domenica 11 ottobre 2015

VERBALE RIUNIONE DEL 7 OTTOBRE 2015

Oggi 7 ottobre 2015 alle ore 18 si riuniscono in una sala presso la sede della Municipalità di Marghera in Piazza S. Antonio n. 17  i soci dell’ Associazione culturale “ I Popolari Provincia di Venezia “. Sono presenti R. Toffano, presidente, e i soci V. Celin, L. Busatto, G. Boccotti, R. Saccon, G. Capogrosso, D. Lazzarotto, M. Cortese, O. De Toni, C. Urlando, F. Franzin A. M. Miraglia, C. Bertolin, O. Salviato, G. Panizzolo, A. Montanaro, L. Ursella .
In apertura di incontro il presidente comunica il ricevimento di due contributi in risposta ad “ Alcune domande”, il questionario redatto da R. Omacini a margine della sua riattualizzazione  del pensiero di Lazzati, Dossetti e La Pira, e dà assicurazione che alla loro presentazione e discussione sarà dedicata una delle successive riunioni.
Il presidente comunica , altresì, che M. Cortese ha proposto di promuovere un’iniziativa culturale rivolta al pubblico esterno alla Associazione ed invita lo stesso proponente ad illustrarne i contenuti.
M. Cortese premette che a suo giudizio l’enciclica “ Laudato si” di papa Francesco porta all’attenzione del mondo intero temi di rilevanza essenziale e di grande attualità. Ciò considerato, Cortese ritiene cosa valida che l’Associazione promuova una manifestazione su di essa incentrata. Si pone l’alternativa se valga la pena di  distribuire la trattazione del documento pontificio, prevedendo un ciclo di due o tre incontri, o se convenga  limitarsi a tenere un solo incontro con la formula di una tavola rotonda che veda la presenza di più relatori
L’assemblea, giudicando positiva e opportuna la proposta, chiede di discuterne le modalità di attuazione. Il presidente dà corso agli interventi dei soci sulla questione in oggetto. Si segnalano gli interventi di Celin, Busatto, Boccotti, Saccon , Capogrosso, Lazzarotto. Le risultanze emerse dalla discussione si possono sintetizzare come segue.

-La manifestazione dovrebbe articolarsi in tre incontri da tenersi a Mestre in tre settimane successive del mese di novembre prossimo in una sala come il Laurentianum ( Parrocchia di San Lorenzo ) o in una sala del Convento dei padri Cappuccini o altrove.
-I possibili relatori potrebbero essere il professor Ignazio Musu, economista, il teologo Morandini e Andrea Rinaldo.
-L’enciclica dovrebbe essere presentata e commentata secondo tre diversi filoni tematici, individuati in corrispondenti sottotitoli: quello economico, quello ecologico-ambientale e quello etico-politico.
-L’annuncio dell’evento culturale dovrebbe essere dato per mezzo di apposite locandine anche nei territori dei Comuni vicini a Mestre.

Viene fissato un successivo incontro della Associazione alla data del 16 ottobre alle ore 18 , per prendere tutte le decisioni relative alla attuazione e organizzazione della manifestazione.
A. Montanaro, pur considerando valida l’iniziativa, osserva che il fine dell’Associazione gli appare diverso, nel senso che dovrebbe riguardare propriamente un’attività di ricerca documentaria e storica  sul movimento politico dei cattolici . Cortese, a sua volta, precisa di non vedere in contraddizione l’attività di ricerca storica con l’iniziativa culturale verso il pubblico esterno, in quanto le due cose possono bene coesistere ed essere complementari.
La parte restante della riunione è dedicata alla proiezione di un breve filmato e di documenti fotografici d’archivio in possesso della Associazione, riguardanti vicende politiche di cui sono stati protagonisti esponenti della politica veneziana e nazionale, appartenenti al movimento cattolico. Il presidente si premura di sollecitare la collaborazione dei soci  sia per la raccolta di nuovi materiali documentari, sia per la classificazione, il riordino e l’illustrazione di quelli già acquisiti ed esistenti presso l’archivio dell’Associazione.

