lunedì 13 novembre 2017

Letture d’autunno - Renato Omacini


Ecco, di seguito, due letture tratte da quotidiani di questi giorni. Mi pare utile segnalarle all’Associazione, specie per chi non le avesse notate. Possono alimentare una riflessione ed un dibattito comuni.

Intervista a Gustavo Zagrebelsky

Il quotidiano “La  Stampa ” del 6 novembre 2017 ha riportato un’intervista di Giuseppe Salvaggiulo a Gustavo Zagrebelsky. Ne sintetizzo i principali contenuti, evitando alcuni passaggi di contenuto più “partitico”, in ossequio al fatto che la nostra Associazione è apartitica e che comunque ciascuno può  aver letto o leggere l’intervento nella sua integralità.
L’Autore interpreta la stagione politica che si avvia alle elezioni parlando di “impolitica” più che di “antipolitica”. Ecco la differenza con le sue parole: “L’antipolitica  è un’energia che può essere mobilitata “contro”: i partiti, i politici di professione, la democrazia parlamentare. Non è un caso che il populismo sia antipolitico e mobilitante. In un certo senso, è un atteggiamento attivo. L’impolitica è l’esatto contrario: è un atteggiamento passivo, di ritrazione, di stanchezza. Un modo di dire: lasciatemi in pace”.
L’impolitico sopporta ogni cosa (non crede più neppure al populismo), l’antipolitico invece si mobilita.  Da qui deriva, per esempio, l’amplissimo astensionismo che, dice Zagrebelsky, “ non è solo quantità, ma anche qualità. Favorisce la corruzione di quel che resta della politica, poiché inaridisce il voto d’opinione, mentre gli scambisti di voti e favori non si astengono di certo. Dunque cresce l’incidenza percentuale del consenso ottenuto con metodi collusivi. Mi stupisco che non ci sia allarme. Il silenzio della classe politica è forse un segno di accondiscendenza?”.
Anche nella vicenda della nuova legge elettorale si è vista la disaffezione dei cittadini: “ la maggioranza dell’opinione pubblica ha capito la posta in gioco e ha pensato: è un problema dei partiti, noi non c’entriamo, se la vedano tra di loro. La rabbia, se c’è, non si manifesta più.  Eppure – sostiene l’Autore – più delle altre leggi, quella elettorale dovrebbe essere fatta per i cittadini elettori, non per “ i partiti, che la usano per tutelare innanzitutto i propri interessi “.
Attenzione, perché, se un domani la legge dovesse essere dichiarata incostituzionale, una giurisprudenza “assurda “ consente al Parlamento, eletto appunto con una legge incostituzionale, di stare al suo posto. Il Presidente della Repubblica non ha rilevato peraltro  “evidenti motivi di incostituzionalità “.
Quanto alle questioni di fiducia poste dal Governo, Zagrebelsky ritiene che : “La questione di fiducia di iniziativa governativa non è citata nella Costituzione, si è affermata nella prassi parlamentare. La legge elettorale non riguarda l’azione di governo, né risulta nel programma di questo governo. Si è trattato di un pretesto per imporre il voto palese ad un Parlamento riottoso. Non c’è stata violazione di alcuna norma costituzionale, però la vita politica non è fatta solo di legittimità, ma anche di correttezza costituzionale e talora la scorrettezza è anche più grave dell’illegittimità. E’ un chiaro caso di abuso del diritto”.

Venezia, 7 novembre 2017.


Moralismo

In data 10 novembre 2017, il quotidiano  “ Il  Foglio “ pubblica in prima pagina un breve intervento del proprio direttore Claudio Cerasa. Il titolo è: “ Contro l’Italia arrestata dal moralismo  “.
L’Autore prende lo spunto dalla possibile scesa in campo di Pietro Grasso e la tesi principale è così espressa: “La ragione per cui una parte importante dell’opinione pubblica considera legittimo delegare ad un pm o ad un ex pm il compito di arrestare ogni forma di rupture riformista deriva dalla volontà esplicita di alimentare la narrazione (distorta) di un Paese “ideologicamente corrotto” per spostare il focus del dibattito sul terreno facile del moralismo e non su quello più tosto del riformismo “.
Ci sono riferimenti a Berlusconi, a Renzi, ai Cinque Stelle che non riporto, in ossequio al fatto che la nostra Associazione è apartitica e che comunque ciascuno può aver letto o leggere l’intervento nella sua integralità.
Emerge, da parte dell’Autore, un giudizio severo sui magistrati in Italia rispetto alla politica: sono essi che hanno dettato e dettano l’agenda. La loro azione alimenta il moralismo, a danno del riformismo. E il riferimento alla corruzione ideologica esistente -  per chi così la pensa  – nel Paese corrisponde ad una narrazione    “distorta “.
Nel testo compare una sola volta il termine “moralità”, quando si dice, polemicamente, chela sinistra alternativa sceglie un magistrato per riportare il Paese “ sulla retta via della morale politica “. Si condanna invece – e giustamente – il moralismo.

Moralità necessaria invece, a mio avviso, per conseguire il vero progresso civile. Necessaria ai cittadini, ai politici, ai magistrati, agli ecclesiastici, ecc.
Vien da chiedersi, per esempio, se la bassa dose di “ riformismo “ ( oltre che la devastante crisi mondiale di questi anni), non sia dovuta, in buona parte, proprio a scarsa moralità politico-economica dei protagonisti internazionali ed italiani, alla loro particolare distorta visione della realtà, al loro machiavellismo di fondo.
In realtà, mi pare questa la lezione (e la domanda) che pone, in particolare ai credenti, Papa Francesco, a guardarci bene.
Quanto lavoro per una cultura politica che voglia ispirarsi al Popolarismo!


Venezia, 10 novembre 2017.

lunedì 23 ottobre 2017

VERBALE RIUNIONE ASSOCIAZIONE “ I POPOLARI” DEL 16/10/2017

 Presenti:  Toffano,  Cortese,  Omacini, Panizzolo, Capogrosso,  Gasparini, Miraglia, Lazzarotto, Malagutti, Borga, Saccon, Celin, Boccotti, Busatto, De Toni, Bertolin, Urlando Clara, Franzin.


Toffano apre la discussione.

Miraglia comunica che il Gruppo “quotidianità e immigrazione” si è incontrato due volte: il 15 giugno nel corso dell’incontro dei Popolari a Zelarino dove si sono formati i gruppi di lavoro. A questo gruppo hanno aderito: Anna Maria Miraglia, Dino Lazzarotto, Luigino Busattto, Francesco Borga, Giampietro Capogrosso, Margherita Gasparini, Gianfranco Botter; nell’occasione si è discusso del tema portando ognuno  esperienze e proposte.
Il 16 ottobre, con l’assenza giustificata di Luigino Busatto e l’assenza di Gianfranco Botter che non ha ricevuto l’e-mail inviata.
Il gruppo ha predisposto una bozza di proposta da proporre all’assemblea dei Popolari come di seguito:
Iniziativa sul tema dal titolo: “IMMIGRAZIONE TRA ETICA E POLITICA”
Sede: Sala dei Frati Cappuccini a Mestre
Data: un lunedì da individuare
Orario: dalle ore 17 alle ore 19.30
Svolgimento dell’iniziativa:
1)        Breve introduzione di Anna Maria Miraglia
2)        Intervento dell’On. Sara Moretto, componente della Commissione Parlamentare             sull’immigrazione (ipotesi di porre una serie di domande sulla situazione in atto,         sulla trattativa con la Libia, sulle varie posizioni in parlamento).
3)        Intervento del dott. Arcandelo Boldrin, Presidente dell’Associazione “Il Fondaco”          sulla situazione nazionale ed internazione dell’immigrazione.
4)        Spazio per domande dal pubblico


Toffano propone di coinvolgere anche  il sacerdote della CITA, vista l’esperienza del suo vissuto all’interno di queste realtà.

Omacini sottolinea il titolo proposto per fare una riflessione. Ritiene che estremizzando il discorso si rischia di mettere uno contro l’altro perché la politica ha dentro l’etica e come popolari non si dovrebbe fare questa distinzione. Invita a riflettere.

Cortese ritiene pertinente l’osservazione di Omacini propone di  lavorare sul titolo.
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Miraglia afferma che all’esterno può  sembrare una contraddizione ma che in realtà non lo è.

Urlando fa presente l’atteggiamento contraddittorio che hanno parecchie persone, anche impegnate nel sociale  e altro,  nei confronti degli immigrati. Bisogna capire realmente il problema in termini generali.

