domenica 8 ottobre 2017

Pensando a Francesco


Care amiche, cari amici dell’Associazione,
anche se  mi rendo conto che la tematica non è direttamente riconducibile alle finalità de “I Popolari” di Venezia, desidero parteciparVi di seguito alcuni piccoli tentativi di “attualizzare” San Francesco nel giorno della Sua festa .
Prendo spunto da episodi della Sua vita: si tratta da parte mia di un  umile “esercizio”, assolutamente “aperto” alla Vostra riflessione e al Vostro commento.

Il compito dei laici credenti
( “Ripara la mia casa!”- 1205 )

Che la Casa del Signore abbia bisogno di continue riparazioni, non c’è dubbio, lo vediamo ogni giorno. E, riparata, è più sicura e più bella. Occorre fare un appello ai “muratori” laici, ricordando  soprattutto la lezione del Concilio ecumenico Vaticano II°. Coraggio! Senza paura! Un po’ del nostro tempo!

L’infermità
( Il bacio al lebbroso – 1205 )

Ci giriamo quasi sempre dall'altra parte quando sulle nostre strade incrociamo un barbone. Fermarsi è poco di moda e non si sa mai.  Però alcune meravigliose creature, specie giovani, lo fanno, nella gratuità!

I lupi della politica
( Il lupo di Gubbio – 1206 )

Ammansire chi? Il lupo o gli abitanti di Gubbio?
Sforzarci di vedere la politica con occhi diversi, per contribuire instancabilmente, ciascuno al proprio livello, a migliorarla. La mitezza politica in luogo della violenza politica: razionale utopia!

La tenacia
( Di fronte a Papa Innocenzo III° nel 2010 e poi di fronte a Papa Onorio III° )

Trovare la strada per giungere al Papa (niente di meno!). Ottenere i buoni servigi. Incontrarsi col Papa. E là, sostenere le “tenaci” ragioni di una scelta “tenace”. Facendolo con una parabola: quella di Madonna Povertà!
Quando davvero, come singoli e/o come gruppo, crediamo veramente in qualcosa di umanamente “alto”, quanta tenacia ci mettiamo per cercare di raggiungere l’obiettivo?


L’accoglienza
(I  tre ladroni di Monte Casale ) 

Bussano alla porta del Convento tre figure losche: chiedono la carità. Sono malfattori noti: vanno cacciati. E’ quel che fa il portinaio. E’ quel che facciamo, solitamente, ciascuno di noi. Ma Francesco no …..
Bussano alla porta dell’Europa (è la Storia! Ci sono le ragioni!). Solo una minoranza sono “briganti”, la stragrande maggioranza è disperata. L’Italia è “brava” e civile, l’Europa finora non  è stata all’altezza!

La pace
( L’incontro con il Sultano Malek-al-Kamil – 1219)

Era da “pazzi”, era impensabile incontrare il Sultano nel pieno sfuriare delle Crociate! Eppure quel Sultano ha richiesto umili consigli a Francesco. Fantasia, coraggio, disinteresse, sapienza, van messi nello zaino per incontri “impossibili” ma assai  benefici, anche “a bassa quota” ed anche di poca importanza.

La vocazione
( Il “gentile cavaliere “ )

Il Signore aveva già “vista” l’anima del  giovane “ Cavaliere “ prima che arrivasse Francesco. I nostri genitori sanno  “vedere”  l’anima dei loro figli e delle loro figlie, cogliendo ed incoraggiando una possibile loro vocazione?  Ed i “consiglieri spirituali” esistono ancora?  Ce la fanno? L’intervento di Francesco (cioè di chi aiuta!) è solo un completamento, ma indispensabile.
  
Il risarcimento
( Sulla strada per Rieti: il vigneto calpestato del Parroco )

Quante volte la gente rovina la nostra “vigna”: ci abbiamo sudato, abbiamo buttato soldi:  ora attendiamo giustamente il raccolto. Ed ecco inimicizia, maldicenza, invidia, egoismo, ecc. la calpestano. Noi ci arrabbiamo a morte e mai, mai  ci viene in mente che il “danno” subìto  potrebbe essere premessa per un eccezionale, successivo  risarcimento.

La sofferenza
( Le stimmate – 1224 )

Cercare di eliminare progressivamente la sofferenza (tutte le sofferenze!) è assai meritorio; pensare di non doversi mai confrontare con la sofferenza è illusorio. Allenarsi a questo non voluto “confronto” è proprio della formazione che si riceve e che ci si dà. Ma non è cosa di moda e le praterie dello sconforto, della depressione anche aggressiva, aumentano progressivamente.

Quale ecologismo ?
( Il Cantico delle creature)

Quale ecologismo? Quello della retorica, quello delle belle conferenze, quello che pacifica la coscienza?
Oppure quello che (sia pure in ritardo) comincia ad “accarezzare” la Terra chiedendole scusa e “costringe” pacificamente i reggitori del mondo (e dell’economia!) a farlo anche loro? Lo sanno che, almeno in Occidente, occorre cambiare “modello”? Perché indugiano?



Venezia, 4 0ttobre 2017
(San Francesco d’Assisi)                                          
 

Renato Omacini

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