Oggi, mercoledì 2 marzo 2016,
alle ore 18, si riuniscono in una sala della municipalità di Marghera, ( Ve ),
piazza sant’Antonio n.17, i soci dell’Associazione “ I Popolari Provincia di
Venezia”. Sono presenti: Toffano, presidente, e i soci: Lazzarotto, Busatto,
Montanaro, Cortese, Urlando, Franzin, Saccon, Capogrosso, Celin, Panizzolo, Miraglia,
Salviato e Boccotti.
Il presidente Toffano, dopo
l’iniziale saluto, rivolge ai soci una raccomandazione. Ognuno di loro dovrebbe
impegnarsi a fornire almeno cinque nomi di persone potenzialmente interessate
ad iscriversi all’Associazione e/o a partecipare alle sue attività e
manifestazioni.
Successivamente, dà la parola a
Boccotti per il programmato intervento della durata di 10 minuti.
Boccotti tiene la sua
comunicazione sul tema:“ Riforme e riformatori nell’Italia repubblicana:
qualche buon risultato e un fallimento”, il cui testo è allegato al presente
verbale.
Il dibattito che ne segue è
partecipato e animato. Vi intervengono Cortese, Toffano, Miraglia, Saccon,
Lazzarotto, Capogrosso, Busatto, Urlando, Panizzolo e Celin.
Cortese riprende dai suoi ricordi
personali di parlamentare e di assessore della Regione Veneto l’argomento della
legislazione urbanistica, accennando alle conseguenze negative derivate dalla
mancata approvazione del disegno di legge presentato da F. Sullo nel 1962.
Busatto mette l’accento sul fatto
che la Regione Veneto, cui spetta la facoltà di approvare i piani regolatori
predisposti dai Comuni, ha consentito un’eccessiva e disordinata proliferazione
delle aree industriali e dei centri commerciali. Al grave danno apportato al
territorio da queste scelte si deve, oggi, porre rimedio con una politica che
punti alla concentrazione e all’accorpamento di tali aree e centri.
Miraglia, dopo aver rilevato che
nel corso degli anni e decenni si è cominciato a esercitare un sempre maggior
controllo sullo sfruttamento e consumo del suolo, propone che Andrea Ferrazzi,
già assessore all’urbanistica del Comune di Venezia, sia invitato a tenere per
i soci una breve comunicazione sulla legge che è a tale riguardo in discussione
in Parlamento.
Il presidente Toffano riferisce
questa ironica battuta di un suo amico generale dell’esercito, a sconsolato
commento sulla speculazione edilizia che ha finito col deturpare il territorio della
Regione Veneto:
“Il Veneto si è costruito
un’invalicabile muraglia di cemento capace di fermare qualsiasi tentativo di
invasione da parte dell’Unione sovietica.”
Il presidente consiglia poi ai
presenti la lettura di un libro scritto da un illustre storico
dell’architettura: Leonardo Benevolo, Le
origini dell’urbanistica moderna in Italia, ( Editore Laterza ), 10 euro.
Per quanto riguarda la futura programmazione
delle attività culturali dell’Associazione, il presidente propone di
organizzare un incontro sulla riforma costituzionale, in vista del referendum che
su di essa si terrà nell’autunno di quest’anno. La discussione dovrebbe essere
introdotta da due relazioni, l’una favorevole e l’altra contraria alla legge in
approvazione.
Busatto, a sua volta, propone di
organizzare un incontro sullo scottante tema dell’immigrazione in Europa dai
Paesi del Medio oriente e dell’Africa.
La decisione sulle due proposte è
rinviata alla prossima riunione dell’Associazione, fissata per mercoledì 6
aprile 2016 alle ore 18 nella solita sede, con seguito conviviale in pizzeria.
Dopo di ciò la riunione si chiude
alle ore 19.45.
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Allegato
RIFORME E RIFORMATORI NELL’ITALIA REPUBBLICANA
QUALCHE BUON RISULTATO E UN FALLIMENTO
Nei 10 minuti previsti per il mio
intervento, mi riuscirà soltanto di fare un elenco di buone riforme e di buoni
riformatori e di prendere in considerazione un unico tentativo riformatore,
molto importante ma, purtroppo, fallito.
