Peter Thomas King, deputato repubblicano di New York, a
proposito dell’intervento che Papa Francesco ha rivolto, il 24 settembre
scorso, al Congresso degli U.S.A., ha così tra l’altro commentato: “Belle
parole ma la politica è un’altra cosa” (in “la Repubblica” del 25.9.2015).
Dietro e sotto questa “divergenza” c’è una mare di tesi
sostenute, da almeno duecento anni, da intellettuali e scienziati od analisti
politici.
A voler semplificare per comodità, cercando di non cadere nel
semplicismo, si potrebbe dire:
- sì,
la politica rispetto alle fedi ed alle religioni è “un’altra cosa”;
- sì,
la politica è “l’arte del possibile” che fa della mediazione (una mediazione
che cerca di tendere sempre all’alto) il suo principale strumento per far
incontrare le parti;
- sì,
la politica è “laica” nel senso che non deriva automaticamente dalle fedi il
proprio statuto, i propri contenuti ed il proprio procedere, disponendo di una
propria autonomia;
- sì,
la politica è sempre legata –come ogni vicenda umana-al concetto del
“probabile”, mai dell’assoluto.
Ma questo “altro” che è la politica non può vivere, quanto ad
ispirazione e riferimenti -almeno per i
laici credenti (i cristiani in questo caso)-
“sotto vuoto spinto”.
Lo dicevano grandi maestri come Lazzati, Dossetti, La Pira,
che andrebbero rimeditati: la politica
deve far riferimento ad una “visione del mondo”, ad una antropologia. Per non
rischiare di immiserirsi, di ridursi a qualunquismo, a relativismo, o, peggio,
a realismo cinico.
Per i laici credenti impegnati in politica la stella polare è
la visione trascendente dell’Uomo e della Storia, entrambi dentro la grande
vicenda del Compimento trinitario,
universale e finale.
Da qui ecco poi le derivazioni concrete: da proporre, certo,
con rispetto, delle idee altrui (ma senza riluttanza), dell’autonomia delle
cose temporali, come ha insegnato il Concilio, dei tempi necessari e/o
opportuni.
Certo, deputato King, se “l’altra cosa” che è la politica
prende ispirazione –come chiede Papa Francesco- dal Vangelo, essa riceve ciò
che spesso le manca specie in questi tempi così
“scientificamente” aridi e cioè il “supplemento d’anima”, come s’usava una
volta dire.
E’ coraggioso contribuire ad indicare con chiarezza la
strada, soprattutto quand’è contro corrente ed è similmente ed a volte ancor
più coraggioso ed impegnativo trovare le soluzioni “tecniche” ritenute in ogni
circostanza le più valide. Purchè lo si
faccia in buona fede (con la “f” minuscola!) e con la necessaria preparazione,
in vista dell’utilità generale.
Venezia, 25 settembre
2015
Renato Omacini
Nessun commento:
Posta un commento