venerdì 10 aprile 2015

RIFLESSIONI SU DON GIUSEPPE DOSSETTI Contributi di Romeo Saccon e Giancarlo Boccotti


APPUNTI SU UNA RELAZIONE DEL 1994 SVOLTA A PORDENONE
PRESSO IL CENTRO DIOCESANO “MADONNA PELLEGRINA”
di Romeo Saccon


I – Dossetti nasce nel 1913 e la sua prima infanzia subisce le conseguenze di un mondo segnato dalla miseria, povertà e umiliazioni, nel quale si rende palese la scarsa solidarietà sociale. Nonostante l’età percepisce le tragedie della guerra 15-18. Entra al Ginnasio nei giorni della Marcia su Roma e nella sua adolescenza matura l’impressione, come lui stesso racconta, che “quell’evento non sia che una grande farsa, favorita da una grande diseducazione del nostro paese, del nostro popolo ed è quindi un grande inganno”.
Quindi è per quei vissuti della prima infanzia e dell’adolescenza che in lui si radica “nel profondo un irriducibile antifascismo, non solo per il passato, ma anche per il futuro”.

II – Egli impronta il suo impegno di studioso dei problemi giuridici e sociali, sull’approfondimento dei rapporti tra i due grandi sistemi: “il sistema ecclesiale e il sistema statuale o civile”.
Avverte “un chiaro distacco interiore dalla dottrina di una Chiesa come società perfetta, cioè come società autosufficiente in modo analogo a quello della società statuale”. Non perché questa dottrina nei termini in cui veniva allora sviluppata da un certo tradizionalismo cattolico, fosse in se errata, ma perché  non è certo che colga il proprio della Chiesa. A Pordenone aggiungerà; “E adesso dico di più: fuorvia dal proprio della Chiesa”.
Quindi fa propria la tensione verso una Chiesa in grado di affrontare non solo tutti i problemi ad essa relativi, ma anche i problemi dei rapporti tra se stessa e il mondo, con la società politica, con l’atmosfera culturale e sociale di un’epoca. Problemi complessi che non possono essere affrontati da un corpo (scheletro) senza anima o quasi, ma da un corpo vivente animato dallo spirito nel Cristo Signore della storia.

Sono queste due grandi certezze che plasmano la personalità di Dossetti:
“Respingere alle mie spalle il fascismo e tutto quello che può assimilarsi al fascismo o può mettere sulla strada del fascismo e poi camminare nella Chiesa Corpo di Cristo, Chiesa del Cristo vivificata dalla sua Parola”.

Si capisce a questo punto come l’azione politica di Dossetti “Sia stata essenzialmente azione educatrice. Educatrice nel concreto”.
Il suo impegno politico dura 7 anni e lo interrompe quando si accorge che non sussistono più le condizioni per continuare il suo impegno educativo.
Non rotture o dissensi personali, ma piuttosto il venire meno delle condizioni per attuarlo…                                                                                     

