lunedì 27 febbraio 2017

F I N A L M E N T E !


“Finalmente”, mi son detto, leggendo il testo di una breve conversazione che Luigi Zoja ha tenuto con  Lucilio Santoni. Il titolo è: “Utopia della vita quotidiana”, ed. Castelvecchi.
Si tratta di una conferenza tenuta dallo psicanalista Zoja nel luglio 2014 nell’ambito del “Futura Festival” di Civitanova Marche.
“Finalmente” perché a pag. 13 ho trovato scritto: “…Il vero “ intellettuale” deve offrire dei percorsi, delle tracce… deve indicare delle vie d’uscita, delle possibilità”. In effetti, da un po’ di tempo mi capita di leggere tante analisi, anche molto ricche e profonde, trovando però troppo pochi tentativi di “risposte” concrete. E questo mi sta  preoccupando.
L’Autore (l’intervistato) ha scritto tempo fa un libro titolato: “Utopie minimaliste. Un mondo più desiderabile anche senza eroi “.  Ritorna sull’argomento in questa conversazione, distinguendo tra utopie “massimaliste”, quelle del XX° secolo, disastrose, ed utopie “minimaliste”. E’ convinto, infatti, che non si debba rinunciare comunque all’idea di utopia.
Cresce l’indignazione, cresce l’ingiustizia sia verso gli esseri umani, che verso gli animali, che verso la Terra tutta. La mobilitazione però diminuisce.
Secondo Zoja “…una delle gravi perdite che la modernità ha comportato, e, in particolare, il XX° secolo, è la perdita del linguaggio della narrazione tragica… La nostra narrazione si è impoverita, americanizzata, commercializzata, nel senso che viene da Hollywood: genericità, happy end e cose di questo genere”.
L’utopia “minimalista” ha a che fare non con un oggetto “bello, ma con quello “brutto”: come smaltiamo i rifiuti, ad esempio, si chiede l’Autore.
Lui ritiene che “i gesti quotidiani” sono un buon punto di partenza.
Terminata la lettura di questo libricino, devo dire che sono stato piuttosto deluso rispetto alle “promesse”. Le ricette proposte (i “gesti quotidiani”, a modifica della realtà, sia pure come inizio), non sono –a mio modesto parere- né nuove, né  incisive, quanto necessario, rispetto ai “bisogni”.
Occorrerebbe chiederci –questo sì!- perché comunque questi “gesti quotidiani” li pratichiamo, in genere, ancora troppo poco. Quali le cause? Possiamo confrontare alcune nostre “proposte”  in merito per uscire, noi stessi, dalle eterne domande?
In ogni caso –e permettendomi di abbandonare lo schema tra utopie massimaliste e minimaliste- penso che servano “progetti-utopia” davvero forti, certo nello spazio quotidiano di ciascuno, ma sicuramente  ben oltre a quello.
Qualcosa di più “strutturale” insomma; il Mahatma Gandhi –citato dall’Autore- diceva:  “Sii la rivoluzione che vuoi vedere intorno a te”.
Giusto, ma forse quel “sii” dovrebbe essere trasformato per noi, qui ed ora, in un “dobbiamo essere”, nel senso kantiano, agendo collettivamente sulle leve perché ciò possa verificarsi  concretamente  in modo non violento.

Renato Omacini 
Venezia, febbraio 2017

VERBALE RIUNIONE ASSOCIAZIONE “ I POPOLARI” DEL 08/02/2017

       
Presenti:  Toffano,  Saccon,  Miraglia,  Bertolin, Busatto,  Panizzolo,  De Toni, Capogrosso, Cortese, Urlando Clara.

O.d.g.:  
·         Definizione incontri da organizzare per il periodo primaverile;
·         Iniziative per valorizzare e far conoscere la storia dei Popolari veneziani ;
·         Varie ed eventuali.

Toffano  propone di impegnarsi,  per la sessione primaverile,  su:                        Organizzazione       di due incontri: uno sulla figura della Tina Anselmi ed uno sulle problematiche relative alla Comunità Europea;
Promozione di  un incontro organizzativo per mettere in sicurezza il patrimonio            culturale e storico dei Popolari  di Venezia.
Urlando fa di presente di aver parlato con Arcangelo Boldrin, il quale si è reso disponibile a partecipare come  relatore ad un incontro che tratti l’argomento dell’Islam e l’Occidente. Precisa che Boldrin ha già  trattato tali tematiche, in un analogo incontro, che ha avuto un buon riscontro.