Borga afferma che nei confronti di questo problema molti hanno un atteggiamento  emotivo di disagio, dovuto anche alla incapacità della politica di dare una risposta. A questa invasione di persone quello che si fa è di  metterli  in un “campo di concentramento”.  Arcangelo Boldrin si è affermato come maggior esperto di islamismo.
A suo avviso sarebbe interessante far prima un incontro sull’immigrazione e poi una riflessione sull’aspetto etico in ordine all’etica individuale e collettiva con un esperto, .
Quindi, prima un incontro tecnico-scientifico e poi un incontro con l’esperto; l’incontro proposto con i tre relatori lo vede un po’ pesante.

Saccon fa presente la sua esperienza a S. Maria di Sala, dove sta seguendo, attraverso una cooperativa, 35 immigrati. Seguiti come sono, si è convinto che con un lavoro educativo si possono ottenere  notevoli successi. A suo avviso in Italia, alcune persone hanno interesse di promuovere  una cultura di provocazione e ribellione.
Porta l’esempio della Polonia, descritta  dai media come anti-europea, ma  pochi sanno che negli ultimi anni ha avuto oltre un milione di emigranti ucraini.
Il fenomeno della immigrazione è irreversibile e durerà per altri 70-80 anni e questo fatto si affronta cambiando la mentalità, che ora è guidata da forze che ti portano ad avere una visione di non accoglienza. Fa l’esempio dei telefonini, il fastidio verso questi immigrati che hanno il cellulare di ultima generazione, senza pensare che questo strumento per loro è l’unico mezzo di collegamento che consente loro di sopravvivere mantenendo i legami affettivi e con la terra lontana.

Malagutti sposta l’attenzione dalla Informazione alla Formazione ed afferma che l’emigrazione è un fenomeno che è sempre esistito, perché gli umani  hanno sentito il bisogno di emigrare fin dai tempi antichi. Questo fenomeno va visto dal punto  etico, economico e sociale e si devono prendere in esame buone soluzioni, che si possono trovare. Se su questo fenomeno si riuscisse a dare il messaggio con questo taglio le persone lo capirebbero di più.

De Toni porta la sua esperienza quando nel 1966 è stato un periodo all’estero per lavoro; Anche se non può dire di essere stato un immigrato, perché lavorava per una ditta,ha però vissuto e toccato con mano la non accoglienza degli inglesi verso le persone straniere che in qualche modo invadevano il loro territorio.

Busatto  ritiene che l’etica non deve essere separata dalla politica, ma che la politica si deve dotare di etica. Stiamo ragionando su un tema che attraverserà il nostro modo di pensare e vivere per decenni, mentre la politica sta navigando nel buio più assoluto, senza prospettive e capacità di governo. Il politico ha il compito di far emergere il problema e di discuterlo e come politici abbiamo  davvero tanto da fare. Nel passato gli italiani per necessità hanno dovuto emigrare, chi si è documentato su questo fenomeno italiano sa cosa ha voluto dire per il nostro popolo. Ora si stanno spostando milioni di persone che fuggono dalla guerra o dalla miseria. Il fenomeno deve essere governato e non lasciato ai movimenti xenofobi, perché ne faranno una bandiera. Pertanto la politica deve affrontare seriamente questo problema e gestirlo.
Fa presente che anche Salzano sta facendo un buon lavoro di accoglienza.

Lazzarotto non vorrebbe essere, nel coro,  una voce stonata; porta l’esempio del convengo ACLI tenutosi la scorsa settimana, dove  il direttore di una testata televisiva presentava dati sulla immigrazione   che assolutamente non sono percepiti come tali dai cittadini veneti. Per questo motivo crede sia importante sentire la voce di un esperto quale Boldrin. Il problema a suo avviso non è la morale ma la nazionalità. Quello che è successo in Austria deve farci riflettere.

Cortese a suo avviso bisogna lavorare  su cosa sia l’etica che non è una realtà astratta; il massimo dell’etica coincide con il massimo della razionalità. Etica e razionalità coincidono se sono strettamente conseguite.
La politica deve programmare come affrontare il fenomeno, organizzandosi. Certo che i clandestini dovrebbero essere rimandati a casa, ma finché non si riesce a farlo bisogna saperli gestire.

Celin afferma che quanto detto è tutto vero, ma è vero anche tutto il contrario: non siamo capaci di distribuire tutte queste persone perché di fatto restano tutte in Italia. Ricorda che solo il 10% delle persone che arrivano sono profughi che hanno il diritto di restare. Questa marea di profughi  che continuano ad  arrivare alla fine diventeranno una bomba che coppierà perché non si è in grado di assorbirle e dar loro una prospettiva di futuro. Si deve certamente parlare del fenomeno, consapevoli che l’Italia – da sola – non lo può risolvere.

Capogrosso  c’è la necessità di una politica, anche se non siamo noi che dobbiamo farla.

Bertolin ritiene che prima si deve fare un approfondimento interno e poi esporci all’esterno. Si deve approfondire la questione demagogica del titolo che potrebbe essere “fenomeno della immigrazione tra paure e razionalità”.

Urlando pone l’attenzione sul terzo settore in Africa: il lavoro si deve sviluppare nel loro territorio, perché da noi non c’è la possibilità per fare questo. Il problema non è che non li vogliamo ricevere ma che non li possiamo ricevere, perché finiamo di  lasciarli per strada. Le cooperazioni si devono fare nei loro paesi.

Boccotti  concorda che  si debba prima   fare un dibattito al nostro interno.

Toffano evidenzia che nella discussione si sono intrecciati più percorsi. Forse una riflessione interna va fatta. Concorda sulla proposta avanzata da Borga di dividere in due momenti diversi gli argomenti da trattare: etica e politica.
Prima di iniziare i nostri incontri è bene raccogliere un po’ di dati statistici, perché i numeri sono importanti, quindi innanzitutto verificare tra statistica e contesto della immigrazione in quanto tale e poi discutere sull’intervento e le azioni politiche da intraprendere.

Miraglia ritiene che quanto detto è tutto vero. Si deve quindi esaminare il problema che è drammatico e non conosciuto nei suoi dati reali, perché non si può partire senza tenerne conto, e per questo chiederemo aiuto a chi ha studiato la situazione.  Poi il politico ci dirà a che punto è il Governo. Una volta affrontata la situazione conoscitiva si può pensare al secondo incontro dove si potrà parlare delle esperienze.

Toffano capisce che l’orientamento è quello di fare due incontri.

Borga propone che nel primo incontro la  Moretto parli dei dati nella nostra società  e Boldrin faccia l’analisi dei  percorsi immigratori e le eventuali  prospettive.
Il secondo incontro sull’etica dovrebbe far superare gli aspetti emozionali in relazionali .
Crede che sarebbe utile fare i due incontri prima di Natale: ipotizza come date il 13 di novembre l’incontro conoscitivo, il 27 novembre o 4 dicembre il secondo incontro.

Omacini chiede  che chi fosse interessato a far parte del suo gruppo di lavoro lo contatti o lasci telefono ed e-mail in modo da poter organizzare un incontro.
  
L’incontro si conclude alle ore 19.30 con l’impegno da parte dei responsabili dei gruppi di portare avanti il lavoro discusso oggi.

Il prossimo incontro sarà Giovedì 9 novembre alle ore 18.15, al termine del quale si mangerà una pizza tutti insieme.

domenica 8 ottobre 2017

VERBALE RIUNIONE ASSOCIAZIONE “ I POPOLARI” DEL 20/09/2017



Presenti:  Toffano,  Cortese,  Panizzolo, Capogrosso,  Miraglia, Lazzarotto, Malaguti, Saccon, Celin, Boccotti, Busatto, Urlando Clara, Franzin.


Toffano apre la discussione.

Urlando fa presente di aver avuto un incontro con l’Archivista della Querini Stampalia per la catalogazione dei documenti, il cui lavoro è stato impostato. Una volta che i documenti  saranno tutti raccolti si passerà alla scannerizzazione.

Toffano comunica che al momento ha qualche difficoltà nel recupero del materiale di Mira. Propone di cominciare con quanto depositato a Ca’ Tron, prendendo contatti con l’ex sindaco di Roncade, Sartor,  che fu l’artefice di questo deposito.

Cortese ritiene che comunque Ca’ Tron dovrebbe rimanere la destinazione finale di tutta la documentazione.

