sabato 29 febbraio 2020

Associazione “ I Popolari “ – Venezia Appunto sul “Manifesto” di Assisi (a cura di Renato Omacini)



COS’E’ ?
E’ un documento chiamato “Manifesto di Assisi” firmato a Roma presso la Federazione della stampa italiana (FNSI).
Lo hanno sottoscritto tre religioni monoteiste, giornalisti e rappresentanti della società civile.
Non è una Carta deontologica per i giornalisti: è una dichiarazione di fratellanza ed è il primo Manifesto internazionale nato dal basso. Non dunque un decalogo che scende dall’alto, quanto piuttosto un “modello” cui si aderisce su base volontaria.

COME SI E’ ARRIVATI AL “MANIFESTO” ?
La sua gestione lontana risale a quasi trent’anni fa ed ha richiesto, nel tempo, un lungo lavoro di coordinamento tra le parti. Nel 2015 la Federazione delle chiese evangeliche in Italia aveva esortato le religioni, l’Ordine dei giornalisti ed i Sindacati ad elaborare una “Carta”. Ricordiamo per inciso che, dal 2008 ad oggi, oltre 1.000 reporter sono stati uccisi nel mondo.
La cosa è stata poi presa in mano dal Sacro Convento di Assisi: ne hanno trattato durante i lavori dedicati al “Tavolo” sul ruolo delle religioni, sulla scuola e sull’educazione.

A CHI E’ RIVOLTO ?
Il “Manifesto” si rivolge non solo agli Operatori della comunicazione, ma a tutti, di qualsiasi religione, razza,  appartenenza o professione.

A FAVORE DI COSA ?
A favore del rispetto reciproco, della dignità umana, di una società più solidale e sincera, del “noi” piuttosto che dell’ “io”, della pace internazionale, dello sviluppo della cultura come efficace antidoto.

CONTRO COSA ?
I principali bersagli del “Manifesto” si potrebbero condensare nell’acronimo OXAIM: odio, xenofobia, antisemitismo, islamofobia, muri.
Ricordiamo tra parentesi il “ritratto” che ha fatto di noi Italiani il CENSIS nel suo ultimo rapporto annuale.

ECCO IL TESTO
1.L’ostilità è una barriera che ostacola la comprensione. Nel rispetto del diritto-dovere di cronaca e delle persone occorre comprendere. Scriviamo degli altri quello che vorremmo fosse scritto di noi.

2.Una informazione corretta lo è sempre, sono la fiducia e la lealtà a costruire una relazione onesta con il pubblico. Non temiamo di dare una rettifica quando ci accorgiamo di aver sbagliato.

3.Difendiamo la nostra dignità di persone, ma anche quella altrui, fatta di diversità e differenze. Tutti hanno diritto di parlare e di essere visibili. Diamo voce ai più deboli.

4.Costruiamo le opinioni sui fatti e quando comunichiamo rispettiamo i valori dei dati per una informazione completa e corretta. Dietro le cifre ci sono gli esseri umani. Impariamo il bene di dare i numeri giusti.

5.Se male utilizzate, le parole possono ferire e uccidere. Ridiamo il primato alla coscienza: cancelliamo la violenza dai nostri siti e blog, denunciamo gli squadristi da tastiera e impegniamoci a sanare i conflitti. Le parole sono pietre, usiamole per costruire ponti.

6.Facciamoci portavoce di chi ha sete di verità, di pace, di giustizia sociale. Quando un cronista è minacciato da criminalità e mafie, non lasciamolo solo, riprendiamo con lui il suo viaggio. Diventiamo scorta mediatica della verità.

7.Con il nostro lavoro possiamo illuminare le periferie del mondo e dello spirito. Una missione ben più gratificante della luce dei riflettori sulle nostre persone. Non pensiamo di essere il centro del mondo.

8.Internet è rivoluzione, ma quello che comunichiamo è rivelazione di ciò che siamo. Il nostro profilo sia autentico e trasparente. Il web è un bene prezioso: viviamolo anche come bene comune.

9.La società non è un groviglio di fili, ma una rete fatta di persone: una comunità in cui riconoscersi fratelli e sorelle. Il pluralismo politico, culturale e religioso è un valore fondamentale. Connettiamo le persone.

10.San Francesco d’Assisi operò una rivoluzione, portare la buona notizia nelle piazze; anche oggi una rivoluzione ci attende nelle nuove agorà della Rete. Diamo corpo alla notizia, portiamola nelle piazze digitali.

IL “MANIFESTO” E IL MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO
In occasione della 54^ Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (Roma, 24 gennaio 2020), Papa Francesco ha diramato, come consuetudine, il Suo Messaggio. Dedicato, questa volta, al tema della narrazione, per “respirare la verità delle storie buone”. Una narrazione umana “che ci parli di noi e del bello che ci abita”.
L’uomo, essere narrante, bisognoso di raccontarsi. Ma, fin dagli inizi “il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male”. Non tutte le storie, infatti, sono buone (“quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo”).
Aggiunge Francesco: “In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni”.
La Sacra Scrittura è una Storia di storie: Dio narra e chiama alla vita; è una storia d’amore tra Dio e l’Umanità. Anche i Vangeli sono dei racconti.
“Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell'altezza vertiginosa ed affascinante alla quale Gesù l’ha elevata”.
“Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello sporytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende”.
Ricordo, tra parentesi, il documento firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi dallo stesso Papa Francesco e da Ahmad Al-Tayyeb; in esso l’asse centrale è il medesimo: quello della fratellanza universale, con quel che dovrebbe derivarne.

COME IL “MANIFESTO” SI RELAZIONA ALLA POLITICA?
Qualcuno ha detto che il “Manifesto” dovrebbe essere trasferito alla Politica. Se la centralità spetta infatti alle “parole” (orali e/o scritte) che non devono trasformarsi in pietre, ciò vale indubbiamente sia per la Comunicazione  che per la Politica.
Il brutto spettacolo offerto da molti leader politici dei nostri tempi è là a confermare questa “patologia” volgare e diseducante.
La via del sistematico discredito ricorrendo anche a non-verità conduce, anche politicamente, ad esiti infausti: è solo questione di tempo. La giusta competizione, anche energica, ma civile, è un’altra cosa.

E, NEL NOSTRO PICCOLO, COME ASSOCIAZIONE ?
Sarebbe semplice e forse anche un po’ sbrigativo  dire che occorre rifarci ai nostri valori di cattolici democratici. Ciò è ovviamente giusto, ma non basta.
Credo vada elevata la nostra sorveglianza su quanto diciamo e su ogni nostra forma di comunicazione quotidiana. Può succedere, magari inavvertitamente, che  osserviamo in negativo gli altri più che badare a correggere, anche sul piano comunicativo,  noi stessi.
La Politica, in particolare, è, come sappiamo, a forte “rischio-di Muri”: sta a noi non costruirli, ma, anzi, contribuire a demolirli per quanto ci è possibile, facendo sentire la nostra voce.

RAPIDA CONCLUSIONE
Ben vengano questi “lampeggianti” posti (non imposti) sulle nostre strade per renderci più vigili e consapevoli. Le Associazioni e le Strutture educative, in particolare,  dovrebbero conoscere e far propri i principi di questo “Manifesto”.
 In fondo, nel “Manifesto” ci sono almeno  5-6 passaggi importantissimi che costituiscono, a mio avviso, una piccola “costellazione-di-civiltà”.


Venezia, 27 febbraio 2020.

Nessun commento: