lunedì 29 giugno 2020

I costi della democrazia


In copertina del n. 77 de “L’Espresso” (28.6.2020) c’è una vignetta di Mauro Bianchi. Vi compaiono un signore in giacca e cravatta che dice:  “La democrazia costa troppo “; a fianco, una figura più giovane che si apre la camicia e mostra una maglietta con stampata una forbice e risponde: “ Riduciamola “.
I vignettisti, si sa, hanno il dono della sintesi e le loro valutazioni sono generali.
In realtà, se ci pensiamo un po’ sù,  non è tanto la democrazia che costa, quanto, molto di più, i suoi disservizi ed il mancato rispetto delle sue regole.
Le promesse non mantenute da un lato – ricordiamo a proposito la grande lezione di Norberto Bobbio -  e la cattiva produzione, mantenimento e distribuzione della ricchezza (perché in capo, con metodi legali ed illegali, a pochi) generano principalmente il suo sfiancamento.
Ma non tutti se ne dolgono, anzi; alcuni desiderano proprio questo: la sua sostituzione con altri regimi (che, comunque, non sarebbero, tra l’altro, a costo zero).
E’ evidente che maggiore è la consapevolezza di un Popolo, grazie all’istruzione ed agli scambi, più aumenta la richiesta di servizi che dunque grava organizzativamente e finanziariamente sui sistemi  democratici.
Il modo per pagarli (a parte quelli del tutto voluttuari e secondari) è in capo, specie quando la torta è piccola, alla politica, ma anche, come sappiamo, ai comportamenti di noi cittadini.
Si possono anche fare debiti, se costretti, per fronteggiare situazioni di emergenza (lo vediamo!), ma non per distribuire mance e mancette o per promuovere grandi opere inutili, o per non agire su indispensabili lavori di prevenzione. Non, comunque, per compensare “buchi” e sottrazioni provocate dalla criminalità.
La democrazia , dunque, va certo corretta, iniziando, a mio parere, dai criteri di selezione dei rappresentanti del Popolo (i loro requisiti personali e la loro situazione finanziaria: ora, solo i ricchi arrivano!). Ma non va certo ridotta. Più aumenta la complessità del mondo per evidenti ragioni, più le decisioni richiedono competenze, tempi, confronto e pazienza. Tutto il contrario del “tutto e subito” che ancora esce, nel mondo,  dal flauto di moderni , ingannevoli incantatori.


- Renato Omacini -


Venezia, 29 giugno 2020.  



                                                                                     

Lettera aperta alle Amiche ed agli Amici dell’Associazione


Carissme/mi,
credo che occorra dirlo con realismo: oggi la nostra Associazione è un “ DONO “, quasi tutto sulle spalle di 5-6 persone. E’ la verità, non vuole assolutamente essere una critica a nessuno. Si dirà: “è sempre così!” ed in buona parte è certamente vero.
Chi partecipa è sempre benedetto e bene accolto, anche se venisse solo per ascoltare: non c’è dubbio.
E però (con quel senso dei nostri limiti che è stato più volte richiamato e nel rispetto di tutti e di ciascuna/no), occorrerebbe, credo, un piccolo scatto di generosità e di impegno. Le potenzialità ci sono!
E’ pre-politico, come sappiamo, il nostro pensare ed agire, lontano mille miglia da un “sentire” legittimamente anche partitico, nel pluralismo.
E’  auto-formativo il nostro stare assieme; è anche un po’ divulgativo, a mezzo di eventi esterni.
Infine, è un modo, umile ed indiretto, se vogliamo, per contribuire a costruire PACE, di cui la nostra civiltà sofferente ha estremo bisogno, fin nelle sue fibre più feriali ed ordinarie.
Credo che, per un ulteriore passo in avanti, oltre naturalmente a potenziare le relazioni con i mondi esterni, servano un paio di persone, preferibilmente giovani, che ci aiutino a progettare ed implementare,  oltre al nostro Blog, Internet, Facebook, Instagram, ecc.
Poi sappiamo che anche il nostro “pensare” è in fondo  un “agire”.
Coraggio, forza, gratitudine: piccola Comunità, la nostra, piccola palestra di un “NOI” un po’ sàpido. Siamo consapevoli, per esempio, che  la prima difesa della democrazia è la difesa dell’intelligenza e per un certo tipo di intelligenza  ci sforziamo di operare.
E’ un rimanere giovani dentro, anche nonostante i severi richiami dell’anagrafe!

Renato Omacini – socio de “I Popolari”

Venezia, giugno 2020.

domenica 21 giugno 2020

Mercato del lavoro (Renato Omacini)