La riunione si conclude alle ore 19.30.
o all’esito in Campania e Puglia, non si può non  riconoscere che l’obiettivo perseguito del bipolarismo, anziché avvicinarsi, si è allontanato.

Va sottolineata la specificità del Veneto, dove, oltre al deludente risultato ottenuto dal PD nel Comune di Venezia, suscita meraviglia e preoccupazione il fatto che nella regione un elettore su tre abbia dato il suo voto alla Lega di Zaia e Salvini.
Il presidente comunica che la data del prossimo incontro è fissata al 10 di ottobre nello stesso luogo.
Dopo la fine della riunione alle ore 19.30, i partecipanti si sono trasferiti in pizzeria per un’amichevole tavolata.     



venerdì 9 ottobre 2015

INTERVENTO SU STIMOLO DATO di Oraldo De Toni


7 Ottobre 2015
Riprendo lo spunto offerto da alcune domande che mi sembrano strettamente collegate:
  • Cosa significa, oggi, trattare le cose temporali “ordinandole secondo Dio” ?
  • Cosa suggerisce al progetto politico la valenza teologica del “vivere nel mondo”, del sentirsi “non più schiavi, ma liberi”?
  • La politica può esser considerata una delle forme più preziose della carità?
Ed ancora
  • Quant’è profonda la nostra colpa di “omissione” come politici?
  • Ci stiamo attrezzando adeguatamente  per affrontare i problemi del nostro tempo?
Come cristiani dovremmo sempre avere l’umiltà ed il coraggio di cercare risposte andando alle Fonti .
Se leggiamo il Vangelo del giorno, di Lunedì scorso (Luca  10 25-37 ) troviamo indicazioni molto precise.
Al  dottore della Legge che domanda a Gesù che cosa deve fare per ereditare la vita eterna  Gesù chiede:  “Che cosa sta scritto nella Legge?  Che cosa vi leggi?”
E lui risponde “ Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente ed il prossimo tuo come te stesso”, e per spiegare chi è il prossimo racconta la parabola del buon Samaritano.
Che significa allora oggi “trattare le cose temporali” secondo lo “stile di Dio”?
Secondo la parabola “farsi prossimo” significa farsi interpellare, essere vicino, andare incontro a chi è nel bisogno.
Il mio essere cristiano nel mondo  mi porta ad agire nella concretezza, prima di tutto a livello personale, ma mi chiama anche nell’ambito sociale. Il mio agire o non agire non è mai neutro.  
“ Farsi prossimo” , rispondere,  a chi vive bisogni inalienabili è dar vita ad una “Politica  che realizza una delle forme più preziose della Carità” .
Le occasioni di intervento oggi davvero non mancano!
Ci  può essere però una grande tentazione:
l’illusione di sentirsi  onnipotenti, indispensabili,  di poter dar risposta alle situazioni difficili, di diventare “l’uomo della provvidenza”, e la conseguente frustrazione quando si toccano con mano i risultati limitati e deludenti frutto di un  coinvolgimento isolato.
Di fronte alla portata dei problemi ed all’insufficienza dell’impegno personale emerge prepotente il senso di appartenenza, il sentirsi dentro ad una società, ad istituzioni, che permettono di guardare alle questioni con un’ottica a largo raggio,  non più solo personale ma anche sociale.  
Anche qui però scattano meccanismi inibitori.  Sono state messe in piedi forme di democrazia incongruenti,  che frenano tanti dei buoni interventi possibili.
 La tentazione è quella di gettare la spugna:  siccome non è possibile una risposta esaustiva allora “mollo tutto”.
L’omissione o non compromissione personale  (perché tanto non cambia niente) diventa immobilismo sociale.
Come se ne esce?  
Di fronte al fenomeno dell’immigrazione,  alla crisi economica che ancora non riesce a trovare una via di uscita verso una ripresa, di fronte ai problemi vecchi e nuovi che si incontrano in famiglia, nella società, nei gruppi come porsi?
Credo sia essenziale tornare sempre alle Fonti: la Parola mi interpella a livello personale.
Vivo in un ambito circoscritto, ho dei talenti da mettere a disposizione, so di essere solo una persona.  Prendo coscienza dei miei limiti, però so che entro a questi posso agire, dopo aver fatto discernimento su ciò che è possibile e ciò che non lo è.
Non posso e non debbo sentirmi in colpa per l’inadeguatezza del mio pormi, ma prender atto che sono parte di un tessuto sociale, tessera di un mosaico, che se non copre il suo posto lascia un buco non copribile da altri.
La moltiplicazione dei pani e dei pesci  parla della povertà di ciò che viene messo a disposizione  e della potenza dello Spirito che agisce alla grande, dando risposte concrete, ma può farlo solo se gli è permesso.  La grandezza del messaggio cristiano sta anche nel rispetto della nostra libertà.
Vivere il nostro quotidiano “ordinandolo secondo Dio” non è un “dovere” ma una “scelta libera” che possiamo fare.  Se scegliamo in tal senso come ci attrezziamo per affrontare i problemi del nostro tempo?
Non serve parlarne nei convegni o fare acrobazie .  E’ indispensabile  confrontarsi personalmente con l’insegnamento che diciamo esser alla base della nostra fede.  Mettersi in ascolto, dare un nome alle chiamate che ci interpellano, far discernimento alla luce della Parola dentro al nostro quotidiano,  ed agire di conseguenza.   Questi gli attrezzi validi per qualsiasi ambito.



