venerdì 30 novembre 2018

Vincenzo Gagliardi

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Vincenzo Gagliardi avvenuta il 22 giugno del 1968 è stato organizzato un convegno  presso la sala del Senatore Gatto a Scorzè. Durante il convegno oltre agli interventi dei relatori è stato proiettato un video.


Video di Vincenzo Gagliardi
Per vedere il video cliccare sulla foto.

venerdì 23 novembre 2018


LETTURE  D’AUTUNNO - Benigno  Zaccagnini  - Renato  Omacini –


Oggi è il 20 di novembre: butto l’occhio per caso sul calendario e leggo: San Benigno. E’ un attimo: mi viene in mente Benigno Zaccagnini. Mi piace contribuire un po’ al suo ricordo. Ci ha lasciati da ormai 29 anni, quando ne aveva 77.
Fu partigiano nella brigata Garibaldi “Ravenna” e componente del C.N.L., come dell’Assemblea Costituente. Deputato sino al 1979 e Senatore dal 1993 al 1989; tre volte ministro (governi Segni, Tambroni, Fanfani).
All’interno della Democrazia Cristiana fu presidente del Gruppo parlamentare (1962-1968) e del Consiglio Nazionale (1969-1975). Dal 1975 al 1980 fu, per intuizione di Aldo Moro, Segretario della D.C. Nelle elezioni politiche del 1976 la D.C. ottenne il 38,7% dei voti e il P.C.I. il 34,4%.
E’ noto il suo assoluto rifiuto di trattare con le Brigate Rosse durante il rapimento di Moro: quest’esperienza lo debilitò completamente e rimase aperta in lui una ferita di estremo dolore.
L’ “ onesto Zac “, come fu chiamato, quello che prese in mano la D.C. dopo la sconfitta sul divorzio (1974) e quella alle amministrative (1975).
In lui – tutti lo riconoscono – l’impegno politico derivò direttamente dalla sua fede. Parlò con Enrico Berlinguer di questione morale e alla conclusione della prima Festa nazionale  dell’Amicizia, a Palmanova, disse: “Il fiore è di nuovo bianco!”. Né polo moderato, né comitato d’affari del capitalismo: così Zaccagnini  (sono espressioni sue) pensava la D.C.
Nel 1963, rivolgendosi alla Camera a Togliatti, profetizzò la caduta del Muro di Berlino; cosa che sarebbe realmente accaduta 26 anni dopo, quattro giorni dopo la sua morte.
Le ulteriori vicende sono note: la nascita del Partito Popolare (1994), la Margherita (2002), la Federazione dell’Ulivo (2005-2008), il Partito Democratico (2007). Cosa avrebbe fatto e detto Benigno Zaccagnini?


Venezia, 20 novembre 2018.

lunedì 5 novembre 2018

Tina Anselmi: lei c’era ! - Renato Omacini




Carissimi/me dell’Associazione,
ecco, di seguito, due righe che ho dedicate all’On. Tina Anselmi, a due anni dalla sua scomparsa. Ci saranno, certo, voci più autorevoli e qualificate della mia: ad esse questa umilmente si aggiunge.
Rammentiamo tutti  il ricordo che ne ha tracciato la brava Anna Maria Miraglia.

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Il 2 novembre ricorrono  due anni dalla scomparsa di Tina Anselmi; aveva 89 anni.
Desidero anch'io, nel mio piccolo, contribuire al suo ricordo, assieme ad altre ben più autorevoli e qualificate testimonianze che non mancheranno di certo.
Tina Anselmi “ c’era ! “: dove “ era “ ? Era a Bassano del Grappa, dove studiava, il 26 settembre 1944; aveva compiuto 17 anni. Lei ed altre studentesse vennero costrette a presenziare all'impiccagione, da parte dei tedeschi, di 31 prigionieri per rappresaglia (uno per albero).
Credo sia importante partire da questo “ essere-presente “ (quella volta involontariamente, anzi, con violenza) ai fatti della vita.
Da là derivò, come sappiamo, la sua adesione coraggiosa e fattiva alla Resistenza (“Gabriella” era il suo nome di battaglia nella Brigata Cesare Battisti).
Ma da là – e dalla formazione ricevuta in famiglia e nella scuola – derivò il suo universo valoriale ed il suo immenso amore per la libertà.
Derivò anche la tenacia: puntigliosa, innovativa ed intelligente. Si pensi alla “nuova” legislazione sul lavoro e sulla sanità che porta la sua firma quand'era ministra, dal 1976 al 1979, nei governi Andreotti.
La quotidiana modestia e disponibilità, invece, non la derivò: le appartenevano di natura; la conservò sino all'ultimo in fedeltà.
Pagò anche di persona: subì un attentato in casa dopo che, con la Legge 833/1978 sul sistema sanitario nazionale, decise il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica aveva giudicati inutili. Coincidenza?
Cosa direbbe Tina Anselmi se fosse oggi viva? Azzardo, con immenso rispetto, una immagine: la vedo correre in bicicletta, inesausta, da paese a paese, gridando con un megafono: “Attenti: la libertà è costata sangue, fatiche, paure, dolore; è fragile: si può perdere, magari un pò ogni giorno. Vigilate! Anzi: vigiliamo! “.
Grazie.

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Credo che noi cristiani che amiamo la politica  siamo, mediamente,  ben lontani dal coraggio che Lei (ed altri) hanno avuto.
Non è però la storia di don Abbondio (…se uno il coraggio non ce l’ha…!) : è un fatto culturale, assiologico e politico assieme. Non penso neppure lontanamente alla tradizione italiana del “gattopardismo”, così vistosamente riaffiorante altrove.
Certo è che lo scenario internazionale (con Trump in testa che, di fatto, rilancia la corsa agli armamenti ,oltre che  contribuire ad accelerare la distruzione del pianeta), quello europeo (con la sua mediocrità) e quello nazionale (con l’esaltazione progressiva e  sempre meno strisciante dell’ ”uomo solo al comando!”, con la denigrazione di ogni  legittima opposizione e critica, con una stampa che si vorrebbe, di fatto, asservita, ecc.),  non promettono niente di buono.
 Ci  interpellano molto forte, come cattolici democratici.


Novembre 2018.