IL GAZZETTINO
IL RICORDO
L’attenzione di
Cortese per il mondo della cultura
Enzo Di Martino
Per essere stato un politico di
lungo corso e di grande rilievo esprimeva una sorprendente personalità
appartata ed uno stile che si potrebbe definire perfino elegante. Eppure Marino
Cortese, scomparso ad 81 anni il 27 aprile del 2020, non ha avuto nemmeno un
solenne funerale, come certamente meritava, a causa della pandemia. Conviene
allora ricordarlo bene perché aveva intrecciato indissolubilmente la sua
carriera politica con la storia di Venezia degli ultimi sessant’anni. Occupando
posizioni di rilievo, a parte la breve esperienza come Senatore della Repubblica,
sempre all’’interno della Regione, del Comun ed alcune importanti Istituzioni
Culturali, in particolare la Fondazione Querini Stampalia, della quale è stato Presidente negli
ultimi 23 anni. Ma per capire il suo percorso e la sua intelligenza politica
bisogna sapere cosa è stata Venezia a partire dai primi anni Sessanta del
secolo scorso. Una città ricca di fermenti culturali e sociali, la prima d’Italia
nella quale è iniziato il dialogo tra cattolici e socialisti, dove sono nate le
prime contestazioni studentesche, è emerso Potere Operaio a Marghera e il primo
PSIUP in Italia, costituiti i primi consigli di quartiere. Nel dialogo
difficile tra cattolici e sinistra politica emergono in città due figure di grande
spessore culturale: Vladimiro Dorigo, con la sua innovativa rivista
Questitalia, che ha dato vita al movimento dei “cattolici del dissenso”, e
Marino Cortese per la sua accentuata e costante attenzione per i problemi della
cultura, a tutti i livelli, giungendo tra l’altro alla presidenza dell’Università
Internazionale dell’arte e alla collaborazione con la Fondazione Cini e la Fondazione
Levi per la musica. E’ tuttavia, la Querini Stampalia, la Fondazione Culturale
giunta al suo 150° anno di attività, ad essere centrale nel periodo della
maturità di Marino Cortese. Ha infatti sostenuto l’intervento di ampliamento e
restauro messo in atto negli anni Novanta da Mario Botta – dotando la
Fondazione di un prezioso auditorium, un rigoroso book shop e una accogliente
caffetteria – in una sorta di continuità ideale con il rigoroso e ormai famoso
restauro del piano terra realizzato negli anni Sessanta dal mitico Carlo
Scarpa. Anche il Museo, che possiede tra l’altro la straordinaria “Presentazione
al Tempio” del 1460 di Giovanni Bellini,
recentemente messa a confronto con l’omologo dipinto di Andrea Mantegna, si è
arricchito nel 2018 della acquisizione in comodato di una parte importante
della collezione ex Cassa di Risparmio nella quale basterà citare la grande
Veduta di Venezia Xilografica di Jacopo de’ Barbari (1500) e lo strepitoso
Poliphilo (1499) di Aldo Manuzio, considerato il più bello ed importante libro
della storia dell’editoria moderna. La lungimiranza di Marino Cortese l’ha
portato ad avvalersi negli ultimi anni della preziosa direzione di Marigusta
Lazzari e, per le mostre d’arte contemporanea della sapienza della storica
Chiara Bertola. E’ dunque in questa
favorevole condizione organizzativa che chi scrive, peraltro amico di Marino
Cortese fin dai primi anni Sessanta, ha potuto conferire alla Querini Stampalia
– è stata l’ultima importante iniziativa del Presidente – la donazione di
cinquanta preziosi acquerelli originali di Riccardo Licata (1929-2014) uno dei
più interessanti artisti astratti veneziani del secondo dopoguerra.


