domenica 20 marzo 2016

VERBALE INCONTRO DEL 2/03/2016



Oggi, mercoledì 2 marzo 2016, alle ore 18, si riuniscono in una sala della municipalità di Marghera, ( Ve ), piazza sant’Antonio n.17, i soci dell’Associazione “ I Popolari Provincia di Venezia”. Sono presenti: Toffano, presidente, e i soci: Lazzarotto, Busatto, Montanaro, Cortese, Urlando, Franzin, Saccon, Capogrosso, Celin, Panizzolo, Miraglia, Salviato e Boccotti.
Il presidente Toffano, dopo l’iniziale saluto, rivolge ai soci una raccomandazione. Ognuno di loro dovrebbe impegnarsi a fornire almeno cinque nomi di persone potenzialmente interessate ad iscriversi all’Associazione e/o a partecipare alle sue attività e manifestazioni.
Successivamente, dà la parola a Boccotti per il programmato intervento della durata di 10 minuti.
Boccotti tiene la sua comunicazione sul tema:“ Riforme e riformatori nell’Italia repubblicana: qualche buon risultato e un fallimento”, il cui testo è allegato al presente verbale.
Il dibattito che ne segue è partecipato e animato. Vi intervengono Cortese, Toffano, Miraglia, Saccon, Lazzarotto, Capogrosso, Busatto, Urlando, Panizzolo e Celin.
Cortese riprende dai suoi ricordi personali di parlamentare e di assessore della Regione Veneto l’argomento della legislazione urbanistica, accennando alle conseguenze negative derivate dalla mancata approvazione del disegno di legge presentato da F. Sullo nel 1962.
Busatto mette l’accento sul fatto che la Regione Veneto, cui spetta la facoltà di approvare i piani regolatori predisposti dai Comuni, ha consentito un’eccessiva e disordinata proliferazione delle aree industriali e dei centri commerciali. Al grave danno apportato al territorio da queste scelte si deve, oggi, porre rimedio con una politica che punti alla concentrazione e all’accorpamento di tali aree e centri.
Miraglia, dopo aver rilevato che nel corso degli anni e decenni si è cominciato a esercitare un sempre maggior controllo sullo sfruttamento e consumo del suolo, propone che Andrea Ferrazzi, già assessore all’urbanistica del Comune di Venezia, sia invitato a tenere per i soci una breve comunicazione sulla legge che è a tale riguardo in discussione in Parlamento.
Il presidente Toffano riferisce questa ironica battuta di un suo amico generale dell’esercito, a sconsolato commento sulla speculazione edilizia che ha finito col deturpare il territorio della Regione Veneto:
“Il Veneto si è costruito un’invalicabile muraglia di cemento capace di fermare qualsiasi tentativo di invasione da parte dell’Unione sovietica.”
Il presidente consiglia poi ai presenti la lettura di un libro scritto da un illustre storico dell’architettura: Leonardo Benevolo, Le origini dell’urbanistica moderna in Italia, ( Editore Laterza ), 10 euro.
Per quanto riguarda la futura programmazione delle attività culturali dell’Associazione, il presidente propone di organizzare un incontro sulla riforma costituzionale, in vista del referendum che su di essa si terrà nell’autunno di quest’anno. La discussione dovrebbe essere introdotta da due relazioni, l’una favorevole e l’altra contraria alla legge in approvazione.
Busatto, a sua volta, propone di organizzare un incontro sullo scottante tema dell’immigrazione in Europa dai Paesi del Medio oriente e dell’Africa.
La decisione sulle due proposte è rinviata alla prossima riunione dell’Associazione, fissata per mercoledì 6 aprile 2016 alle ore 18 nella solita sede, con seguito conviviale in pizzeria.
Dopo di ciò la riunione si chiude alle ore 19.45.

