Faccio eccezione
questa volta, care Amiche ed Amici dell’Associazione, non proponendo, come al
solito, delle letture; desidero invece farvi pervenire il seguente piccolo
spunto di riflessione.
Il prossimo 19 gennaio ricorrono i 100 anni dalla
presentazione del Proclama “Liberi e forti” di don Luigi Sturzo a cui, come
Associazione “I Popolari”, ci richiamiamo; l’8 agosto, poi, si ricorderanno i
60 anni dalla sua morte, avvenuta a Roma, all’età di 87 anni.
Federico Chabot ne ha parlato come del più grande politico del Novecento italiano e Dario Antisteri in un suo libro ha scritto tra l’altro: “… Io non mi capacito di come, quando la sinistra ha innalzato Gramsci a più grande intellettuale del secolo, i cattolici non gli abbiano contrapposto un uomo come Sturzo “.
Vorrei che il prossimo anno dedicassimo un po’ di spazio, come Associazione, a Sturzo; vorrei anche che le “lezioni” che noi giustamente ripercorriamo incidessero di più, concretamente ed opportunamente aggiornate, sul nostro impegno di cultura politica per quest’oggi tormentato e sui nostri utili confronti.
A volte penso che, paradossalmente, proprio la loro “concretezza” ci faccia paura: è come se spesso noi cristiani che amiamo la politica, avessimo delle riserve mentali del tipo: “… sì, belle parole e stupendi insegnamenti, ma la politica è un’altra cosa!”.
Ma proprio qui, secondo me, sta il punto: perché è diventata “un’altra cosa”? E perché anche una gran parte di noi cristiani – me per primo – è diventata “un’altra cosa”? E noi abbiamo delle responsabilità “storiche”, pur nel nostro piccolo, in tutto questo?
Forse abbiamo una tremenda paura di “perdere”: capisco che si
sta in politica per “vincere”, ma mi rendo anche conto – data la natura del messaggio
di fondo che noi dovremmo contribuire a promuovere in questa società
secolarizzata - che siamo e saremo
spesso controcorrente e perciò, con ogni probabilità, anche a volte soli. Da
qui, credo, alcune nostre paure!
Capisco, nel contempo (e vale molto per me!) che dovremmo
cercare di essere più tolleranti verso noi stessi e verso gli altri; a volte,
forse, meno inconsapevolmente settari; comprendo anche che sin qui abbiamo
realisticamente operato con i poveri mezzi a disposizione che, meritoriamente, di volta in volta abbiamo
attivati.
Ma mi rendo anche conto (ditemi, per piacere, se e dove
sbaglio) che la nostra testimonianza di cristiani che amano la politica è
spesso troppo debole; ciò deriva, a mio parere, da una nostra sottovalutazione
delle immense potenzialità, ricchezze (ed anche, certo, difficoltà) rispetto alle tre virtù teologali:
fede, speranza, carità. Lo dico laicamente, sperando di essere compreso.
Anche nel far politica, e nel parlarne tra di noi e con gli
altri, corriamo il rischio di dissociare la nostra vita materiale da quella
spirituale (una specie di separati in casa!). Un conto è, come sappiamo, il
sano realismo, altro conto sono le corrette mediazioni, altra cosa ancora è,
però, il dovere della nostra coerenza,
alimentata per l’appunto, da una visione non materialistica della vita e della
storia. Quante implicazioni operative possibili!
Ben venga dunque, care Amiche cari Amici, ripercorre con
intelligenza la “vicenda” di don Luigi Sturzo e ben vengano, però, le
indicazioni pratiche che ne sapremo dedurre, singolarmente e come gruppo, applicandole coerentemente nella concretezza.
Venezia, 21 settembre
2018.
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