lunedì 22 febbraio 2016

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL DECRETO LEGGE CIRINNA’


1 –       Trovo quanto mai contradditorio  che certa sinistra, a vari livelli, si faccia paladina a difesa del Ddl Cirinnà. In verità bisogna uscire dalla concezione borghese di capire e vivere la famiglia, pensata come un’operazione privata. Se la famiglia fosse una questione privata, si potrebbe permettere a ognuno di farsi il proprio modello, ma la sorgente della vita pubblica, della responsabilità condivisa, della nascita dei figli, della formazione dei giovani, e come        tale è insostituibile per il bene comune della società.
Si capisce pertanto come una famiglia così concepita diventi cellula, o se vogliamo, il    primo sistema della società, dove i soggetti imparano a comunicare in un rapportodinamico di osmosi, prima all’interno tra i membri,  poi all’esterno con la comunità.
Se  non si realizza questa evoluzione, è difficile creare una comunicazione armonica, in cui, pure nella diversità, sia possibile intendersi. Anzi le famiglie, le istituzioni comunitarie che non realizzano tra loro questa osmosi, questo scambio, restano sistemi chiusi, e come accade in fisica, così nella famiglia e nella società, ogni sistema chiuso finisce per esaurirsi.

2 –       Se si considera attentamente quanto affermato (punto 1), si può comprendere come attribuire a unioni omosessuali diritti e doveri uguali a quelli previsti per la famiglia fondata   sul matrimonio, ingeneri confusione,  forse cercata (che non si dirada con i richiami della Corte Europea). “Nessuno è qui a mettere in discussione i diritti individuali” . (………….)  “Ma restiamo convinti che una cosa sia la famiglia fondata da due persone di sesso diverso, come prevede l’art. 29 della Costituzione, e tutt’altro siano unioni tra persone dello stesso sesso (N. Galantino Seg. Gen. C.E.I.)

3 – Se vogliamo  continuare, c’è di peggio! In alcune situazioni ipotizzate si riscontra l’assenza di attenzione nei confronti di quelli che poi subiscono le conseguenze di certe scelte: i bambini.
Prendiamo per esempio l’assurdità dell’utero in affitto come possibilità non troppo           remota seppur camuffata.
Vi è poi la STEPCHILD ADOPTION, che tradotto letteralmente significa “adozione del figliastro”; il termine inglese sembra mascherare un consenso legale a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio del    compagno; possibilità che il Ddl Cirinnà sulle unioni civili prevede anche per le coppie omosessuali. “Il diritto al figlio, la pretesa in alcuni casi di determinare le fattezze fisiche e le qualità interiori, mi sembrano pratiche eugenetiche, non molto lontane da quelle universalmente condannate nel secolo     scorso e che portavano un nome tristemente noto” (N. Galatino Seg. Gen. C.E.I.).

4 –       C’è un altro tema, anche se non direttamente collegato al Ddl Cirinnà, ma che sembra   subirne l’influenza, ed è la questione “Gender”. Questa questione rappresenta una sfida        culturale di grande rilievo. Emerge dall’ideologia “Gender” la negazione della differenza e        della reciprocità naturale di uomo e donna. Esso prospetta una società senza differenza di     sesso, e svuota la base antropologica della famiglia.
Vien da chiedersi: dove sono finite le conquiste psicopedagogiche che hanno caratterizzato      nello scorso secolo grandi scuole di pensiero, gettando basi fondamentali circa la  formazione e la crescita della personalità del  bambino? Scoperte come la simbiosi materna, l’identificazione con il genitore e la genitrice, l’età di latenza, gettavano le basi di un’identità capace di ricreare personalità armoniche.

In conclusione correi rifarmi ad un’analisi di Dossetti. Nel 1994 egli espresse un suo parere sul comportamento dei cattolici impegnati in politica nel ventennio precedente. Ebbene quella riflessione mi sembra quanto mai rinnovabile per il ventennio successivo, anche se ora siamo nel 2016 . Riproponeva allora la necessità di una conversione in questi termini: “…. dobbiamo anzitutto convincerci che noi, cattolici italiani, abbiamo gravemente mancato, specialmente negli ultimi due decenni, e che vi sono grandi colpe (non solo per errori o mere insufficienze), grandi e veri e propri peccati collettivi che non abbiamo fino ad oggi incominciato ad ammettere a deplorare nella misura dovuta”.

Questa analisi può tornare a monito anche per noi. L’Associazione “I Popolari” che penso si ispiri al principio del cattolicesimo, non può assistere indifferente a quanto sulla famiglia si sta trattando o forse barattando.


Romeo Saccon

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