In copertina del n. 77 de “L’Espresso” (28.6.2020) c’è una
vignetta di Mauro Bianchi. Vi compaiono un signore in giacca e cravatta che
dice: “La democrazia costa
troppo “; a fianco, una
figura più giovane che si apre la camicia e mostra una maglietta con stampata
una forbice e risponde: “ Riduciamola “.
I vignettisti, si sa, hanno il dono della sintesi e le loro
valutazioni sono generali.
In realtà, se ci pensiamo un po’ sù, non è tanto la democrazia che costa, quanto,
molto di più, i suoi disservizi ed il mancato rispetto delle sue regole.
Le promesse non mantenute da un lato – ricordiamo a proposito
la grande lezione di Norberto Bobbio - e
la cattiva produzione, mantenimento e distribuzione della ricchezza (perché in
capo, con metodi legali ed illegali, a pochi) generano principalmente il suo
sfiancamento.
Ma non tutti se ne dolgono, anzi; alcuni desiderano proprio
questo: la sua sostituzione con altri regimi (che, comunque, non sarebbero, tra
l’altro, a costo zero).
E’ evidente che maggiore è la consapevolezza di un Popolo,
grazie all’istruzione ed agli scambi, più aumenta la richiesta di servizi che
dunque grava organizzativamente e finanziariamente sui sistemi democratici.
Il modo per pagarli (a parte quelli del tutto voluttuari e
secondari) è in capo, specie quando la torta è piccola, alla politica, ma
anche, come sappiamo, ai comportamenti di noi cittadini.
Si possono anche fare debiti, se costretti, per fronteggiare
situazioni di emergenza (lo vediamo!), ma non per distribuire mance e mancette
o per promuovere grandi opere inutili, o per non agire su indispensabili lavori
di prevenzione. Non, comunque, per compensare “buchi” e sottrazioni provocate
dalla criminalità.
La democrazia , dunque, va certo corretta, iniziando, a mio
parere, dai criteri di selezione dei rappresentanti del Popolo (i loro
requisiti personali e la loro situazione finanziaria: ora, solo i ricchi
arrivano!). Ma non va certo ridotta. Più aumenta la complessità del mondo per
evidenti ragioni, più le decisioni richiedono competenze, tempi, confronto e pazienza. Tutto il contrario del “tutto e subito” che
ancora esce, nel mondo, dal flauto di
moderni , ingannevoli incantatori.
- Renato Omacini -
Venezia, 29 giugno 2020.