Toffano si tratta ora di verificare quanto materiale si trova archiviato a Ca’ Tron.
Si può quindi partire sono la sistemazione della documentazione e attivare conoscenze nel territorio per trovare documentazione a livello locale che a suo avviso sarà sicuramente diversa di quella conservata a Ca’ Tron che invece riguarda il livello provinciale.
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Miraglia per il lavoro proposto dal suo gruppo “Quotidianità e immigrazione” fa presente di aver preso contatti, per un eventuale convegno, con Arcangelo Boldrin,  a cui dovrebbe partecipare l’ex ministro Cecile KYENGE.

Saccon si riaggancia all’intervento di Omacini tenuto nell’incontro prima della pausa estiva  per sottolineare che i politici dovrebbero essere portatori di pace, cioè portatori di giustizia.

Panizzolo  ritiene che dovrebbe essere rivisto il concetto di democrazia, di democrazia e potere e i suoi  rischi reali.

Cortese afferma che nel suo ruolo di custode delle memorie, aveva proposto la commemorazione di Vincenzo Gagliardi il 18.6.2018, nel  cinquantesimo della sua morte.
Si incarica a contattare la vedova di Gagliardi per avere il suo consenso.
Ha qualche difficoltà in merito ai relatori, sta pensando a Ciriaco De Mita e Guido Bodrato. Non sarà facile avere la loro disponibilità, ma ci proverà.


L’incontro si conclude alle ore 19.30 con l’impegno da parte dei responsabili dei gruppi di portare avanti il lavoro discusso oggi.

Il prossimo incontro sarà Lunedì 16 ottobre alle ore 18. 

Pensando a Francesco


Care amiche, cari amici dell’Associazione,
anche se  mi rendo conto che la tematica non è direttamente riconducibile alle finalità de “I Popolari” di Venezia, desidero parteciparVi di seguito alcuni piccoli tentativi di “attualizzare” San Francesco nel giorno della Sua festa .
Prendo spunto da episodi della Sua vita: si tratta da parte mia di un  umile “esercizio”, assolutamente “aperto” alla Vostra riflessione e al Vostro commento.

Il compito dei laici credenti
( “Ripara la mia casa!”- 1205 )

Che la Casa del Signore abbia bisogno di continue riparazioni, non c’è dubbio, lo vediamo ogni giorno. E, riparata, è più sicura e più bella. Occorre fare un appello ai “muratori” laici, ricordando  soprattutto la lezione del Concilio ecumenico Vaticano II°. Coraggio! Senza paura! Un po’ del nostro tempo!

L’infermità
( Il bacio al lebbroso – 1205 )

Ci giriamo quasi sempre dall'altra parte quando sulle nostre strade incrociamo un barbone. Fermarsi è poco di moda e non si sa mai.  Però alcune meravigliose creature, specie giovani, lo fanno, nella gratuità!

I lupi della politica
( Il lupo di Gubbio – 1206 )

Ammansire chi? Il lupo o gli abitanti di Gubbio?
Sforzarci di vedere la politica con occhi diversi, per contribuire instancabilmente, ciascuno al proprio livello, a migliorarla. La mitezza politica in luogo della violenza politica: razionale utopia!

La tenacia
( Di fronte a Papa Innocenzo III° nel 2010 e poi di fronte a Papa Onorio III° )

Trovare la strada per giungere al Papa (niente di meno!). Ottenere i buoni servigi. Incontrarsi col Papa. E là, sostenere le “tenaci” ragioni di una scelta “tenace”. Facendolo con una parabola: quella di Madonna Povertà!
Quando davvero, come singoli e/o come gruppo, crediamo veramente in qualcosa di umanamente “alto”, quanta tenacia ci mettiamo per cercare di raggiungere l’obiettivo?


L’accoglienza
(I  tre ladroni di Monte Casale ) 

Bussano alla porta del Convento tre figure losche: chiedono la carità. Sono malfattori noti: vanno cacciati. E’ quel che fa il portinaio. E’ quel che facciamo, solitamente, ciascuno di noi. Ma Francesco no …..
Bussano alla porta dell’Europa (è la Storia! Ci sono le ragioni!). Solo una minoranza sono “briganti”, la stragrande maggioranza è disperata. L’Italia è “brava” e civile, l’Europa finora non  è stata all’altezza!

La pace
( L’incontro con il Sultano Malek-al-Kamil – 1219)

Era da “pazzi”, era impensabile incontrare il Sultano nel pieno sfuriare delle Crociate! Eppure quel Sultano ha richiesto umili consigli a Francesco. Fantasia, coraggio, disinteresse, sapienza, van messi nello zaino per incontri “impossibili” ma assai  benefici, anche “a bassa quota” ed anche di poca importanza.

La vocazione
( Il “gentile cavaliere “ )

Il Signore aveva già “vista” l’anima del  giovane “ Cavaliere “ prima che arrivasse Francesco. I nostri genitori sanno  “vedere”  l’anima dei loro figli e delle loro figlie, cogliendo ed incoraggiando una possibile loro vocazione?  Ed i “consiglieri spirituali” esistono ancora?  Ce la fanno? L’intervento di Francesco (cioè di chi aiuta!) è solo un completamento, ma indispensabile.
  
Il risarcimento
( Sulla strada per Rieti: il vigneto calpestato del Parroco )

Quante volte la gente rovina la nostra “vigna”: ci abbiamo sudato, abbiamo buttato soldi:  ora attendiamo giustamente il raccolto. Ed ecco inimicizia, maldicenza, invidia, egoismo, ecc. la calpestano. Noi ci arrabbiamo a morte e mai, mai  ci viene in mente che il “danno” subìto  potrebbe essere premessa per un eccezionale, successivo  risarcimento.

La sofferenza
( Le stimmate – 1224 )

Cercare di eliminare progressivamente la sofferenza (tutte le sofferenze!) è assai meritorio; pensare di non doversi mai confrontare con la sofferenza è illusorio. Allenarsi a questo non voluto “confronto” è proprio della formazione che si riceve e che ci si dà. Ma non è cosa di moda e le praterie dello sconforto, della depressione anche aggressiva, aumentano progressivamente.

Quale ecologismo ?
( Il Cantico delle creature)

Quale ecologismo? Quello della retorica, quello delle belle conferenze, quello che pacifica la coscienza?
Oppure quello che (sia pure in ritardo) comincia ad “accarezzare” la Terra chiedendole scusa e “costringe” pacificamente i reggitori del mondo (e dell’economia!) a farlo anche loro? Lo sanno che, almeno in Occidente, occorre cambiare “modello”? Perché indugiano?



Venezia, 4 0ttobre 2017
(San Francesco d’Assisi)                                          
 

Renato Omacini

domenica 17 settembre 2017

LETTURE D’ESTATE - EZIO MAURO "la politica senza autonomia"

 A molti non sarà sfuggito l’articolo di fondo che Ezio Mauro ha pubblicato su “la Repubblica” del 14 settembre 2017, col titolo: “La politica senza autonomia”.
Lo riporto di seguito a beneficio di tutti, con un breve commento alla fine ,come avvio di un auspicabile confronto all’interno dell’Associazione.

