7 Ottobre 2015
Riprendo lo spunto offerto da alcune domande che mi sembrano strettamente collegate:
- Cosa significa, oggi, trattare le cose temporali “ordinandole secondo Dio” ?
- Cosa suggerisce al progetto politico la valenza teologica del “vivere nel mondo”, del sentirsi “non più schiavi, ma liberi”?
- La politica può esser considerata una delle forme più preziose della carità?
Ed ancora
- Quant’è profonda la nostra colpa di “omissione” come politici?
- Ci stiamo attrezzando adeguatamente per affrontare i problemi del nostro tempo?
Come cristiani dovremmo sempre avere l’umiltà ed il coraggio di cercare risposte andando alle Fonti .
Se leggiamo il Vangelo del giorno, di Lunedì scorso (Luca 10 25-37 ) troviamo indicazioni molto precise.
Al dottore della Legge che domanda a Gesù che cosa deve fare per ereditare la vita eterna Gesù chiede: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”
E lui risponde “ Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente ed il prossimo tuo come te stesso”, e per spiegare chi è il prossimo racconta la parabola del buon Samaritano.
Che significa allora oggi “trattare le cose temporali” secondo lo “stile di Dio”?
Secondo la parabola “farsi prossimo” significa farsi interpellare, essere vicino, andare incontro a chi è nel bisogno.
Il mio essere cristiano nel mondo mi porta ad agire nella concretezza, prima di tutto a livello personale, ma mi chiama anche nell’ambito sociale. Il mio agire o non agire non è mai neutro.
“ Farsi prossimo” , rispondere, a chi vive bisogni inalienabili è dar vita ad una “Politica che realizza una delle forme più preziose della Carità” .
Le occasioni di intervento oggi davvero non mancano!
Ci può essere però una grande tentazione:
l’illusione di sentirsi onnipotenti, indispensabili, di poter dar risposta alle situazioni difficili, di diventare “l’uomo della provvidenza”, e la conseguente frustrazione quando si toccano con mano i risultati limitati e deludenti frutto di un coinvolgimento isolato.
Di fronte alla portata dei problemi ed all’insufficienza dell’impegno personale emerge prepotente il senso di appartenenza, il sentirsi dentro ad una società, ad istituzioni, che permettono di guardare alle questioni con un’ottica a largo raggio, non più solo personale ma anche sociale.
Anche qui però scattano meccanismi inibitori. Sono state messe in piedi forme di democrazia incongruenti, che frenano tanti dei buoni interventi possibili.
La tentazione è quella di gettare la spugna: siccome non è possibile una risposta esaustiva allora “mollo tutto”.
L’omissione o non compromissione personale (perché tanto non cambia niente) diventa immobilismo sociale.
Come se ne esce?
Di fronte al fenomeno dell’immigrazione, alla crisi economica che ancora non riesce a trovare una via di uscita verso una ripresa, di fronte ai problemi vecchi e nuovi che si incontrano in famiglia, nella società, nei gruppi come porsi?
Credo sia essenziale tornare sempre alle Fonti: la Parola mi interpella a livello personale.
Vivo in un ambito circoscritto, ho dei talenti da mettere a disposizione, so di essere solo una persona. Prendo coscienza dei miei limiti, però so che entro a questi posso agire, dopo aver fatto discernimento su ciò che è possibile e ciò che non lo è.
Non posso e non debbo sentirmi in colpa per l’inadeguatezza del mio pormi, ma prender atto che sono parte di un tessuto sociale, tessera di un mosaico, che se non copre il suo posto lascia un buco non copribile da altri.
La moltiplicazione dei pani e dei pesci parla della povertà di ciò che viene messo a disposizione e della potenza dello Spirito che agisce alla grande, dando risposte concrete, ma può farlo solo se gli è permesso. La grandezza del messaggio cristiano sta anche nel rispetto della nostra libertà.
Vivere il nostro quotidiano “ordinandolo secondo Dio” non è un “dovere” ma una “scelta libera” che possiamo fare. Se scegliamo in tal senso come ci attrezziamo per affrontare i problemi del nostro tempo?
Non serve parlarne nei convegni o fare acrobazie . E’ indispensabile confrontarsi personalmente con l’insegnamento che diciamo esser alla base della nostra fede. Mettersi in ascolto, dare un nome alle chiamate che ci interpellano, far discernimento alla luce della Parola dentro al nostro quotidiano, ed agire di conseguenza. Questi gli attrezzi validi per qualsiasi ambito.
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