 ---ooOoo---
Allegato

RIFORME E RIFORMATORI NELL’ITALIA REPUBBLICANA
QUALCHE BUON RISULTATO E UN FALLIMENTO


Nei 10 minuti previsti per il mio intervento, mi riuscirà soltanto di fare un elenco di buone riforme e di buoni riformatori e di prendere in considerazione un unico tentativo riformatore, molto importante ma, purtroppo, fallito.
Senza pretesa di completezza e senza voler stabilire graduatorie, mi paiono particolarmente meritevoli di menzione e di ricordo le riforme e i riformatori seguenti.

1 ) Riforma per agevolare la costruzione di case per i lavoratori, il cosiddetto “ Piano Fanfani”
( legge 28 febbraio 1949 n. 43 ). Il piano aveva una durata di sette anni e fu prorogato per altri sette.
Il presidente del Consiglio era Alcide De Gasperi e il ministro del lavoro e della previdenza sociale Amintore Fanfani.

2 ) Riforma agraria, realizzata nel 1950, mentre era presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi e ministro dell’agricoltura Antonio Segni. La riforma consistette di tre provvedimenti legislativi, riguardanti la Calabria ( legge Sila ), varie parti d’Italia ( legge stralcio ) e la Regione autonoma Sicilia. Il programma di riordino fondiario non fu però completato. La riforma si proponeva l’obiettivo di riequilibrare a favore dei contadini lo sperequato rapporto tra loro e i grandi proprietari terrieri.

3 ) Riforma tributaria, volta a modernizzare e razionalizzare la tassazione dei redditi e la riscossione dei tributi. Fu attuata in tre tempi.
Legge di perequazione tributaria ( legge Vanoni ), nel 1951, essendo presidente del Consiglio A. De Gasperi e ministro delle finanze Ezio Vanoni.
“Riforma Tremelloni” nel 1956 che integrò la legge Vanoni, essendo presidente del Consiglio Mario Scelba e ministro delle finanze Roberto Tremelloni.
Legge delega del 1971 con cui furono riordinati e resi più moderni sia il sistema tributario per le imposte dirette, sia quello per le imposte indirette. Il presidente del Consiglio era Emilio Colombo e il ministro delle finanze Luigi Preti

4 ) Riforma sanitaria con la quale si andò oltre il sistema popolarmente chiamato“ la mutua”. Un sistema questo per il quale il diritto alla tutela della salute era correlato non all’essere un cittadino ma all’essere un lavoratore o familiare di un lavoratore.
Si possono individuare tre tempi di attuazione del processo riformatore.
a ) Istituzione del Ministero della sanità, scorporato dal Ministero dell’interno, con la legge 13 marzo 1958, n. 296, emanata durante il secondo governo Fanfani. Vincenzo Monaldi fu il primo titolare del nuovo dicastero.
b ) Trasformazione degli ospedali, in precedenza gestiti per lo più da enti di assistenza e beneficenza, in enti pubblici ( “legge Mariotti “ del 12 febbraio 1968, n.132 ), quando era presidente del Consiglio Aldo Moro e ministro della sanità, Luigi Mariotti.
c ) Trasferimento, nel 1974, dei compiti in materia di assistenza ospedaliera dallo Stato centrale alle Regioni. Dopo di ciò, fu completata la soppressione del sistema mutualistico e istituito il “Servizio sanitario nazionale”, con decorrenza dal primo luglio 1980 ( legge 23 dicembre 1978, n. 833 ), mentre era capo del governo Giulio Andreotti e ministro della sanità, Tina Anselmi.

5 ) Nazionalizzazione degli enti fornitori di energia elettrica e fondazione dell’ENEL con la legge del 27 novembre 1962, mentre Fanfani era capo del governo. Uno dei principali fautori della riforma fu Riccardo Lombardi.

6 ) Riforma della scuola media di primo grado con la legge 31 dicembre 1962, n. 1859.
Istruzione obbligatoria e gratuita in una scuola unica per tutti, istituita in ogni Comune. Presidente del Consiglio era Fanfani e ministro della Pubblica istruzione Luigi Gui.

