Una
lettura originale è stata quella di un articolo apparso su “Aggiornamenti
Sociali” n.10, ottobre 2019: è a firma di
Isabella Guanzini, docente di Teologia fondamentale a Linz (Austria).
Ecco
una breve presentazione per la comune utilità e poi, alla fine, un piccolo commento.
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L’Autrice parte
coll’esaminare cosa avviene nelle metropoli occidentali, quali sono oggi i loro
prevalenti legami. Parla di passioni “ fredde “, post-politiche ed asettiche,
caratterizzate da spirito di prestazione ed indifferenza. E poi di passioni “ calde “, generatrici di identificazioni, di
rancore e di aggressività.
Passioni, tutte, che
non sono più occasioni per rinforzare il bene comune. Occorre invece – secondo
la Guanzini - “…liberare
tutta la potenza positiva delle passioni, per trasformarle in affetti, aprendo
un campo di relazioni capace di mobilitare legami vitali “.
Ecco allora in campo
la TENEREZZA: pensiero che “…potrebbe apparire ingenuo o perfino
patetico “. Invece,
nulla di sentimentale, nessun imbarazzo nel pronunciare questa parola!
Anche Papa Francesco
parla di “ rivoluzione della tenerezza “ (2015), tracciando un nuovo ordine a partire
dall’essenzialità del messaggio evangelico. Dice l’Autrice: “… in
gioco c’è la proposta di un nuovo orizzonte sociopolitico entro cui il
cristianesimo deve diventare una risorsa per tutti “.
La tenerezza configura
un nuovo paesaggio umanistico che favorisce pratiche di prossimità e nuova
qualità di relazioni umane. Essa è un “ atto di conoscenza “, una categoria teologica e
filosofica che fa percepire la finitezza, la caducità di tutte le cose e,
proprio per questo, intensifica la cura e la protezione.
Si tratta, secondo la
Guanzini, di un “ contro-potere dal significato messianico che
esprime una speciale sensibilità “. Un contro-potere che produce anche EFFETTI POLITICI: “ Se
infatti il potere
ricerca
sempre la stasi, il controllo, la chiusura e la sicurezza, la rivoluzione della
tenerezza destabilizza e disarticola le compatte burocrazie del potere, dove i
soggetti languiscono in una rassegnata tristezza inattiva, per far circolare la
potenza aggregante degli incontri e dei contatti fra i corpi “.
C’è urgenza dunque,
secondo l’Autrice, di “ una nuova educazione post-romantica della
sensibilità e delle affezioni che le risvegli dal loro stato letargico e liberi
da impalcature e irrigidimenti ideologici “.
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Che dire? Resto
spiazzato: non sono ancora preparato. Ho troppa paura (maledetta paura!) di
lavorare, come cristiano e politico, sul “limite” ed oltre (la “sentinella” di
Isaia!). Preferisco la comodità del divano che però, lo so, mi rende
intorpidito.
Prendo però lo stimolo
di Isabella Guanzini per guardarmi dentro, per confrontarmi, liberamente, con
una “ragionevole utopia”. Per scavare.
Troppo facile, credo, cari Amici
dell’Associazione, continuare a fare le cose semplici e facili! Che ne pensate?