1
– Trovo quanto mai
contradditorio che certa sinistra, a
vari livelli, si faccia paladina a difesa del
Ddl Cirinnà. In verità bisogna uscire dalla
concezione borghese di capire e vivere la famiglia,
pensata come un’operazione privata.
Se la famiglia fosse una questione privata, si potrebbe permettere a ognuno di farsi il proprio modello, ma la sorgente
della vita pubblica, della
responsabilità condivisa, della nascita dei figli, della formazione dei
giovani, e come tale è
insostituibile per il bene comune della società.
Si capisce pertanto come una
famiglia così concepita diventi cellula, o se vogliamo, il primo sistema della società, dove i soggetti
imparano a comunicare in un rapportodinamico
di osmosi, prima all’interno tra i membri, poi
all’esterno con la comunità.
Se
non si realizza questa evoluzione, è difficile creare una comunicazione
armonica, in cui, pure nella
diversità, sia possibile intendersi. Anzi le famiglie, le istituzioni
comunitarie che non realizzano tra loro questa osmosi,
questo scambio, restano sistemi chiusi, e come accade
in fisica, così nella famiglia e nella società, ogni sistema chiuso finisce per esaurirsi.
2
– Se si considera attentamente
quanto affermato (punto 1), si può comprendere come attribuire a unioni omosessuali diritti e doveri uguali a quelli
previsti per la famiglia fondata sul matrimonio,
ingeneri confusione, forse cercata (che
non si dirada con i richiami della Corte
Europea). “Nessuno è qui a mettere in discussione
i diritti individuali” . (………….) “Ma
restiamo convinti che una cosa sia la famiglia fondata da due persone di sesso diverso, come prevede l’art. 29
della Costituzione, e tutt’altro siano unioni tra persone dello stesso sesso (N. Galantino Seg. Gen.
C.E.I.)
3
– Se vogliamo continuare, c’è di peggio! In alcune
situazioni ipotizzate si riscontra l’assenza di
attenzione nei confronti di quelli che poi subiscono le conseguenze di certe
scelte: i bambini.
Prendiamo per esempio l’assurdità
dell’utero in affitto come possibilità non troppo remota seppur camuffata.
Vi è poi la STEPCHILD ADOPTION, che
tradotto letteralmente significa
“adozione del figliastro”; il
termine inglese sembra mascherare un consenso legale a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come
genitore del figlio del compagno;
possibilità che il Ddl Cirinnà sulle
unioni civili prevede anche per le coppie omosessuali. “Il diritto al figlio, la pretesa in alcuni casi di
determinare le fattezze fisiche e le qualità interiori, mi sembrano pratiche eugenetiche, non molto
lontane da quelle universalmente
condannate nel secolo scorso e
che portavano un nome tristemente noto” (N. Galatino Seg. Gen. C.E.I.).
4
– C’è un altro tema, anche se non
direttamente collegato al Ddl Cirinnà, ma che sembra subirne l’influenza, ed è la questione “Gender”. Questa questione
rappresenta una sfida culturale di
grande rilievo. Emerge dall’ideologia “Gender” la negazione della differenza e della reciprocità naturale di uomo e
donna. Esso prospetta una società senza differenza di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia.
Vien da chiedersi: dove sono finite
le conquiste psicopedagogiche che hanno caratterizzato nello scorso secolo grandi scuole di pensiero, gettando basi fondamentali circa la formazione e la crescita della
personalità del bambino? Scoperte come
la simbiosi materna,
l’identificazione con il genitore e la genitrice, l’età di latenza, gettavano le
basi di un’identità capace di
ricreare personalità armoniche.
In
conclusione correi rifarmi ad un’analisi di Dossetti. Nel 1994 egli espresse un
suo parere sul comportamento dei cattolici impegnati in politica nel ventennio
precedente. Ebbene quella riflessione mi sembra quanto mai rinnovabile per il
ventennio successivo, anche se ora siamo nel 2016 . Riproponeva allora la
necessità di una conversione in questi termini: “…. dobbiamo anzitutto convincerci che noi, cattolici italiani, abbiamo
gravemente mancato, specialmente negli ultimi due decenni, e che vi sono grandi
colpe (non solo per errori o mere insufficienze), grandi e veri e propri
peccati collettivi che non abbiamo fino ad oggi incominciato ad ammettere a
deplorare nella misura dovuta”.
Questa
analisi può tornare a monito anche per noi. L’Associazione “I Popolari” che
penso si ispiri al principio del cattolicesimo, non può assistere indifferente
a quanto sulla famiglia si sta trattando o forse barattando.
Romeo Saccon
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