Il 25 maggio scorso, una delegazione dei popolari Venezia, si è recata in visita, ad Argenta (Ferrara) alla tomba, chiesa, museo dedicato a don Giovanni Minzoni e al luogo dell' eccidio di don Tiso Galletti, parroco di Sassatelli anch'egli trucidato il 9 maggio del 1945.
In occasione dell' incontro è stato possibile conoscere, attraverso un video e la visita al museo, vita e opere realizzate da don Minzoni nella sua breve esistenza: "Nasce a Ravenna il 29 giugno 1885; nel 1917 viene inviato al fronte in Friuli, dove riceve la Medaglia d'Argento al Valor Militare dal Duca D' Aosta e dal generale Armando Diaz. L'insorgere dello squadrismo fascista non nasconde la propria ostilità verso questo prete. Viene ucciso a bastonate da due sicari che gli sfondano il cranio il 23 agosto del 1923. La sua tomba e il suo monumento è stato visitato dai Presidenti della Repubblica Giovanni Leone, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, nonché da Sua Santità Giovanni Paolo II ".
Don Minzoni è un personaggio, poco conosciuto dai giovani e non solo, meriterebbe una maggior attenzione a livello politico, sociale e religioso per i valori e le iniziative concrete da lui promosse a favore della gente ed in particolare dei poveri, in un ambiente, quello ferrarese, non certamente facile durante quel triste periodo storico del nostro Paese.La delegazione dei Popolari è stata guidata dal presidente Romeo Toffano, e dal vice presidente Luigino Busatto.Un ringraziamento al parroco di Argenta e al Direttore del Museo che ci ha accompagnato nell'intera visita.


2 commenti:
E’ stato un momento di condivisione e approfondimento sulla storia di due grandi figure del cattolicesimo. E’ la nostra storia piena di eroi e di martiri che ci consegnano il testimone per la difesa di valori democratici e solidarietà senza confini. Clara Urlando
Una visita interessante che molti dovrebbero fare per capire come questi preti , pur sapendo di rischiare la loro vita , mettevano in atto iniziative in favore dei poveri.
Il Ferrarese era una terra povera , tanto da costringere don Minzoni ad affittare un certo numero di ettari di campagna per fare lavorare i propri parrocchiani.
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