Carissimi/me,
ecco,
di seguito, il testo di una riflessione che Vi partecipo per eventuali
considerazioni comuni ; riflessioni e
confronti che, come nel costume della nostra Associazione, devono restare politici (di politica culturale) e non partitici.
Desidero esprimere – il più asetticamente possibile e
rimanendo sul piano di quelle che a me paiono delle constatazioni - quello che
a me sembra ormai un dato di fatto: l’Occidente (ed anche l’Italia, magari con
modalità sue proprie) si sta avviando verso regimi di destra più o meno
autoritari. Si sia favorevoli, o contrari, od indifferenti, ormai è solo
questione di tempo per lo svolgersi ed il completarsi di un processo iniziato dopo la caduta del muro di Berlino (paradosso
dei paradossi!), ma che aveva per così dire scaldato i motori col reaganismo
negli anni Ottanta e col thatcherismo negli anni Ottanta ed oltre.
Il motivo, complesso in sé, alla fine è però anche semplice: troppi errori e perduranti negli
anni da parte delle diverse formazioni politiche nelle varie realtà in cui
hanno rispettivamente governato. Dunque ad un certo punto, come la storia
insegna, scoppia la reazione. Reazione dal basso ( indotta e spontanea al tempo
stesso), per avere principalmente più ordine, più sicurezza, più lavoro e più
identità.
Tali nuovi regimi, all’inizio “morbidi”, dovranno poi “per
forza” diventare più autoritari; già alcuni autorevoli leader
mondiali vanno dicendo del resto che ormai
la democrazia “è un lusso” e la violenza verbale è entrata sempre più nel
comune lessico politico.
L’immigrazione non
adeguatamente governata (intra ed
extra europea ed americana) è, credo, il formidabile fattore di innesco di
questa nuova importante direzione di marcia, come lo sono alcune grandi organizzazioni
economico-finanziarie con i loro “pensatoi”, come lo è, naturalmente, il terrorismo
internazionale, come lo è stata la
pluriennale crisi economica che speriamo alle nostre spalle. Le organizzazioni criminali stanno per ora a guardare.
Di fatto, la gente
comune non può aver paura di salire su
di una metropolitana, di andare allo stadio o al supermercato o in discoteca o in un parco
pubblico. Quanto ancora dovrà patire la gente, specie in certi Paesi, per una
burocrazia opaca, lenta ed approssimativa? Per una giustizia che in non rare
occasioni è forte con i deboli e debole con i forti? La gente è stanca di
sentire da chi governa (di qualsiasi estrazione) discorsi “irresponsabili” nel
senso etimologico del termine, di chi, cioè, tende a chiamarsi sempre fuori o a
scaricare sugli altri. Discorsi anche che demonizzano pesantemente chi la pensa
diversamente, lasciando poco o per nulla spazio alla libera dialettica
democratica.
Non si sopportano più
gli eterni muri di gomma tra i quali si è sbattuti, né i call-center che funzionano
una volta su quattro. Si potrebbe continuare senza, credo, essere questo dei qualunquisti o dei populisti: sono cose reali, quotidiane, sotto
gli occhi di tutti.
Troppi, troppo soventi ormai questi fatti: la loro somma e la loro
concatenazione porta diritta-diritta, ritengo, a regimi di destra (a varia intensità), regimi
che gradatamente la stragrande maggioranza dei popoli accoglierà, per varie
ragioni, come benvenuti.
E’ stato così nel
passato e sarà questo un dato di fatto che caratterizzerà almeno una parte del
XXI secolo e che sfuggirà di mano alla più parte dei governanti: dovuto alla forza delle cose, dovuto a quel che si è nel tempo “seminato” o
non “seminato”. Tutto ciò durerà un
periodo più o meno lungo e poi la macchina della storia cambierà di nuovo giro.
Gli insegnamenti della storia? Pochissimi per non dire purtroppo inesistenti, come lamentavano già gli antichi.
Che voto dare, con linguaggio scolastico, per esempio e per
restare in Italia, alla Sinistra, al Centro o alle varie “Formazioni-col-trattino”
che hanno governato e che governano il
Paese e gli Enti locali?
Intendiamoci: ci sono cose buone fatte, nei diversi Paesi, da
Governi e Parlamenti di diversa estrazione, quando autenticamente riformisti
sul piano culturale e su quello politico. Ma, nel complesso e nel lungo periodo,
ritengo che abbiano un peso di gran
lunga maggiore, come detto, le carenze (di “visione”, di realizzazione, di
comunicazione e di autocritica). E’ certo anche che da noi come nel mondo ci sono molte cose buone e positive:
nel pubblico, nel privato, nel privato-sociale, nel volontariato, ecc. : il non
considerare le une e le altre sarebbe un errore d’analisi anche storica.
Quale è stato e qual
è però, nell’insieme, il peso “politico” di tutto questo? La sua
caratura anche culturale, il suo influsso
comunicativo, il suo riverbero
elettorale, la sua “pedagogia” a livello
di macro-sistemi?
Venezia, 14 settembre 2017
Renato Omacini
Renato Omacini
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