COS’E’
?
E’ un documento chiamato “Manifesto di Assisi” firmato a Roma
presso la Federazione della stampa italiana (FNSI).
Lo hanno sottoscritto tre religioni monoteiste, giornalisti e
rappresentanti della società civile.
Non è una Carta deontologica per i giornalisti: è una
dichiarazione di fratellanza ed è il primo Manifesto internazionale nato dal
basso. Non dunque un decalogo che scende dall’alto, quanto piuttosto un
“modello” cui si aderisce su base volontaria.
COME
SI E’ ARRIVATI AL “MANIFESTO” ?
La sua gestione lontana risale a quasi trent’anni fa ed ha
richiesto, nel tempo, un lungo lavoro di coordinamento tra le parti. Nel 2015
la Federazione delle chiese evangeliche in Italia aveva esortato le religioni,
l’Ordine dei giornalisti ed i Sindacati ad elaborare una “Carta”. Ricordiamo
per inciso che, dal 2008 ad oggi, oltre 1.000 reporter sono stati uccisi nel
mondo.
La cosa è stata poi presa in mano dal Sacro Convento di
Assisi: ne hanno trattato durante i lavori dedicati al “Tavolo” sul ruolo delle
religioni, sulla scuola e sull’educazione.
A CHI
E’ RIVOLTO ?
Il “Manifesto” si rivolge non solo agli Operatori della
comunicazione, ma a tutti, di qualsiasi religione, razza, appartenenza o professione.
A
FAVORE DI COSA ?
A favore del rispetto reciproco, della dignità umana, di una
società più solidale e sincera, del “noi” piuttosto che dell’ “io”, della pace
internazionale, dello sviluppo della cultura come efficace antidoto.
CONTRO
COSA ?
I principali bersagli del “Manifesto” si potrebbero
condensare nell’acronimo OXAIM: odio, xenofobia, antisemitismo, islamofobia,
muri.
Ricordiamo tra parentesi il “ritratto” che ha fatto di noi
Italiani il CENSIS nel suo ultimo rapporto annuale.
ECCO
IL TESTO
1.L’ostilità è una barriera che ostacola la comprensione. Nel
rispetto del diritto-dovere di cronaca e delle persone occorre comprendere.
Scriviamo degli altri quello che vorremmo fosse scritto di noi.
2.Una informazione corretta lo è sempre, sono la fiducia e la
lealtà a costruire una relazione onesta con il pubblico. Non temiamo di dare
una rettifica quando ci accorgiamo di aver sbagliato.
3.Difendiamo la nostra dignità di persone, ma anche quella
altrui, fatta di diversità e differenze. Tutti hanno diritto di parlare e di
essere visibili. Diamo voce ai più deboli.
4.Costruiamo le opinioni sui fatti e quando comunichiamo
rispettiamo i valori dei dati per una informazione completa e corretta. Dietro
le cifre ci sono gli esseri umani. Impariamo il bene di dare i numeri giusti.
5.Se male utilizzate, le parole possono ferire e uccidere.
Ridiamo il primato alla coscienza: cancelliamo la violenza dai nostri siti e
blog, denunciamo gli squadristi da tastiera e impegniamoci a sanare i
conflitti. Le parole sono pietre, usiamole per costruire ponti.
6.Facciamoci portavoce di chi ha sete di verità, di pace, di
giustizia sociale. Quando un cronista è minacciato da criminalità e mafie, non
lasciamolo solo, riprendiamo con lui il suo viaggio. Diventiamo scorta
mediatica della verità.
7.Con il nostro lavoro possiamo illuminare le periferie del
mondo e dello spirito. Una missione ben più gratificante della luce dei
riflettori sulle nostre persone. Non pensiamo di essere il centro del mondo.
8.Internet è rivoluzione, ma quello che comunichiamo è
rivelazione di ciò che siamo. Il nostro profilo sia autentico e trasparente. Il
web è un bene prezioso: viviamolo anche come bene comune.
