Ilvo Diamanti ha presentato in questi giorni su un quotidiano
nazionale i principali risultati di un sondaggio effettuato nel novembre scorso
da “Demos & Pi”.
Il tema, per usare un’espressione di Scalfari, è quello del
“padrone”: chi fa il “padrone” negli Stati nazionali in questa seconda decade del Terzo Millennio.
L’opinione pubblica italiana appare attratta, secondo il
sondaggio citato, dalla prospettiva di un Uomo Forte. Attrazione in costante
crescita (oggi sfiora l’80%) soprattutto tra i giovani. Parallelamente stanno
saltando molte delle mediazioni che avevano caratterizzato la politica e
agivano sul potere. E, sempre parallelamente, sta mutando la figura dei
“cittadini”: da protagonisti a consumatori. In tutto ciò i media da un pezzo dominano, nel bene e nel male, la scena.
Anche in un partito come il P.D. che, se non è di “sinistra”, è orientato a
sinistra, la percentuale dell’attrazione supera il 75%. Un capo cercato. E poi?
Sostenuto? Abbandonato? I tentativi di spiegazione non mancano: diagnosi molto
acute e culturalmente solide contenute, per esempio, nel recente libro “Babel”
di Bauman-Mauro. Altro discorso –per la verità ancora troppo fragile e povero-
quello sulle terapie. La storia insegna in ogni caso che l’Uomo Forte non nasce
per caso: è il portato di un’epoca, di una crisi, di uno “spirito del tempo”,
di propaganda.
Ma si tratta sempre di una risposta pericolosa almeno per due
motivi: per quello (più preoccupante) che è oggettivamente più facile passare
dall’Uomo Forte all’Uomo Dittatore e, secondariamente, perché la complessità
dei problemi che abbiamo di fronte rende altamente improbabile che un Uomo
Forte (che spessissimo diventa fatalmente anche un Uomo Solo) possa affrontarla
positivamente. E’ comprensibile che i giovani vogliano “tutto e subito”
(traguardo che l’Uomo Forte rende apparentemente più semplice) anche al prezzo
di scorciatoie e semplificazioni; è più problematico che anche gli adulti
concordino.
Attenzione però, specie in questi giorni in cui si celebra la “Memoria” di eccidi di
massa: le valanghe si generano perché non si è fatto sufficientemente caso (o
non si è voluto fare) ai piccoli gruppi di neve che si staccano in alto. Non è
né allarmismo, né populismo: mi piacerebbe solo, nel Giorno della Memoria,
contribuire ad una composta e perdurante vigilanza democratica.
Ora
una domanda a noi dell’Associazione. Cosa avremmo risposto al quesito proposto
dal sondaggio: “In questo momento il Paese ha bisogno di essere guidato da un
“Uomo Forte”?”
Potremmo
ascoltarci, per esempio, in uno dei prossimi incontri: l’argomento non è da
poco!
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