“Dunque la legge sullo Ius soli non si farà. E così arriva a compimento, per questa fase, quello spostamento di opinione pubblica che lega ormai immigrazione paura e sicurezza, coltivato e concimato da mesi di predicazione dei partiti delle ruspe, senza che la sinistra sapesse opporre una visione diversa del fenomeno, basata sulla realtà dei fatti, mentre il centro rinuncia alla tradizione italiana del solidarismi cristiano, e i Cinquestelle rivelano qui più che mai la loro natura di ibrido politico, con una postura di sinistra ed un’anima di destra. Prima si ingigantisce un allarme sociale, invece di governarlo. Poi i partiti si adeguano a quel clima, senza razionalizzarlo. Infine nascono le misure conseguenti, gregarie, con la politica che rinuncia ad ogni sua autonomia di giudizio, di indirizzo e di responsabilità rispetto al senso comune dominante.
Ci sono certo differenze di metodo, di linguaggio e di tono, nel panorama politico italiano. Ma non c’è una vera differenza culturale, un’opzione responsabile come quella di Angela Merkel, che guidi un’opinione disorientata invece di inseguirla, come se la politica fosse un fascio di  foglie al vento.
Bisogna avere la pazienza di leggere dentro la paura, come fa Ilvo Diamanti. E’ la nuova cifra dell’epoca. Nasce con ogni evidenza dal passaggio di fase che stiamo vivendo, ben più ampio del fenomeno migratorio: una crisi economica che non è un tunnel da attraversare sperando di rimanere indenni, ma un agente sociale che modifica i percorsi individuali e collettivi, le gerarchie, persino i sentimenti (la nuovissima gelosia del welfare), deformando le aspettative di futuro. Una crisi del lavoro più lunga della bufera finanziaria, che per la prima volta produce in alto ed in basso nelle generazioni una vera e propria esclusione sociale, vissuta come l’inedito di una mutilazione della cittadinanza. Un terrorismo che ideologizza la religione riportando gli omicidi rituali nel cuore dell’Europa. Uno scarto tra la dimensione mondiale delle emergenze e lo strumento della politica nazionale , l’unico che il cittadino conosce ed a cui è abituato a rivolgersi. Col risultato inevitabile di una crisi della democrazia che lascia scoperti i non garantiti, producendo vuoto nella rappresentanza, solitudine repubblicana, secessione individuale nell’altrove, che è un luogo frequentato ma immaginario della politica.
Tutto questo di riassume nel sentimento impaurito di perdita di controllo del mondo, di mancanza di ogni governo dei fenomeni. E’ un sentimento da fine d’epoca, quando si smarrisce la fiducia nella storia, si vive ipnotizzati dal male del mondo, si rifiuta la conoscenza e si respinge la competenza perché si privilegia l’artificiale sul reale e si sceglie istintivamente ciò che è nocivo, come diceva Nietzsche, ci si lascia sedurre da motivazioni senza un fine, in un clima di precarietà comunitaria, crepuscolo politico e decadenza civile facilmente abitato da moderni mostri come la fobia dei vaccini o da antichi incubi che tornano, come la bomba. Proprio la fusione tra l’angoscia primordiale e il timore del contemporaneo genera la sensazione che stia venendo meno la stessa concezione di progresso, cioè il tentativo di controllare il divenire del mondo, di superare il limite regolandolo, suprema ambizione della modernità, scommessa costante della democrazia. Come se ci accorgessimo che tutta l’impalcatura culturale, istituzionale, politica, diplomatica inventata per tutelare il complesso sistema in cui viviamo non ci protegge più, perché il meccanismo gira a vuoto. La regola democratica non basta a se stessa.
Naturalmente il venir meno della politica ha una conseguenza evidente nel sociale. Il primo effetto dell’indebolimento di governo è l’autorizzazione spontanea a pensare ognuno a se stesso, liberi tutti. Si sta realizzando la profezia della Thatcher sulla società che non esiste, ma non attraverso l’affermazione dell’individuo, bensì col venir meno di ogni spontanea obbligazione di responsabilità generale, da cui nasce l’ultima forma di solitudine, con lo Stato ed il cittadino indifferenti l’uno all’altro come una vecchia coppia in crisi, con ogni passione spenta. Ognuno sta solo col suo pezzo di destino, esclusivamente individuale. In più il ricco per la prima volta può fare a meno del povero, che intanto è già diventato qualcos’altro in attesa di definizione, perché è finito fuori dalla scala sociale, da una autonoma condivisione di orizzonte che teneva insieme i vincenti e gli sconfitti. Alla fine sotto i nostri occhi sta mutando lo stesso concetto di libertà, che si privatizza in un nuovo egoismo sociale: sono libero non in quanto sono nel pieno esercizio dei miei diritti di cittadino, ma al contrario sono libero semplicemente perché liberato da ogni dovere sociale, da ogni vincolo con gli altri, da ogni prospettiva comune, verso cui ciascuno può muoversi con le sue forze, i suoi meriti e le sue fortune, ma sapendo di non essere solo.
C’è da stupirsi che l’onda alta delle migrazioni, il ritardo multiculturale italiano, l’esposizione geografica del nostro Paese, l’indifferenza dell’Europa abbiano indirizzato verso i disperati dei barconi questo sentimento smarrito, trasformandolo immediatamente in risentimento? La paura cercava un bersaglio capace di riassumere l’indicibile e l’inconfessabile, cumulandoli. Lo “straniero”, il visitatore, il diverso sono già stati più volte al centro di costruzioni ideologiche, menzogne sociali, istinti trasformati in politica. In questo caso la persona ridotta a corpo , il corpo ridotto a ingombro, l’ingombro ridotto a numero, funzionano alla perfezione. Tutto diventa simbolico, fantasma sociale, incubo politico. La dimensione concreta del fenomeno, la sua governabilità su una scala europea e anche su una scala nazionale, non contano più nulla. Non si fa politica sui migranti, ma sulla loro proiezione simbolica, sul plusvalore prodotto dalla paura.
E’ chiaro che alle paure la politica deve rispondere, ma restituendo proporzioni corrette al fenomeno, cacciando i fantasmi con la realtà. E la sinistra deve farlo per prima, se è vero quel che diciamo da tempo e che oggi certifica Diamanti, e cioè che l’inquietudine cresce  nelle zone più deboli del Paese e nelle parti più fragili della popolazione, con gli immigrati percepiti come un pericolo principalmente da chi ha un basso livello d’istruzione (il 26 per cento di “paura” in più di chi ha un livello alto), e probabilmente da chi vive solo, in piccoli centri, magari non è mai uscito dai confini del Paese e si trova un mondo rovesciato nei giardini sotto casa, senza gli strumenti per padroneggiarlo, senza la costruzione di un contesto dove sistemarlo e senza più la speranza di governarlo. La paura, l’insicurezza non sono necessariamente un fattore di ordine pubblico: spesso in questi casi nascono dal timore della rottura dei fili comunitari di esperienze condivise, che basta per farti sentire risospinto ai margini in casa tua, spossessato, geloso del panorama civico abituale, dei riferimenti consolidati, del deposito di una tradizione comune: una piccola rottura della storia domestica. Su questo disorientamento bisogna chinarsi, raccoglierlo, trovare il bandolo di un percorso per uscirne, emancipando i penultimi dalla paura degli ultimi.
Questo è il modo per non lasciare alla destra le parole dell’ordine e della sicurezza, che sono di tutti, in uno Stato democratico. La sinistra ha un dovere in più, perché deve collegarle al concetto di solidarietà e di integrazione che viene dalla sua storia, e risponde alla sua natura. Tenere insieme legalità e solidarietà, ordine e integrazione è l’unico modo concreto per garantire davvero sicurezza e combattere la paura. E’ anche il modo migliore per tutelare la civiltà italiana dei nostri padri e delle nostre madri, invocata a vanvera. Perché era costruita con questi semplici strumenti, non con una ruspa.
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L’articolo di Mauro si pone, per tono e considerazioni, sulla scia dell’intervista da lui fatta a Bauman e raccolta nel libro “Babel” (Laterza, 2015). E’ da un po’ che la pensa così! Ed anche questa volta (così come ormai, purtroppo, quasi tutti gli studiosi e gli intellettuali) diagnostica bene ed indica terapie giuste, ma  che restano solo  teoriche e di principio, come ad esempio il coniugare legalità e solidarietà. Non si dice il “come”.
Perché la politica rinuncia? Perché c’è mancanza di governo dei fenomeni? Muta il concetto di progresso, muta quello di libertà. Ed allora? Perché non si ritrova il “bandolo”? Provo ad indicare –con ogni doverosa prudenza – alcuni motivi riferiti in special modo all’Italia. Perché i rappresentanti politici ai massimi livelli hanno, nella stragrande maggioranza dei casi e colpevolmente, tutt’altro a cui  dedicarsi.  Perché non si vedono in giro tre-quattro leader capaci di pensare concordemente in grande.  Perché le cose sono obiettivamente più difficili di un tempo. Perché il “gioco” è passato di mano:  alcune corporazioni economico-finanziarie ed alcune multinazionali  lavorano, su scala mondiale, anche senza parlarsi, per lo status quo che fa loro comodo. Perché l’insegnamento della Chiesa (espresso su questi temi nel corpus della sua dottrina sociale)  è conosciuto ormai solo da “cento” persone in Italia e tenta di essere applicato   “politicamente” forse da “dieci”.
Da queste considerazioni - da trattare con ben altra competenza , se interessanti, -  possono derivare   (salvo  che per il problema dei leader che non si creano da un momento all’altro)  alcune “terapie” da porre insieme ad altre “risposte” ai tanti “perché”, con una autodiagnosi del sistema-Paese e del sistema-Mondo che non può che essere, a mio parere, spassionata e chirurgica.  E  noi, “granellini”, c’è qualcosa che possiamo concretamente fare?


Venezia, 16 settembre 2017  
 Renato  Omacini

RIFLESSIONI D’ESTATE - IL PARADOSSO DEL MURO


Carissimi/me,
ecco, di seguito, il testo di una riflessione che Vi partecipo per eventuali considerazioni comuni ;  riflessioni e confronti che, come nel costume della nostra Associazione, devono  restare politici (di politica culturale)  e non partitici.

