Mario Castelli s.j.
Ringraziamento
a Giorgio La Pira
Aggiornamenti
Sociali, dicembre 1977, pp.
673-676
Questa
breve personale rievocazione della figura di Giorgio La Pira è stata tracciata
dal p. Mario Castelli che, per lungo tempo membro del gruppo redazionale di
Aggiornamenti Sociali e suo direttore nel decennio ’57-’67, ebbe frequenti
occasioni, in tale veste, di conoscere e trattare personalmente con l’uomo
politico cristiano da poco scomparso.
La
nostra rivista, che negli anni Cinquanta e Sessanta documentò e sostenne le
iniziative di La Pira in favore dei poveri e della pace, vuole con questo
modesto contributo onorarne la memoria, e in pari tempo sottolineare il
messaggio che viene, ai cristiani, dalla sua vita: solo una profonda e vissuta
ispirazione evangelica può fondare un progetto e un impegno di autentica
liberazione e promozione dell’uomo (Ndr).
Giorgio La Pira è stato un uomo povero. Non è
cosa da poco essere uomini poveri in una società “avida”. E questa società
dell’era, potremmo dire ormai postindustriale, è particolarmente avida. Anzi,
nell’avidità ha trovato il suo principio genetico, quello che presiede alla sua
strutturazione, le conferisce fisionomia, la spinge ad operare, la fa crescere ….
In questa società, se uno non è avido, se non lo vuole essere, se non crede
alla bontà di quel principio propulsore, allora il suo valore è nullo, viene
respinto ai margini, è un “fuori legge”.
Giorgio La Pira ha accettato di essere in questa società un
“fuori legge”. E in tale situazione si sentiva proprio bene: non certo nel
senso che ne soffrisse, ma perché la sua povertà lo rendeva libero. Più roba,
più potere, più successo …., gli slogan della prassi consumistica martellano
gli uomini. Come definire uno che può facilmente avere tutto questo, gli viene
perfino – per così dire – buttato dietro, ma lo rifiuta? Giorgio La Pira a
tutto questo non dava nessun valore, non lo prendeva neppure in considerazione.
Che potevano dire le persone del “buon senso”di un uomo come lui?
Era un “imbecille”, per dirla fuori dai
denti, oppure, più benevolmente, un sognatore utopista. Ma era un giudizio che
si sentiva non vero; in realtà Giorgio La Pira era un pericolo: un pericolo per
le proprie credute sicurezze. Era un rimprovero, anche, nel fatto e quindi più efficace
per la falsa fede in tanti supposti valori che davanti a lui apparivano solo
miserie. Mentre viveva non si esimeva dal “contagio”, magari sottile, che si
manifestava in un appena percettibile turbamento; in morte, sì, certo, si pensa
che non debba più fare paura e lo si riconosce volentieri come un eroe, come un
santo. Fariseismo? Giorgio La Pira non lo direbbe, ma nella sua profonda bontà
guarderebbe con amore paziente anche questa debolezza umana.
Un uomo povero nel suo personale stile di
vita. Lo ricordo nella piccola stanza della clinica delle suore presso cui
stava all’inizio degli anni Sessanta; nella sua preghiera, inginocchiato sul
banco della chiesetta vicina; per strada tra la chiesetta e la stanza. Una
povertà voluta che comunicava serenità e ottimismo. Senza polemica, questa
povertà, perché autentica, radicale, di tutto l’uomo, che non curava
l’applauso. Non si è messo in croce perché gli battessero le mani.
Uomo povero, è vissuto tra i poveri. Così li
ha compresi, appunto perché tra loro, dalla loro parte, uno di loro e in forma
più viva. L’ho visto a S. Procolo, forse era già alla Badia Fiorentina, e mi è
rimasta impressa la maniera gioviale con cui sorvolava sui piccoli strali
moralmente ricattatori che qualche poverello gli lanciava per impietosirlo, per
tirarlo a concedere questo o quel favoruccio di poco conto …….; li amava così qui poveri, com’erano e anche
come si manifestavano nella loro indiscrezione e petulanza, dopotutto
rassegnata. E’ poco essere povero, se non si è anche tra i poveri, se non si è
con loro come di una stessa famiglia. M’interrogo sulla mia povertà di
religioso, sì, vera, ma senza rilevanza sociale. E m’interrogo anche su
quell’altra povertà, senza speranza, che si porta nelle piazze, si vive nelle
strade come luogo privilegiato di una protesta che non propone alternative.
Giorgio La Pira è stato invece l’uomo della
speranza, delle proposta nuova, non solo personale ma collettiva e politica.
Era una speranza autentica che sorgeva forse dalla sua stessa esperienza di
povero fin dentro lo spirito. A causa di questa sua speranza egli non solo era
tra i poveri, con i poveri, dalla loro parte, ma anche lottava per loro. Nel
povero era l’uomo e Giorgio La Pira in lui difendeva l’uomo nella sua eccezione
più vera, appunto perché privo di tutto e quindi nella impossibilità di celarsi
dietro involucri preziosi. Nel povero, se valore c’è, c’è solo valore umano.
