lunedì 29 febbraio 2016

Un articolo di Ezio Mauro: presentazione



Su “La Repubblica” del 26 febbraio 2016, Ezio Mauro firma un articolo dal titolo: “Il populismo d’Occidente che cancella i moderati”.
Mi permetto di segnalarlo all’attenzione di quanti non l’avessero letto, provando di seguito, per comodità, a sintetizzarlo.
Mi pare un testo interessante e di notevole spessore che avvalora il nostro essere, in modestia, “Popolari” e non “Populisti”.
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Moderazione e conservazione esprimono –secondo Mauro- una destra moderata, non reazionaria, che mantiene il senso delle istituzioni.
In Italia questa destra manca da sempre, così come, per decenni, è mancata una forte sinistra di governo che ha  “…preso corpo (ma non ancora anima) col Pd  “.
Oggi in America ed in Europa una destra radicale piega i moderati rendendoli “… gregari riluttanti degli estremisti “.
Poiché si pensa che la democrazia sia una realtà ormai consolidata –dice l’Autore- “… oggi ci si prende la libertà di forzarne il confine, la forma e la sostanza, a patto di mantenerne intatta la superficie, sempre più sottile “.
Si punta al comando delle Istituzioni più che alla loro guida. Viene meno il rispetto per le regole fondamentali. Il limite si sposta sempre più avanti.
In questo modo –sostiene Mauro- l’Europa si sta spezzando ovunque: Londra, Vienna, Varsavia, Budapest sono esempi, a varia intensità, di questa crisi. I populisti crescono anche nei cinque Paesi della Comunità nordica; la Merkel è indebolita; in Francia c’è Marine Le Pen, in America il fenomeno Trump.
 Ad aggravare la situazione c’è “…quel fenomeno particolare e non ancora indagato che potremo chiamare la “sinistra mimetica”. Movimenti nati a sinistra…che mutuano modi e linguaggi dalla destra più radicale “.
E’ il caso –dice il giornalista- del Movimento 5 Stelle in Italia.
Perché questo slittamento che restringe l’area moderata in tutto l’Occidente? La spiegazione economico-sociale poggia sulla crisi che “…ha finito per corrodere tutta l’impalcatura intellettuale, politica ed istituzionale della democrazia materiale  “.
Scopriamo che “la democrazia non basta più a se stessa. Nasce il disincanto della rappresentanza, la nuova solitudine repubblicana”.
Cerchiamo risposte individuali a problemi collettivi; prima della crisi il ceto medio aveva tentato di diventare “soggetto politico”: il demiurgo di questa promessa (fallita, dice Mauro) era stato Berlusconi. Il ceto medio si proletarizza, allontanandosi da ogni discorso pubblico e nutrendosi di ribellione, di antipolitica.
Al crocevia tra la solitudine e la ribellione c’è –secondo il giornalista-  il populismo: le soluzioni sono sempre semplici; c’è sempre un nemico esterno; si disdegnano le élites; si immaginano complotti; ci si chiude.
I populisti “…investono su un indebolimento dello spirito critico a vantaggio di una visione mitologica dell’avventura presente “.
Si corrode “la cornice del pensiero liberaldemocratico “. La nuova destra “…più che un pensiero ha una superstizione del mondo e un’ideologia di sè, unita ad una feroce volontà di escludere ”.
Si costruisce falsa sicurezza: è il destino –dice Mauro- della destra italiana che “…consegna le sue ceneri a Salvini “.
 E’ la sconfitta del vero conservatore. In realtà –conclude l’Autore- “…senza un vero conservatore non può esserci un vero riformista. E infatti… “.

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Un piccolo, rapido commento, ora, anche per introdurre, se possibile, un confronto all’interno dell’Associazione.
Nulla di nuovo sotto il sole direbbe chi ha studiato storicamente e sociologicamente il fenomeno dei “Fascismi” in Europa tra le due guerre del Novecento. La loro genesi ed il loro progressivo consolidamento hanno  avuto molti elementi comuni tra loro (certo non  sono mancate anche alcune differenze!) . Elementi che l’Europa e l’Italia di oggi stanno  vistosamente allevando in culla; per mille ragioni.
Torniamo ai Fondatori del Popolarismo: avevano tutti, a base,  una precisa e comune visione del mondo e dell’uomo. E non era  certo quella che  sta  alimentando il presente “clima” politico-culturale!
La Chiesa, quella “bella” (anche la Chiesa italiana, quella “bella”) l’aveva intuito da tempo centrando la propria analisi sulla visione antropologica dominante ai nostri giorni, denunciandone gli errori e lmanchevolezze e proponendo, invece, altri schemi.
E Papa Francesco nella “Laudato sì” parla –come abbiamo considerato- di modelli da superare. Ma forse l’Enciclica è già stata riposta negli scaffali (perché non “turbi”!).
L’Occidente, l’Europa e l’Italia sono, a mio parere, in gravissimo ritardo.
Le tesi di Ezio Mauro sono proprie di chi mantiene una salda cultura liberaldemocratica: si può non essere completamente d’accordo con lui in certi riferimenti che riguardano i Partiti; si può  aver la necessità di completare la disamina con un ragionamento più articolato (altri autorevoli  suoi interventi su “La Repubblica”?) sulla Sinistra, sul ruolo degli intellettuali e delle classi dirigenti in genere, sul sistema, specie qui da noi, dei cosiddetti “corpi intermedi”, ecc.
Resta lucida in ogni caso, credo, la sua analisi su questa democrazia “ammalata”, sulla quale proprio coloro che l’avranno sistematicamente sfiancata, verseranno domani finte lacrime. E già successo purtroppo tante volte: è un classico! 
Ricordate quel detto napoletano che ha a che fare col piangere?
La “solitudine repubblicana” può rappresentare per tutti noi  almeno una grave colpa di omissione.


Renato Omacini
Venezia, febbraio 2016.


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