mercoledì 29 giugno 2016

VERBALE INCONTRO 28 GIUGNO 2016

Oggi 28 giugno 2016 alle ore 18.00 si sono riuniti in una sala della municipalità di Marghera ( VE ) i soci dell’Associazione “ I Popolari Provincia di Venezia”.
Sono presenti: Toffano, presidente e verbalizzante e i soci: Cortese, Celin, Capogrosso, Busatto, Panizzolo, Urlando, Montanari, Bertolin, Miraglia e Salviato.
Nella discussione  durata più di un’ora,  tutti i presenti hanno  valutato  positivamente  quanto è stato fatto nella sessione primaverile 2016.
Per il periodo autunnale si è deciso, su proposta di Miraglia, Cortese, Urlando e Busatto,  di impegnarsi a trattare  la tematica relativa all’Europa, anche alla luce di quanto è avvenuto di recente con il via libero alla “brexit”.
Nel corso della discussione si è anche accennato alla opportunità di trattare con un convegno specifico la problematica della città metropolitana di Venezia.
Alla fine dell’incontro, su proposta di Montanaro, Panizzolo e Cortese,  si è ritenuto importante portare avanti la storia dei “Cattolici democratici” impegnati in politica nel veneziano.
Ogni componente si è fatto carico, per il primo incontro della sessione autunnale, di portare delle proposte operative, sui temi proposti.
In chiusura il  presidente comunica che la data del prossimo incontro è fissata per lunedì 19 settembre a Marghera, stesso luogo.

Dopo gli auguri di una buona estate la riunione si è chiusa alle ore 19.45. 

venerdì 17 giugno 2016

La Repubblica, io e lo straniero


Ho guardato a questo 70° anniversario della nostra Repubblica da un punto di vista un po’ particolare, anche se un po’ difficile.
Me ne ha dato spunto una triplice circostanza: il punto di vista della Conferenza episcopale italiana e quello del Governo sugli immigrati, di cui ha parlato in questi giorni la stampa; la lettura di un testo di Barbara Spinelli  dal titolo “Ricordati che eri straniero “, ed. Qiquajon, 2005; infine l’intervista del Card. Scola su “La Repubblica “ del 3 giugno 2016.
Mi soffermo sul testo della Spinelli e, in particolare, su due capitoli che riprendono due conferenze da lei tenute nel 1999 presso il monastero di Bose e nel 2003 a Torino in occasione della “Fiera del Libro”.
L’Autrice riprende, commenta e sviluppa autonomamente un testo del filosofo  Emmanuel Lévinas (“Etica e infinito “) ed un versetto del Vangelo di Matteo (25, 35) in cui è detto: “Ero straniero e mi avete ospitato “.
Lévinas parla dell’”Io” e dell’ “Altro”: quest’ultimo mi interpella; è un incontro definito “primordiale”: non sono ancora presenti la giustizia e la legge. Allo straniero (L’Altro), dice la Spinelli, noi “dobbiamo il riesame di quel che siamo ma anche l’opportunità di mettere una certa distanza fra noi e le nostre certezze “.
Ho bisogno dello straniero “…per dire il fondamento che caratterizza la nascita della società e della pòlis “; devo stabilire chi sono io, chi è l’altro e come trasgredire  e rispettare al tempo stesso la “frontiera che divide un uomo dall’altro “.
Anche lo straniero –come avviene per noi nei suoi confronti- vuole sapere “…a che punto sono la sua legge, le sue norme giuridiche, la sua religione, i suoi diritti, i suoi doveri “.
Sin qui l’incontro “primordiale”, fintanto che non appare sulla scena quello che Lévinas chiama “Il Terzo”, la terza persona: quando arriva, noi diventiamo attori sociali.
Il rapporto “primordiale” deve essere “corretto”: per Lèvinas s’impone la “saggezza dell’amore “: dobbiamo riconoscere l’estraneità come un dilemma da risolvere, dilemma che sorge “…con l’avvento di quella terza persona che mette in forse l’altro e me stesso “.
Però le cose sono gravi: in questo secolo –dice la Spinelli- la figura dello straniero ha preso la forma del terrorista suicida, nel settembre 2001. Non siamo riusciti a creare “…un terreno di giustizia con i diversi da noi. Non ci siamo venuti incontro “.
 Come ai tempi dell’Ellade, continua l’Autrice, c’è bisogno della “paideìa “, che è una permanente educazione “…affidata al cittadino come al politico: è lo strumento che permette di presidiare le mura della città democratica e le libertà politiche che la caratterizzano “.
Ci sono due possibili risposte all’appello dello straniero: quella dello scontro di civiltà, di dichiarare una guerra totale (mettendoci sullo stesso piano degli stranieri assassini), in nome del “differenzialismo”. Oppure quella di ricordare allo straniero che esiste il “Terzo”, che reclama giustizia. E’ una via di natura triangolare: il “Terzo” ci conduce a vedere sia ciò che ci divide, sia ciò che unisce.
Il criterio d’esame è il “comportamento “: più o meno malvagio, od onesto, o razionale. Questa è la vera divaricazione.
Un richiamo, infine, al cristianesimo: qui Dio stesso diventa –secondo la Spinelli- la Terza Persona cui Lèvinas ricorre; di Lui abbiamo bisogno “…per capire la diversità e restare tuttavia noi stessi “. E, nel commento al citato passo di Matteo, la Spinelli lo definisce “messianico “ nel senso che prefigura la vicinanza degli ultimi tempi.
L’ospitalità è una scelta morale, non naturale; ospitalità ed aiuto sono, per l’Autrice, “il vero digiuno “ di Isaia (Is 58,  6-10).
Ma questi non sono tempi di bontà: “…è il trionfo della natura sull’etica di giustizia, sull’arte della conversazione “; ciononostante la Spinelli pensa che sia possibile “occuparsi con bontà delle cose del mondo “, a condizione di non farsi guidare da un’idea totalizzante del bene, del buono. Dall’iconfutabilità del male si può partire per costruire una condotta etica.
Il cristianesimo può e deve offrire la sua ricetta: l’umiltà e l’etica del “come se”: come se i tempi ultimi già fossero, come se lo straniero raffigurasse il Messia.
San Paolo, nella lettera agli Ebrei (Eb 13,2), dice: “Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo “.

