mercoledì 27 marzo 2019

LETTURE DI PRIMAVERA - Breve intervista immaginaria a don Luigi Sturzo (a cura di Renato Omacini )

Caro Senatore e Sacerdote,
non più di dieci minuti per cercare di illuminare un po’ il nostro tempo, come tu hai cercato di fare con il tuo. Da 60 anni la tua voce terrena si è spenta e parli, scrivi ed operi, dunque, “in altro modo”.

Partiamo dalla “tua” Sicilia: come la vedi?
Permettimi di ricordare quanto ho scritto giusto  sessant’anni fa: “ … la Regione invece di tenere due o tre mila impiegati più o meno senza titolo nei vari dicasteri ed enti, che ha il piacere di creare a getto continuo ne tenga solo mille; ma contribuisca ad avere mille tecnici, capi azienda specializzati, professori eminenti, esperti di prim’ordine”.
 Dai 2.000/3.000 dipendenti si è ora passati, dicono, a quasi 50.000 (comprendendo i forestali e gli addetti alle partecipare regionali), senza contare i dipendenti statali e quelli degli enti locali.
Male! Non posso non vedere come questa preziosa porzione del popolo italiano è restata, ahimè, complessivamente indietro. Oggi come ieri poggio tuttavia la fiammella del mio inguaribile ottimismo sui giovani: quasi solo  da loro può venire un futuro migliore.

Ritorna di attualità il tema delle Autonomie: alcune Regioni, prima di altre, hanno ripresa in mano questa bandiera. Che ne pensi?
Penso che occorra procedere senza paura. Il principio di sussidiarietà (orizzontale e verticale) è un pilastro della nostra Costituzione: va ampliato, contro lo statalismo. Sento dire che c’è il rischio di minare l’unità del Paese, principio questo evidentemente irrinunciabile e, come si diceva, “non negoziabile”. Sono però dell’idea che, se trattata con saggezza ed equilibrio, questa “autonomia rafforzata” può ben convivere con l’esigenza di unità del Paese.
Del resto, continuando ancora oltre con “queste-Italie” che, invece di avvicinarsi, si fanno ahimè sempre più distanti tra loro, il Paese rischia comunque grosso. Né la doverosa perequazione può durare all’infinito.

E i cattolici in politica?
Serve, credo, un passo indietro: i cattolici in Italia devono capire di nuovo chi sono (è già successo in passato!). Macroscopici e diffusi esempi di incoerenza anche grave nei principi e soprattutto nei comportamenti anche politici,mi inducono a pensare che, salvo eccezioni, siano piuttosto “smarriti”.
Tutto il resto viene dopo e di conseguenza, compreso il legittimo e necessario loro impegno in politica; tema, peraltro, che mi pare stia positivamente ritrovando centralità: è nell’ordine delle cose!

Questo nostro modello di sviluppo che caratteri manifesta?
Credo che “sviluppi” poco nel nostro Occidente: è anemico e prevalentemente monodirezionale. Ha ben operato sino ad alcuni decenni orsono, ma ora credo prevalgano i suoi oggettivi  limiti ed i suoi “lacci”. Purtroppo su questo terreno siamo in ritardo sia come Italia che come Europa.
Eppure, essendo questo modello” (così come ogni altro) una costruzione umana, mi rifiuto di pensare che non vi si possa por mano, anche ricorrendo, se occorresse, alla lotta organizzata; lotta evidentemente sempre non-violenta, come si addice a dei cristiani.
Non vedi? L’economia soffre, l’ambiente soffre, moltissime famiglie soffrono; se misurassimo l’indice di felicità della gente comune, lo troveremmo molto basso. Si può dunque parlare di “sviluppo” vero e dal volto umano?
Occorre cambiare: tenendo (e selezionando) le cose buone che il progresso ci rende disponibili e buttando, invece, molto, molto del resto. A  proposito – lo dico per inciso -  state attenti all’impiego dell’intelligenza artificiale e, in particolare, della robotica. Emergono infatti progressivamente, a mio parere, punti di contatto e di potenziale frizione con i sistemi democratici: questa cosa va scandagliata in profondità e per tempo.

E Papa Francesco?
Io ero un uomo del Sud Italia, Lui è un uomo del Sud del Mondo, “pescato” dalla Provvidenza a 50 anni dal Concilio Ecumenico Vaticano II° (di cui purtroppo non ho fatto a tempo, per poco, a vedere l’inizio, come avrei desiderato).


I braccianti per cui ho tanto lottato ai miei tempi somigliavano a quelli che il Papa chiama gli “scarti” dell’umanità di oggi. Francesco (e, con Lui, la parte più illuminata della Chiesa cattolica) è un “irrigatore-di-bene”. Trova attorno tanti ostacoli. Se mi concedesse una udienza privata, Gli direi di non demordere e, se volesse, di contare su di me, felice di essere stato nella mia lunga vita prima di ogni cosa un Sacerdote di Cristo.

Grazie don Luigi. Ora vorrei chiederti un dono: mettiti a fianco di tanti giovani puliti e preparati (in prima fila quelli siciliani), in modo che il loro numero e la loro incidenza divengano sempre più significativi. Per la prevenzione, per la cura e per la promozione di questo nostro splendido Paese e del Mondo.



Venezia, 26 marzo 2019.

Nessun commento: