lunedì 9 settembre 2019

LETTURE D’ESTATE - Spiritualità e politica

 Liciano MANICARDI, Priore di Bose, succeduto ad Enzo Bianchi, pubblica per le Edizioni Quiquajon un libricino dal titolo: “Spiritualità e politica “.
Ecco di seguito, per l’utilità comune, una breve presentazione del testo e, alla fine, due righe di commento.
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _

Tutto parte da una interpretazione del termine “spiritualità”, inteso – secondo l’Autore – nel senso “…non religioso e ancor meno confessionale di ricerca e costruzione del senso del vivere ”.
Manicardi si rifà all’inizio al pensiero di Hanna Arendt, al suo “ tra ” come luogo di origine della politica. Si parte dalla interiorità per la “…costruzione e per la partecipazione feconda alla vita della polis”; nelle parole c’è il legame tra lo spirituale ed il politico.
Sostiene l’Autore che oggi “…la gente non conosce quale sia il suo vero interesse” e che la dimensione spirituale è “lo spazio accordato al gratuito”.
Serve una “politica dei volti” sensibile alla sofferenza, al grido: “Perché mi viene fatto del male?” .
Max Weber pensa che il politico debba essere attento alla propria vita interiore, vanificando la sua vanità. I regimi totalitari “…vogliono invadere l’interiorità e impossessarsi dell’anima delle persone”.
Tre sono le dimensioni da coltivare per Manicardi: l’immaginazione, la creatività ed il coraggio. L’immaginazione “…mette in pericolo una concezione della politica come tecnologia razionale del potere ”. La creatività: quella che “…fa uscire dal banale ”, che parte dallo stupore. Il conformismo (che lascia nella tristezza e nella frustrazione) è l’atteggiamento contrario della creatività. Essa, poi, è l’accettazione dei conflitti, come fonte di crescita. Il coraggio: “..è forza che spezza le corazze difensive della paura e della viltà ed osa comunicare qualcosa di difficile ”. Il coraggio ci libera dalla “ Io-crazia ” (cfr. Schicchi, La società della prestazione, Roma, 2017). Aggiunge Manicardi: “…Il coraggio diviene pure coraggio della normalità che è anzitutto il coraggio civico di fare il proprio dovere ”.



In un’altra sezione del libro, l’Autore affronta il tema della “parola” e della sua relazione con la politica. Cita la Arendt: “ ...Ogni volta che è in gioco il linguaggio, la situazione diviene politica per
definizione, perché è il linguaggio che fa dell’uomo un essere politico” (cfr. Hanna Arendt, Vita activa, Milano, 2013). E lui stesso dice, ricordando Enzo Bianchi e Carlo Maria Martini : “…La democrazia viene corrosa anzitutto con la corruzione delle parole ”. E ancora: “…Se la parola mente e manipola, nascono confusione, smarrimento, sfiducia…L’irresponsabilità politica rende la parola sempre ritrattabile ”. C’è, in politica, una parola importante: la promessa. Sostiene Manicardi: “…La parola della promessa agisce sul futuro e crea speranza ”.
Infine, nell’ultima sezione, l’Autore racconta del rapporto tra la politica e la morte. Cita Heidegger che dice che la coscienza di essere mortale ha condotto l’uomo a dare origine alla cultura, alla legge, alla comunità. Anche attraverso la politica. Anche attraverso la costruzione della comunità (da “ munus “ che vuol dire sia dovere che dono). Ecco le parole di Manicardi: “…l’uomo che vive con gli altri, resta mortale e morirà certamente, e tuttavia trova nella logica del dono la via di una morte vivificante ”.
Il riferimento alla morte ricorda alla politica l’importanza di apprendere la lezione dei limiti. Dunque “…lo spirituale può aiutare la politica a ritrovare un rapporto sano con il tempo e con il fare ”. Il tempo della politica non è quello dell’immediatezza.
In conclusione, un ammonimento: “…quando non ci si affida più al potere della parola, si finisce con l’affidarsi alla parola del potere, alla parola del capo ”.
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _

Una riflessione assai utile quella di Manicardi, scritta in un linguaggio piano e ricca di puntuali e pertinenti riferimenti bibliografici.

Tale riflessione resta però, a mio avviso, un po’ “condizionata” da quella interpretazione del termine “spirituale “ di cui si diceva in apertura, il cui significato resta volutamente limitato, nel caso del libro, ad una dimensione che mi è parsa, certo corretta, ma troppo “orizzontale”. Ma forse le mie attese erano sbagliate.

- Renato Omacini - 

Nessun commento: