Dopo quattro incontri di studio e riflessione, che si sono svolti nei mesi precedenti, sulle figure di Lazzatti, Dossetti e La Pira, queste sono le domande a cui dobbiamo dare risposta per essere in linea nel nostro impegno quotidiano con il loro sentire.
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Aver riattualizzato, sia pure per sintesi, il
pensiero di tre “testimoni” quali Lazzati, Dossetti e La Pira, quali domande
può suggerire a noi dell’Associazione “I Popolari “?
Ecco qualche esempio per introdurre il
confronto:
- Cosa
significa, oggi, trattare le cose temporali “ordinandole secondo Dio
”?
- Cosa
significa che la politica è una delle forme più preziose della carità?
- l
“non
siete più schiavi, ma liberi “ che riflessi ha sulla nostra azione politico-amministrativa?
- Quale
antropologia soggiace ed alimenta, oggi, le varie “offerte” politiche
(internazionali, nazionali e locali)?
- La
valenza teologica (e, propriamente,
quella escatologica) propria, per i cristiani, del “vivere
nel mondo “, cosa
suggerisce al progetto politico?
- Cosa
significa “rispettare lo spessore ontologico e storico della realtà “: significa conoscerla, rispettarne
l’autonomia, ordinarla a Dio?
-
Quanto
clericalismo è tuttora presente in Italia nel pre-politico e nel politico e
come affrontare la questione?
- Come
viviamo la conoscenza solo “probabile “ (e non mai assoluta) propria anche della politica?
-
La
cristianità italiana è oggi, nel suo assieme, “nella notte “, oppure “nel
giorno “ e, in ogni caso,
la sempre necessaria “conversione “ può riguardare anche la politica? Ed a quali condizioni?
-
Gli
ultimi 30 anni di politica in Italia come hanno visto
la presenza di laici cattolici impegnati nella politica e/o nell’amministrazione.
C’è stato un lavoro per “ricostruire le coscienze “ (premessa per ricostruire la
cultura e la politica)?
-
Con
quale spirito abbiamo considerati e valutati i bilanci della varie
Amministrazioni?
-
Come
ci siamo confrontati, concretamente col criterio della verità (e con quello
dell’efficienza e con quello del progresso, ecc.)?
-
Come
abbiamo tradotto, politicamente ed amministrativamente il fatto che la storia è uno spazio di libertà
e non di necessità?
-
Qual
è la posizione di noi laici credenti rispetto allo statalismo? Rispetto al
liberismo? Rispetto all’internazionalismo? E come questa posizione si traduce,
concretamente, nella nostra politica e nella nostra amministrazione? Quanto di
Hegel, di Marx, di Rousseau, c’è dentro di noi, se c’è?
-
Quale
ruolo riconosciamo, oggi, agli organismi sociali? E quale il loro rapporto con
lo Stato?
-
Stiamo
preparando “nuovi congegni economici, politici, giuridici e culturali “ per affrontare adeguatamente i
problemi posti dal nostro tempo?
-
Come
trattare, oggi, i concetti di “laicità “ (non laicismo!) e di “mediazione “?
-
Quanta
“falsa” speranza è oggi in circolazione? Quante reciproche ingerenze, ancora,
tra trono ed altare, quanta laicità immatura, quanto conformismo di comodo?
-
Quant’è
profonda la nostra colpa di “omissione” come politici e/o come amministratori
sorretti da una visione cristiana della vita
e della storia? Quale analisi lucida , senza “scorciatoie”, ma anche
vicendevolmente caritatevole, siamo disposti a fare sul punto?
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Quanto di tutto questo
abbiamo trovato, per esempio, nella formazione delle liste, nei programmi e
nelle campagne elettorali, negli interventi sui media da parte dei leader nelle
ultime politiche, nelle ultime europee e nelle amministrative di quest’anno?
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Quali prime ed ordinate
indicazioni, in umiltà e concretezza, potrebbe elaborare l’Associazione “I Popolari “ di Venezia- Mestre, per
contribuire a ricostruire una trama ideologico-politica teologicamente,
culturalmente e tecnicamente adeguata? Una specie di “Vademecum”? Dei “moduli”
ad uso della scuole?
Venezia, 3 giugno 2015
Renato Omacini