Desidero esprimere – il più asetticamente possibile e rimanendo sul piano di quelle che a me paiono delle constatazioni - quello che a me sembra ormai un dato di fatto: l’Occidente (ed anche l’Italia, magari con modalità sue proprie) si sta avviando verso regimi di destra più o meno autoritari. Si sia favorevoli, o contrari, od indifferenti, ormai è solo questione di tempo per lo svolgersi ed il completarsi  di un processo iniziato  dopo la caduta del muro di Berlino (paradosso dei paradossi!), ma che aveva per così dire scaldato i motori col reaganismo negli anni Ottanta e col thatcherismo negli anni Ottanta ed oltre.
Il motivo, complesso in sé, alla fine è però anche  semplice: troppi errori e perduranti negli anni da parte delle diverse formazioni politiche nelle varie realtà in cui hanno rispettivamente governato. Dunque ad un certo punto, come la storia insegna, scoppia la reazione. Reazione dal basso ( indotta e spontanea al tempo stesso), per avere principalmente più ordine, più sicurezza, più lavoro e più identità.
Tali nuovi regimi, all’inizio “morbidi”, dovranno poi “per forza” diventare più   autoritari; già alcuni autorevoli leader mondiali vanno dicendo del resto  che ormai la democrazia “è un lusso” e la violenza verbale è entrata sempre più nel comune lessico politico.
L’immigrazione non  adeguatamente governata  (intra ed extra europea ed americana) è, credo, il formidabile fattore di innesco di questa nuova importante direzione di marcia, come lo sono alcune grandi organizzazioni economico-finanziarie con i loro “pensatoi”,  come lo è, naturalmente, il terrorismo internazionale, come  lo è stata la pluriennale crisi economica che speriamo alle nostre spalle.  Le organizzazioni criminali  stanno per ora a guardare.
Di fatto, la  gente comune  non può aver paura di salire su di una metropolitana, di andare allo stadio  o al supermercato o in discoteca o in un parco pubblico. Quanto ancora dovrà patire la gente, specie in certi Paesi, per una burocrazia opaca, lenta ed approssimativa? Per una giustizia che in non rare occasioni è forte con i deboli e debole con i forti? La gente è stanca di sentire da chi governa (di qualsiasi estrazione) discorsi “irresponsabili” nel senso etimologico del termine, di chi, cioè, tende a chiamarsi sempre fuori o a scaricare sugli altri. Discorsi anche che  demonizzano pesantemente chi la pensa diversamente, lasciando poco o per nulla spazio alla libera dialettica democratica.
Non si sopportano  più gli eterni muri di gomma tra i quali si è sbattuti, né i call-center che funzionano una volta su quattro. Si potrebbe continuare senza, credo, essere  questo dei qualunquisti o dei  populisti: sono cose reali, quotidiane, sotto gli occhi di tutti.
Troppi, troppo soventi ormai  questi fatti: la loro somma e la loro concatenazione porta diritta-diritta, ritengo, a  regimi di destra (a varia intensità), regimi che gradatamente la stragrande maggioranza dei popoli accoglierà, per varie ragioni, come benvenuti.
E’ stato così  nel passato e sarà questo un dato di fatto che caratterizzerà almeno una parte del XXI secolo e che sfuggirà di mano alla più parte dei  governanti: dovuto alla forza delle cose,  dovuto a quel che si è nel tempo “seminato” o non “seminato”. Tutto ciò  durerà un periodo più o meno lungo e poi la macchina della storia cambierà di nuovo giro. Gli insegnamenti della storia?  Pochissimi per non dire purtroppo  inesistenti, come lamentavano già gli antichi.
Che voto dare, con linguaggio scolastico, per esempio e per restare in Italia,  alla  Sinistra, al  Centro o alle varie “Formazioni-col-trattino” che hanno governato e che governano il  Paese e gli  Enti locali?
Intendiamoci: ci sono cose buone fatte, nei diversi Paesi, da Governi e Parlamenti di diversa estrazione, quando autenticamente riformisti sul piano culturale e su quello politico. Ma, nel complesso e nel lungo periodo, ritengo che abbiano  un peso di gran lunga maggiore, come detto, le carenze (di “visione”, di realizzazione, di comunicazione e di autocritica). E’ certo anche che da noi come  nel mondo ci sono molte cose buone e positive: nel pubblico, nel privato, nel privato-sociale, nel volontariato, ecc. : il non considerare le une e le altre sarebbe un  errore d’analisi anche storica.
  Quale è stato e qual è  però, nell’insieme, il  peso “politico” di tutto questo? La sua caratura anche culturale, il  suo influsso comunicativo,  il suo riverbero elettorale, la sua “pedagogia”  a livello di macro-sistemi?

   

Venezia, 14 settembre 2017
Renato  Omacini

lunedì 4 settembre 2017

VERBALE INCONTRO ASSOCIAZIONE “I POPOLARI VENEZIA 15 GIUGNO 2017


TOFFANO: dopo il saluto di benvenuto ai presenti, spiega perché ritiene importante  l’incontro di oggi .
Ricorda di aver accettato – a dicembre 2015 -  l’incarico di portare avanti l’Associazione dei Popolari, con riserva,  perché voleva capire e vedere cosa si poteva fare, non era ed è di suo interesse portare avanti solo ricordi del passato.
Ora, dopo un anno e mezzo di attività, si è capito che quanto si è fatto in questo lasso di tempo non può bastare.
Le attività che si sono portate avanti hanno avuto degli attori, ma i più sono stati spettatori.
Ritiene che chi fa parte della Associazione debba essere “un attore”. Ecco spiegato il perché di questo incontro, si deve essere attori di ciò che ci si propone di fare.
Inoltre il nostro fare deve essere meno improvvisato e non dispersi in mille rivoli.
Si deve fare un salto di qualità, recuperare energia, avere idee più strutturate e meno improvvisate.
Con alcuni di voi ci siamo visti, e si è valutato quello che potrebbe essere il percorso di lavoro di oggi.
La prima mezz’ora dovrebbe essere una “rinfrescata”, cioè dire chi siamo, la nostra forza sta in queste radici, dove ognuno di noi può intervenire.
Poi ci si dovrebbe suddividere in 3 gruppi di lavoro. Marino Cortese ha inviato un report sull’argomento che è stato spedito a tutti e che può essere utile per la discussione.
Ogni gruppo di lavoro dovrebbe ipotizzare più iniziative da portare avanti nel futuro come Associazione.
Si raccomanda che il gruppo  si concentri su poche iniziative.
Infine, alle 19, ci si ritroverà in assemblea per ipotizzare un programma su quanto emerso dai vari gruppi.
Nella discussione si potrà avere la testa in cielo, ma i piedi devono essere per terra, perché la operatività fa la differenza, anche se il pragmatismo deve fare la sua parte.
Verso le 19.30-20,00 si cenerà tutti insieme, potrà essere un modo di parlare del più e del meno, ma anche per dare un senso di comunità.
Conclude invitando tutti a visitare il Blog della Associazione (www.ipopolarivenezia.it)  e a portare il proprio contributo.
Ringrazia Renato Omacini per il lavoro che arricchisce il nostro Blog.
I presenti sono:
Dino Lazzarotto, Renato Omacini, Busato Luigino, Romeo Saccon, Giancarlo Boccotti, Elda Gasparini, Giampietro Capogrosso, Marino Cortese, Nino Celin, Francesco Borga, Remigio Danieli, Claudio Bertolin, Gino Panizzolo , Renato Barbagiolo, Luciano Ursella,  De Toni Ubaldo, Margherita Gasparini, Anna Maria Miraglia, Gianfranco Botter , Francesca Franzin, Bruno Malagutti, Clara Urlando.

OMACINI: ringrazia l’arch. Toffano,  per aver organizzato questo  momento assembleare.
E’ una salutare pausa di riflessione che ci  si concede, schiacciati come si è, di solito, dalle ristrettezze di tempo.
Il tempo veloce (accelerato) di questa nostra epoca porta con sé  - lo si sa  – il rischio di rendere più difficili gli approfondimenti sulle cose e sugli avvenimenti. E così, generalmente,  “pensiamo” troppo poco; in dipendenza di ciò, sovente confondiamo anche le cause con gli effetti.
Afferma che  il nostro discernimento di laici credenti che amano la politica  può appannarsi.
Assecondiamo inconsapevolmente, in tal modo, a mio avviso,  il disegno di chi, oggi come ieri, prospera sul non-pensiero della collettività (il “demos”); lo pone come proprio obiettivo per aver le mani libere di confezionare progetti politici oligarchici ed elitari. Gli esempi non mancano.
Ma non è questa, certo, la lezione dei Fondatori del Popolarismo!
Riandrò ad essi (anche senza citarli volta a volta) in questa breve introduzione; mi rifarò, in particolare,  a quanto abbiamo approfondito negli incontri dedicati ad alcuni di loro nei primi mesi del 2015.
Proporrò – aperto evidentemente ad ogni successivo confronto – un possibile percorso di riflessione, procedendo, un po’ schematicamente, per “titoli”.

