lunedì 7 ottobre 2019

LETTURE D’INVERNO La tenerezza: possibile volto della politica? (a cura di Renato Omacini)


Una lettura originale è stata quella di un articolo apparso su “Aggiornamenti Sociali” n.10, ottobre 2019: è a firma di  Isabella Guanzini, docente di Teologia fondamentale a Linz (Austria).
Ecco una breve presentazione per la comune utilità e poi, alla fine, un piccolo commento.

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L’Autrice parte coll’esaminare cosa avviene nelle metropoli occidentali, quali sono oggi i loro prevalenti legami. Parla di passioni “ fredde “, post-politiche ed asettiche, caratterizzate da spirito di prestazione ed indifferenza. E poi di passioni “ calde “, generatrici di identificazioni, di rancore e di aggressività.
Passioni, tutte, che non sono più occasioni per rinforzare il bene comune. Occorre invece – secondo la Guanzini -  “…liberare tutta la potenza positiva delle passioni, per trasformarle in affetti, aprendo un campo di relazioni capace di mobilitare legami vitali “.

Ecco allora in campo la TENEREZZA: pensiero che “…potrebbe apparire ingenuo o perfino patetico “. Invece, nulla di sentimentale, nessun imbarazzo nel pronunciare questa parola!

Anche Papa Francesco parla di “ rivoluzione della tenerezza “ (2015), tracciando un nuovo ordine a partire dall’essenzialità del messaggio evangelico. Dice l’Autrice: “… in gioco c’è la proposta di un nuovo orizzonte sociopolitico entro cui il cristianesimo deve diventare una risorsa per tutti “.

La tenerezza configura un nuovo paesaggio umanistico che favorisce pratiche di prossimità e nuova qualità di relazioni umane. Essa è un “ atto di conoscenza “, una categoria teologica e filosofica che fa percepire la finitezza, la caducità di tutte le cose e, proprio per questo, intensifica la cura e la protezione.
Si tratta, secondo la Guanzini, di un “ contro-potere dal significato messianico che esprime una speciale sensibilità “. Un contro-potere che produce anche EFFETTI POLITICI: “ Se infatti  il potere



ricerca sempre la stasi, il controllo, la chiusura e la sicurezza, la rivoluzione della tenerezza destabilizza e disarticola le compatte burocrazie del potere, dove i soggetti languiscono in una rassegnata tristezza inattiva, per far circolare la potenza aggregante degli incontri e dei contatti fra i corpi “.

C’è urgenza dunque, secondo l’Autrice, di “ una nuova educazione post-romantica della sensibilità e delle affezioni che le risvegli dal loro stato letargico e liberi da impalcature e irrigidimenti ideologici “.

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Che dire? Resto spiazzato: non sono ancora preparato. Ho troppa paura (maledetta paura!) di lavorare, come cristiano e politico, sul “limite” ed oltre (la “sentinella” di Isaia!). Preferisco la comodità del divano che però, lo so, mi rende intorpidito.
Prendo però lo stimolo di Isabella Guanzini per guardarmi dentro, per confrontarmi, liberamente, con una “ragionevole utopia”. Per scavare.
Troppo facile, credo,  cari Amici dell’Associazione, continuare a fare le cose semplici e facili! Che ne pensate?


venerdì 27 settembre 2019

LETTURE D’AUTUNNO

 Ecco una breve presentazione del libro di ENZO BIANCHI,  La differenza cristiana, Ed. Einaudi, Torino, 2006. In calce qualche riga di commento.

Su tre capitoli si snoda la riflessione dell’ex Priore di Bose:
1) laicità del rispetto;
2) la “differenza” cristiana;
3) dialogare ed accogliere l’altro.


