, questa stessa domanda potrebbe essere il
primo, necessario e credo urgente passo da compire, responsabilmente. Basi
nuove e basi più sicure, con costante riferimento alla traccia fornita dalla
prima parte della nostra Costituzione,
per “Programmi” (per nell’accelerazione dei nostri tempi) rispetto ai quali i
Partiti e/o i Movimenti ritengano che “valga
la pena “ collaborare
lealmente.
Renato Omacini
- Lido di Venezia
Venezia, 8
maggio 2017.