L’incarnazione La nostra Associazione dove opera? A Mestre. Quando? Nel 2017,
Ecco il “qui ed ora”, le coordinate spazio-temporali che storicizzano l’esserci della nostra  Associazione che, mediante il nostro povero contributo, si fa, pur tuttavia “carne” ed “abita tra gli uomini”.
Dalla Grande incarnazione (Gv 1, 14) Quanto detto è la conseguenza della Grande Incarnazione di cui parla Giovanni (“Et Verbum caro factum est  et habitavit in nobis “ – “ Kai  o  Lògos  sàre  eghéneto  kai  eschénosen en  emìn “); essa genera le Piccole Incarnazioni (di prima e di dopo Cristo) che hanno fatto, fanno e faranno la Storia. Passaggi obbligati –anche se non sempre ce ne rendiamo conto – verso la Resurrezione di tutti (Mc 20, 37-39).
La nostra Associazione Anche la nostra Associazione può essere, nel XXI° secolo, manifestazione (epifania) di una tra i miliardi di “piccole incarnazioni”.
Si potrebbe forse laicamente dire: “…et doctrina caro facta est et habitavit in urbibus nostris “. Ma una “dottrina” sana, come quella trasmessaci, tra gli altri, dai Fondatoti del Popolarismo.
Con quali “occhi”? Con quali “occhi” questa piccola incarnazione vede il mondo?
Secondo l’insegnamento dei Popolari, con sguardo teologico, per un umanesimo integrale  (rivedi, per esempio, l’insegnamento di Jacques Maritain in “Primato dello spirituale” ed in “Umanesimo integrale”, e quello di molti altri pensatori credenti.).
Nel testamento spirituale di Paolo VI° c’è scritto tra l’altro: “…Non si creda di giovare al mondo assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo”. E’ profondissimo!
“ Ordinare le cose secondo Dio ” (compito precipuo e specifico dei laici credenti, secondo il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo), vuol dire toglierle dal dis - ordine (vuol dire contribuire a ridurre il peccato, le “strutture di peccato” del mondo, come diceva il Papa Giovanni Paoli II°).
E, con particolare riferimento alla Politica, cosa può significare “ordinarla”?
Può significare, per esempio, passare dalle “fratture” e dalle “scissioni” a maggior unità; può significare “umanizzarla” di più; può significare “riposizionarla” secondo una più appropriata struttura gerarchica dell’esserci (come singoli  e come comunità),  può significare studiarla ed “amarla” di più!
E’ uno sguardo “esclusivo”? Certo che no! E’ complementare ad altri “sguardi” su cui operare, col dono dello Spirito (il Sacramento della nostra Confermazione che agisce continuamente!) un continuo “onesto” discernimento. E’ anche uno sguardo plurisettoriale, per esempio, applicato, in particolare alla Politica (e al connesso concetto di Potere).
Che caratteri ha questa complementarietà? E’ una complementarietà che si “ incarna ” in una dimensione di rispetto reciproco, di reciproca autonomia, di “fortezza” anche (uno dei sette doni!) e che, per noi laici credenti, riconosce sempre le proprie radici teologiche. E’ un circolo virtuoso: la teologia che si fa politica e la politica che si fa teologia.
Quando “funziona”?  Quando il meccanismo “ funziona ”? Quando c’è armonia, come del resto avviene in tutto il creato ( in cui, non dimentichiamolo, l’uomo è solo una “canna”, ma, con Pascal, una “canna” che pensa!).
E quando invece si “ inceppa ”? Quando c’è o spiritualismo (disincarnazione) o immanentismo. Due forme, cioè, opposte, di “piccole incarnazioni difettose” che più volte si sono viste nella Storia dei Popoli ed in quella della Chiesa.
E questi “occhi” dove possono posarsi? In alto : verso la Trinità (rinnovando i Sacramenti! ).In basso : “in urbibus nostris” (almeno in quelle che meglio conosciamo, nel nostro Occidente).
 E qui si può inserite il vasto tema delle “ Città “ (cfr. per esempio gli interessanti incontri del 2015  sul libro di Giona e su Ninive città-paradigma; oppure recupera la problematica su “Babele” di ieri e di oggi, ecc.).
E quali possibili “criteri” nel discernimento/incarnazione?
Come possono essere, in particolare, le nostre “ Città ”?
Gerusalemme terrestre? Città dell’Armonia? Città del Sole? Città dell’Uomo? Città delle Cose e del Consumo? Città virtuali?  Città  dell’Indifferenza? Ecc.
E nelle nostre Città, come “lavora il Popolo?
Quanto frequenta (e come) il Popolo  le “ Piazze ” delle nostre Città?
In quali “ codici ” si riconosce oggi il Popolo nelle Città (Popolo, come “grumo di incarnazione”)?
E quale discernimento serve per le Piazze virtuali?


E con quali piccoli suggerimenti concreti (ispirati al Popolarismo)?
Su differenti piani, quali ad esempio:
quello urbanistico e dell’ambiente;
quello  dell’offerta di svago e di riposo;
quello  del “Welfare”;
quello  della domanda e dell’offerta formativa;
quello  dei rapporti internazionali;
quello  della domanda e dell’offerta di lavoro;
quello  della “Bellezza” (un modo, tra gli altri, per cantare a Dio!);
quello dell’economia,  della finanza e del credito.
Si potrebbe  naturalmente continuare.

SACCON: ritiene sia il caso di fare una riflessione su come siamo e dove andiamo, andare alla memoria per trovare l’identità. Oggi ritrovare memoria significa ritrovare l’identità. Che fa l’uomo pensante se non c’è identità e non c’è la capacità di pensare?
La memoria ci richiama alle nostre radici. Un uomo senza radici non ha storia. Le radici nascono da una storia che noi cattolici impegnati in politica dobbiamo riscoprire sempre: dal 1800 , alla caduta del fascismo fino ai giorni nostri. Personaggi come Toniolo, Donati, Lazzati, Dossetti, Moro  affondano al loro passato, per questo hanno costruito.
Ha avuto l’impressione che si avesse timore di affrontare alcune realtà della vita politica nostrana, paura di toccare delle suscettibilità. Diceva S. Agostino (confessioni – cap. X) come il ricordo sia fondamentale per ricostruire, per riscoprire terra, cielo, mare, me stesso per quello che sono stato e sono. E’ una realtà a cui fare riferimento.

CORTESE: Ha molto apprezzato i due interventi introduttivi, completo quello di Omacini, stimolante quello di Saccon, che hanno delineato una precisa piattaforma di pensiero e di azione: questo è il binario su cui ci dovrebbe muovere.
Afferma che il popolarismo è stato un movimento concreto, sociale, politico, culturale, che ha segnato nell’epoca contemporanea realtà forti e ha inciso negli scorsi due secoli nel farsi della vicenda politica mondiale, apportandovi un contributo del tutto originale. La nostra associazione si ripromette di studiare questa storia, divulgandone la conoscenza, e di promuovere una attività di riflessione e di ricerca che metta in relazione i valori fondanti del popolarismo storico con i problemi del tutto nuovi della società contemporanea.
 Crede sia impensabile che i grandi movimenti del passato, al di là dei loro pur tragici errori, abbiano perduto la propria  forza propulsiva, che invece si ritrova nelle eredità culturali, nelle pulsioni sociali, nel lessico, nelle sensibilità che ancor oggi connotano la vita civile.
L’illuminismo e il mondo cattolico e le loro derivazioni ideologiche hanno oggi perduto molto del passato feroce antagonismo, che ha conosciuto pagine anche sanguinose fino almeno alla metà del Novecento: queste identità forti, però, permangono nella cultura contemporanea, che anzi registra nei decenni più recenti, sullo scenario mondiale, una forte rivalutazione del pensiero liberale e del capitalismo borghese, quasi in parallelo alla fase calante del movimento socialista.
 Per i cattolici che vogliano contribuire alla vita politica del loro Paese non è possibile prescindere dalla loro storia, dal deposito di pensiero e di dottrine politiche e sociali, di esperienze concrete di impegno e di assunzione di responsabilità accumulato in un paio di secoli: partire da zero sarebbe dissennato e illusorio, anche se deve essere ben chiaro che le forme storiche in cui tale impegno è maturato appartengono, nel bene  e nel male, ad un passato che non esiste più. La continuità storica del movimento popolare deve oggi fare i conti con un mondo totalmente trasformato, unificato, all’insegna della tecnologia e della globalizzazione. Il pensiero politico e sociale e l’azione dei cristiani, che ormai sono disseminati nella multiforme realtà delle formazioni politiche democratiche, devono costituire per queste un contributo importante, denso di valori e di speranze,  che nel dialogo continuo e nella simbiosi con le altre correnti di pensiero, rappresenta qualcosa di altamente originale e significativo.
 Per questo, a suo avviso, l’associazione, in parallelo al culto della storia deve procedere alla elaborazione continua di confronto tra la visione cristiana della storia e le concrete scadenze dell’attualità.
 Sulla scorta di queste riflessioni ha predisposto un piano di lavoro con un orizzonte di medio periodo, da tre a cinque anni, secondo i caratteri propri dell’associazione, cioè secondo la sua natura culturale, che non deve comunque mai assumere le forme, anche larvate, di un movimento politico, che viene sotto riportato:

