Il 9 marzo scorso abbiamo dato conto, sul sito de “I Popolari” del primo incontro di “Venite a Ninive “. Il 26 marzo ed il 23 aprile si
sono tenuti, sempre a Mestre presso il convento San Carlo dei Cappuccini, il
secondo ed il terzo incontro; l’ultimo è in programma per il 29 maggio.
Base di partenza è stato sempre il libro del profeta Giona: i
capitoli II° e III°: per disposizione del Signore, Giona è stato inghiottito da
un grosso pesce e, da dentro, prende forma la sua preghiera che è di
conversione e di gratitudine. Poi, gettato sulla spiaggia ed interpellato di
nuovo dal Signore, questa volta Giona Lo ascolta: va a Ninive, la grande città.
La sua missione è efficace: i cittadini per primi credono in Dio ed il re
proclama quindi digiuno e penitenza. Il Signore salva la città prima
condannata.
La riflessione è poi proseguita sulla “Evangeli
gaudium” di Papa
Francesco.
Considerazioni emerse
per l’oggi: l’Umanità ha perso le parole e si affida sempre più al grido;
occorre saper ascoltare, ascoltare per soccorrere ed il grido più forte, oggi
come ieri, è quello dei poveri.
Liberiamoci quindi –è stato detto- dalla “sindrome di Giona”:
il sentirsi, cioè, perfetti e puliti! L’essere ipocriti!.
Divenire profeti nella città (nelle nostre città) vuol dire
“farsi servi”. Il Card. Martini ricordava a Milano, nel 1996, parlando della
sua città, che la parola, in politica e nella Chiesa, era degradata. Solo la
Parola può rigenerare le parole umane.
Anche le nostre città (Venezia e Mestre) possono e devono
essere guardate con fede!
“Venite
a Ninive”, tre
incontri sinora utili in sé (siamo, tra l’altro in tempo di programmi
elettorali e di elezioni!), ma soprattutto, se riescono a formare in noi un continuum, il più coerente possibile, coi
nostri quotidiani impegni.
La catechesi di Papa Francesco è, anche al riguardo, profonda
e limpida.
Renato Omacini
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