Il “supplemento d’anima” Renato Omacini





Noi siamo “Popolari”, laici credenti cioè che amano la politica, attività umana autonoma, ispirata, però, dalla Parola di Dio.

Ecco come Jurgen  Moltmann  ci aiuta, per esempio, a léggere  il progetto politico sull’ecologia, dentro un discorso teològico e spirituale che ne è presupposto ed accompagnamento.

Emerge, in altri termini, quel  “supplemento d’anima “ che non ci fa certo superbi, ma fortunati, grati e soprattutto responsabili.

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Moltmann (*), teologo tedesco; ha vissuto in Inghilterra  dove è stato in carcere come prigioniero di guerra. Ha insegnato teologia in varie università tedesche per poi finire in quella di Tubinga. E’ chiamato il “teologo della speranza”.

Nel capitolo presente nel testo in esame, Moltmann pensa che sia finita l’epoca moderna e che ci si trovi all’inizio del futuro ecologico del mondo; con un nuovo paradigma.
Col Rinascimento l’uomo era al centro del mondo (Pico della Mirandola e il suo “Discorso sulla dignità dell’uomo” del 1486); Bacone diceva che “sapere è potere “; Cartesio sosteneva che l’uomo doveva diventare “signore e possessore della natura “.

Ma questo non è l’unico modo di leggere i racconti biblici della creazione: dice Moltmann che  Dio non ha infuso il proprio spirito divino soltanto nell’uomo, ma in tutte le sue creature. Che sono anch’esse immagine di Dio.

All’uomo compete una “umiltà cosmica” e il vero sapere non è il potere, ma la sapienza; il mondo non è una realtà divina, ma è permeato da Dio e la creazione è un’opera trinitaria nella quale opera lo Spirito. Si tratta dell’antica “perichoresis “ di San Paolo e di San Giovanni: l’inabitazione vicendevole di Dio nel mondo e del mondo in Dio.

Non è  panteismo, perché Dio e mondo rimangono distinti. L’immagine immanentistica del mondo, da 400 anni in qua, ha permesso di ”soggiogare” la terra, degradandola ad un oggetto; ma il mondo non è perfetto e non è ancora finito, allora quest’immagine non è appropriata.

