venerdì 12 maggio 2017

ANNIVERSARIO - Aldo Moro: 9 maggio 1978

Sono passati ormai 39 anni da quel 9 maggio 1978 , quando a Roma fu trovato il corpo senza vita di Aldo Moro. Aveva 62 anni e da 32 apparteneva alla Democrazia Cristiana.
Era Presidente della Repubblica Sandro Pertini (eletto nel luglio dello stesso anno) e Capo del Governo Giulio Andreotti; il suo era il IV° governo: D.C. con l’appoggio esterno del P.C.I.
Per umilmente contribuire, in questa circostanza, al ricordo di Aldo Moro, desidero riprendere dei brevi tratti della relazione che lui tenne nel gennaio del 1962 a Napoli, nel corso dell’ VIII° Convegno nazionale della D.C., presieduto da Attilio Piccioni.
Allora a capo del Governo c’era Amintore Fanfani (alla sua terza esperienza) e Segretario della D.C. era appunto Aldo Moro. La sua relazione aveva per titolo: “Le responsabilità della Democrazia Cristiana per il governo del Paese e lo sviluppo democratico della società italiana”.
La situazione politica era di stallo e Moro intuì che bisognava “aprirla”, tentando strade nuove: quella che sarà la collaborazione coi partiti della sinistra democratica. Il rischio era la paralisi e “…un partito che si trovasse privo di ogni possibilità di iniziativa, condotto per forza di cose a tradire se stesso e i suoi elettori, non ha altra via che quella della testimonianza che è la nobile e dolorosa espressione di un declino inevitabile”.
Ecco allora la prospettiva di una “cauta sperimentazione di nuove vie per la democrazia italiana “: una coalizione tra la D.C.  ed i partiti della sinistra democratica, con l’appoggio diretto ed indiretto dall’esterno del Partito Socialista Italiano. Senza che questo volesse dire, riguardo al P.S.I., alleanza politica, accordo organico. Restavano infatti, per Moro, motivi di dissenso ed ampie  riserve rispetto alla reciproca visione ideologica. Il Segretario  pensava, dunque, a qualcosa di “minore “: e questo era “…l’appoggio del PSI ad un’azione politica e di governo nella quale esso riscontri l’esistenza di alcuni punti interessanti sul piano programmatico e per i quali valga la pena di assumere un atteggiamento non negativo “.
In moltissime occasioni Moro parla di assunzione di responsabilità, pienamente consapevole della difficoltà delle cose. Il suo obiettivo era quello di “…porre su nuove e più sicure basi la democrazia italiana “ e lo riteneva talmente importante e vero, che bisognava superare ogni inerzia ed operare con ragionato coraggio.
Poco più di un mese dopo, Aldo Moro scrisse, come ben sanno gli studiosi, una lettera a Papa Giovanni XXIII° in cui auspicava di poter essere ricevuto  ed in cui lo “rassicurava” che la Democrazia Cristiana non sarebbe mai venuta meno alla sua ispirazione ed alle sue caratteristiche.
Credo, in conclusione, che, immaginando una sorta di continuità coll’insegnamento di Aldo Moro, ci si possa anche oggi chiedere se la nostra democrazia non necessiti, ancora una volta, di essere posta su “nuove e più sicure basi”. Indagare le cause che originano, oggi, questa stessa domanda potrebbe essere il primo, necessario e credo urgente passo da compire, responsabilmente. Basi nuove e basi più sicure, con costante riferimento alla traccia fornita dalla prima  parte della nostra Costituzione, per “Programmi” (per nell’accelerazione dei nostri tempi) rispetto ai quali i Partiti e/o i Movimenti  ritengano che “valga la pena “ collaborare lealmente.

Renato  Omacini  -  Lido di Venezia


Venezia, 8 maggio 2017.

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