Non c’è contraddizione – dice l’Autore – tra fedeltà alla chiesa e attaccamento all’istanza di laicità; no al laicismo, sì alla “giusta laicità” (Giovanni Paolo II) che diviene presidio contro l’utilizzo della fede come “religione civile”. Di contro, il laicismo “…vuole assolutamente relegare la religione nel privato, lasciandole soltanto uno spazio individuale ed escludendola da quello pubblico in cui tutti costruiscono la polis “.
Nella società italiana, sempre più pluralista, il cristianesimo deve vivere e collocarsi senza logiche di inimicizia e di creazione di un avversario. Se i principi e le scelte religiose diventassero legge imposta agli altri, avremmo un totalitarismo religioso. Segni di clericalismo aumenterebbero le inimicizie.
Sta emergendo, secondo Bianchi, un cristianesimo inedito che serve a fornire un’anima alla società, a tenerla unita: il grande rischio è che il Vangelo perda il suo primato, che venga meno la profezia. In aggiunta, la “ … situazione pare caratterizzata da torpore ed afasia da parte di molti cristiani”. Non importa la coerenza: la chiesa assume, nei criteri d’intervento e nei metodi, la logica della lobby.
Emerge la categoria degli “ indifferenti “ di fronte ai quali devono porsi i cristiani. Ritorno alle “ certezze “ per un’identità nuda e pura? No: ascolto ed accoglienza, per quanto difficili. I laici non tentati dal laicismo costituiscono un’opportunità per la fede cristiana.
C’è nella società la percezione che sia sempre più difficile elaborare valori fondamentali comuni e il pluralismo può condurre al relativismo. Serve un’erica non dogmatica, non data una volta per tutte, ma continuamente elaborata nella storia, nel cammino assieme agli altri uomini.




Da qui una considerazione “rivoluzionaria”: l’etica richiederà  – sostiene l’Autore – di “…privilegiare il rispetto per le minoranze e i loro diritti, non a scapito, bensì a solido fondamento dell’affermazione della volontà della maggioranza “.

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Nel secondo capitolo Bianchi analizza il concetto di “differenza” cristiana; il termine viene messo tra virgolette. L’idea di partenza è che anche in Italia “…i cristiani vivono in condizione di minoranza “; la tentazione è quella di declinarsi come “religione civile”, utile alla società. Così facendo, si rischia di svuotare la dimensione escatologica propria della chiesa.
Nell’immersione nella storia la comunità cristiana “…è chiamata a vivere una differenza nella qualità delle relazioni, divenendo quella comunità alternativa che …”.
Quanto particolarmente alla politica - dice Bianchi – che, se da un lato essa deve darsi spessore culturale, “…essa necessita anche di ricevere e darsi spessore morale ed etico “.
I cristiani dovrebbero chiedersi come mai, almeno in Europa, la cultura dominante è lontana dal cristianesimo.
Il cristianesimo non può essere confinato nella sfera privata ma è anche consapevole di non poter essere ridotto a politica né imposto come fede o come etica in una società plurale.
Sarebbe di grande aiuto – sostiene l’Autore – “…una vera opinione pubblica nella chiesa, un dibattito e un confronto serio tra i cristiani nella libertà e nell’accoglienza reciproca. Oggi invece il dibattito è quasi spento…”.
Scrive Bianchi: “…Secondo la bella espressione di Martin Buber, “il successo non è uno dei nomi di Dio”, e quindi i cristiani non saranno ossessionati dal dover ottenere risultati che rispondono più a una logica di riconquista che a una comunicazione della fede come il Vangelo la vuole e la determina “.
La comunicazione della fede deve essere un processo spirituale e la chiesa non può sentirsi e comportarsi come una fortezza assediata.
“…Nessuna mobilitazione di ordine politico, nessuna chiamata in soccorso lanciata a quegli “atei devoti” o, meglio, “atei clericali” che, da sempre estranei o diffidenti verso il cristianesimo, oggi lo scoprono come possibile strumento utile a consolidare il loro posizionamento nella società “.
I cristiani non possono confondere la chiesta con il Regno di Dio!
“…Attualmente… i fedeli impegnati in  politica si trovano in una situazione di diaspora, ricca di elementi positivi, senza ancora aver elaborato nuove modalità di manifestare il proprio contributo specifico di cristiani “.
I pastori, poi, non devono pretendere “…che la legge evangelica sia tradotta in legge vincolante per tutti, se non quando la coscienza di tutti è concorde nel richiederlo “.
Occorre vigilare – sostiene Bianchi – “…che non siano i cristiani stessi e la chiesa a produrre atei con i loro atteggiamenti disumani e intolleranti, con la pratica dell’autosufficienza e del non ascolto “. Come ricordava Ignazio di Antiochia all’inizio del II° secolo: “…il cristianesimo è opera di grandezza, non di persuasione “.



Il primo mezzo di evangelizzazione  resta la testimonianza quotidiana di una vita autenticamente cristiana.

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Nell’ultimo capitolo Bianchi tratta dell’accoglienza.