La terra è intelligente perché produce intelligenze e noi siamo “con-creature” assieme agli altri esseri viventi. Perciò –dice Moltmann- “oggi è tempo di mettere al centro la santità della terra e di integrarci consapevolmente nella comunità della terra”.

La terra ha un diritto ad un riposo sabbatico, affinchè essa possa rigenerare la sua fecondità. Chi disprezza il sabato della terra, trasforma il paese in un deserto e dovrà lasciare il paese (Lv 26, 33).

Abbiamo dunque bisogno di una “teologia della terra e di una nuova spiritualità della creazione”; è una “theologia viatorum”, in  cammino; è una teologia dello Spirito Santo e della Sapienza di Dio.

C’è una ragione delle idee ed un intelletto dei sentimenti: la spiritualità è una direzione del cuore; per lungo tempo ha dominato una spiritualità dell’anima e dell’uomo interiore.

C’è una “mistica cosmica” che, da Agostino in poi, si muove in senso contrario alla spiritualità occidentale, ma essa è oggi interpellata –sostiene l’Autore- per un futuro ecologico degli esseri umani e della terra.

I sensi del nostro corpo ci uniscono al mondo: non servono solo per lavorare. Vanno curati, plasmati, con rispetto della vita. La mistica della vita ci consente di contrastare –dice Moltmann- il “cinismo dell’annientamento della vita, oggi diffuso nel nostro mondo”.

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Si tratta di una prospettiva di grande ricchezza, forse un po’ schematica nella ristrettezza di un articolo  e, a mio modesto avviso, da  cercar di rendere  complementare , per quanto possibile, con altre “teologie” del nostro Occidente (al tempo stesso certo così povero, ma anche così ricco!).
 Purchè, evidentemente, non ci sia contraddizione nei momenti di scelte doverose. Allora, solo la preghiera ci indicherà la via, per percorsi spirituali e politici il più possibile corretti e  condivisi. C’è d’aiuto Papa Francesco che, con l’enciclica “Laudato  si’ “, amplia il discorso, lo approfondisce ulteriormente e lo rende maggiormente applicativo.
Si può aprire, per noi cristiani interessati alla politica, un grande cantiere “sinodale” di lavoro.



(*) Jurgen  Moltmann, Il futuro ecologico della teologia moderna,  in AA.VV., La speranza torna a parlare, Ed. La Meridiana, Bari, 2014.


Venezia, 8 ottobre 2015.

domenica 4 ottobre 2015

RIFLESSIONE SU " La menzogna politica" e "Politica e religione" di Alexandre Koiré

PRESENTAZIONE

Ecco, per la comune riflessione, due contributi: il primo è una breve presentazione del testo dio Alexandre Koiré su “La menzogna politica” ed il secondo è un intervento, pubblicato sull’ultimo numero di “Gente Veneta”, dal titolo “Politica e religione”.



Alexandre Koyré, Sulla menzogna politica, ed. Lindau, Torino 2010.

La casa editrice Lindau di Torino ha pubblicato cinque anni fa il testo “Sulla menzogna politica “  di Alexandre Koyré.

Uscito per la prima volta a New York nel 1943, il testo fu ripubblicato in diverse occasioni; in Italia venne tradotto per la prima volta nel 1994.

Koyré, uomo poliedrico: è stato filosofo, storico, studioso delle religioni, politico, attivista nella Resistenza francese. Un personaggio a sé, non inquadrabile, di formazione ebraica e di origine russa.

Costretto all’esilio nel 1908, studia con Husserl a Gottinga; poi si dissocia dal maestro e va nuovamente in esilio, a Parigi. Entra, come studente e poi come docente, all “’Ecole Pratique des Hautes Etudes”. Coll’esplodere della prima guerra mondiale, entra nell’armata russa. Poi ritorna a  Parigi e, nel 1930, succede a Etienne Gilson nella direzione dell’Ecole.