7 ) Riforma in materia di patti agrari e di affitto dei fondi rustici, introdotta con legge 11 febbraio 1971, n. 11. Ne furono promotori i parlamentari Fernando De Marzi e Salvatore Cipolla, mentre capo del governo era Emilio Colombo. La legge stabiliva condizioni contrattuali più vantaggiose per mezzadri e affittuari rispetto ai proprietari della terra.


Nell’estate del 1962 Fiorentino Sullo presentò al Parlamento la sua proposta di legge urbanistica. Egli era ministro per i lavori pubblici nel governo di cui era presidente del Consiglio, Amintore Fanfani. Il ministro, appartenente alla sinistra democristiana della corrente di “Base”, intendeva introdurre in Italia “la stessa politica fondiaria urbana che aveva reso civili le periferie delle città di più evoluti paesi europei.”( E. Salzano, p. 3 )
Durante gli anni della ricostruzione post-bellica, in Italia gli insediamenti abitativi erano cresciuti enormemente e in modo incontrollato, specialmente nelle grandi periferie delle città. Era così iniziata quella progressiva devastazione del suolo, urbano e non urbano, che ancora oggi non è stata fermata.
Il ministro Sullo si proponeva di mettere un freno alla rendita immobiliare cioè a “quel elevatissimo gradiente che gratifica il proprietario del suolo quando il prezzo da quello del terreno agricolo ascende a quello del terreno edificabile.”( Salzano, p.3 )
Secondo la proposta di legge Sullo, la differenza tra i due prezzi non doveva andare nelle tasche degli speculatori edilizi, ma nelle casse dei Comuni. I quali Comuni dovevano assumersi l’impegno di:
-acquisire preventivamente le aree di espansione edilizia individuate nei loro piani urbanistici;
-calmierare il mercato degli immobili per abbattere il consistente prezzo delle abitazioni;
-provvedere alle opere di urbanizzazione e di mitigazione dell’impatto sull’ambiente causato da quanto veniva edificato;
-ridurre al massimo la densità fabbricativa, impedendo uno sfruttamento eccessivo e irrazionale del territorio.
La presidenza del Consiglio dei ministri, cioè Fanfani, fece sapere di “condividere in linea di massima i criteri informatori” del disegno di legge Sullo. ( E. Franzin, p. 11 ) Nonostante ciò, dopo varie traversie sulla narrazione delle quali non ci soffermiamo, il disegno di legge fu bloccato e messo in mora. Al fallimento del tentativo del ministro, che fu sottoposto a feroci attacchi, anche personali, da parte della stampa e dei suoi avversari, politici e non, corrispose la completa vittoria del partito trasversale degli immobiliaristi e palazzinari.
Dopo il non buon risultato, ottenuto dalla DC e dal PSI nelle elezioni dell’aprile 1963, al quarto governo Fanfani, primo di centro-sinistra, subentrò dal luglio al dicembre il governo cosi detto “balneare” di Giovanni Leone. Dopo di che il centro-sinistra continuò, ma il più dinamico e meno disposto alla mediazione, Amintore Fanfani, fu sostituito alla presidenza del Consiglio dei ministri col più prudente e più incline alla trattativa, Aldo Moro.
Il posto di ministro dei lavori pubblici nel nuovo governo toccò al socialista, Giovanni Pieraccini, che presentò un nuovo disegno di legge urbanistica diverso da quello di Sullo. Potremmo definirlo di compromesso. Esso conteneva elementi riformatori non irrilevanti, ma escludeva la facoltà di esproprio preventivo e generalizzato delle aree edificabili. Solo nel caso in cui i proprietari del terreno non riuscissero a consorziarsi o il consorzio non attuasse nei tempi prestabiliti gli impegni assunti, il Comune avrebbe dovuto espropriare le aree del comparto, corrispondendo ai proprietari un indenizzo. ( E. Franzin, p. 15 )
In ogni caso, con il secondo governo Moro ( luglio 1964-febbraio1966 ) una legge urbanistica conforme o simile a quella proposta da Sullo non fu più approvata.