Senza pretesa di completezza e senza
voler stabilire graduatorie, mi paiono particolarmente meritevoli di menzione e
di ricordo le riforme e i riformatori seguenti.
1 ) Riforma per agevolare la
costruzione di case per i lavoratori, il cosiddetto “ Piano Fanfani”
( legge 28 febbraio 1949 n. 43 ).
Il piano aveva una durata di sette anni e fu prorogato per altri sette.
Il presidente del Consiglio era
Alcide De Gasperi e il ministro del lavoro e della previdenza sociale Amintore
Fanfani.
2 ) Riforma agraria, realizzata
nel 1950, mentre era presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi e
ministro dell’agricoltura Antonio Segni. La riforma consistette di tre
provvedimenti legislativi, riguardanti la Calabria ( legge Sila ), varie parti
d’Italia ( legge stralcio ) e la Regione autonoma Sicilia. Il programma di
riordino fondiario non fu però completato. La riforma si proponeva l’obiettivo
di riequilibrare a favore dei contadini lo sperequato rapporto tra loro e i
grandi proprietari terrieri.
3 ) Riforma tributaria, volta a
modernizzare e razionalizzare la tassazione dei redditi e la riscossione dei
tributi. Fu attuata in tre tempi.
Legge di perequazione tributaria
( legge Vanoni ), nel 1951, essendo presidente del Consiglio A. De Gasperi e
ministro delle finanze Ezio Vanoni.
“Riforma Tremelloni” nel 1956 che
integrò la legge Vanoni, essendo presidente del Consiglio Mario Scelba e
ministro delle finanze Roberto Tremelloni.
Legge delega del 1971 con cui
furono riordinati e resi più moderni sia il sistema tributario per le imposte
dirette, sia quello per le imposte indirette. Il presidente del Consiglio era
Emilio Colombo e il ministro delle finanze Luigi Preti
4 ) Riforma sanitaria con la
quale si andò oltre il sistema popolarmente chiamato“ la mutua”. Un sistema
questo per il quale il diritto alla tutela della salute era correlato non
all’essere un cittadino ma all’essere un lavoratore o familiare di un
lavoratore.
Si possono individuare tre tempi
di attuazione del processo riformatore.
a ) Istituzione del Ministero
della sanità, scorporato dal Ministero dell’interno, con la legge 13 marzo
1958, n. 296, emanata durante il secondo governo Fanfani. Vincenzo Monaldi fu
il primo titolare del nuovo dicastero.
b ) Trasformazione degli
ospedali, in precedenza gestiti per lo più da enti di assistenza e beneficenza,
in enti pubblici ( “legge Mariotti “ del 12 febbraio 1968, n.132 ), quando era
presidente del Consiglio Aldo Moro e ministro della sanità, Luigi Mariotti.
c ) Trasferimento, nel 1974, dei
compiti in materia di assistenza ospedaliera dallo Stato centrale alle Regioni.
Dopo di ciò, fu completata la soppressione del sistema mutualistico e istituito
il “Servizio sanitario nazionale”, con decorrenza dal primo luglio 1980 ( legge
23 dicembre 1978, n. 833 ), mentre era capo del governo Giulio Andreotti e
ministro della sanità, Tina Anselmi.
5 ) Nazionalizzazione degli enti
fornitori di energia elettrica e fondazione dell’ENEL con la legge del 27
novembre 1962, mentre Fanfani era capo del governo. Uno dei principali fautori
della riforma fu Riccardo Lombardi.
6 ) Riforma della scuola media di
primo grado con la legge 31 dicembre 1962, n. 1859.
Istruzione obbligatoria e
gratuita in una scuola unica per tutti, istituita in ogni Comune. Presidente
del Consiglio era Fanfani e ministro della Pubblica istruzione Luigi Gui.
7 ) Riforma in materia di patti
agrari e di affitto dei fondi rustici, introdotta con legge 11 febbraio 1971,
n. 11. Ne furono promotori i parlamentari Fernando De Marzi e Salvatore
Cipolla, mentre capo del governo era Emilio Colombo. La legge stabiliva
condizioni contrattuali più vantaggiose per mezzadri e affittuari rispetto ai
proprietari della terra.