9.La società non è un groviglio di fili, ma una rete fatta di
persone: una comunità in cui riconoscersi fratelli e sorelle. Il pluralismo
politico, culturale e religioso è un valore fondamentale. Connettiamo le
persone.
10.San Francesco d’Assisi operò una rivoluzione, portare la
buona notizia nelle piazze; anche oggi una rivoluzione ci attende nelle nuove
agorà della Rete. Diamo corpo alla notizia, portiamola nelle piazze digitali.
IL
“MANIFESTO” E IL MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO
In occasione della 54^ Giornata mondiale delle comunicazioni
sociali (Roma, 24 gennaio 2020), Papa Francesco ha diramato, come consuetudine,
il Suo Messaggio. Dedicato, questa volta, al tema della narrazione, per
“respirare la verità delle storie buone”. Una narrazione umana “che ci parli di
noi e del bello che ci abita”.
L’uomo, essere narrante, bisognoso di raccontarsi. Ma, fin
dagli inizi “il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male”.
Non tutte le storie, infatti, sono buone (“quasi non ci accorgiamo di quanto
diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità
consumiamo”).
Aggiunge Francesco: “In un’epoca in cui la falsificazione si
rivela sempre più sofisticata, raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake),
abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e
buoni”.
La Sacra Scrittura è una Storia di storie: Dio narra e chiama
alla vita; è una storia d’amore tra Dio e l’Umanità. Anche i Vangeli sono dei
racconti.
“Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò
l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell'altezza vertiginosa ed affascinante alla quale Gesù l’ha elevata”.
“Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello
sporytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che
siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori,
di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende”.
Ricordo, tra parentesi, il documento firmato il 4 febbraio
2019 ad Abu Dhabi dallo stesso Papa Francesco e da Ahmad Al-Tayyeb; in esso
l’asse centrale è il medesimo: quello della fratellanza universale, con quel
che dovrebbe derivarne.
COME
IL “MANIFESTO” SI RELAZIONA ALLA POLITICA?
Qualcuno ha detto che il “Manifesto” dovrebbe essere
trasferito alla Politica. Se la centralità spetta infatti alle “parole” (orali
e/o scritte) che non devono trasformarsi in pietre, ciò vale indubbiamente sia
per la Comunicazione che per la
Politica.
Il brutto spettacolo offerto da molti leader politici dei
nostri tempi è là a confermare questa “patologia” volgare e diseducante.
La via del sistematico discredito ricorrendo anche a
non-verità conduce, anche politicamente, ad esiti infausti: è solo questione di
tempo. La giusta competizione, anche energica, ma civile, è un’altra cosa.
E, NEL
NOSTRO PICCOLO, COME ASSOCIAZIONE ?
Sarebbe semplice e forse anche un po’ sbrigativo dire che occorre rifarci ai nostri valori di
cattolici democratici. Ciò è ovviamente giusto, ma non basta.
Credo vada elevata la nostra sorveglianza su quanto diciamo e
su ogni nostra forma di comunicazione quotidiana. Può succedere, magari
inavvertitamente, che osserviamo in
negativo gli altri più che badare a correggere, anche sul piano comunicativo, noi stessi.
La Politica, in particolare, è, come sappiamo, a forte
“rischio-di Muri”: sta a noi non costruirli, ma, anzi, contribuire a demolirli
per quanto ci è possibile, facendo sentire la nostra voce.
RAPIDA
CONCLUSIONE
Ben vengano questi “lampeggianti” posti (non imposti) sulle
nostre strade per renderci più vigili e consapevoli. Le Associazioni e le
Strutture educative, in particolare, dovrebbero conoscere e far propri i principi
di questo “Manifesto”.
In fondo, nel “Manifesto” ci sono almeno 5-6 passaggi importantissimi che
costituiscono, a mio avviso, una piccola “costellazione-di-civiltà”.
Venezia, 27 febbraio
2020.
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