Nella
sua rubrica “ L’Amaca “ Michele Serra così scrive su “la Repubblica “ del 13
maggio 2018 a proposito di Silvio Berlusconi e della sua “riabilitazione” :
“ Si era già riabilitato da solo. E l’agibilità politica se
l’è sempre data da solo, bastando, come garanzia, la sua montagna di quattrini:
una specie di Cauzione Universale. Il
diadema di sentenze ,scartoffie, faldoni che incorona lungo gli anni la sua
luminosa carriera è, appunto, un ornamento. Un trofeo di scalpi di piemme (e di
giornalisti) appeso davanti all’uscio. Numerosi usci, per la precisione.
Ce lo eravamo detto tanti, tanti anni fa, quando eravamo
giovani e pieni di illusione, e così pirla da credere che bastassero le idee a
vincere le battaglie, che le vie giudiziarie, come quasi tutte le scorciatoie,
non avrebbero portato da nessuna parte. Quando le torce fiammeggianti dei
cortei attorno a Palazzo di Giustizia erano ancora calde, e pareva che bastasse
un avviso di garanzia per rovesciare il mondo. “Serve la politica” ci eravamo
detti. Lo avevamo anche scritto (è agli archivi). In pochi, ma neanche in
pochissimi, lo avevamo scritto. “E’ la politica che cambia la faccia del mondo,
non le carte bollate”. Lui la sua politica l’ha fatta, e l’ha fatta anche bene:
bisogna consumare, chi non consuma non esiste, lo Stato è un impiccio, la
destra è joie de vivre , la sinistra invidia sociale, la destra è allegria, la
sinistra tristezza. In fin dei conti, almeno a giudicare dalla mobilità
facciale sua e nostra eravamo (e siamo) molto più allegri noi. Ma non abbiamo
saputo dirlo. Questo è, e sarà per sempre, il nostro vero cruccio “.
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E’ celebre la frase
pronunciata da Rino Formica, più volte ministro socialista negli anni
Ottanta e riportata da “Reset” nel 2001, secondo cui la politica è “ sangue
e merda “. Mi chiedo
quanto Silvio Berlusconi abbia contribuito, direttamente ed indirettamente, in
oltre 20 anni di politica attiva, ad inverare questa idea.
Molti elettori che si professano credenti avevano sperato,
all’inizio, nella sua “rivoluzione liberale”, per uscire da un grigiore che,
oltre tutto, alimentava il debito pubblico. Alcuni di essi avevano capito in
seguito che le cose non andavano in
questo modo ed hanno fatte altre opzioni partitiche. Molti, moltissimi
(oggi però di meno!) hanno invece convintamente
creduto - e credono ancora - in
Berlusconi e nel suo Movimento.
Mi domando: i credenti elettori di Berlusconi non avvertono
contraddizioni? Cavalcano furbescamente l’onda? Si adeguano? Si ritrovano
completamente a proprio agio? Dissentono
all’interno?
La famosa “diaspora”
ha alimentato (ed alimenta) molteplici posizioni, non solo tra i partiti, ma
anche al loro interno, come sappiamo. Non tutte
dello stesso valore, almeno a mio parere.
Io, per la mia modestissima parte, appartengo ai “pirla” (per
dirla con Michele Serra), credendo ancora nelle idee e nel primato della
politica. Non sono per nulla triste (preoccupato sì , ma è cosa diversa).
Forse è difficile essere “allegri” e, senza forse, è difficile, senza “ Cauzioni Universali ”,
tenere assieme, nel modo più armonico possibile, idee personali, appartenenze,
doveri in generale, doveri di responsabilità in particolare, ecc.
Ma è attraverso questa dialogica sintesi, sempre dinamica
ed esigente, che quello politico può
essere –come deve – un vero primato, autorevole, in conseguenza, per se stesso.
A proposito: a quando un dibattito, interno all’Associazione e
magari anche esterno, sul “ senso
di responsabilità ”, sul suo impiego, sulla sua
relazionalità, sul rapporto costi/benefici, per dirla con linguaggio aziendale,
ecc.?
Un dibattito che non
vedo sussistere almeno con l’approfondimento che invece meriterebbe di questi tempi. Riecco il “pirla” ?
Venezia, 14 maggio
2018.
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