venerdì 23 novembre 2018


LETTURE  D’AUTUNNO - Benigno  Zaccagnini  - Renato  Omacini –


Oggi è il 20 di novembre: butto l’occhio per caso sul calendario e leggo: San Benigno. E’ un attimo: mi viene in mente Benigno Zaccagnini. Mi piace contribuire un po’ al suo ricordo. Ci ha lasciati da ormai 29 anni, quando ne aveva 77.
Fu partigiano nella brigata Garibaldi “Ravenna” e componente del C.N.L., come dell’Assemblea Costituente. Deputato sino al 1979 e Senatore dal 1993 al 1989; tre volte ministro (governi Segni, Tambroni, Fanfani).
All’interno della Democrazia Cristiana fu presidente del Gruppo parlamentare (1962-1968) e del Consiglio Nazionale (1969-1975). Dal 1975 al 1980 fu, per intuizione di Aldo Moro, Segretario della D.C. Nelle elezioni politiche del 1976 la D.C. ottenne il 38,7% dei voti e il P.C.I. il 34,4%.
E’ noto il suo assoluto rifiuto di trattare con le Brigate Rosse durante il rapimento di Moro: quest’esperienza lo debilitò completamente e rimase aperta in lui una ferita di estremo dolore.
L’ “ onesto Zac “, come fu chiamato, quello che prese in mano la D.C. dopo la sconfitta sul divorzio (1974) e quella alle amministrative (1975).
In lui – tutti lo riconoscono – l’impegno politico derivò direttamente dalla sua fede. Parlò con Enrico Berlinguer di questione morale e alla conclusione della prima Festa nazionale  dell’Amicizia, a Palmanova, disse: “Il fiore è di nuovo bianco!”. Né polo moderato, né comitato d’affari del capitalismo: così Zaccagnini  (sono espressioni sue) pensava la D.C.
Nel 1963, rivolgendosi alla Camera a Togliatti, profetizzò la caduta del Muro di Berlino; cosa che sarebbe realmente accaduta 26 anni dopo, quattro giorni dopo la sua morte.
Le ulteriori vicende sono note: la nascita del Partito Popolare (1994), la Margherita (2002), la Federazione dell’Ulivo (2005-2008), il Partito Democratico (2007). Cosa avrebbe fatto e detto Benigno Zaccagnini?


Venezia, 20 novembre 2018.

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