martedì 18 aprile 2017

La post verità


Trovo sul “Corriere della Sera “  del 31 dicembre questa definizione della post verità:
Neologismo dell’anno che si chiude, riconosciuto come parola del 2016 niente meno che dall’Oxford Dictionaries.  Per molti aspetti la post verità non è altro che una pre bugia. Ma il processo che la rende accettabile è molto sofisticato. In realtà il prefisso “post” qui non vuol dire “dopo”, ma “oltre”. Oltre la verità. Significa che oggi a grandi masse di cittadini interessa più ciò in cui vogliono credere che ciò che è vero, che non hanno più alcuna fiducia di chi certifica il vero, e che la distinzione tra ciò che è vero e ciò che non lo è non è più così importante.
Da un certo punto di vista è anche questa una forma, seppur perversa, di empowerment: coloro che erano fruitori passivi di un’informazione top-down oggi si ritengono protagonisti di una conversazione orizzontale, nella quale ogni fonte vale qualunque altra. Tutto ciò è reso possibile dal carattere capillare ed istantaneo della Rete. Internet sembrava aver inaugurato l’era del fact checking, e cioè del rigoroso controllo in tempo reale della verità nel dibattito pubblico. E invece ha generato il suo contrario: la tolleranza della post verità.
Quante domande e quante considerazioni possibili! Per esempio: ci può essere un “oltre” il falso ed un “oltre” il vero? E se sì, “oltre” verso dove?
Anche all’ipocrisia si può premettere un “post”? Certo, questo neologismo, con quanto si porta dietro, è un frutto dei tempi che viviamo. Ma dal frutto si può riconoscere l’albero: che albero è?
Secondo il vecchio motto, “necessità fa virtù”; non è che qui  invece  la necessità (sempre più purtroppo estesa e richiesta nelle nostre società per molti motivi infelici e pericolanti) faccia  soggettivismo, relativismo, appiattimento e banalizzazione?
E chi dà di solito il “là” al dibattito pubblico (le famose varie classi dirigenti) alimenta la cosiddetta post verità, oppure  pratica per primo la trasparenza?
E’ questo un altro segnale della divaricazione tra tecnologia (per esempio della Rete) e scienza, per la quale ultima è assolutamente insensato parlare di post verità?
E’ questo il modo per fruire di un’informazione bidirezionale che renda attivi i cittadini?
Per i credenti  in particolare  si trova scritto “…il vostro dire sia post-sì o post-no”, oppure semplicemente e per fortuna “…Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”: il più viene dal Maligno “ (Mt 5, 37) ?

 Venezia, 1 gennaio 2017.                                                                                           Renato Omacini – Lido di Venezia

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