Far politica costa, ha commentato l’altro giorno il sen.
Matteo Renzi, parlando della situazione di “Open”, la Fondazione a lui vicina.
Sembra una ovvietà, ma non lo è affatto e questa “ovvietà”
dovrebbe entrare convintamente nei programmi di ogni Governo e nell’agenda di
ogni Parlamento.
Si dice, per esempio, che la recentissima campagna elettorale
americana sia costata 14 miliardi di dollari (sarebbero come 233 dollari per
ciascun italiano).
Chi può permettersi cifre così? Ed a quali “restituzioni” (in
varia forma) si prestano?
Si dice che i costi per l’elezione di un Presidente di
Regione arrivino a 1/1,5 milioni di euro e che quelli per un Consigliere si
attestino sulle 200/300 mila euro. Per non parlare dei Parlamentari.
Dunque, se le cose stanno in questo modo, viene eletto, nella stragrande maggioranza
dei casi, chi ha grande disponibilità di
denaro.
E le persone “normali” (che non hanno molti soldi), a cui
piace la politica e che avrebbero preparazione e doti, che fine fanno? Stanno
fuori!
Si tratta, com’è intuibile, di un formidabile problema per le
democrazie: problema per la verità non nuovo, ma sempre più macroscopico. Se ne
parla troppo poco!
In Italia, il recente taglio dei Parlamentari accentuerà
molto probabilmente il fenomeno, dato che i posti sono di meno.
Se non si hanno beni e soldi “di famiglia”, occorre far
ricorso a finanziamenti e/o donazioni di terzi, attraverso le Fondazioni, o in
altro modo: un universo in cui a volte la trasparenza non la fa da padrona.
Alcune disposizioni esistono, ma sono concretamente efficaci?
Si pongono due considerazioni: la prima è che non si può
limitare a nessuno, ovviamente, l’accesso alle competizioni elettorali ai sensi
di legge; la seconda è che i Partiti potrebbero garantire una certa quota di
propri rappresentanti in lista con redditi “normali” (o addirittura senza), purchè
dotati e ben selezionati.
Occorrerebbe pertanto pensare, a mio avviso, ad una diversa
strada: quella, per esempio, di mini-donazioni (tracciabili e detassabili)
fatte esclusivamente davanti a dei Notai. Donazioni non superiori, per esempio,
a 100-200 euro, non replicabili. Circa 7-8 mila donazioni potrebbero forse
bastare anche per eleggere un Parlamentare.
Poi – più tranquilli sul fatto dei soldi - i candidati se la giocherebbero molto di più,
come sarebbe giusto, sui contenuti, a partire dalla loro preparazione e dai
loro profili.
Certo, la “raccolta” abbisognerebbe di tempo e ciò
richiederebbe, da parte dei Partiti, una selezione dei candidati
cronologicamente coerente e non, come si dice, dell’ultima ora.
Non so se la strada ipotizzata come esempio sia fattibile
(considerate anche eventuali sue controindicazioni o addirittura impossibilità
fattuali); ce ne saranno anche altre, certamente, di strade per raggiungere
l’obiettivo.
La parola agli esperti di queste cose, in buona fede e nel
confronto.
E voi, Amici, che ne pensate?
Venezia, Novembre 2020.
Nessun commento:
Posta un commento