venerdì 3 febbraio 2017

Riflessione preparata per il 27 gennaio scorso (Giorno della Memoria).

Ilvo Diamanti ha presentato in questi giorni su un quotidiano nazionale i principali risultati di un sondaggio effettuato nel novembre scorso da “Demos & Pi”.
Il tema, per usare un’espressione di Scalfari, è quello del “padrone”: chi fa il “padrone” negli Stati nazionali  in questa seconda decade del Terzo Millennio.
L’opinione pubblica italiana appare attratta, secondo il sondaggio citato, dalla prospettiva di un Uomo Forte. Attrazione in costante crescita (oggi sfiora l’80%) soprattutto tra i giovani. Parallelamente stanno saltando molte delle mediazioni che avevano caratterizzato la politica e agivano sul potere. E, sempre parallelamente, sta mutando la figura dei “cittadini”: da protagonisti a consumatori. In tutto ciò i media da un pezzo  dominano, nel bene e nel male, la scena.
Anche in un partito come il P.D.  che, se non è di “sinistra”, è orientato a sinistra, la percentuale dell’attrazione  supera il 75%. Un capo cercato. E poi? Sostenuto? Abbandonato? I tentativi di spiegazione non mancano: diagnosi molto acute e culturalmente solide contenute, per esempio, nel recente libro “Babel” di Bauman-Mauro. Altro discorso –per la verità ancora troppo fragile e povero- quello sulle terapie. La storia insegna in ogni caso che l’Uomo Forte non nasce per caso: è il portato di un’epoca, di una crisi, di uno “spirito del tempo”, di propaganda.
Ma si tratta sempre di una risposta pericolosa almeno per due motivi: per quello (più preoccupante) che è oggettivamente più facile passare dall’Uomo Forte all’Uomo Dittatore e, secondariamente, perché la complessità dei problemi che abbiamo di fronte rende altamente improbabile che un Uomo Forte (che spessissimo diventa fatalmente anche un Uomo Solo) possa affrontarla positivamente. E’ comprensibile che i giovani vogliano “tutto e subito” (traguardo che l’Uomo Forte rende apparentemente più semplice) anche al prezzo di scorciatoie e semplificazioni; è più problematico che anche gli adulti concordino.
Attenzione però, specie in questi giorni  in cui si celebra la “Memoria” di eccidi di massa: le valanghe si generano perché non si è fatto sufficientemente caso (o non si è voluto fare) ai piccoli gruppi di neve che si staccano in alto. Non è né allarmismo, né populismo: mi piacerebbe solo, nel Giorno della Memoria, contribuire ad una composta e perdurante vigilanza democratica.


Ora una domanda a noi dell’Associazione. Cosa avremmo risposto al quesito proposto dal sondaggio: “In questo momento il Paese ha bisogno di essere guidato da un “Uomo Forte”?”
Potremmo ascoltarci, per esempio, in uno dei prossimi incontri: l’argomento non è da poco!


Renato  Omacini

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