Caro Senatore e
Sacerdote,
non più di dieci minuti
per cercare di illuminare un po’ il nostro tempo, come tu hai cercato di fare
con il tuo. Da 60 anni la tua voce terrena si è spenta e parli, scrivi ed
operi, dunque, “in altro modo”.
Partiamo dalla “tua”
Sicilia: come la vedi?
Permettimi di ricordare quanto ho scritto giusto sessant’anni fa: “ … la Regione invece di
tenere due o tre mila impiegati più o meno senza titolo nei vari dicasteri ed
enti, che ha il piacere di creare a getto continuo ne tenga solo mille; ma
contribuisca ad avere mille tecnici, capi azienda specializzati, professori
eminenti, esperti di prim’ordine”.
Dai 2.000/3.000
dipendenti si è ora passati, dicono, a quasi 50.000 (comprendendo i forestali e
gli addetti alle partecipare regionali), senza contare i dipendenti statali e
quelli degli enti locali.
Male! Non posso non vedere come questa preziosa porzione del
popolo italiano è restata, ahimè, complessivamente indietro. Oggi come ieri
poggio tuttavia la fiammella del mio inguaribile ottimismo sui giovani: quasi
solo da loro può venire un futuro
migliore.
Ritorna di attualità il
tema delle Autonomie: alcune Regioni, prima di altre, hanno ripresa in mano
questa bandiera. Che ne pensi?
Penso che occorra procedere senza paura. Il principio di
sussidiarietà (orizzontale e verticale) è un pilastro della nostra
Costituzione: va ampliato, contro lo statalismo. Sento dire che c’è il rischio di
minare l’unità del Paese, principio questo evidentemente irrinunciabile e, come
si diceva, “non negoziabile”. Sono però dell’idea che, se trattata con saggezza
ed equilibrio, questa “autonomia rafforzata” può ben convivere con l’esigenza
di unità del Paese.
Del resto, continuando ancora oltre con “queste-Italie” che,
invece di avvicinarsi, si fanno ahimè sempre più distanti tra loro, il Paese
rischia comunque grosso. Né la doverosa perequazione può durare all’infinito.
E i cattolici in
politica?
Serve, credo, un passo indietro: i cattolici in Italia devono
capire di nuovo chi sono (è già successo in passato!). Macroscopici e diffusi
esempi di incoerenza anche grave nei principi e soprattutto nei comportamenti
anche politici,mi inducono a pensare che, salvo eccezioni, siano piuttosto
“smarriti”.
Tutto il resto viene dopo e di conseguenza, compreso il
legittimo e necessario loro impegno in politica; tema, peraltro, che mi pare
stia positivamente ritrovando centralità: è nell’ordine delle cose!
Questo nostro modello
di sviluppo che caratteri manifesta?
Credo che “sviluppi” poco nel nostro Occidente: è anemico e
prevalentemente monodirezionale. Ha ben operato sino ad alcuni decenni orsono,
ma ora credo prevalgano i suoi oggettivi limiti ed i suoi “lacci”. Purtroppo su questo
terreno siamo in ritardo sia come Italia che come Europa.
Eppure, essendo questo modello” (così come ogni altro) una
costruzione umana, mi rifiuto di pensare che non vi si possa por mano, anche
ricorrendo, se occorresse, alla lotta organizzata; lotta evidentemente sempre
non-violenta, come si addice a dei cristiani.
Non vedi? L’economia soffre, l’ambiente soffre, moltissime
famiglie soffrono; se misurassimo l’indice di felicità della gente comune, lo
troveremmo molto basso. Si può dunque parlare di “sviluppo” vero e dal volto
umano?
Occorre cambiare: tenendo (e selezionando) le cose buone che
il progresso ci rende disponibili e buttando, invece, molto, molto del resto.
A proposito – lo dico per inciso - state attenti all’impiego dell’intelligenza
artificiale e, in particolare, della robotica. Emergono infatti
progressivamente, a mio parere, punti di contatto e di potenziale frizione con
i sistemi democratici: questa cosa va scandagliata in profondità e per tempo.
E Papa Francesco?
Io ero un uomo del Sud Italia, Lui è un uomo del Sud del
Mondo, “pescato” dalla Provvidenza a 50 anni dal Concilio Ecumenico Vaticano
II° (di cui purtroppo non ho fatto a tempo, per poco, a vedere l’inizio, come
avrei desiderato).
I braccianti per cui ho tanto lottato
ai miei tempi somigliavano a quelli che il Papa chiama gli “scarti”
dell’umanità di oggi. Francesco (e, con Lui, la parte più illuminata della
Chiesa cattolica) è un “irrigatore-di-bene”. Trova attorno tanti ostacoli. Se
mi concedesse una udienza privata, Gli direi di non demordere e, se volesse, di
contare su di me, felice di essere stato nella mia lunga vita prima di ogni
cosa un Sacerdote di Cristo.
Grazie don Luigi. Ora
vorrei chiederti un dono: mettiti a fianco di tanti giovani puliti e preparati
(in prima fila quelli siciliani), in modo che il loro numero e la loro
incidenza divengano sempre più significativi. Per la prevenzione, per la cura e
per la promozione di questo nostro splendido Paese e del Mondo.
Venezia, 26 marzo 2019.
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