Su “La Repubblica” del 26
febbraio 2016, Ezio Mauro firma un articolo dal titolo: “Il populismo d’Occidente
che cancella i moderati”.
Mi permetto di segnalarlo
all’attenzione di quanti non l’avessero letto, provando di seguito, per
comodità, a sintetizzarlo.
Mi pare un testo interessante
e di notevole spessore che avvalora il nostro essere, in modestia, “Popolari” e
non “Populisti”.
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Moderazione e conservazione esprimono –secondo Mauro- una
destra moderata, non reazionaria, che mantiene il senso delle istituzioni.
In Italia questa destra manca da sempre, così come, per
decenni, è mancata una forte sinistra di governo che ha “…preso corpo (ma non ancora
anima) col Pd “.
Oggi in America ed in Europa una destra radicale piega i
moderati rendendoli “… gregari riluttanti degli estremisti “.
Poiché si pensa che la democrazia sia una realtà ormai
consolidata –dice l’Autore- “… oggi ci si prende la libertà di forzarne
il confine, la forma e la sostanza, a patto di mantenerne intatta la
superficie, sempre più sottile “.
Si punta al comando delle Istituzioni più che alla loro
guida. Viene meno il rispetto per le regole fondamentali. Il limite si sposta
sempre più avanti.
In questo modo –sostiene Mauro- l’Europa si sta spezzando
ovunque: Londra, Vienna, Varsavia, Budapest sono esempi, a varia intensità, di
questa crisi. I populisti crescono anche nei cinque Paesi della Comunità
nordica; la Merkel è indebolita; in Francia c’è Marine Le Pen, in America il
fenomeno Trump.
Ad aggravare la
situazione c’è “…quel fenomeno particolare e non ancora indagato
che potremo chiamare la “sinistra mimetica”. Movimenti nati a sinistra…che
mutuano modi e linguaggi dalla destra più radicale “.
E’ il caso –dice il giornalista- del Movimento 5 Stelle in
Italia.
Perché questo slittamento che restringe l’area moderata in
tutto l’Occidente? La spiegazione economico-sociale poggia sulla crisi che “…ha
finito per corrodere tutta l’impalcatura intellettuale, politica ed
istituzionale della democrazia materiale
“.
Scopriamo che “la democrazia non basta più a
se stessa. Nasce il disincanto della rappresentanza, la nuova solitudine
repubblicana”.
Cerchiamo risposte individuali a problemi collettivi; prima
della crisi il ceto medio aveva tentato di diventare “soggetto
politico”: il demiurgo
di questa promessa (fallita, dice Mauro) era stato Berlusconi. Il ceto medio si
proletarizza, allontanandosi da ogni discorso pubblico e nutrendosi di
ribellione, di antipolitica.
Al crocevia tra la solitudine e la ribellione c’è –secondo il
giornalista- il populismo: le soluzioni
sono sempre semplici; c’è sempre un nemico esterno; si disdegnano le élites; si
immaginano complotti; ci si chiude.
I populisti “…investono su un indebolimento
dello spirito critico a vantaggio di una visione mitologica dell’avventura
presente “.
Si corrode “la cornice del pensiero liberaldemocratico
“. La nuova destra “…più
che un pensiero ha una superstizione del mondo e un’ideologia di sè, unita ad
una feroce volontà di escludere ”.
Si costruisce falsa sicurezza: è il destino –dice Mauro-
della destra italiana che “…consegna le sue ceneri a Salvini “.
E’ la sconfitta del
vero conservatore. In realtà –conclude l’Autore- “…senza
un vero conservatore non può esserci un vero riformista. E infatti… “.
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Un piccolo, rapido commento,
ora, anche per introdurre, se possibile, un confronto all’interno dell’Associazione.
Nulla di nuovo sotto il sole
direbbe chi ha studiato storicamente e sociologicamente il fenomeno dei
“Fascismi” in Europa tra le due guerre del Novecento. La loro genesi ed il loro
progressivo consolidamento hanno avuto molti
elementi comuni tra loro (certo non sono
mancate anche alcune differenze!) . Elementi che l’Europa e l’Italia di oggi
stanno vistosamente allevando in culla;
per mille ragioni.
Torniamo ai Fondatori del
Popolarismo: avevano tutti, a base, una
precisa e comune visione del mondo e dell’uomo. E non era certo quella che sta
alimentando il presente “clima” politico-culturale!
La Chiesa, quella “bella”
(anche la Chiesa italiana, quella “bella”) l’aveva intuito da tempo centrando
la propria analisi sulla visione antropologica dominante ai nostri giorni,
denunciandone gli errori e lmanchevolezze e proponendo, invece, altri schemi.
E Papa Francesco nella
“Laudato sì” parla –come abbiamo considerato- di modelli da superare. Ma forse
l’Enciclica è già stata riposta negli scaffali (perché non “turbi”!).
L’Occidente, l’Europa e
l’Italia sono, a mio parere, in gravissimo ritardo.
Le tesi di Ezio Mauro sono
proprie di chi mantiene una salda cultura liberaldemocratica: si può non essere
completamente d’accordo con lui in certi riferimenti che riguardano i Partiti;
si può aver la necessità di completare
la disamina con un ragionamento più articolato (altri autorevoli suoi interventi su “La Repubblica”?) sulla
Sinistra, sul ruolo degli intellettuali e delle classi dirigenti in genere, sul
sistema, specie qui da noi, dei cosiddetti “corpi intermedi”, ecc.
Resta lucida in ogni caso,
credo, la sua analisi su questa democrazia “ammalata”, sulla
quale proprio coloro che l’avranno sistematicamente sfiancata, verseranno
domani finte lacrime. E già successo purtroppo tante volte: è un classico!
Ricordate quel detto
napoletano che ha a che fare col piangere?
La “solitudine repubblicana”
può rappresentare per tutti noi almeno
una grave colpa di omissione.
Renato Omacini
Venezia, febbraio
2016.
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