In questi giorni (25 marzo) Tina Anselmi avrebbe compiuto 93
anni; ci ha lasciati, invece, nel novembre 2016, a 89 anni. La sua figura ed il
suo lavoro riaffiorano alla memoria pensando, oggi, alla sanità, pubblica e
privata.
E’ “storica” – come sappiamo – la sua legge di istituzione
del servizio sanitario nazionale (la 833 del 1978), oltre a quella sulla parità
di trattamento in materia di lavoro (la 903 del 1977) e oltre alla legge
cosiddetta “Basaglia” (la 180 del 1978).
Lo Stato ha dovuto attendere 30 anni per applicare l’art. 32
della Costituzione che parla di tutela della salute.
Il “dopo” lo conosciamo: costruito da una alleanza tra le
misure per contenere il debito pubblico (eredità di enorme, passata
insipienza!) e la cecità di politiche sempre schiacciate sul presente, per
evidenti, non nobili motivi.
Alleanza che ha prodotto tagli massicci al sistema sanitario
nazionale, con perdite in quello pubblico e guadagni in quello privato. Certo,
nel migliore dei mondi possibili, pubblico e privato è giusto che crescano
assieme, come del resto riconosce la stessa Costituzione.
Ma in tempi difficili può essere necessario scegliere,
ridefinire priorità e mezzi.
La grave emergenza di queste settimane ce lo dimostra in modo
scultoreo: un SSN progressivamente depauperato nella sua dimensione pubblica e
con persistenti, gravi ritardi e differenze tra le aree del Paese. Un sistema che, pur in affanno, finora regge, più
per la “struttura” dei suoi operatori/trici, che non per le dotazioni edilizie
e tecnico scientifiche di cui dispone.
Non può e non dev’essere né banale, né retorico sostenere che,
una volta usciti da questa tremenda situazione, la politica e la finanza
dovranno rivedere – come da tempo si predica dal basso – i vari “modelli”, compreso quello
socio-sanitario.
In quest’ambito è centrale, in particolare, la prevenzione:
essa richiede risorse per far risparmiare risorse.
Lo capiremo? Lo capirà l’Europa che rischia veramente di
implodere, continuando a contare i centimetri delle sardine?
Venezia, 30 marzo 2020.
Nessun commento:
Posta un commento