IMPEGNO POLITICO ED ECCLESIALE DI DOSSETTI
Considerazioni
di  Giancarlo Boccotti


Nella “Conversazione tenuta al clero della Diocesi di Pordenone presso la Casa Madonna Pellegrina (17 marzo 1994 )” *, don Giuseppe Dossetti traccia un sostanziale itinerario della sua vita, ci lascia una specie di testamento spirituale, fa un sintetico, ma preciso, bilancio della sua vicenda umana.
La “Conversazione” si può dividere in due parti. La prima, dedicata ai sette anni della stagione politica, in cui è incluso anche il periodo di clandestinità nella Resistenza, finisce nel 1952. La seconda, dedicata agli anni che vanno dal 1952 alla morte ( 1994 ), può essere suddivisa negli anni della “vita orante”, cioè della vita da semplice monaco, e negli anni della vita consacrata, successivi all’ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1959
Vorrei fermare la mia attenzione su un punto specifico della prima parte della “Conversazione” ( pp. 11-13 ), quello in cui don Giuseppe parla della sua seconda grande certezza: “la certezza della Chiesa, la certezza della Chiesa come corpo vivente animato dallo Spirito santo”.
Va aggiunto che la sua prima grande certezza è stata l’antifascismo “degli anni primordiali” e della sua prima adolescenza, che lo ha indotto, per tutto il resto della vita, a “respingere alle sue spalle il fascismo e tutto quello che può assimilarsi al fascismo o che può mettere sulla strada del fascismo”.
Nel corso dei suoi studi - dice don Dossetti – è maturato in lui un forte interesse a considerare il rapporto intercorrente tra il sistema ecclesiale e “il sistema cosiddetto statuale”. Il confronto tra questi due sistemi lo ha portato a “un chiaro distacco interiore dalla dottrina della Chiesa come società perfetta, cioè come società autosufficiente in modo analogo a quello della società statuale o società civile.” Questa dottrina, secondo don Giuseppe, nei termini in cui veniva presentata dal pensiero cattolico tradizionale, era fuorviante, perché incapace di cogliere l’essenza della Chiesa, di vedere il vero volto della Chiesa.
Il sistema ecclesiale, come nato e cresciuto sul modello dell’amministrazione centrale e periferica  dell’Impero romano dopo l’Editto di Milano di Costantino ( 313 d.C. ), con le sue parrocchie e diocesi, con le sue curie diocesane e la curia centrale romana, è per lui qualcosa che serve, che ci vuole. Ma qualcosa che serve, che ci vuole allo stesso modo in cui per il corpo umano serve, ci vuole lo scheletro. Dice, infatti, don Dossetti, esemplificando per analogia: “ Se non c’è il sistema osseo, il nostro sistema corporeo complessivo non regge.”
Il sistema ecclesiale, come il sistema osseo per il corpo umano, è, dunque, utile, forse anche indispensabile, ma è sempre lo scheletro della Chiesa, “non ne è la carne, i lineamenti, il volto, non ne è soprattutto l’anima.”
Cos’è, allora, la Chiesa? si chiede don Giuseppe.
La Chiesa è per lui, già negli anni del suo impegno politico, un corpo vivente. “E’ il Cristo animato, vivo e vivificante, e come tale deve operare nel mondo e nella storia: come corpo vivificato dallo Spirito.”
Tutti i problemi interni e tutti i problemi dei suoi rapporti con il mondo, con la società politica, con l’atmosfera culturale e sociale di un’epoca la Chiesa li deve interpretare e condurre “non come opera di una ossatura senza anima o quasi, ma come corpo vivente animato dallo Spirito nel Cristo Signore della storia, presente nella storia.”
Don Giuseppe dichiara che già prima dell’inizio del Concilio Vaticano II aveva cominciato a dar peso alla parola di Dio, al Vangelo e a tutta la Bibbia, “come espressione della vita in Cristo della Chiesa stessa, espressione della sua capacità di essere nella storia, dominando la storia;”dominandola non nel senso materialmente operativo ma nel senso di un’animazione vitale e liberante.
Don Dossetti nella “Conversazione” pordenonese parlava ai preti, ma, credo, abbia detto qualcosa d’interessante anche ai cattolici laici, impegnati in politica.
Cercando di tradurre le sue conclusioni per il clero in un linguaggio conformato su quello della pratica quotidiana di chi opera in politica, vorrei fare due considerazioni.
Prima considerazione. Un cattolico impegnato in politica può, e forse deve, trovare il suo orientamento nella navigazione di ogni giorno, seguendo le indicazioni fornite dalla dottrina sociale della Chiesa e gli insegnamenti dati dal Magistero, dalla CEI e dai sacerdoti.
Tali indicazioni vanno bene, sono finanche necessarie, ma non bastano. Quello che conta per lui è interrogare ogni giorno la Parola di Dio, affidarsi alla sua direzione e alle sue direttive. La Parola deve essere la chiave interpretativa di quella che è la “realtà effettuale” del mondo terreno, la stella polare per non smarrirsi dentro di essa, per quanto tale realtà sia lontana da come dovrebbe essere.
La Parola è il segnale stradale che indica la retta via da seguire. Quella stessa Parola che ha dato, per esempio, al popolo ebraico la forza di non perdere la propria identità nei secoli della diaspora e di rinnovare il suo Stato nella Terra promessa, dopo circa duemila anni dalla distruzione.
Seconda considerazione. Un cattolico non può seguire nella sua azione politica i principi di una Realpolitik, ma deve seguire i comandamenti e i precetti della morale cristiana. Questo potrebbe apparire come un handicap, ma non lo è. E’, invece, un grande vantaggio. Sempre che si creda che Cristo è presente nella vita e nella storia umana e che, per mezzo dello Spirito santo, assiste ed aiuta instancabilmente chi ha fede in lui. Sempre che si sia convinti che è Dio a guidare la storia, anche se gli esseri umani sono dotati di libero arbitrio e, come tali, liberi di fare a modo loro, di fare, dunque, sia il male che il bene.



