Dal prossimo 16 novembre sarà in libreria l’autobiografia di
Stephen Hawking ,il famoso astrofisico morto nel marzo scorso, a 76 anni. Il
titolo è: “ Le mie
risposte alle grandi
domande “,
edito da Rizzoli.
Il “ Corriere della Sera “ del 14 ottobre ne ha proposto in
anticipo alcuni brani; seleziono di seguito tre passaggi che mi hanno colpito.
Il primo, quando Hawking dice di augurarsi che i governanti “…si dimostrino all’altezza
della sfida posta dagli obiettivi di uno sviluppo sostenibile, e che agiscano
non per il loro interesse, ma per il bene comune “.
Il secondo passaggio: “ Grazie al mio lavoro, ho avuto
l’enorme privilegio di contribuire alla comprensione dell’universo. Ma
l’universo sarebbe vuoto se non fosse per le persone che amo e che mi amano:
senza di loro, ai miei occhi tutta la sua meraviglia perderebbe di significato “.
Ed ancora: “ Lottiamo perché ogni donna ed ogni uomo
possano vivere delle vite sane e sicure, piene di opportunità e di amore “.
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Si torna, anche per questa via, al grande tema di sempre: quello dell’amore; se queste cose le dico io,
semplice uomo della strada, hanno pochissimo valore, ma se le dice uno come
Hawking, c’è proprio da riflettere!
Mi chiedo spesso se e come questa grande forza (l’Amore) possa
entrare anche nella Politica,
plasmandola almeno un po’ di sé. Ci credo, nonostante ciò che vedo e che sento.
Oggi infatti
(ma la cosa è iniziata, in epoca recente, col berlusconismo, basta ricordare “ i
C(K)omunisti ! “ ) c’è
disprezzo nella politica, risentimento, ricusazione, chiusura, in qualche caso
vero e proprio odio, combustibile infuocato nel sociale.
Dobbiamo credere, comunque, in una possibilità positiva perché in passato, per esempio, ciò è stato
possibile, a cura di alcuni famosi protagonisti, intelligenti e generosi, in
Italia e fuori.
Il guaio è che tutto
questo viene liquidato spesso come utopia, irrealismo, buonismo, moralismo,
ecc. Ma perché avviene questo? Ci domandiamo se è giusto?
Una buona politica
richiede certo, come sappiamo, grandi
sacrifici, forte intelletto, coraggio ed acuto senso di solidarietà; richiede
anche disinteresse personale ed apertura
alla possibilità addirittura, in qualche caso, del disprezzo altrui.
Ma queste “ virtù ”
politiche possono essere pertugi da cui può entrare – senza vergognarsi del
termine – l’amore: sarebbe una vera “ rivoluzione
”, in grado almeno di tentare di arginare questa oggettiva deriva
(praticata, con diversa intensità, da pressochè tutti i partiti politici), da
cui, altrimenti, resteremo schiacciati.
In fondo, a pensarci
bene, si tratterebbe di civiltà: la
famosa “Civiltà dell’Amore” di cui ha parlato San Paolo VI°.
Che ne pensate amiche ed amici dell’Associazione?
Venezia, 16 ottobre
2018.
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