Mette in guardia sul fatto che “…esiste purtroppo quello che qualcuno ha definito uno “scisma sommerso”, la presenza di cristiani che se ne vanno per la loro strada “. Ma per poter allargare i cerchi del dialogo, è necessario promuoverlo innanzitutto nello spazio ecclesiale: senza scadere nella divisione, si abbia “… il coraggio e la libertà di esprimere anche un “dissenso leale” là dove non è richiesta l’unità della fede “.
Fin dalle sue origini il cristianesimo è plurale; il modello della comunione plurale è costitutivo del cristianesimo e la “ definizione della verità “ non può mai “…sostituirsi alla verità vivente, Gesù Cristo risorto “.
L’universalismo dei cristiani non deve degenerare in totalitarismo e va pensato come “…universale bisogno dell’altro “. La fede cristiana è transculturale.
Le persone ed i nuclei familiari non sono più capaci – sostiene l’Autore – “…come invece lo erano in una società più “arretrata”, di aprire concretamente la porta della propria casa al forestiero che bussa “.
“…E’ nell’ascolto che ci si confronta con la paura, sentimento che non va rimosso, bensì affrontato: non serva a nulla, infatti, negare la paura; si tratta invece di leggerla, di sottoporla a discernimento … “.
 Non vi è altra via alla convivenza civile che quella segnata da pace e da reciproco rispetto e da una convergenza di sentimenti riguardo alla vita sociale. E’, secondo Lévinas, la “responsabilità per l’altro”, impresa difficile, gratuita. E attenzione perché – sostiene Bianchi – “…il deficit di civilizzazione moderna risiede nella nostra assenza di risposta alla domanda: cos’è una vita? Cosa significa amare la vita? “.
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Ha 13 anni questo libretto, dunque anche le analisi  in esso contenute si riferiscono a “fatti” non proprio di ieri. Purtroppo a me pare che tali “fatti” persistano  in buona parte anche oggi. Se ciò è vero, non sarebbe, come cristiani, positivo. Tanto peggio se si fossero nel frattempo aggravati certi sintomi.

Mi rendo sempre più conto che il cristianesimo è davvero “rivoluzionario” e che la mitezza in cui doverosamente lo si deve proporre nell’ineludibile incontro con l’altro, non può sottacere questo suo carattere (il rispetto delle minoranze e dei loro diritti non a scapito, bensì a fondamento della volontà della maggioranza: ci rendiamo conto, per esempio, delle implicazioni  anche politiche?).


Come si è “illanguidito” nel tempo il fervore verso l’apostolato dei laici, la sua dignità, la sua libertà, predicati dal Concilio Ecumenico Vaticano II° !
E i motivi non mancano certo: è una “storia” che andrebbe ripresa in mano!

Come rapportarsi con gli “atei devoti”, con gli “atei clericali”, portatori di una “religione civile” di impostazione pagana? Siamo noi a “costruirli” con le nostre mancanze? E allora di che “altra” chiesa , di che altri cristiani (noi!) c’è bisogno?

In cosa pensiamo consista,  nel nostro piccolo, anche come Associazione, la “differenza” cristiana? Certo, è scritto: “…et portae inferi non praevalebunt “, al futuro. Ma noi , almeno secondo me, dovremmo fare in modo (“In Te, Domine, speravi!”) che anche nel presente il Male sia coraggiosamente chiamato col suo nome ed almeno arginato, compresa la sua dimensione quale si esprime, per noi che l’amiamo, nella Politica. Che ne pensate?


Venezia, settembre 2019.                                                                            Renato  Omacini