Cortese ritiene opportuno organizzazione prima di Pasqua, l’incontro  sulla figura della Tina Anselmi e dà la sua disponibilità a cercare i possibili oratori.

Miraglia apprezza l’idea dell’incontro su Tina Anselmi a Mestre e dà anche la sua disponibilità ad individuare eventuali oratori.

Busatto concorda sulla proposta di fare l’incontro sulla Tina Anselmi prima di Pasqua, nel caso non si riuscisse al suo posto si potrebbe organizzare l’incontro sull’Islam. 
Ritiene che questi   potrebbero tenersi   nella Sala dei Cappuccini di Mestre, se disponibile.

Cortese propone anche la sede del Laurentianum di Mestre, che ritiene più idonea per incontri di questo tipo. 

In merito alla organizzazione dell’incontro relativo alle problematiche europee, si registra la disponibilità di tutti i presenti a farsi carico della individuazione di eventuali  relatori.

Toffano  rinvia la discussione sulle iniziative da assumere  per valorizzare e far conoscere la storia dei Popolari veneziani alla  prossima riunione.


L’incontro si conclude alle ore 19.30 con l’impegno da parte di Cortese e Miraglia di individuare i relatori per l’incontro sulla figura della Tina Anselmi e di ritrovarsi  il giorno 6 marzo p.v.

venerdì 3 febbraio 2017

Riflessione preparata per il 27 gennaio scorso (Giorno della Memoria).

Ilvo Diamanti ha presentato in questi giorni su un quotidiano nazionale i principali risultati di un sondaggio effettuato nel novembre scorso da “Demos & Pi”.
Il tema, per usare un’espressione di Scalfari, è quello del “padrone”: chi fa il “padrone” negli Stati nazionali  in questa seconda decade del Terzo Millennio.
L’opinione pubblica italiana appare attratta, secondo il sondaggio citato, dalla prospettiva di un Uomo Forte. Attrazione in costante crescita (oggi sfiora l’80%) soprattutto tra i giovani. Parallelamente stanno saltando molte delle mediazioni che avevano caratterizzato la politica e agivano sul potere. E, sempre parallelamente, sta mutando la figura dei “cittadini”: da protagonisti a consumatori. In tutto ciò i media da un pezzo  dominano, nel bene e nel male, la scena.
Anche in un partito come il P.D.  che, se non è di “sinistra”, è orientato a sinistra, la percentuale dell’attrazione  supera il 75%. Un capo cercato. E poi? Sostenuto? Abbandonato? I tentativi di spiegazione non mancano: diagnosi molto acute e culturalmente solide contenute, per esempio, nel recente libro “Babel” di Bauman-Mauro. Altro discorso –per la verità ancora troppo fragile e povero- quello sulle terapie. La storia insegna in ogni caso che l’Uomo Forte non nasce per caso: è il portato di un’epoca, di una crisi, di uno “spirito del tempo”, di propaganda.
Ma si tratta sempre di una risposta pericolosa almeno per due motivi: per quello (più preoccupante) che è oggettivamente più facile passare dall’Uomo Forte all’Uomo Dittatore e, secondariamente, perché la complessità dei problemi che abbiamo di fronte rende altamente improbabile che un Uomo Forte (che spessissimo diventa fatalmente anche un Uomo Solo) possa affrontarla positivamente. E’ comprensibile che i giovani vogliano “tutto e subito” (traguardo che l’Uomo Forte rende apparentemente più semplice) anche al prezzo di scorciatoie e semplificazioni; è più problematico che anche gli adulti concordino.
Attenzione però, specie in questi giorni  in cui si celebra la “Memoria” di eccidi di massa: le valanghe si generano perché non si è fatto sufficientemente caso (o non si è voluto fare) ai piccoli gruppi di neve che si staccano in alto. Non è né allarmismo, né populismo: mi piacerebbe solo, nel Giorno della Memoria, contribuire ad una composta e perdurante vigilanza democratica.


Ora una domanda a noi dell’Associazione. Cosa avremmo risposto al quesito proposto dal sondaggio: “In questo momento il Paese ha bisogno di essere guidato da un “Uomo Forte”?”
Potremmo ascoltarci, per esempio, in uno dei prossimi incontri: l’argomento non è da poco!


Renato  Omacini