Proposta per un programma di lavoro di medio termine (3 – 5 anni) per l’associazione “I popolari Venezia”

Le idee
Si tratta di ricapitolare, e approfondire, in modo sistematico l’insieme delle filosofie politiche e sociali che sono state e devono continuare ad essere le basi di pensiero e il sistema di valori che costituiscono il “popolarismo”, il movimento che è nato verso la metà dell’Ottocento in Europa e che ha dato vita ai grandi partiti democratici cristiani e alla sterminata rete di organizzazioni economiche e sociali fortemente radicate nella vita quotidiana della realtà popolare, in contraltare con la rappresentazione politica della borghesia e la tutela meramente capitalistica dei suoi interessi economici.
Lo studio dovrà riguardare la rilettura del grande corpo di insegnamenti derivanti dalla dottrina sociale della Chiesa, fino ai recenti documenti di Papa Francesco, ma anche  il recupero delle riflessioni di grandi filosofi cristiani e del pensiero di rilevanti personalità politiche, da Rosmini a Toniolo, a Murri, Sturzo, Mounier, Maritain, De Gasperi, Dossetti, Lazzatti, Mazzolari, Milani, La Pira, Moro. Il tutto, naturalmente, nel quadro di una analisi storico-critica del contesto in cui tale pensiero è maturato.
La storia
Questo filone si occuperà dell’azione concreta del movimento popolare, sia sul piano politico che su quello economico e sociale, soprattutto in Italia. Il comportamento politico dei cattolici di fronte al Risorgimento e all’unità nazionale, l’opposizione ai governi liberali, i rapporti con la sinistra, la partecipazione attiva all’amministrazione degli enti locali. Le scelte rispetto ai grandi eventi nazionali: la Grande Guerra, il Fascismo, la seconda guerra mondiale e la Resistenza, la Repubblica, la guida dello Stato attraverso la Democrazia Cristiana e le grandi riforme in senso popolare e democratico di cui è stata protagonista e l’apertura internazionale. Il rapporto con il Partito Comunista. Si dovrà anche dedicare adeguato spazio all’azione sociale dei cattolici nel sindacato, nelle organizzazioni di categoria, nella cooperazione, nel giornalismo, nelle banche popolari e nelle casse rurali, nella scuola, nel volontariato.
Una sezione di questo lavoro dovrà riguardare la realtà veneziana, documentando cos’è stato il popolarismo in questo territorio e ricordando le grandi figura politiche e sociali che l’hanno impersonato.
L’attualità
Per non disperdersi in mille rivoli e inseguire necessariamente le questioni del momento, sarà opportuno darsi delle linee di impegno continuativo sui grandi temi del nostro tempo e sui programmi politici dei partiti italiani.
L’assetto dello Stato, la Costituzione, il regionalismo, le autonomie locali, i corpi intermedi, la Giustizia, la Pubblica Amministrazione.
Lo scenario internazionale, il governo mondiale, l’Europa, i rapporti con il mondo islamico, l’immigrazione, la pace.
La politica economica, la stabilità finanziaria, lo sviluppo e l’occupazione, la politica fiscale.
Il governo del territorio. Le politiche ambientali.
La tutela delle fasce deboli, la politica sociale, il sistema sanitario, il sistema previdenziale, i servizi pubblici, il sindacato.
La scuola e la cultura.
I diritti civili.
Le annotazioni precedenti riguardano indicazioni di carattere generale. Sarà opportuno costituire tre gruppi di lavoro, guidati da altrettanti coordinatori, che meglio definiscano queste tematiche, proponendo un calendario di iniziative su base triennale, individuando le modalità di lavoro, che possono consistere in gruppi di studio, corsi di formazione, pubblici dibattiti, commemorazioni.
Naturalmente tutte le proposte dovranno essere sottoposte al vaglio dell’assemblea dell’associazione.

MIRAGLIA: bella la riflessione profonda, nella quale molti di noi si riconoscono. Noi veniamo dal mondo cattolico, dove non tutto andava liscio, c’erano molti conflitti, però le parole di verità sono quelle che ci motivavano e per quello vorremo fare di più.
Esprime una preoccupazione: come noi abbiamo forza, capacità, intelligenza e spregiudicatezza di tenere valide queste cose del passato e come si può essere capaci di tradurle in un mondo completamente diverso, perché logiche e panorama sono diversi. Globalizzazione, strumentalizzazione, comportamenti diversi. Oggi il confronto è spesso vuoto e superficiale, ma molto forte a causa della televisione e dei  mass- media, ma è con questo  che ci dobbiamo confrontare. Spesso ci scappa di mano è imbastardito. Tradurre oggi quanto detto, liberarsi nella attualità nella capacità di trasmissione.
Potremo fare una piccola cosa, come detto da Omacini, valore delle cose, realtà diversa, capacità di farci capire e trasmettere.

DANIELI: condivisibile quanto evidenziato, però bisogna guardare la situazione attuale che è peggiorata in tutti i sensi.
Il nostro tempo avrebbe dovuto essere migliore con la caduta del fascismo (?), del comunismo ecc…
Ma ora tutto è basato sulla finanza.
Bisogna saper dare un indirizzo,
Guardiano le città ora: nel veneto in particolare quasi tutto è in mano alla Lega, non siamo più riferimento e non abbiamo proposte che la gente accolga. Dobbiamo invece saper fare proposte e cominciare a ricostruire.
Una volta la pastorale sul lavoro era un riferimento, ora non più, dovremo riuscire a trasmettere qualcosa che tolga l’uomo dal subordine che lo trascina.

TOFFANO: oggi la diseguaglianza non fa più notizia. Si potrebbe recuperare l’umanesimo di Olivetti ed anche di Andreatta.

BUSATO: a suo avviso c’è un aspetto da affrontare per non sentirsi troppo soli. Chi oggi fa come noi queste riflessioni? Dovremo cercare delle alleanze, avere occhio attento, seguire filoni, avere alleati nel mondo cattolico e sociale che rifletta su ciò e fare le cose assieme.
Al di là di qualche personaggio vedo poco pensiero, mentre in passato le parrocchie facevano riflessioni su questo tema.
TOFFANO: sottolinea che questa Associazione è apartitica ma è politica. La sottolineatura di Busato va tenuta in considerazione anche operando delle scelte, guardando dove si va ma anche da dove si viene. I problemi sono tanti ma bisogna mobilitarsi nel sociale e tessere alleaze virtuose, come suggerito da Luigino.

LAZZAROTTO: fa una riflessione più realistica partendo dal fatto che molto spesso abbiamo una gestione politica che è portata avanti da un gruppo dirigente improvvisato.
Valutazioni: non essendoci per noi possibilità di agire in primis, come possiamo andare all’esterno. Visto che alle riunioni siamo sempre e solo noi, come possiamo utilizzare le nostre conoscenze ed esperienze per fare qualcosa per le nostre città: Dobbiamo trovare strumenti per incidere all’esterno.

TOFFANO : afferma che quello che ora può sembrare un gap può invece essere una risorsa. Viviamo questa situazione per nostra volontà, nessuno ci ha cacciato. Abbiamo disinteresse pratico di fare politica: Questa situazione ci avvantaggia e ci rende liberi da meccaniche veicolate. Tutti noi abbiamo “sapere” per il nostro vissuto, possiamo donarlo con disinteresse e questo ci rende forti oltre che liberi.