lunedì 9 settembre 2019

LETTURE D’ESTATE - Spiritualità e politica

 Liciano MANICARDI, Priore di Bose, succeduto ad Enzo Bianchi, pubblica per le Edizioni Quiquajon un libricino dal titolo: “Spiritualità e politica “.
Ecco di seguito, per l’utilità comune, una breve presentazione del testo e, alla fine, due righe di commento.
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Tutto parte da una interpretazione del termine “spiritualità”, inteso – secondo l’Autore – nel senso “…non religioso e ancor meno confessionale di ricerca e costruzione del senso del vivere ”.
Manicardi si rifà all’inizio al pensiero di Hanna Arendt, al suo “ tra ” come luogo di origine della politica. Si parte dalla interiorità per la “…costruzione e per la partecipazione feconda alla vita della polis”; nelle parole c’è il legame tra lo spirituale ed il politico.
Sostiene l’Autore che oggi “…la gente non conosce quale sia il suo vero interesse” e che la dimensione spirituale è “lo spazio accordato al gratuito”.
Serve una “politica dei volti” sensibile alla sofferenza, al grido: “Perché mi viene fatto del male?” .
Max Weber pensa che il politico debba essere attento alla propria vita interiore, vanificando la sua vanità. I regimi totalitari “…vogliono invadere l’interiorità e impossessarsi dell’anima delle persone”.
Tre sono le dimensioni da coltivare per Manicardi: l’immaginazione, la creatività ed il coraggio. L’immaginazione “…mette in pericolo una concezione della politica come tecnologia razionale del potere ”. La creatività: quella che “…fa uscire dal banale ”, che parte dallo stupore. Il conformismo (che lascia nella tristezza e nella frustrazione) è l’atteggiamento contrario della creatività. Essa, poi, è l’accettazione dei conflitti, come fonte di crescita. Il coraggio: “..è forza che spezza le corazze difensive della paura e della viltà ed osa comunicare qualcosa di difficile ”. Il coraggio ci libera dalla “ Io-crazia ” (cfr. Schicchi, La società della prestazione, Roma, 2017). Aggiunge Manicardi: “…Il coraggio diviene pure coraggio della normalità che è anzitutto il coraggio civico di fare il proprio dovere ”.



In un’altra sezione del libro, l’Autore affronta il tema della “parola” e della sua relazione con la politica. Cita la Arendt: “ ...Ogni volta che è in gioco il linguaggio, la situazione diviene politica per
definizione, perché è il linguaggio che fa dell’uomo un essere politico” (cfr. Hanna Arendt, Vita activa, Milano, 2013). E lui stesso dice, ricordando Enzo Bianchi e Carlo Maria Martini : “…La democrazia viene corrosa anzitutto con la corruzione delle parole ”. E ancora: “…Se la parola mente e manipola, nascono confusione, smarrimento, sfiducia…L’irresponsabilità politica rende la parola sempre ritrattabile ”. C’è, in politica, una parola importante: la promessa. Sostiene Manicardi: “…La parola della promessa agisce sul futuro e crea speranza ”.
Infine, nell’ultima sezione, l’Autore racconta del rapporto tra la politica e la morte. Cita Heidegger che dice che la coscienza di essere mortale ha condotto l’uomo a dare origine alla cultura, alla legge, alla comunità. Anche attraverso la politica. Anche attraverso la costruzione della comunità (da “ munus “ che vuol dire sia dovere che dono). Ecco le parole di Manicardi: “…l’uomo che vive con gli altri, resta mortale e morirà certamente, e tuttavia trova nella logica del dono la via di una morte vivificante ”.
Il riferimento alla morte ricorda alla politica l’importanza di apprendere la lezione dei limiti. Dunque “…lo spirituale può aiutare la politica a ritrovare un rapporto sano con il tempo e con il fare ”. Il tempo della politica non è quello dell’immediatezza.
In conclusione, un ammonimento: “…quando non ci si affida più al potere della parola, si finisce con l’affidarsi alla parola del potere, alla parola del capo ”.
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Una riflessione assai utile quella di Manicardi, scritta in un linguaggio piano e ricca di puntuali e pertinenti riferimenti bibliografici.

Tale riflessione resta però, a mio avviso, un po’ “condizionata” da quella interpretazione del termine “spirituale “ di cui si diceva in apertura, il cui significato resta volutamente limitato, nel caso del libro, ad una dimensione che mi è parsa, certo corretta, ma troppo “orizzontale”. Ma forse le mie attese erano sbagliate.

- Renato Omacini - 

sabato 1 giugno 2019

Informativa per l’Associazione “ I Popolari “ Venezia



1)      Longino Panizzolo ci ha aperta la strada per l’incontro (Lui, Franco Borga ed io) col Prof. Almagisti di Scienze Politiche, a Padova, nostro Relatore al Convegno del 6 giugno.

Un confronto utile per presentarci, per cogliere qualche linea-forte del Suo intervento e per eventuali ulteriori collaborazioni future.

2)      Assieme al Presidente sono stato allo IUSVE per incontrarci col Preside, il Prof. Arduino Salatin.