Riporto su questo punto un giudizio di E. Franzin ( p. 12 ) che penso sia da condividere. L’accantonamento della legge urbanistica da parte del secondo governo Moro “ ha aperto una fase della storia economica e politica italiana, la quale dura ancora, che potremmo definire dell’aumento vertiginoso della rendita urbana e della cultura antiurbanistica con relativa estensione della corruzione dei settori del pubblico che gestiscono l’urbanistica. ( Bonora e Cervellati, 2009 )”
La vittoriosa difesa della rendita sui terreni urbani da parte dei gruppi sociali a essa interessati ha avuto, ed ha tuttora, le seguenti conseguenze sul piano economico e politico:
aumenta la spesa per la costruzione dei fabbricati e, in particolare, delle abitazioni a causa dell’alto prezzo delle aree edificabili;
favorisce lo spostamento dei capitali dagli investimenti imprenditoriali a rischio alla rendita parassitaria più remunerativa e sicura ( ad esempio, le concessioni autostradali ai gruppi finanziari );
innesca il meccanismo della corruzione sia in ambito politico per il finanziamento delle spese dei partiti o per l’arricchimento personale di singoli esponenti dei partiti, sia tra la burocrazia degli uffici pubblici dai quali dipendono l’urbanistica e l’edilizia privata;
offre un modello alla corruzione che si sviluppa nel settore dei lavori pubblici e in quello delle cosiddette “società partecipate” con il sistema delle tangenti sugli appalti e cose simili, nel quale rientrano sia esponenti politici, sia pubblici dipendenti.
Considerazione finale:
Riforme e riformatori nella vita politica italiana hanno una vita tormentata e quasi mai abbastanza lunga per portare a termine i loro progetti.
Una prima causa è la debolezza del quadro politico e partitico che non permette la formazione di maggioranze parlamentari coese e durature e quindi in grado di consentire la governabilità.
Una seconda causa è connessa con la prima. La debolezza dei governi facilita l’azione di Stati e di potenti gruppi di pressione stranieri che intendano influire sull’andamento della politica, traendone profitto a svantaggio dell’Italia ( si vedano i casi di Enrico Mattei e di Aldo Moro ).
Una terza causa è che i riformatori nei fatti e non nelle parole si trovano in genere al centro dello schieramento dei partiti e dei movimenti politici e sono sottoposti a una manovra a tenaglia che porta il suo convergente attacco sia dalla parte destra, sia dalla parte sinistra. L’attacco è in genere ispirato e guidato dal blocco trasversale formato da coloro ( gruppi o singole persone ) che godono posizioni di privilegio e temono di perderle, ben sapendo che ogni piccolo smottamento può essere l’inizio di una frana.
Tanto per non restare nel vago, nel momento nel quale viviamo, si potrebbero individuare tra gli oppositori alle necessarie riforme consistenti gruppi formati da appartenenti all’alta finanza, alla magistratura e ai “media” pubblici e privati, da esercitanti professioni con accesso chiuso agli estranei, da fruitori di trattamenti economici privilegiati, eccetera.
Sappiamo che è ora in discussione in Parlamento un disegno di legge sul contenimento del consumo del suolo e sul riutilizzo di quello edificato, presentato dal governo Letta nel febbraio del 2014.
Sappiamo anche che tale disegno di legge, che punta a ridurre la realizzazione di nuove costruzioni e a incentivare la rigenerazione urbana, non ha avuto finora un cammino facile.
Ecco che così si presenta al governo Renzi un’ottima occasione di dimostrare a se stesso e ai cittadini italiani la genuinità della sua vocazione riformatrice.

Per la questione della mancata riforma urbanistica di F. Sullo ci siamo avvalsi di due articoli apparsi su FOEDUS, n. 29 del 2011, ’Rivista dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre CGIA’, realizzazione e stampa Vigonza ( PD ) Mediamion srl, che sono:
E. SALZANO, Fiorentino Sullo e la rendita immobiliare Che cosa è cambiato, pp. 3-9;

E. FRANZIN, Fiorentino Sullo e il “Piano Solo” del generale G. De Lorenzo, pp. 10-23.

Nessun commento: