Carissimi/me
dell’Associazione,
ecco,
di seguito, due righe che ho dedicate all’On. Tina Anselmi, a due anni dalla
sua scomparsa. Ci saranno, certo, voci più autorevoli e qualificate della mia:
ad esse questa umilmente si aggiunge.
Rammentiamo
tutti il ricordo che ne ha tracciato la
brava Anna Maria Miraglia.
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Il 2 novembre ricorrono
due anni dalla scomparsa di Tina Anselmi; aveva 89 anni.
Desidero anch'io, nel mio piccolo, contribuire al suo
ricordo, assieme ad altre ben più autorevoli e qualificate testimonianze che
non mancheranno di certo.
Tina Anselmi “ c’era ! “: dove “ era “ ? Era a Bassano del
Grappa, dove studiava, il 26 settembre 1944; aveva compiuto 17 anni. Lei ed
altre studentesse vennero costrette a presenziare all'impiccagione, da parte
dei tedeschi, di 31 prigionieri per rappresaglia (uno per albero).
Credo sia importante partire da questo “ essere-presente “
(quella volta involontariamente, anzi, con violenza) ai fatti della vita.
Da là derivò, come sappiamo, la sua adesione coraggiosa e
fattiva alla Resistenza (“Gabriella” era il suo nome di battaglia nella Brigata
Cesare Battisti).
Ma da là – e dalla formazione ricevuta in famiglia e nella
scuola – derivò il suo universo valoriale ed il suo immenso amore per la
libertà.
Derivò anche la tenacia: puntigliosa, innovativa ed
intelligente. Si pensi alla “nuova” legislazione sul lavoro e sulla sanità che
porta la sua firma quand'era ministra, dal 1976 al 1979, nei governi Andreotti.
La quotidiana modestia e disponibilità, invece, non la
derivò: le appartenevano di natura; la conservò sino all'ultimo in fedeltà.
Pagò anche di persona: subì un attentato in casa dopo che,
con la Legge 833/1978 sul sistema sanitario nazionale, decise il ritiro dal
mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica aveva giudicati
inutili. Coincidenza?
Cosa direbbe Tina Anselmi se fosse oggi viva? Azzardo, con
immenso rispetto, una immagine: la vedo correre in bicicletta, inesausta, da paese
a paese, gridando con un megafono: “Attenti: la libertà è costata sangue,
fatiche, paure, dolore; è fragile: si può perdere, magari un pò ogni giorno.
Vigilate! Anzi: vigiliamo! “.
Grazie.
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Credo che noi cristiani che
amiamo la politica siamo, mediamente, ben lontani dal coraggio che Lei (ed altri)
hanno avuto.
Non è però la storia di don
Abbondio (…se uno il coraggio non ce l’ha…!) : è un fatto culturale,
assiologico e politico assieme. Non penso neppure lontanamente alla tradizione
italiana del “gattopardismo”, così vistosamente riaffiorante altrove.
Certo è che lo scenario
internazionale (con Trump in testa che, di fatto, rilancia la corsa agli
armamenti ,oltre che contribuire ad
accelerare la distruzione del pianeta), quello europeo (con la sua mediocrità)
e quello nazionale (con l’esaltazione progressiva e sempre meno strisciante dell’ ”uomo solo al
comando!”, con la denigrazione di ogni
legittima opposizione e critica, con una stampa che si vorrebbe, di
fatto, asservita, ecc.), non promettono
niente di buono.
Ci interpellano molto forte, come cattolici
democratici.
Novembre 2018.