La cosa rientra nella “politica estera” dell’Associazione, per cecare di aprirci e di irrobustirci un po’.
Ci siamo presentati, abbiamo conosciute le principali attività dell’Istituto ed abbiamo convenuto su:
- opportunità di costituire (con sede presso lo IUSVE) un Nucleo iniziale di ricognizione e prima riflessione. Una decina di persone per un primo incontro A FINE GIUGNO, il 26, alle ore 18,00, presso lo IUSVE. Per la partenza si pensava a noi dell’Associazione, allo IUSVE, alla Pastorale del Lavoro, alla CISL, al Laurentianum;
- poi un Gruppo più allargato A SETTEMBRE, a partire da un Documento-base, che serva da “ancoraggio”; una specie di brain storming comune;
- poi un primo Seminario comune, se possibile, A GENNAIO 2020;

3)      Ho visto il Dott. Malavasi (“Gente Veneta”) che condurrà l’incontro citato. Utile, credo, la nostra presentazione così come il racconto, a Lui reso, dell’incontro col prof. Almagisti; buona l’intesa.

4)      IMPEGNI: 

- lavorare per reclamizzare il Convegno del 6 giugno;
- preparare, nei prossimi 15 giorni, l’incontro del 26 giugno: ciascuno di noi, in ragione delle sue interlocuzioni “privilegiate”, dovrebbe prendere contatto, a tal fine,  con i diversi “mondi” (CISL……..).


R.O. – 30/5/2019.

domenica 26 maggio 2019

VERBALE ASSEMBLEA GENERALE 18 MARZO 2019



 VERBALE ASSEMBLEA GENERALE
 18 MARZO 2019
ORE 18.00
CENTRO GARDENIA MARGHERA

L’Associazione “I Popolari Venezia” in data 18 marzo 2019 alle ore 18.00 riunitasi presso il Centro Gardenia P.le Municipio, 14 – Marghera Venezia, ha tenuto l’Assemblea Generale, a norma di Statuto con il seguente O.d.G:
1-    Rinnovo cariche Associative
2-    Varie
Verificato che la convocazione risponde ai dettami dello Statuto e alla presenza della maggioranza degli iscritti i presenti eleggono all’unanimità quale presidente dell’assemblea il sig. Luciano Ursella.
Il Presidente dell’assemblea Ursella, ringrazia tutti presenti per aver aderito all’invito a partecipare ai lavori di questa importante occasione di incontro.
Ricorda le molte attività svolte da “I Popolari Venezia” negli ultimi tre anni, in particolare:
Ø  2015  Serie di incontri sull’Enciclica papale “Laudato Sì”
Ø  2016 Convegni sulla riforma costituzionale: Le ragioni del SI’ e le ragioni del NO;
Ø  2017  Incontri sulle figure:  Giorgio La Pira; Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati;
Ø  2018  Convegni:
o   Una politica etica per l’immigrazione
o   Identità del politico cristiano, con la partecipazione di Marco Tarquinio direttore del quotidiano AVVENIRE;
o   Gagliardi e i cattolici democratici a Venezia nel secondo dopoguerra;
Ø  2019 Convegno
o   Cento anni dal manifesto Sturziano “LIBERI E FORTI”
Fatta questa premessa dà la parola ai presenti.
Interviene il socio Renato Omacini che ricorda la nascita dell’Associazione avvenuta nel 2003. E’ un’Associazione apartitica di cultura politica. Politica intesa come partecipazione civile alla vita pubblica. Diffonde la cultura propria del cattolicesimo democratico nelle sue più rilevanti manifestazioni: mantenere la memoria dell’azione politica dei cattolici impegnati nella vita pubblica del Paese ed in particolare nel territorio veneziano, promuove incontri tematici e seminari di approfondimento su temi di interesse comune nella società contemporanea.
Manifesta soddisfazione per il lavoro effettuato negli scorsi mesi, segno di vitalità, tanto più importante, quanto piccola è la nostra Associazione. Esprime, a proposito, l'idea che sia opportuno predisporre del materiale informativo (una locandina, una piccola brochure, ecc.) con cui presentarci adeguatamente all'esterno. Consegna al Presidente Toffano,  a cui esprime un sentito ringraziamento  personale per il lavoro portato avanti, un appunto relativo a possibili iniziative di Formazione Politica, rivolte in particolare ai giovani   
Il socio Giancarlo Boccotti interviene manifestando soddisfazione per le diverse iniziative realizzate dall’Associazione, ma suggerisce che in futuro le attività siano fatte anche in località diverse da quelle di Mestre e Venezia, per poter incontrare persone e comunità a noi vicine culturalmente e sparse nel territorio metropolitano. Questa proposta ritiene sia avvalorata anche dal buon risultato dell’incontro realizzato per ricordare Vincenzo Gagliardi a Scorze’.
Interviene Marino Cortese si dichiara soddisfatto per quanto realizzato. Suggerisce di non tralasciare l’impegno già assunto per la ricostruzione della storia dei democratici cristiani in provincia di Venezia attraverso la raccolta e sistemazione di atti e documenti, per rendere consultabile e fruibile a tutti l’importante patrimonio culturale.

