domenica 4 ottobre 2015

Politica e religione


Peter Thomas King, deputato repubblicano di New York, a proposito dell’intervento che Papa Francesco ha rivolto, il 24 settembre scorso, al Congresso degli U.S.A., ha così tra l’altro commentato: “Belle parole ma la politica è un’altra cosa” (in “la Repubblica” del 25.9.2015).

Dietro e sotto questa “divergenza” c’è una mare di tesi sostenute, da almeno duecento anni, da intellettuali e scienziati od analisti politici.

A voler semplificare per comodità, cercando di non cadere nel semplicismo, si potrebbe dire:
-   sì, la politica rispetto alle fedi ed alle religioni è “un’altra cosa”;
-  sì, la politica è “l’arte del possibile” che fa della mediazione (una mediazione che cerca di tendere sempre all’alto) il suo principale strumento per far incontrare le parti;
- sì, la politica è “laica” nel senso che non deriva automaticamente dalle fedi il proprio statuto, i propri contenuti ed il proprio procedere, disponendo di una propria autonomia;
- sì, la politica è sempre legata –come ogni vicenda umana-al concetto del “probabile”, mai dell’assoluto.
Ma questo “altro” che è la politica non può vivere, quanto ad ispirazione e riferimenti  -almeno per i laici credenti (i cristiani in questo caso)-  “sotto vuoto spinto”.

Lo dicevano grandi maestri come Lazzati, Dossetti, La Pira, che andrebbero rimeditati:  la politica deve far riferimento ad una “visione del mondo”, ad una antropologia. Per non rischiare di immiserirsi, di ridursi a qualunquismo, a relativismo, o, peggio, a  realismo cinico.

Per i laici credenti impegnati in politica la stella polare è la visione trascendente dell’Uomo e della Storia, entrambi dentro la grande vicenda del Compimento  trinitario, universale  e finale.

Da qui ecco poi le derivazioni concrete: da proporre, certo, con rispetto, delle idee altrui (ma senza riluttanza), dell’autonomia delle cose temporali, come ha insegnato il Concilio, dei tempi necessari e/o opportuni.

Certo, deputato King, se “l’altra cosa” che è la politica prende ispirazione –come chiede Papa Francesco- dal Vangelo, essa riceve ciò che spesso le manca specie in questi tempi così “scientificamente” aridi e cioè il “supplemento d’anima”, come s’usava una volta dire.

E’ coraggioso contribuire ad indicare con chiarezza la strada, soprattutto quand’è contro corrente ed è similmente ed a volte ancor più coraggioso ed impegnativo trovare le soluzioni “tecniche” ritenute in ogni circostanza le più valide.  Purchè lo si faccia in buona fede (con la “f” minuscola!) e con la necessaria preparazione, in vista dell’utilità generale.

Venezia, 25 settembre 2015                                                                                                    Renato Omacini


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