domenica 22 novembre 2020

Il finanziamento della politica (Renato Omacini)


Far politica costa, ha commentato l’altro giorno il sen. Matteo Renzi, parlando della situazione di “Open”, la Fondazione a lui vicina.

Sembra una ovvietà, ma non lo è affatto e questa “ovvietà” dovrebbe entrare convintamente nei programmi di ogni Governo e nell’agenda di ogni Parlamento.

Si dice, per esempio, che la recentissima campagna elettorale americana sia costata 14 miliardi di dollari (sarebbero come 233 dollari per ciascun italiano).

Chi può permettersi cifre così? Ed a quali “restituzioni” (in varia forma) si prestano?

Si dice che i costi per l’elezione di un Presidente di Regione arrivino a 1/1,5 milioni di euro e che quelli per un Consigliere si attestino sulle 200/300 mila euro. Per non parlare dei Parlamentari.

Dunque, se le cose stanno in questo modo,  viene eletto, nella stragrande maggioranza dei  casi, chi ha grande disponibilità di denaro.

E le persone “normali” (che non hanno molti soldi), a cui piace la politica e che avrebbero preparazione e doti, che fine fanno? Stanno fuori!

Si tratta, com’è intuibile, di un formidabile problema per le democrazie: problema per la verità non nuovo, ma sempre più macroscopico. Se ne parla troppo poco!

In Italia, il recente taglio dei Parlamentari accentuerà molto probabilmente il fenomeno, dato che i posti sono di meno.

Se non si hanno beni e soldi “di famiglia”, occorre far ricorso a finanziamenti e/o donazioni di terzi, attraverso le Fondazioni, o in altro modo: un universo in cui a volte la trasparenza non la fa da padrona. Alcune disposizioni esistono, ma sono concretamente efficaci?

Si pongono due considerazioni: la prima è che non si può limitare a nessuno, ovviamente, l’accesso alle competizioni elettorali ai sensi di legge; la seconda è che i Partiti potrebbero garantire una certa quota di propri rappresentanti in lista con redditi “normali” (o addirittura senza), purchè dotati e ben selezionati.

 E per questa “quota” chi sosterrebbe le spese elettorali? Se lo facessero i rispettivi Partiti, il problema sarebbe solo spostato: chi finanzierebbe i Partiti e con quali garanzie?

Occorrerebbe pertanto pensare, a mio avviso, ad una diversa strada: quella, per esempio, di mini-donazioni (tracciabili e detassabili) fatte esclusivamente davanti a dei Notai. Donazioni non superiori, per esempio, a 100-200 euro, non replicabili. Circa 7-8 mila donazioni potrebbero forse bastare anche per eleggere un Parlamentare.

Poi – più tranquilli sul fatto dei soldi -  i candidati se la giocherebbero molto di più, come sarebbe giusto, sui contenuti, a partire dalla loro preparazione e dai loro profili.

Certo, la “raccolta” abbisognerebbe di tempo e ciò richiederebbe, da parte dei Partiti, una selezione dei candidati cronologicamente coerente e non, come si dice, dell’ultima ora.

Non so se la strada ipotizzata come esempio sia fattibile (considerate anche eventuali sue controindicazioni o addirittura impossibilità fattuali); ce ne saranno anche altre, certamente, di strade per raggiungere l’obiettivo.

La parola agli esperti di queste cose, in buona fede e nel confronto.

E voi, Amici, che ne pensate?

 

Venezia, Novembre 2020.

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