Studia la persistenza, nel pensiero pre-moderno, delle dottrine magiche e mistiche e, a partire da ciò, approfondisce la portata della svolta operata da Galileo Galilei (il suo “Studi galileiani “ è del 1935), opponendosi ai positivisti ed agli empiristi.
Nel 1940, durante la guerra, si schiera col movimento “France Libre” guidato da De Gaulle; questi lo incarica di trasferirsi negli Stati Uniti per fondare a New York, assieme ad altri intellettuali, “ l’Ecole Libre”.

Nel 1945 rientra a Parigi dove muore nel 1964, a 72 anni.

“Sulla menzogna politica “ è un testo breve. Si apre con il mettere in un certo senso le mani avanti da parte dell’Autore: la menzogna politica è sempre esistita. Ma, pur tuttavia, “ Non si è mai mentito come al giorno d’oggi. E neppure si è mentito in modo così sfrontato, sistematico e continuo “.

La tesi è che i regimi totalitari abbiano generato profondi mutamenti nella menzogna politica: la menzogna moderna è fabbricata in serie e si rivolge alla massa; questa è la sua peculiarità! I regimi totalitari sono fondati sul “primato della menzogna “. Essa è un’arma e può esser utilizzata nella lotta.

E se la guerra, da evento eccezionale ed episodico, divenisse uno stato continuo e normale? Anche la menzogna lo diverrebbe. Di più: l’incapacità di mentire sarebbe allora un peso, un segno di debolezza e d’incapacità.

E quando la cosa avvenisse all’interno di un gruppo segreto, sarebbe considerata più che una virtù: in tale gruppo la fedeltà è il massimo dovere, la gerarchia è assoluta, l’obbedienza è la regola.

Ogni gruppo segreto è poi –sostiene l’Autore- un gruppo “con segreto “, che nasconde i suoi misteri ai non-iniziati. Di conseguenza, il primo dovere di chi appartiene ad un gruppo segreto è quello di nasconderlo: “dissimulare ciò si è, simulare ciò che non si è “.

Così tutto ciò che si dice è falso; chi appartiene ad un tale gruppo non  ammetterà mai come vero qualcosa che sarà pubblicamente proclamato dal suo capo. Perché il capo non si rivolge a lui, ma agli “altri “ che deve ingannare.

Ora Koyré sostiene che i regimi totalitari sono “niente meno che delle società segrete “; è vero, ad esempio, che Hitler ha annunciato pubblicamente il suo programma, ma –sostiene l’Autore- proprio perché sapeva che non sarebbe stato creduto dagli “altri “. Si tratta, come lui le chiama, di “cospirazioni alla luce del sole “, una forma del tutto nuova.

Non devono nascondersi, anzi, agendo sulle masse, devono rendersi visibili: il che non rappresenta una contraddizione se non in apparenza. I regimi totalitari sono cospirazioni “parzialmente “ riuscite.

Solo gli iniziati sono in grado di comprendere i messaggi pubblici dei totalitarismi, sanno decifrarli; gli altri, gli avversari, la massa non sono degni di ricevere la verità segreta.

Questo modo di porsi e di operare sottende una precisa antropologia: quella appunto totalitaria che insiste sul primato dell’azione. Non disdegna la ragione ma, quando il pensiero si fa più alto e più speculativo e critico, allora ne rifugge.

Occorre che l’uomo sia un “animale credulo “, che non pensi: solo l’élite può pensare, non la massa. Essa non si accorge neppure delle contraddizioni, non ha memoria dell’incoerenza ed è incapace di recepire la verità. I capi dei regimi disprezzano la massa, sia quella dei loro avversari, che quella dei loro seguaci.