CAPOGROSSO: Omacini ha inquadrato positivamente i nostri “punti di riferimento”.
Ho riflettuto in questi giorni su un intervento di Ratzingher  quando era cardinale che sostanzialmente diceva come la cornice europea, dall’illuminismo ad oggi sia profondamente cambiata dal punto di vista ideale questo significa il processo di secolarizzazione, che ha portato a misurare la storia  non più da una idea di Dio e della persona ma da fattori pratici quali la finanza e l’economia.
Dobbiamo essere coscienti che la nostra visione del mondo viene considerata ora fuori mercato.
Su questo punto dobbiamo confrontarci, il mondo va in un’altra direzione. Quello che legittima il potere dello stato diventa arbitrio delle volontà delle maggioranze, questo però non è una garanzia che si ottenga il bene comune. La volontà dei più non sempre la soluzione migliore.

TOFFANO: si riferisce a riflessioni passate, fatte con De Toni e Omacini: bisogna essere sentinelle del passato. Vi sono periodi in cui viviamo nella notte, ma non bisogna aver paura e, visto che siamo liberi possiamo appunto essere sentinelle nella notte.

DE TONI afferma che gli strumenti ci sono: Quale pratica e quale disegno dipende dalla cultura dei mezzi  di comunicazione. Il Web sorpassa un altro Web perché più veloce.

CAPOGROSSO:  esprime una riflessione personale: Egli non ha fatto esperienza all’interno della DC. La sua esperienza non era politica ma del cristianesimo che si è lasciato richiamare dai Vescovi  i quali hanno detto: cristiani impegnatevi in politica. Ed egli ha risposto.  La sua esperienza non è fondata sui personaggi  e conosce poco. Il suo inizio è stato verso il Partito Popolare e quando, come popolari, il partito si è chiuso si è ritenuto di non far venir meno l’esperienza da questi acquisita.
Oggi il pensiero dei popolari e cattolici in politica non trova riscontro perché la politica non distingue; si sperava come cristiani di poter essere il lievito, non si è  avuta questa capacità. Certamente si  può continuare a predisporre un ragionamento di come il cristiano debba leggere i tempi attuali. Si deve riuscire   ad offrire agli altri, a prescindere, un pensiero, una riflessione per la vita sociale di tutti a Venezia, nel Veneto, in Italia.

TOFFANO: Sottolinea  “per tutti”, non un  cenacolo, quindi oggi si è qui per attivare alleanze.

CELIN:  prende spunto dall’ultimo intervento, la finalità è quella di attivare alleanze. Quanto si sta facendo non si deve  limitare al convegno, il convegno deve fare uscire l’idea di chi siamo. Ora ci si troverà in gruppi a discutere su alcune proposte, però la finalità deve essere questa, anche usando il blog, dove si potrebbe intervenire con  commenti politici sui fatti attuali e sulle iniziative che la politica dovrebbe prendere.

GASPARINI Margherita : Condivide tutto. Porta la sua esperienza nel Movimento Politico per l’Unità (dei Focolarini di Chiara Lubig) dove una parte di loro lavora in politica e potrebbero essere, in questo senso, nostri alleati. Essi lavorano con l’obiettivo di essere pronti al dialogo all’interno della politica, fanno scuola di formazione con lo spirito dell’unità (sottolinea il concetto di avversario e non nemico). Sono usciti con battaglie concrete, esempio la battaglia contro il gioco d’azzardo. Questo Movimento attua delle politiche di convergenza e da questo potremo anche prendere utili suggerimenti sul da farsi .

TOFFANO:  Propone quindi di suddividersi in gruppi di lavoro:
-          Omacini  sarà il referente per “il pensiero”
-          Cortese  sarà il referente per “la storia”
-          Miraglia sarà la referente per “la quotidianità”

GRUPPO  “Il pensiero”

OMACINI Fa presente, in sintesi,  il lavoro svolto dal suo gruppo di lavoro su “Il pensiero”
-          Sono stati enucleati una quindicina di temi da trattare o come formazione interna all’Associazione, o in forma di incontri o convegni esterni.

           Tra di essi sono stati scelti tre argomenti:

          “ il Popolo: storia, filosofia e sociologia nei secoli “

         “ la Democrazia Cristiana ed il bicchiere tre quarti pieno “

         “ la democrazia ed i volti del potere “

-          E’ stata poi individuata, con una decina di titoli, una serie di possibili letture-guidate.

-          E’ stata proposta la fattibilità di un piccolo “Osservatorio” (con gli “occhi” dei Popolari) su alcune importanti leggi  e rilevanti deliberazioni o atti della Regione Veneto, della Città di Venezia e di altre Istituzioni.

-          Si è auspicato un approfondimento dell’Associazione per una campagna divulgativa del suo operato, specie nei confronti delle scuole.

GRUPPO “La Storia”

CORTESE fa presente, in sintesi, quanto emerso nella discussione del suo gruppo di lavoro sulla “Storia”.
Il programma ha un carattere a-temporale, perché la sua attuazione dipende dalle concrete possibilità operative dell’associazione e abbraccia tre versanti.
1)Fare un lavoro di ricerca e documentazione sulla Democrazia Cristiana in provincia di Venezia (l’archivio della D.C. è andato perduto,in seguito ai vari traslochi). Ciò consisterà nella raccolta degli archivi personali degli iscritti, estendendo la ricerca in tutte le realtà del territorio provinciale. Il materiale originale rimarrà di proprietà delle singole persone, se queste lo desiderano, ma verrà digitalizzato e catalogato. Si verificherà anche la consistenza del materiale esistente a Ca’ Tron, dove alcuni amici hanno già conferito in passato la loro documentazione.
2)Predisporre un annuario dei “quadri” della D.C. della provincia di Venezia, dal 1945 al 1994, anno in cui la D.C. si è sciolta. Esiste al riguardo la possibilità di appoggiarsi ad un docente e a una ricercatrice dell’Università di Padova. L’annuario dovrà contenere i nominativi di tutti i segretari di sezione, comunali e provinciali del partito, la composizione degli organismi provinciali, i nominativi dei dirigenti regionali e nazionali espressi dalla provincia di Venezia. Inoltre i Sindaci e i capigruppo dei Comuni del territorio, la composizione del Consiglio e della Giunta comunale di Venezia e della Provincia. Le fonti saranno prevalentemente gli archivi degli enti locali e i giornali.
Una serie di iniziative pubbliche: la rievocazione di alcune personalità significative della D.C. veneziana, a partire da quelle di Vincenzo Gagliardi, di cui ricorre il cinquantesimo della morte nel giugno del 2018 e di Giovanni Ponti. Un dibattito su “I cattolici veneziani e la Resistenza”. Nel gennaio del 2019 la celebrazione del centenario della fondazione del Partito Popolare italiano, nel quadro anche di eventuali iniziative di carattere nazionale. Un dibattito sulla Costituzione, per sottolinearne i valori e l’attualità e decantare le polemiche relative alla mancata e discussa riforma

GRUPPO  “LA QUOTIDIANITA’”

MIRAGLIA  espone il lavoro del suo gruppo.
Si è fatta una riflessione su quanto sia difficile, nella società di oggi, capire chi ha in mano le decisioni e chi siano i protagonisti. Si pensa sia la finanza, ma si dovrebbe indagare meglio su questa difficoltà.
Concetto dicotonia: molte persone che nella società individualmente svolgono ruoli positivi  poi nella società si muovono in modo completamente opposto.
Potere decisionale: democrazia partecipata che viene messa in difficoltà
Due argomenti sui quali impegnarsi se si ritiene opportuno: immigrazione, ambiente.
Si vorrebbe cominciare dalla immigrazione, come si vive questa enorme “mutazione genetica” della società. Questo andrebbe pensato e strutturato nella forma opportuna.
Tema ambiente collegato a livello internazionale con il movimento dei popoli.

Conclusioni operative:
Gruppo “Il pensiero” :
-          Elementi di approfondimento interno ed esterno;
-          Lavorare tutti;
-          Democrazia e potere;
-          Letture
-          Osservatorio su delibere e leggi

Potrebbe esserci la riflessione su un libro e un commento ragionato su  delibere e leggi, prodotte da Stato Regione ed Enti Locali.
Gruppo “La quotidianità”
-          Immigrazione;
-          Ambiente-territorio

Romeo TOFFANO conclude l’incontro ricordando che  tutti noi abbiamo gli spunti operativi su cui riflettere per definire operativamente il programma di lavoro della Associazione.

E’ ipotizzabile un incontro operativo per calendarizzare iniziative e temi per la seconda quindicina di settembre.