Nell’estate del 1962 Fiorentino
Sullo presentò al Parlamento la sua proposta di legge urbanistica. Egli era
ministro per i lavori pubblici nel governo di cui era presidente del Consiglio,
Amintore Fanfani. Il ministro, appartenente alla sinistra democristiana della
corrente di “Base”, intendeva introdurre in Italia “la stessa politica
fondiaria urbana che aveva reso civili le periferie delle città di più evoluti
paesi europei.”( E. Salzano, p. 3 )
Durante gli anni della
ricostruzione post-bellica, in Italia gli insediamenti abitativi erano
cresciuti enormemente e in modo incontrollato, specialmente nelle grandi
periferie delle città. Era così iniziata quella progressiva devastazione del
suolo, urbano e non urbano, che ancora oggi non è stata fermata.
Il ministro Sullo si proponeva di
mettere un freno alla rendita immobiliare cioè a “quel elevatissimo gradiente
che gratifica il proprietario del suolo quando il prezzo da quello del terreno
agricolo ascende a quello del terreno edificabile.”( Salzano, p.3 )
Secondo la proposta di legge
Sullo, la differenza tra i due prezzi non doveva andare nelle tasche degli
speculatori edilizi, ma nelle casse dei Comuni. I quali Comuni dovevano
assumersi l’impegno di:
-acquisire preventivamente le
aree di espansione edilizia individuate nei loro piani urbanistici;
-calmierare il mercato degli
immobili per abbattere il consistente prezzo delle abitazioni;
-provvedere alle opere di
urbanizzazione e di mitigazione dell’impatto sull’ambiente causato da quanto
veniva edificato;
-ridurre al massimo la densità
fabbricativa, impedendo uno sfruttamento eccessivo e irrazionale del
territorio.
La presidenza del Consiglio dei
ministri, cioè Fanfani, fece sapere di “condividere in linea di massima i
criteri informatori” del disegno di legge Sullo. ( E. Franzin, p. 11 )
Nonostante ciò, dopo varie traversie sulla narrazione delle quali non ci
soffermiamo, il disegno di legge fu bloccato e messo in mora. Al fallimento del
tentativo del ministro, che fu sottoposto a feroci attacchi, anche personali,
da parte della stampa e dei suoi avversari, politici e non, corrispose la
completa vittoria del partito trasversale degli immobiliaristi e palazzinari.
Dopo il non buon risultato,
ottenuto dalla DC e dal PSI nelle elezioni dell’aprile 1963, al quarto governo
Fanfani, primo di centro-sinistra, subentrò dal luglio al dicembre il governo
cosi detto “balneare” di Giovanni Leone. Dopo di che il centro-sinistra
continuò, ma il più dinamico e meno disposto alla mediazione, Amintore Fanfani,
fu sostituito alla presidenza del Consiglio dei ministri col più prudente e più
incline alla trattativa, Aldo Moro.
Il posto di ministro dei lavori
pubblici nel nuovo governo toccò al socialista, Giovanni Pieraccini, che
presentò un nuovo disegno di legge urbanistica diverso da quello di Sullo.
Potremmo definirlo di compromesso. Esso conteneva elementi riformatori non
irrilevanti, ma escludeva la facoltà di esproprio preventivo e generalizzato
delle aree edificabili. Solo nel caso in cui i proprietari del terreno non
riuscissero a consorziarsi o il consorzio non attuasse nei tempi prestabiliti
gli impegni assunti, il Comune avrebbe dovuto espropriare le aree del comparto,
corrispondendo ai proprietari un indenizzo. ( E. Franzin, p. 15 )
In ogni caso, con il secondo
governo Moro ( luglio 1964-febbraio1966 ) una legge urbanistica conforme o
simile a quella proposta da Sullo non fu più approvata.