Al contrario, nei Paesi democratici si esprime refrattarietà alla propaganda totalitaria: essa può ingannare solo una parte della società. Così, con un apparente paradosso, proprio le masse dei Paesi democratici si sono rivelate “appartenenti …alla categoria superiore dell’umanità “.


Una considerazione-commento, per concludere. Guardando all’Italia dagli anni Novanta del secolo scorso ad oggi, qual è stato il ruolo e l’importanza della “menzogna politica”?
Si può stabilire, come ritengo, una correlazione diretta tra l’aumento progressivo della “menzogna politica” qui da noi e l’altrettanto progressivo manifestarsi di personalismi  in politica e di forme che vanno verso l’autoritarismo (più che  verso l’autorevolezza) di conduzione del Paese?  Fatti entrambi incontestabili ed oggettivi, credo, specie per chi desideri rimanere estraneo a qualsiasi spirito di parte e rifugga da ogni personalizzazione degli avvenimenti.
Se è così, si può sostenere che l’Italia ha la “febbre “, che non sta bene? Certamente sì: va  trattata, allora, con  cure appropriate prima che la malattia possa aggravarsi.


Renato Omacini

Politica e religione


Peter Thomas King, deputato repubblicano di New York, a proposito dell’intervento che Papa Francesco ha rivolto, il 24 settembre scorso, al Congresso degli U.S.A., ha così tra l’altro commentato: “Belle parole ma la politica è un’altra cosa” (in “la Repubblica” del 25.9.2015).

Dietro e sotto questa “divergenza” c’è una mare di tesi sostenute, da almeno duecento anni, da intellettuali e scienziati od analisti politici.

A voler semplificare per comodità, cercando di non cadere nel semplicismo, si potrebbe dire:
-   sì, la politica rispetto alle fedi ed alle religioni è “un’altra cosa”;
-  sì, la politica è “l’arte del possibile” che fa della mediazione (una mediazione che cerca di tendere sempre all’alto) il suo principale strumento per far incontrare le parti;
- sì, la politica è “laica” nel senso che non deriva automaticamente dalle fedi il proprio statuto, i propri contenuti ed il proprio procedere, disponendo di una propria autonomia;
- sì, la politica è sempre legata –come ogni vicenda umana-al concetto del “probabile”, mai dell’assoluto.
Ma questo “altro” che è la politica non può vivere, quanto ad ispirazione e riferimenti  -almeno per i laici credenti (i cristiani in questo caso)-  “sotto vuoto spinto”.

Lo dicevano grandi maestri come Lazzati, Dossetti, La Pira, che andrebbero rimeditati:  la politica deve far riferimento ad una “visione del mondo”, ad una antropologia. Per non rischiare di immiserirsi, di ridursi a qualunquismo, a relativismo, o, peggio, a  realismo cinico.

Per i laici credenti impegnati in politica la stella polare è la visione trascendente dell’Uomo e della Storia, entrambi dentro la grande vicenda del Compimento  trinitario, universale  e finale.

Da qui ecco poi le derivazioni concrete: da proporre, certo, con rispetto, delle idee altrui (ma senza riluttanza), dell’autonomia delle cose temporali, come ha insegnato il Concilio, dei tempi necessari e/o opportuni.

Certo, deputato King, se “l’altra cosa” che è la politica prende ispirazione –come chiede Papa Francesco- dal Vangelo, essa riceve ciò che spesso le manca specie in questi tempi così “scientificamente” aridi e cioè il “supplemento d’anima”, come s’usava una volta dire.

E’ coraggioso contribuire ad indicare con chiarezza la strada, soprattutto quand’è contro corrente ed è similmente ed a volte ancor più coraggioso ed impegnativo trovare le soluzioni “tecniche” ritenute in ogni circostanza le più valide.  Purchè lo si faccia in buona fede (con la “f” minuscola!) e con la necessaria preparazione, in vista dell’utilità generale.

Venezia, 25 settembre 2015                                                                                                    Renato Omacini