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Nel riandare alla nostra settantenne Repubblica (ma avendo a riferimento,  più in generale, l’Europa ed il mondo intero), si può pensare che essa rappresenti –per restare al triangolo di Lèvinas-  il “Terzo”, un “Terzo” che si trova di fronte (come da alcuni anni  insiste con coraggio e lungimiranza  il Card. Scola) a sfide storiche epocali.

Come la Repubblica tiene in considerazione l’ ”Io” (i propri cittadini) e l’ ”Altro” (gli stranieri che chiedono accoglienza)?
A mio parere, può ben festeggiare i suoi 70 anni la Repubblica: si è ben comportata su questo fronte, sia istituzionalmente, sia per la intelligente generosità di singoli e di intere  comunità.
Siamo però vicini al punto di saturazione: i limiti “fisici” (senza contare quelli finanziari) sono ormai molto evidenti.
Organizzazioni criminali continuano d’altro lato a lucrare –lo sappiamo- su questi drammi ed inquinano tutta questa tragica vicenda.
Ha ragione il Card. Scola quando, nell’intervista citata, dice: “L’Onu ha fallito e l’Europa è smarrita: serve un nuovo ordine mondiale “. Per soluzioni strutturali, non di emergenza. Aggiunge Scola: “ La strada è segnata ed è quella di accompagnare e di governare il processo di “meticciamento” fra le culture “. Altre vie possono al massimo tamponare il problema.
Europa svegliati! Qual è, diversamente, il tuo significato?
Oggi, dunque, il “Terzo” è debole e ciò ha ricadute negative sia su di noi che sugli stranieri.

Omacini Renato – Lido di Venezia


Venezia, 3 giugno 2016.