E la
lotta per il povero era vera lotta, che gli procurava inimicizie, travisamenti
e calunnie. Non era emozione, pietismo. Era lotta creativa, piena di
emarginazione e di immediatezza, senza cedimenti, combattuta con tutta la
fermezza e la pertinacia di chi ama. Il povero gli era carne della sua carne.
Povero tra i poveri, Giorgio La Pira lottava per i poveri come per un istinto
di conservazione, fisico e spirituale, che gli sorgeva dal di dentro, dalla
presenza in lui del primo povero, Gesù Cristo, col quale tutti i poveri formano
un unico corpo.
Citava – ricordo – il Samaritano della
parabola evangelica: Gesù vuole che interveniamo, loda chi interviene. E
intervenne, come sindaco di Firenze, per la Galileo, per la Pignone, per altre
aziende in crisi, in difesa dell’occupazione, dell’economia fiorentina.
Sostenne per questo duri scontri con ministri e industriali. Le ragioni
economiche si piegavano di fronte alla sua logica evangelica e alla fine
risultava che il Vangelo aveva ragione! La requisizione delle case sfitte,
altro motivo d’orrore nell’Italia bene degli anni Cinquanta, si rivela oggi
gesto profetico, ammonizione severa per quanti nel frattempo avrebbero dovuto
trovare una soluzione al disagio dei senza casa e non l’hanno fatto oppure, con
le scelte non attente al bisogno o volutamente diverse, hanno impedito di
farlo.
E ha dato fastidio il suo modo di amministrare
Firenze. Solo che oggi, con le malversazioni e anche semplicemente i disavanzi
a cui ci hanno abituato altri amministratori più provveduti dei principali
comuni d’Italia, quelle critiche si rivelano strumentali e si avvalora il
sospetto di cattiva coscienza in chi le muoveva: mentre brillano di lue
limpidissima gli sforzi di quell’uomo povero, che inopinatamente era diventato
il sindaco di una città prestigiosa e usava la sua autorità per difendere e
favorire la povera gente.
Ma la speranza di Giorgio La Pira non era
ristretta a Firenze. Oppure Firenze aveva già le predisposizioni per diventare
spiritualmente una capitale del mondo. Giorgio La Pira, povero tra i poveri,
lottatore pervicace in favore dei poveri, aveva imparato dalla sua stessa
povertà la dimensione universale: e la
sua azione si volse a promuovere dappertutto la pace. Nulla aveva da offrire se
non la sua passione onesta e il suo entusiasmo di bene per la crescita umana,
per la vita, dono del Dio dei viventi. Eppure i responsabili di nazioni
ferocemente in lotta tra loro ne accettavano la conversazione, certo così
estranea alla logica di potere alla quale erano abituati.
Non sapremo mai, credo, se non nell’ultimo
giorno di gloria, quanto abbia influito questo piccolo povero uomo, con il suo
corteo di preghiere di monasteri amici, su personalità politiche di spicco del
ventennio Cinquanta Sessanta: Chruscev,
Ho Chi-Minh, Abba Eban, re Hassan del Marocco…. Certo è che riusciva a portare a Firenze, per le sue iniziative di
conciliazione tra i popoli, rappresentanti di tutte le nazioni.
Il ritiro e il silenzio degli ultimi tempi
hanno smorzato molte polemiche, hanno permesso già di vedere un poco la sua
figura nella storia, mentre molti fatti gli davano ragione. Ma non dobbiamo
dimenticare, perché ci serve di scuola di vita, che Giorgio La Pira, vivo,
all’apice della sua maturità e del suo impegno politico, fu misconosciuto da
molti fratelli di fede e irriso dai lontani. Eppure, proprio per gli stessi
motivi per cui si cercava di contestarlo, esercitava un immenso ascendente su
tutti. Credo prevedesse i tempi: il Concilio, la contestazione giovanile,
l’esplosione operaia, l’extraparlamentarismo ….. vengono dopo. Il profeta ha
affrontato lucido i problemi che la generazione che segue si trova brucianti
tra le mani.
Un cristiano impegnato, direttamente e alla
pari di altri politici, nella città terrena, il quale sapeva usare lo strumento
pubblico per difendere e aiutare la gente povera e semplice, del popolo: tale è
stato Giorgio La Pira. Una convivenza pacifica, operativa in favore della
gente, tra uomini di diversa provenienza ideale; un’azione pubblica per la casa,
l’occupazione, la cultura …..; la fantasia, la creatività al potere: tutto
questo ha attuato ed è stato Giorgio La Pira.
Giorgio La Pira era un “povero” cristiano,
limpido, disinteressato, umile, ed era soprattutto operatore di pace. Una
grande luce poco accolta, come accade, ma che rischiara una strada. Nel buio
d’oggi, questo faro lucente è segno di salvezza.
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