                                                                                                                       
                                                                                                       
note -
( * ) La “Conversazione”, intitolata “ Tra eremo e passione civile Percorsi biografici e riflessioni sull’oggi, sta in G. DOSSETTI, Tra eremo e passione civile Conversazioni, Milano 2006, pp. 9-34- Nuova edizione rivista e corretta-
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VERBALE RIUNIONE 1/04/2015

Verbale riunione del 1.04.2015


Oggi primo di aprile 2015, alle ore 17.45, si trovano riuniti in una sala del patronato della parrocchia del Sacro Cuore in Mestre ( via Aleardi 61 ) i soci della Associazione Culturale “ I Popolari”   Provincia di Venezia.
Sono presenti: Beraldo, Bertolin, Boccotti, Busatto, Capogrosso, Castellani, Celin, Cortese, De Toni, Ferrazzi, Lazzarotto, Martellozzo, Miraglia, Montanaro, Omacini, Saccon , Salviato, Toffano e Vianello.
Presiede l’incontro il presidente dell’associazione, Romeo Toffano.
Il presidente, nella sua introduzione, comunica che:
1 ) l’associazione organizza per il 16 maggio p.v. una visita a una mostra d’arte in località da stabilire ( Vicenza, Conegliano o altrove ) nell’ incontro previsto per il 5 maggio p.v.;
2 ) continua l’esame delle carte custodite nell’archivio dell’associazione a cura del defunto presidente, Gianni Rivi;
3 ) il tesoriere, Luciano Ursella, si è fatto carico di richiedere una casella postale e un numero telefonico per chi volesse entrare in contatto con l’associazione;
4 ) il prossimo incontro mensile dell’associazione è fissato, nella stessa sede e con lo stesso orario odierni, nel giorno 5 maggio p.v. e che in tale occasione il socio Omacini presenterà la figura di Giorgio La Pira.
Il presidente rinnova l’invito ai presenti a mettersi in contatto con i soci, loro amici o conoscenti, già iscritti all’associazione sotto la presidenza Rivi, per sollecitarli a riprendere il loro rapporto con l’associazione.
Il presidente dà la parola al socio Omacini per la sua relazione sulla figura di don Giuseppe Dossetti.
Omacini, inizialmente, illustra gli aspetti e i momenti salienti del percorso biografico di don Giuseppe. Dopo di ciò, continua la sua relazione, presentando e commentando i seguenti tre scritti fondamentali di don Dossetti:
a ) il discorso pronunciato il 22 febbraio 1986 a Bologna, in occasione della consegna fattagli del premio Archiginnasio d’oro da parte del sindaco della città;
b ) la riflessione tenuta presso la Fondazione G. Lazzati, a Milano il 18 maggio1994, in un incontro commemorativo di G. Lazzati, intitolata: “Sentinella, quanto resta della notte?”;
c ) l’intervento scritto per essere inserito in quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo numero della rivista “Cronache sociali”dell’ottobre 1951, numero poi non pubblicato.
Conclusasi la relazione, il presidente apre il dibattito in cui intervengono i soci Lazzarotto, Miraglia, Cortese, Castellani, Saccon e Boccotti.
Il presidente invita i soci suddetti a consegnare il loro intervento per iscritto, perché possa essere poi pubblicato sul sito dell’associazione.

Fatto un brindisi, in cui i soci si sono scambiati gli auguri di Buona Pasqua, il presidente chiude l’incontro alle ore 19.45 circa.

mercoledì 8 aprile 2015

COMPLEANNO di TINA ANSELMI

I giornali ne hanno scritto e tanti sono stati i messaggi di augurio, ma il compleanno di Tina Anselmi non è solo  una ricorrenza.

