Trovo sul “Corriere della Sera “
del 31 dicembre questa definizione della
post verità:
Neologismo dell’anno
che si chiude, riconosciuto come parola del 2016 niente meno che dall’Oxford
Dictionaries. Per molti aspetti la post
verità non è altro che una pre bugia. Ma il processo che la rende accettabile è
molto sofisticato. In realtà il prefisso “post” qui non vuol dire “dopo”, ma
“oltre”. Oltre la verità. Significa che oggi a grandi masse di cittadini
interessa più ciò in cui vogliono credere che ciò che è vero, che non hanno più
alcuna fiducia di chi certifica il vero, e che la distinzione tra ciò che è
vero e ciò che non lo è non è più così importante.
Da un certo punto di
vista è anche questa una forma, seppur perversa, di empowerment: coloro che
erano fruitori passivi di un’informazione top-down oggi si ritengono
protagonisti di una conversazione orizzontale, nella quale ogni fonte vale
qualunque altra. Tutto ciò è reso possibile dal carattere capillare ed
istantaneo della Rete. Internet sembrava aver inaugurato l’era del fact
checking, e cioè del rigoroso controllo in tempo reale della verità nel
dibattito pubblico. E invece ha generato il suo contrario: la tolleranza della
post verità.
Quante domande e quante
considerazioni possibili! Per esempio: ci può essere un “oltre” il falso ed un
“oltre” il vero? E se sì, “oltre” verso dove?
Anche all’ipocrisia si
può premettere un “post”? Certo, questo neologismo, con quanto si porta dietro,
è un frutto dei tempi che viviamo. Ma dal frutto si può riconoscere l’albero: che
albero è?
Secondo il vecchio
motto, “necessità fa virtù”; non è che qui invece la necessità (sempre più purtroppo estesa e
richiesta nelle nostre società per molti motivi infelici e pericolanti) faccia soggettivismo, relativismo, appiattimento e
banalizzazione?
E chi dà di solito il
“là” al dibattito pubblico (le famose varie classi dirigenti) alimenta la
cosiddetta post verità, oppure pratica
per primo la trasparenza?
E’ questo un altro
segnale della divaricazione tra tecnologia (per esempio della Rete) e scienza,
per la quale ultima è assolutamente insensato parlare di post verità?
E’ questo il modo per
fruire di un’informazione bidirezionale che renda attivi i cittadini?
Per i credenti in particolare si trova scritto “…il vostro dire sia post-sì
o post-no”, oppure semplicemente e per fortuna “…Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”: il più
viene dal Maligno “ (Mt 5, 37) ?
Venezia, 1 gennaio 2017. Renato
Omacini – Lido di Venezia