Riporto su questo punto un
giudizio di E. Franzin ( p. 12 ) che penso sia da condividere. L’accantonamento
della legge urbanistica da parte del secondo governo Moro “ ha aperto una fase
della storia economica e politica italiana, la quale dura ancora, che potremmo
definire dell’aumento vertiginoso della rendita urbana e della cultura
antiurbanistica con relativa estensione della corruzione dei settori del
pubblico che gestiscono l’urbanistica. ( Bonora e Cervellati, 2009 )”
La vittoriosa difesa della
rendita sui terreni urbani da parte dei gruppi sociali a essa interessati ha
avuto, ed ha tuttora, le seguenti conseguenze sul piano economico e politico:
aumenta la spesa per la
costruzione dei fabbricati e, in particolare, delle abitazioni a causa
dell’alto prezzo delle aree edificabili;
favorisce lo spostamento dei
capitali dagli investimenti imprenditoriali a rischio alla rendita parassitaria
più remunerativa e sicura ( ad esempio, le concessioni autostradali ai gruppi
finanziari );
innesca il meccanismo della corruzione
sia in ambito politico per il finanziamento delle spese dei partiti o per
l’arricchimento personale di singoli esponenti dei partiti, sia tra la
burocrazia degli uffici pubblici dai quali dipendono l’urbanistica e l’edilizia
privata;
offre un modello alla corruzione
che si sviluppa nel settore dei lavori pubblici e in quello delle cosiddette
“società partecipate” con il sistema delle tangenti sugli appalti e cose
simili, nel quale rientrano sia esponenti politici, sia pubblici dipendenti.
Considerazione finale:
Riforme e riformatori nella vita
politica italiana hanno una vita tormentata e quasi mai abbastanza lunga per
portare a termine i loro progetti.
Una prima causa è la debolezza
del quadro politico e partitico che non permette la formazione di maggioranze
parlamentari coese e durature e quindi in grado di consentire la governabilità.
Una seconda causa è connessa con
la prima. La debolezza dei governi facilita l’azione di Stati e di potenti
gruppi di pressione stranieri che intendano influire sull’andamento della
politica, traendone profitto a svantaggio dell’Italia ( si vedano i casi di
Enrico Mattei e di Aldo Moro ).
Una terza causa è che i
riformatori nei fatti e non nelle parole si trovano in genere al centro dello
schieramento dei partiti e dei movimenti politici e sono sottoposti a una
manovra a tenaglia che porta il suo convergente attacco sia dalla parte destra,
sia dalla parte sinistra. L’attacco è in genere ispirato e guidato dal blocco
trasversale formato da coloro ( gruppi o singole persone ) che godono posizioni
di privilegio e temono di perderle, ben sapendo che ogni piccolo smottamento
può essere l’inizio di una frana.
Tanto per non restare nel vago,
nel momento nel quale viviamo, si potrebbero individuare tra gli oppositori
alle necessarie riforme consistenti gruppi formati da appartenenti all’alta
finanza, alla magistratura e ai “media” pubblici e privati, da esercitanti
professioni con accesso chiuso agli estranei, da fruitori di trattamenti
economici privilegiati, eccetera.
Sappiamo che è ora in discussione
in Parlamento un disegno di legge sul contenimento del consumo del suolo e sul
riutilizzo di quello edificato, presentato dal governo Letta nel febbraio del
2014.
Sappiamo anche che tale disegno
di legge, che punta a ridurre la realizzazione di nuove costruzioni e a
incentivare la rigenerazione urbana, non ha avuto finora un cammino facile.
Ecco che così si presenta al
governo Renzi un’ottima occasione di dimostrare a se stesso e ai cittadini
italiani la genuinità della sua vocazione riformatrice.
Per la questione della mancata
riforma urbanistica di F. Sullo ci siamo avvalsi di due articoli apparsi su
FOEDUS, n. 29 del 2011, ’Rivista dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese
Mestre CGIA’, realizzazione e stampa Vigonza ( PD ) Mediamion srl, che sono:
E. SALZANO, Fiorentino Sullo e la rendita immobiliare Che cosa è cambiato, pp.
3-9;
E. FRANZIN, Fiorentino Sullo e il “Piano Solo” del generale G. De Lorenzo, pp.
10-23.