Tina Anselmi
E’ molto di più  perché la Sua figura continua a  rappresentare  quello che usiamo chiamare “un punto di riferimento” che va  ben oltre confini i e   dimensioni strettamente politiche.
Il perché sta nella Sua identità personale che  ha rappresentato con una cifra di assoluta normalità alti ideali e scelte assolutamente coraggiose.
Non ha solo “fatto” politica, anche se la politica è stata la Sua passione come Lei stessa ha scritto: si è mossa nel mondo del lavoro, dell’impegno sociale ed  ecclesiale ed ha poi ricoperto incarichi prestigiosi a livello nazionale ed internazionale.
Ricordo che a noi amiche del Movimento Femminile della D.C. raccontava con semplice naturalezza i suoi viaggi in Cina, in America, in Russia;  i suoi incontri con  i Grandi del Mondo, il Suo impegno come rappresentante dell’ONU  a favore delle donne nei Paesi poveri e contemporaneamente era sempre disponibile ad ogni riunione nelle nostre Sezioni sia che fossero tante o poche le donne presenti  alle quali dedicava sempre il massimo dell’attenzione.
Conosciamo tutti la Sua storia esemplare, da dove era partita come staffetta partigiana a dove è  arrivata: più volte Ministro, la Presidenza della Commissione di indagine sulla P2, l’incarico di indagare sui beni sottratti agli ebrei e tanto altro ancora.
E sempre ben viva e testimoniata la Sua fede e attivo un dialogo autentico con tutti,  sia  grandi personaggi che gente semplice  che particolarmente La interessava.
Su di Lei anche giudizi superficiali: semplice e buona,  quasi modesta;  certo lo era, ma la sua semplicità si esprimeva  nel rapporto immediato con tutti e la Sua bontà era onestà  e generosità;  modesta lo era solo per la poca importanza che dava alle apparenze;  nei  Suoi ruoli era profonda e competente  ed a tutti era nota e spesso invidiata la Sua grande abilità politica  con la quale sapeva gestire le situazioni più difficili.
Ha anche subito molto lucidamente alcune pesanti delusioni; le ha citate  come  questioni italiane  irrisolte: la morte di Aldo Moro e la non attuazione  delle risultanze della Commissione di indagine sulla P2; ha sempre  detto che la verità richiede il coraggio di saperla sopportare, Lei lo aveva!
Anche il Suo Partito, la Democrazia Cristiana, ha mancato nei suoi confronti e quindi verso se stesso, basti ricordare la non  designazione a Presidente della  Regione Veneto nelle elezioni regionali del 95,  in molti pensiamo che la Sua  presenza in quella competizione avrebbe cambiato la storia della nostra Regione.
Oggi, mentre Le rinnoviamo i più sinceri auguri, La sentiamo con noi , una presenza vitale e moderna che  sarebbe in grado di dare un grande contributo per  la buona politica in questi tempi difficili.
L’ultima volta che l’ho vista Le ho pianamente detto :“Tina, ti ricordi…….. i nostri impegni, le nostre battaglie………avremmo tanto bisogno di te oggi!” Lei mi ha guardato e improvvisamente i suoi occhi si sono illuminati ed con voce chiara,  forte e consapevole mi ha detto: “ noi eravamo barricadere”.
                                                                  Anna Maria Giannuzzi  Miraglia


SEGNALAZIONE E COMMENTO

Segnalazione  e  commento

Mentre noi, come Associazione, rileggiamo Lazzati, La Pira e Dossetti, escono, il 3 aprile 2015, due articoli rispettivamente a firma di Giuseppe Buondonno  sul “Manifesto” (“ La voce di La Pira nella primavera ’47 “ ) ed a firma di Marco Politi su “Il Fatto Quotidiano” ( “ Pd, l’eredità cattolica tradita “ ).

Nel primo caso, il giornalista riporta parte di un intervento pronunciato da La Pira nel marzo del 1947 alla Costituente. Lo studioso cattolica invita i colleghi ad una comune meditazione sui problemi fondamentali che concernono la Costituzione.
Il commento di Buondonno è critico nei confronti dell’attuale Governo (“…quello che sta accadendo in Italia è senza precedenti . La risposta democratica di cui c’è bisogno dev’essere anch’essa senza precedenti “).

Nel secondo caso, il giornalista parla di “…un conflitto cruento che si sta svolgendo in seno alla corrente cattolica del Partito…”: il Partito Democratico, Giorgio Tonini da un lato, Franco Monaco e Rosy Bindi dall’altro. Il casus belli è l’”Italicum”. Sullo sfondo, il cattolicesimo ispirato a Paolo VI°, ad Aldo Moro, a Giuseppe Lazzati, il cattolicesimo politico della “mediazione”.

Sarebbe naturalmente interessante confrontarci politicamente con questi brevi scritti ed entrare nel merito. Ma non in questa sede. Qui interessa segnalare la cosa e porci un interrogativo: singolari coincidenze? Può essere; ma può anche essere il segno di un “bisogno” simile a quello che anima in questa fase la nostra Associazione: riandare ai Maestri, riscoprirli, riproporne, pur con i dovuti aggiornamenti, stile, cultura, profondità, visione politica entro il contesto in cui hanno operato.  Oltre le contingenze del giorno per giorno.

                                                                                                                                               Renato Omacini

Venezia, 3 aprile 2015.