martedì 14 maggio 2019

LETTURE DI PRIMAVERA - Libertà e tolleranza (Renato Omacini)

Propongo alla vostra valutazione alcune considerazioni: al di là delle stesse, i fatti a cui si riferiscono dovrebbero utilmente, credo, farci riflettere comunitariamente come Associazione.

Massimo Fini scrive su “ Il Fatto Quotidiano “ del 8 maggio 2019 delle considerazioni sotto il titolo: “ L’antifascismo non sia un fascismo al contrario “. Si riferisce al Salone del Libro di Torino ed alla presenza là della Casa editrice Altoforte, dichiaratamente fascista, come dice Camilla Tagliabue.
Scrive Fini: “ In democrazia ciascuno può fare ciò che vuole, nella misura in cui non nuoce agli altri “ ed aggiunge che secondo Costituzione “…ognuno ha diritto di esprimere liberamente le proprie idee per quanto aberranti possano apparire nel pensiero contemporaneo. L’unico discrimine è che nessuna idea, buona o sbagliata che sia, può essere fatta valere con la violenza “. Poi, riferendosi al 17% dei consensi ricevuti dalla Lega alle elezioni politiche, dice: “ Se non erro il consenso è l’essenza stessa della democrazia “.
Credo che sia condivisibile il fatto che l’antifascismo non deve usare gli stessi mezzi che rimprovera al fascismo; condivisibile anche il fatto di ritenere condannabile ogni idea fatta valere con la violenza.
Divergenza di pensiero, invece, per parte mia,  sul fatto che il consenso sia l’essenza della democrazia. No: se, anche col legittimo e regolare consenso, premio idee manifestamente ed oggettivamente antidemocratiche, uccido la democrazia: la storia del Novecento, per esempio, è là a ricordarcelo. Essenza della democrazia sono, come sappiamo, pace, libertà, giustizia, uguaglianza, dignità, lavoro, la virtù e la conoscenza, per dirla con Dante.
Inoltre occorre quanto meno evidenziare che, se ciascuno può esprimere liberamente anche idee “aberranti” (tipo quelle apertamente e ripetutamente antidemocratiche e che istigano alla violenza), c’è un simmetrico, libero diritto ad esprimere altre idee che portino, per esempio, a restringere gli spazi delle prime (quando appunto “aberranti”, da qualunque parte provengano) invece che fornire loro occasioni di vetrina o di amplificazione mediatica.

Non censura, ma, in capo ai decisori, esercizio di prevenzione, di vigilanza, senso dell’opportunità, disinnesco anticipato di prevedibili conflitti e polemiche.
Certe idee di fatto totalitarie, di estrema destra o di estrema sinistra che siano (per restare a categorie che hanno almeno il merito della chiarezza), sono oggettivamente intrise di violenza: l’esperienza ce lo dice; non bisogna farle crescere, proprio per evitare il peggio. Ancora una volta la Storia insegna, per chi non voglia leggerla “da tifoso”. E la Scuola dov’è? E le Università dove sono? E i media dove sono? E noi cattolici dove siamo (seguiamo i sapienti moniti di Papa Francesco)?
Ci possono anche essere, inoltre,  molti equivoci circa il richiamo alla tolleranza: quando l’esserlo può essere fonte di più estese, profonde e successive  intolleranze; ci sono forme di tolleranza che possono sfociare nell’indifferenza. E, se ciò avviene, è particolarmente grave per noi cattolici che amiamo la politica.

L’esercizio della  vigilanza è proprio uno degli esercizi più significativi di una democrazia vitale e non omissiva, sorta – non dimentichiamolo –sulle ceneri dei totalitarismi e per far sì che non possano più risorgere. Tutti i totalitarismi.
Ancora: occorrerebbe considerare che ci sono diversi possibili modi di non nuocere agli altri. Tentare di imporre o anche solo professare sistematicamente ed apertamente certe idee di stampo totalitario, può proprio nuocere alla convivenza di quanti – e sono la maggioranza – in quelle idee non si riconoscono. E comunque, quello di non nuocere agli altri non può essere certo l’unico limite alla libertà nel nostro ordinamento costituzionale, giuridico e civile.
Da ultimo, quando Massimo Fini riporta l’aforismo di Mino Maccari secondo cui: “ I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti “, occorre dire che ciò, sia ieri che oggi,  per la stragrande maggioranza dei casi, è profondamente sbagliato.

Che ne pensate ?

Nessun commento: