mercoledì 16 marzo 2016

Ringraziamento a Giorgio La Pira

Mario Castelli s.j.
Ringraziamento a Giorgio La Pira
Aggiornamenti Sociali, dicembre 1977, pp. 673-676

Questa breve personale rievocazione della figura di Giorgio La Pira è stata tracciata dal p. Mario Castelli che, per lungo tempo membro del gruppo redazionale di Aggiornamenti Sociali e suo direttore nel decennio ’57-’67, ebbe frequenti occasioni, in tale veste, di conoscere e trattare personalmente con l’uomo politico cristiano da poco scomparso.
La nostra rivista, che negli anni Cinquanta e Sessanta documentò e sostenne le iniziative di La Pira in favore dei poveri e della pace, vuole con questo modesto contributo onorarne la memoria, e in pari tempo sottolineare il messaggio che viene, ai cristiani, dalla sua vita: solo una profonda e vissuta ispirazione evangelica può fondare un progetto e un impegno di autentica liberazione e promozione dell’uomo (Ndr).
Giorgio La Pira è stato un uomo povero. Non è cosa da poco essere uomini poveri in una società “avida”. E questa società dell’era, potremmo dire ormai postindustriale, è particolarmente avida. Anzi, nell’avidità ha trovato il suo principio genetico, quello che presiede alla sua strutturazione, le conferisce fisionomia, la spinge ad operare, la fa crescere …. In questa società, se uno non è avido, se non lo vuole essere, se non crede alla bontà di quel principio propulsore, allora il suo valore è nullo, viene respinto ai margini, è un  “fuori  legge”.
Giorgio La Pira  ha accettato di essere in questa società un “fuori legge”. E in tale situazione si sentiva proprio bene: non certo nel senso che ne soffrisse, ma perché la sua povertà lo rendeva libero. Più roba, più potere, più successo …., gli slogan della prassi consumistica martellano gli uomini. Come definire uno che può facilmente avere tutto questo, gli viene perfino – per così dire – buttato dietro, ma lo rifiuta? Giorgio La Pira a tutto questo non dava nessun valore, non lo prendeva neppure in considerazione. Che potevano dire le persone del “buon senso”di un uomo come lui?
Era un “imbecille”, per dirla fuori dai denti, oppure, più benevolmente, un sognatore utopista. Ma era un giudizio che si sentiva non vero; in realtà Giorgio La Pira era un pericolo: un pericolo per le proprie credute sicurezze. Era un rimprovero, anche, nel fatto e quindi più efficace per la falsa fede in tanti supposti valori che davanti a lui apparivano solo miserie. Mentre viveva non si esimeva dal “contagio”, magari sottile, che si manifestava in un appena percettibile turbamento; in morte, sì, certo, si pensa che non debba più fare paura e lo si riconosce volentieri come un eroe, come un santo. Fariseismo? Giorgio La Pira non lo direbbe, ma nella sua profonda bontà guarderebbe con amore paziente anche questa debolezza umana.
Un uomo povero nel suo personale stile di vita. Lo ricordo nella piccola stanza della clinica delle suore presso cui stava all’inizio degli anni Sessanta; nella sua preghiera, inginocchiato sul banco della chiesetta vicina; per strada tra la chiesetta e la stanza. Una povertà voluta che comunicava serenità e ottimismo. Senza polemica, questa povertà, perché autentica, radicale, di tutto l’uomo, che non curava l’applauso. Non si è messo in croce perché gli battessero le mani.
Uomo povero, è vissuto tra i poveri. Così li ha compresi, appunto perché tra loro, dalla loro parte, uno di loro e in forma più viva. L’ho visto a S. Procolo, forse era già alla Badia Fiorentina, e mi è rimasta impressa la maniera gioviale con cui sorvolava sui piccoli strali moralmente ricattatori che qualche poverello gli lanciava per impietosirlo, per tirarlo a concedere questo o quel favoruccio di poco conto …….;  li amava così qui poveri, com’erano e anche come si manifestavano nella loro indiscrezione e petulanza, dopotutto rassegnata. E’ poco essere povero, se non si è anche tra i poveri, se non si è con loro come di una stessa famiglia. M’interrogo sulla mia povertà di religioso, sì, vera, ma senza rilevanza sociale. E m’interrogo anche su quell’altra povertà, senza speranza, che si porta nelle piazze, si vive nelle strade come luogo privilegiato di una protesta che non propone alternative.
Giorgio La Pira è stato invece l’uomo della speranza, delle proposta nuova, non solo personale ma collettiva e politica. Era una speranza autentica che sorgeva forse dalla sua stessa esperienza di povero fin dentro lo spirito. A causa di questa sua speranza egli non solo era tra i poveri, con i poveri, dalla loro parte, ma anche lottava per loro. Nel povero era l’uomo e Giorgio La Pira in lui difendeva l’uomo nella sua eccezione più vera, appunto perché privo di tutto e quindi nella impossibilità di celarsi dietro involucri preziosi. Nel povero, se valore c’è, c’è solo valore umano.
 E la lotta per il povero era vera lotta, che gli procurava inimicizie, travisamenti e calunnie. Non era emozione, pietismo. Era lotta creativa, piena di emarginazione e di immediatezza, senza cedimenti, combattuta con tutta la fermezza e la pertinacia di chi ama. Il povero gli era carne della sua carne. Povero tra i poveri, Giorgio La Pira lottava per i poveri come per un istinto di conservazione, fisico e spirituale, che gli sorgeva dal di dentro, dalla presenza in lui del primo povero, Gesù Cristo, col quale tutti i poveri formano un unico corpo.
Citava – ricordo – il Samaritano della parabola evangelica: Gesù vuole che interveniamo, loda chi interviene. E intervenne, come sindaco di Firenze, per la Galileo, per la Pignone, per altre aziende in crisi, in difesa dell’occupazione, dell’economia fiorentina. Sostenne per questo duri scontri con ministri e industriali. Le ragioni economiche si piegavano di fronte alla sua logica evangelica e alla fine risultava che il Vangelo aveva ragione! La requisizione delle case sfitte, altro motivo d’orrore nell’Italia bene degli anni Cinquanta, si rivela oggi gesto profetico, ammonizione severa per quanti nel frattempo avrebbero dovuto trovare una soluzione al disagio dei senza casa e non l’hanno fatto oppure, con le scelte non attente al bisogno o volutamente diverse, hanno impedito di farlo.
E ha dato fastidio il suo modo di amministrare Firenze. Solo che oggi, con le malversazioni e anche semplicemente i disavanzi a cui ci hanno abituato altri amministratori più provveduti dei principali comuni d’Italia, quelle critiche si rivelano strumentali e si avvalora il sospetto di cattiva coscienza in chi le muoveva: mentre brillano di lue limpidissima gli sforzi di quell’uomo povero, che inopinatamente era diventato il sindaco di una città prestigiosa e usava la sua autorità per difendere e favorire la povera gente.
Ma la speranza di Giorgio La Pira non era ristretta a Firenze. Oppure Firenze aveva già le predisposizioni per diventare spiritualmente una capitale del mondo. Giorgio La Pira, povero tra i poveri, lottatore pervicace in favore dei poveri, aveva imparato dalla sua stessa povertà la dimensione  universale: e la sua azione si volse a promuovere dappertutto la pace. Nulla aveva da offrire se non la sua passione onesta e il suo entusiasmo di bene per la crescita umana, per la vita, dono del Dio dei viventi. Eppure i responsabili di nazioni ferocemente in lotta tra loro ne accettavano la conversazione, certo così estranea alla logica di potere alla quale erano abituati.
Non sapremo mai, credo, se non nell’ultimo giorno di gloria, quanto abbia influito questo piccolo povero uomo, con il suo corteo di preghiere di monasteri amici, su personalità politiche di spicco del ventennio Cinquanta Sessanta: Chruscev,  Ho Chi-Minh, Abba Eban, re Hassan del Marocco…. Certo è che riusciva a  portare a Firenze, per le sue iniziative di conciliazione tra i popoli, rappresentanti di tutte le nazioni.
Il ritiro e il silenzio degli ultimi tempi hanno smorzato molte polemiche, hanno permesso già di vedere un poco la sua figura nella storia, mentre molti fatti gli davano ragione. Ma non dobbiamo dimenticare, perché ci serve di scuola di vita, che Giorgio La Pira, vivo, all’apice della sua maturità e del suo impegno politico, fu misconosciuto da molti fratelli di fede e irriso dai lontani. Eppure, proprio per gli stessi motivi per cui si cercava di contestarlo, esercitava un immenso ascendente su tutti. Credo prevedesse i tempi: il Concilio, la contestazione giovanile, l’esplosione operaia, l’extraparlamentarismo ….. vengono dopo. Il profeta ha affrontato lucido i problemi che la generazione che segue si trova brucianti tra le mani.
Un cristiano impegnato, direttamente e alla pari di altri politici, nella città terrena, il quale sapeva usare lo strumento pubblico per difendere e aiutare la gente povera e semplice, del popolo: tale è stato Giorgio La Pira. Una convivenza pacifica, operativa in favore della gente, tra uomini di diversa provenienza ideale;  un’azione pubblica per la casa, l’occupazione, la cultura …..; la fantasia, la creatività al potere: tutto questo ha attuato ed è stato Giorgio La Pira.
Giorgio La Pira era un “povero” cristiano, limpido, disinteressato, umile, ed era soprattutto operatore di pace. Una grande luce poco accolta, come accade, ma che rischiara una strada. Nel buio d’oggi, questo faro lucente è segno di salvezza.



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