martedì 26 gennaio 2016

III° INCONTRO SULL'ENCICLICA “LAUDATO Sì”



Si è svolto a Mestre, martedì 1 dicembre scorso, il terzo ed ultimo incontro del ciclo che l’Associazione ha voluto dedicare all’Enciclica “Laudato sì”. Il Relatore, prof. Simone Morandini, docente di teologia, ha parlato appunto degli aspetti teologici ed etici legati al testo pontificio. Ecco, di seguito, una breve sintesi del suo intervento.

Prof. Simone Morandini

Si tratta –ha iniziato il Relatore- di un testo che “stupisce”, dove il grido della terra e quello dei poveri costituiscono due “fatti” sempre interconnessi.
San Francesco non è solo un “ornamento”: Assisi è il punto di partenza per leggere l’Enciclica, la cui struttura generale è nel segno di Ignazio di Loyola.
Si tratta di una Lettera “di convocazione”, scritta per interpellare ed è anche un testo, dice Morandini, di densa contemplazione che si muove da una esperienza condivisa (non da una dottrina o da una teoria); un’esperienza di contrasto tra la bellezza della Terra ed il suo gemito.
Nell’Enciclica il tema della “responsabilità” ricorre 48 volte e la parola “cura” ricorre 92 volte.
Le scienze non bastano: serve un approccio integrale (la “tenerezza” dello sguardo del Padre e del Figlio, n.77 e n.92); l’uomo deve trovare il proprio ruolo, riconsiderando interamente la sua visione antropocentrica che appare sempre più distorta e dannosa.
Il Relatore sostiene che il riferimento concettuale proposto sia quello di una teologia del lavoro, sintesi di custodia e di coltivazione del Creato.
Il testo di Papa Francesco, dice Morandini,  aiuta a ricollocare la categoria del “bene comune”, aiuta a dialogare sulla sostenibilità e sulla responsabilità verso le nuove generazioni, aiuta, infine, a ragionare sulla relazionalità interpersonale e sulle identità personali.
Non c’è deduzione, ma consonanza tra l’Enciclica ed il Vangelo e la critica anche dura ed insistita contro il consumismo, contro la sete sfrenata di denaro, di apparenza e di successo (che alimentano la “cultura dello scarto”), questa critica non cede, tuttavia, alla disperazione. “…Non tutto è perduto” (n.205). Non si tratta di una Lettera negativa o catastrofista.
Propone infine i Relatore la sintesi delle quattro “C”:
-convocazione/contemplazione;
-comprensione di ciò che accade;
casa comune, nel segno della connessione;
conversione/cambiamento.
Da ultimo, un riferimento al Convegno ecclesiale di Firenze, coll’accento posto sulle “comunità in uscita”, testimonianti, cioè, nelle strade ed in mezzo al mondo.

Venezia, dicembre 2015.

R.O.

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