lunedì 5 novembre 2018

Tina Anselmi: lei c’era ! - Renato Omacini




Carissimi/me dell’Associazione,
ecco, di seguito, due righe che ho dedicate all’On. Tina Anselmi, a due anni dalla sua scomparsa. Ci saranno, certo, voci più autorevoli e qualificate della mia: ad esse questa umilmente si aggiunge.
Rammentiamo tutti  il ricordo che ne ha tracciato la brava Anna Maria Miraglia.

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Il 2 novembre ricorrono  due anni dalla scomparsa di Tina Anselmi; aveva 89 anni.
Desidero anch'io, nel mio piccolo, contribuire al suo ricordo, assieme ad altre ben più autorevoli e qualificate testimonianze che non mancheranno di certo.
Tina Anselmi “ c’era ! “: dove “ era “ ? Era a Bassano del Grappa, dove studiava, il 26 settembre 1944; aveva compiuto 17 anni. Lei ed altre studentesse vennero costrette a presenziare all'impiccagione, da parte dei tedeschi, di 31 prigionieri per rappresaglia (uno per albero).
Credo sia importante partire da questo “ essere-presente “ (quella volta involontariamente, anzi, con violenza) ai fatti della vita.
Da là derivò, come sappiamo, la sua adesione coraggiosa e fattiva alla Resistenza (“Gabriella” era il suo nome di battaglia nella Brigata Cesare Battisti).
Ma da là – e dalla formazione ricevuta in famiglia e nella scuola – derivò il suo universo valoriale ed il suo immenso amore per la libertà.
Derivò anche la tenacia: puntigliosa, innovativa ed intelligente. Si pensi alla “nuova” legislazione sul lavoro e sulla sanità che porta la sua firma quand'era ministra, dal 1976 al 1979, nei governi Andreotti.
La quotidiana modestia e disponibilità, invece, non la derivò: le appartenevano di natura; la conservò sino all'ultimo in fedeltà.
Pagò anche di persona: subì un attentato in casa dopo che, con la Legge 833/1978 sul sistema sanitario nazionale, decise il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica aveva giudicati inutili. Coincidenza?
Cosa direbbe Tina Anselmi se fosse oggi viva? Azzardo, con immenso rispetto, una immagine: la vedo correre in bicicletta, inesausta, da paese a paese, gridando con un megafono: “Attenti: la libertà è costata sangue, fatiche, paure, dolore; è fragile: si può perdere, magari un pò ogni giorno. Vigilate! Anzi: vigiliamo! “.
Grazie.

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Credo che noi cristiani che amiamo la politica  siamo, mediamente,  ben lontani dal coraggio che Lei (ed altri) hanno avuto.
Non è però la storia di don Abbondio (…se uno il coraggio non ce l’ha…!) : è un fatto culturale, assiologico e politico assieme. Non penso neppure lontanamente alla tradizione italiana del “gattopardismo”, così vistosamente riaffiorante altrove.
Certo è che lo scenario internazionale (con Trump in testa che, di fatto, rilancia la corsa agli armamenti ,oltre che  contribuire ad accelerare la distruzione del pianeta), quello europeo (con la sua mediocrità) e quello nazionale (con l’esaltazione progressiva e  sempre meno strisciante dell’ ”uomo solo al comando!”, con la denigrazione di ogni  legittima opposizione e critica, con una stampa che si vorrebbe, di fatto, asservita, ecc.),  non promettono niente di buono.
 Ci  interpellano molto forte, come cattolici democratici.


Novembre 2018.

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