“ Piuttosto di niente, è meglio piuttosto ! “ recita un vecchio adagio. Ed è realisticamente vero, se l’alternativa si pone tra il nulla ed il poco.
Il terreno di confronto dovrebbe proporre, invece, in sostituzione, altre alternative, del tipo: “piuttosto che costretti, è meglio poter scegliere”, oppure: “piuttosto che indifesi, è meglio essere tutelati”, oppure ancora: “piuttosto che precari, è meglio stabili”, e così via.
Possono sembrare ovvietà, ma non lo sono: pensiamo, ad esempio, alla riforma del mercato del lavoro in Italia, attuata 6 anni fa con il Job Act.
A quale logica ha dato fiato questo provvedimento nelle sue articolazioni legislative ed applicative? A quella rappresentata dal primo adagio – schematizzando – oppure a quelle rappresentate dal secondo gruppo?
Anche questo, nella PROGRAMMAZIONE DEL DOPO-COVID, è un nodo da sciogliere; esprimibile anche, seppur rozzamente, secondo la domanda: è la politica che guida il mercato, o il contrario?
Su questo punto la maggior parte degli Attori fa, mi pare, come le seppie minacciate: spruzza nero per disorientare i predatori. Ed il “nero”, nell’esempio, è dato dalla categoria della “ineluttabilità” (non può che essere che così!).
Ma è certo che sulle “ineluttabilità” non si costruisce, anche se faticosamente, progresso; quel progresso che, invece, si nutre di “possibilità” positive. Provando e riprovando, con onestà intellettuale.
Un “mercato” povero di sapéri, di competenze da alimentare lungo l’intero arco delle vite, di sana concorrenza, di trasparenza, di assetto valoriale tende a guardarsi l’ombelico, in difesa, dimentico, spesso, anche dei propri errori. Viceversa, un “mercato” che offra di continuo opportunità diffuse coinvolgendo la propria base, che infonda stabilità, adeguate remunerazioni, un giusto tasso di ambizione, genera fiducia, protagonismo, emulazione, compartecipazione, benessere, ecc.
Uscire dunque in mare aperto, investendo in istruzione/formazione, ricerca/innovazione, sicurezza: questo è il “meglio” (per tornare al proverbio iniziale). Sul punto occorre trovare, con grande tenacia e pazienza, ogni indispensabile ed ampia convergenza politica.

Venezia, 20 giugno 2020.

venerdì 12 giugno 2020

VERBALE INCONTRO DEL 11 GIUGNO 2020



Sono presenti:
Romeo Toffano, Clara Urlando, Luciano Orsella, Fulvio Negro, Leonardo Galenda, Flaviano Miotto, Franco Borga, Gianfranco Botter, Aroldo De Toni, Virginio Celin, Giampietro Capogrosso, Giancarlo Boccotti, Luigino Busato, Dino Lazzarotto,  Renato Omacini, Longino Panizzolo, Claudio Bertolin, Antonio Gaspari.

Apre la riunione Romeo Toffano che dice di aver voluto questo incontro  come momento di ri-partenza molto importante e impegnativo della associazione, che ha  vissuto due avvenimenti non facili da superare: il blocco delle iniziative programmate a causa del Covid 19;  la perdita di Marino Cortese.

Prende la parola Renato Omacini che consegna un promemoria e spiega le iniziative da farsi  nella sessione autunnale. Sottolinea la necessità  di riprendere i collegamenti con le Acli, la CISL  e l’Università salesiana per attuare il programma già  definito nel gennaio scorso.

Virginio Celin propone di attuare iniziative capaci di dare identità e  far conoscere la Associazione.

Giancarlo Boccotti puntualizza che bisogna insistere su un tema unico e importante di attualità e su questo cantierare  con determinazione più  iniziative.

Franco Borga sottolinea che ci si ritrova insieme, per imparare e per dare testimonianza agli altri dei valori del popolarismo; condivide la opportunità  di approfondire un tema capace di aprire una discussione  approfondita sul presente ma senza farsi eccessive illusioni.

Romeo Toffano precisa che si opera sul pre-politico e che la identità  della Associazione è  data dalle nostre storie di impegno nei diversi contesti  professionali  o amministrativi del veneziano. Condivide l'idea di un tema-mondo da approfondire.

Renato Omacini propone di affrontare il tema della città,  da intendersi nella accezione più  estesa. La proposta viene accolta dai presenti.

Prende la parola Luciano Orsella che relaziona sul bilancio della Associazione e propone di aprire il tesseramento per l'anno 2020.

Al termine dell'incontro Dino Lazzarotto suggerisce, per il mese di settembre, di fare una uscita fuori porta in Valsugana; una giornata per stare assieme e per avere  la possibilità  di parlare dei tanti temi proposti all'inizio da Omacini.  La proposta è  accolta.


La riunione chiude alle ore 19,30 con l’impegno di ritrovarsi giovedì 2 luglio 2020 alle ore 18.









mercoledì 3 giugno 2020

Comode rate (Renato Omacini)




I milioni di euro sono, come sappiamo, 49, rimborsabili dalla Lega in 960 rate da 50.000 euro mensili ciascuna, senza interessi. Tre generazioni di leghisti coinvolte!
Ed ora la Magistratura continua ad indagare su finanziamenti e conti dello stesso Partito o a questo riconducibili. Speriamo che sia tutto a posto.
Credo, facendo una specie di scommessa, che se questa Lega imploderà, non sarà per “complotti” esterni, ma sotto il peso della sua gestione economico-finanziaria, se venissero accertate oggettive responsabilità anche di ordine penale.
Il che – se succederà – sarà un problema per l’intero Paese: le forze di opposizione, com’è ora il Partito di Matteo Salvini, sono infatti fondamentali per la più corretta dialettica democratica.
Tutto ciò, peraltro, riporta ad un problema più generale: quello dei  costi della Politica. Enormi, impensabili: abbiamo copiato una brutta cosa degli Stati Uniti.
Ecco, credo, una vera altra urgenza, direttamente collegata alle sorti della democrazia fattuale: quella, cioè, di regolare -  oltre a quanto già fatto, ma che risulta insufficiente – l’intero sistema, con disposizioni e controlli adeguati.
Ciò, a vantaggio di tutti: dei Partiti (i cui dirigenti possono dormire sonni più tranquilli), dei candidati (che non devono essere necessariamente Zio Paperone) e degli stessi cittadini, nel controllo dei costi che essi destinano al settore pubblico allargato.
Che ne pensate? C’è, su questo, una possibile traccia di linea che l’Associazione potrebbe proporre, facendoci semmai aiutare da chi ne sa più di noi?


Venezia, 3 giugno 2020.