Prende la parola Luigino Busatto Propone inoltre che l’Associazione “I Popolari Venezia”, agisca nel territorio per fare rete con altre Associazioni affini, con cui condividere manifestazioni ed iniziative di comune interesse.
Interviene Giampietro Capogrosso che fa presente la necessità di attenerci scrupolosamente alle nuove norme sull’associazionismo L. 9 gennaio 2019, n. 3  “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonche' in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici. (18G00170) (GU n.13 del 16-1-2019 )”.  A questo proposito i presenti concordano.
A conclusione del dibattito il presidente dell’Assemblea propone di passare alla nomina dei componenti gli organi dell’Associazione. 
Sentiti i presenti propone alla carica di Presidente dell’Associazione “ Popolari Venezia” per il periodo dal 18 marzo 2019 al 17 marzo 2022 (art.8 dello Statuto) l’arch. Romeo Toffano.
La proposta viene messa in votazione e per alzata di mano è approvata all’unanimità.

Il Presidente dell’Assemblea Ursella dichiara eletto alla carica di Presidente dell’Associazione “I Popolari Venezia”  per il triennio dal 18 marzo 2019 al 17 marzo 2022, l’arch. Romeo Toffano al quale passa la parola.

Il Presidente Romeo Toffano ringrazia tutti i presenti per la fiducia e intervengono:
Miraglia Giannuzzi Anna Maria, Celin Virginio, Lazzarotto Dino, Borga Francesco, Cortese Marino.

Dopo ampia discussione viene proposta all’Assemblea l’elezione dei componenti il Consiglio Direttivo i signori:
Giannuzzi Miraglia Anna Maria
Cortese Marino
Lazzarotto Dino
Omacini Renato
Busatto Luigi
Boccotti Giancarlo
Celin Virginio
Bertolin Claudio
Malagutti Bruno
Borga Francesco
Urlando Clara
Ursella Luciano
Panizzolo Longino

L’Assemblea per alzata di mano, elegge all’unanimità i componenti il direttivo dell’Associazione “I Popolari Venezia” per il triennio, dal 18 marzo 2019 al 17 marzo 2022:
Bertolin Claudio
Boccotti Giancarlo
Borga Francesco
Busatto Luigi
Celin Virginio
Cortese Marino
Giannuzzi Miraglia Anna Maria
Lazzarotto Dino
Malagutti Bruno
Omacini Renato
Panizzolo Longino
Urlando Clara
Ursella Luciano

Il Presidente Romeo Toffano pone in discussione l’elezione delle cariche di Vice Presidente, di Tesoriere e di Segretario Generale (art.7 dello Statuto).
Dopo ampia discussione l’Assemblea viene chiamata ad eleggere con votazione separata alla carica di Vice Presidente dell’Associazione. Viene posta in votazione l’elezione del Vice Presidente per il triennio, dal 18 marzo 2019 al 17 marzo 2022.
Per alzata di mano all’unanimità viene eletto quale Vice Presidente dell’Associazione “I Popolari Venezia” il sig. Luigino Busatto.
Dopo ampia discussione l’Assemblea viene chiamata ad eleggere con votazione separata alla carica di Tesoriere dell’Associazione. Viene posta in votazione l’elezione del Tesoriere per il triennio dal 18 marzo 2019 al 17 marzo 2022.
Per alzata di mano all’unanimità viene eletto alla carica di Tesoriere dell’Associazione “I Popolari Venezia” il sig. Luciano Ursella.
Dopo ampia discussione l’Assemblea viene chiamata ad eleggere con votazione separata alla carica di Segretario dell’Associazione. Viene posta in votazione l’elezione del Segretario per il triennio dal 18 marzo 2019 al 17 marzo 2022.
Per alzata di mano all’unanimità viene eletta alla carica di Segretario dell’Associazione “I Popolari Venezia” la dott.ssa Clara Urlando.

