LETTURE D’AUTUNNO - Benigno Zaccagnini - Renato Omacini –
Oggi è il 20 di novembre: butto l’occhio per caso sul
calendario e leggo: San Benigno. E’ un attimo: mi viene in mente Benigno Zaccagnini.
Mi piace contribuire un po’ al suo ricordo. Ci ha lasciati da ormai 29 anni,
quando ne aveva 77.
Fu partigiano nella brigata Garibaldi “Ravenna” e componente
del C.N.L., come dell’Assemblea Costituente. Deputato sino al 1979 e Senatore
dal 1993 al 1989; tre volte ministro (governi Segni, Tambroni, Fanfani).
All’interno della Democrazia Cristiana fu presidente del
Gruppo parlamentare (1962-1968) e del Consiglio Nazionale (1969-1975). Dal 1975
al 1980 fu, per intuizione di Aldo Moro, Segretario della D.C. Nelle elezioni
politiche del 1976 la D.C. ottenne il 38,7% dei voti e il P.C.I. il 34,4%.
E’ noto il suo assoluto rifiuto di trattare con le Brigate
Rosse durante il rapimento di Moro: quest’esperienza lo debilitò completamente
e rimase aperta in lui una ferita di estremo dolore.
L’ “ onesto Zac “, come fu chiamato, quello che prese in mano
la D.C. dopo la sconfitta sul divorzio (1974) e quella alle amministrative
(1975).
In lui – tutti lo riconoscono – l’impegno politico derivò
direttamente dalla sua fede. Parlò con Enrico Berlinguer di questione morale e
alla conclusione della prima Festa nazionale
dell’Amicizia, a Palmanova, disse: “Il fiore è di nuovo bianco!”. Né
polo moderato, né comitato d’affari del capitalismo: così Zaccagnini (sono espressioni sue) pensava la D.C.
Nel 1963, rivolgendosi alla Camera a Togliatti, profetizzò la
caduta del Muro di Berlino; cosa che sarebbe realmente accaduta 26 anni dopo,
quattro giorni dopo la sua morte.
Le ulteriori vicende sono note: la nascita del Partito
Popolare (1994), la Margherita (2002), la Federazione dell’Ulivo (2005-2008),
il Partito Democratico (2007). Cosa avrebbe fatto e detto Benigno Zaccagnini?
Venezia, 20 novembre 2018.
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