Il Presidente propone all’Assemblea di eleggere alla carica di Revisori dei Conti:
De Toni Aroldo
Franzin Francesca
Urlando Carla
Viene posta in votazione l’elezione dei componenti il Collegio dei Revisori dei Conti per il triennio dal 18 marzo 2019 al 17 marzo 2022 e all’unanimità vengono eletti quali Revisiori dei Conti: De Toni Aroldo, Franzin Francesca, Urlando Carla.

Il Presidente propone di nominare quale rappresentante dell’Associazione “I Popolarti Venezia” alla Pastorale del Lavoro della Diocesi di Venezia il dott. Dino Lazzarotto
L’assemblea valutato l’importanza di avere un proprio rappresentante nella Pastorale del Lavoro del Patriarcato di Venezia, approva all’unanimità la nomina del dott. Dino Lazzarotto quale rappresentante dell’Associazione in seno alla Pastorale del Lavoro Diocesana.

L’Assemblea Generale si chiude alle ore 20.00

Il Presidente Assemblea
Luciano Ursella

Il Segretario
Clara Urlando

Marghera 18 marzo 2019



  

STRUTTURA ORGANIZZATIVA

PRESIDENTE




Toffano Romeo
Via Porto Menai, 89
30034 Gambarare di Mira
Nato a Mira (VE) il 21.06.48
TFFRNO48H21F229U

VICE PRESIDENTE





Busatto Luigi
Via Puccini, 8
30030 Robegano  (VE)
Nato a Salzano(VE) il 8.1.44
BSTLGN44A08H735O





TESORIERE




Ursella Luciano
Via Mattei, 9
30174 Carpenedo (VE)
Nato a Venezia il   11.09.47
RSLLCN47P11L736V





SEGRETARIO




Urlando Clara
Via Nicolodi, 40
30175 Marghera (VE)
Nata a Padova il 24.9.48
RLNCLR48P64G224P










CONSIGLIERI




Bertolin Claudio
Vle  della Resistenza,2
30031 DOLO
Nato a Dolo  (VE) il 12.5.57
BRTCLD57E12D325W
Boccotti Giancarlo
Via Desmàn, 32
30030 Mirano
Nato a Natisone UD   il 18.2.1942
BCCGCR42B18H906F
Borga Francesco
Via A. Moro, 19
Quarto d'Altino
Nato a Marostica (VI)  9.11.1947
BRGFNC47S09E970L
Celin Virginio
Via Guarana, 2
Stra (VE)
Nato a Stra (VE) il 22.4.1949
CLNVGN49D22I965J
Cortese Marino
Cannaregio,4925
30121 Venezia
Nato a Venezia il 23.10.38
CRTMRN38R23L736R 
Giannuzzi
Miraglia A.Maria
Via Fradeletto, 6
30173 Mestre (VE)
Nata ad Alessandria  06.01.34
GNNNMR34A46A182K
Lazzarotto Dino                  
Via Fieramosca,4/4
30173 Mestre (VE)
Nato a Valstagna (VI)  il 19.3.44
LZZDNI44C19L650Z
Malagutti Bruno
C.so del Popolo, 58
30173 Mestre (VE)
Nato a Bologna  il  9.6.36
MLGBRN36H09A944V
Omacini Renato
Via Zara, 11
30126 Lido di Venezia
Nato a Venezia il 23.9 .1948
MCNRNT48R23L736U
Panizzolo Longino               
Via Longhena,25
30175 Marghera (VE)
Nato a Stra (VE) 5.6.1942
PNZLGN42H05I965L

REVISORI DEI CONTI

Urlando Carla
Via del Lavoratore, 39
30175 Marghera (VE)
Nata a Padova il 24.9.48
RLNCRL48P64G224N
Franzin Francesca
Via Monte Grappa, 38
31022 Preganziol (TV)
Nata a Venezia 21.5.53
FRNFNC53E61L736Y
De Toni Aroldo
Via Cardinal Monico, 5
30174 Chirignago (VE)
Nato a Caorle (VE)  il 1.5.44
DTNRLD44E01B642N




Il Presidente
Arch. Romeo Toffano