Si parla molto,
oggi, di “centralità della persona”.
Cosa significa
per noi che ci consideriamo cattolici democratici e che amiamo la politica? In
queste ore di pausa forzata, sono andato a rileggermi un testo di Jacques
MARITAIN dal titolo “ La persona ed il bene
comune “, ed. Morcelliana,
Brescia, 1987.
Lo richiamo per
rapidi cenni per chi non lo conoscesse, con qualche riflessione alla fine.
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“La persona e il bene comune” è un testo di 74
anni fa che riprende due conferenze del filosofo francese: l’una del 1939 ad
Oxford e l’altra del 1945 a Roma. Nel 1936 Maritain aveva scritto il suo libro
più noto: “Umanesimo integrale”.
Maritain richiama, in primo luogo, le posizioni
di San Tommaso riguardo all’ordinazione della persona al suo fine ultimo che è
Dio. Merita al riguardo ricordare, in San Tommaso, la superiorità della vita
contemplativa sulla vita politica, così come la dottrina del primato del bene
comune.
L’impalcatura del testo poggia, in secondo
luogo, sulla distinzione tra individuo e persona. Il polo materiale della
persona che concerne l’individualità ed il polo spirituale che riguarda la
personalità.
La personalità ha per radice lo spirito: “ … la personalità è la “sussistenza” dell’anima spirituale
comunicata al composto umano ”. Ed ancora: “ Io sono tutto
individuo in ragione di ciò che mi viene dalla materia, e tutto persona in
ragione di ciò che mi viene dallo spirito “.
In terzo luogo, si presenta nel testo un altro
importante asse: quello del rapporto tra la persona e la società. Alla nozione
di persona come unità sociale sta di fronte la nozione di bene comune come fine
del tutto sociale, due nozioni correlative l’una all’altra. Il fine della
società – aggiunge Maritain – è il bene della comunità, ma occorre capire che
questo bene è un bene comune di persone umane.
Il bene comune è bene di popolo, bene della
città solo a condizione d’essere secondo giustizia e bontà morale. E’ cosa
eticamente buona. Infine – scrive il filosofo – il bene comune è ciò che è solo
se si ridistribuisce alle persone.
Dice Maritain: “ … la vocazione della persona umana a beni che la sorpassano è
“inviscerata”, per così dire, nell’essenza del bene comune “. Per lui la vera
concezione della vita politica è personalistica e comunitaria assieme: l’uomo
però, in virtù di certe cose che sono in lui, si eleva al di sopra della
società politica. E’ essenziale al bene comune favorire il progresso delle
persone “… verso i beni assoluti che trascendono la
società politica “.
Le democrazie moderne aspiravano fin dal
principio a trattare l’uomo come persona, ma, a dire di Maritain, “…la loro filosofia della vita ha tradito “ questa loro
aspirazione.
Per il filosofo esiste anche il “ bene comune delle intelligenze “ che è la verità e la bellezza stesse
ed è il tesoro intelligibile della cultura.
In quarto luogo Maritain tratta, nel testo, dei
problemi a lui contemporanei. E’ quest’ultima parte quella più “politica” e più
vicina al nostro interesse, fatto salvo ovviamente il fatto che va
contestualizzata alla fine degli anni Trenta ed agli anni Quaranta del secolo
scorso.
L’attenzione del filosofo francese è sulle filosofie politiche “… fondate su una concezione materialistica del mondo e della vita . Esse mettono in
pericolo la persona sotto tre principali forme: il liberalismo borghese, il
comunismo, il totalitarismo dittatoriale. Si tratta, per Maritain, di tre “ tragedie “.
Rispetto, in particolare, all’atteggiamento
delle stesse verso il cristianesimo, scrive il filosofo: “ L’individualismo borghese è, delle tre, la più irreligiosa. E’
stata praticamente atea e decorativamente cristiana . Una concezione che si
serviva della religione “…come di una forza di polizia
che facesse la guardia alla proprietà o come di una banca dove dopo tutto
ognuno, mentre si arricchisce in questo mondo, poteva assicurarsi ad ogni buon
fine contro i rischi inconoscibili dell’al di là “.
Riferendosi al comunismo, Maritain parla di
esso come di una “…eresia cristiana, l’ultima e del
tutto radicale eresia cristiana. Essa è universalista come la Chiesa “. L’ateismo comunista
si riferisce ad un’attività terrena nella quale i cristiani “…hanno troppo spesso in passato trascurato la loro missione
temporale “.
La relazione individuo-società non deve essere concepita
sul “ tipo atomistico e meccanico “ dell’individualismo borghese, né sul “ tipo biologico e animale “ proprio della concezione totalitaria statale
o razzista, né sul “tipo biologico industriale “ proprio della
concezione comunista.
Si tratta, per Maritain, di realizzare un “ideale storico “ che richiede la “… sopraelevazione
che la natura e le società temporali ricevono, nel loro ordine proprio, dalle
energie della vita cristiana “.
In conclusione, un nuovo riferimento alle democrazie: “… il dramma
delle democrazie moderne è d’aver cercato senza saperlo qualche cosa di buono:
la città della persona, sotto la specie di un errore: la città dell’individuo,
che conduce di per sé a terribili liquidazioni “.
Servirebbe, per il filosofo, “… una trasformazione radicale ed un grande ritorno verso lo
spirito “;
sono le ultime parole del libro e siamo nel 1946!
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Quanta polvere, almeno per me, su queste cose e che terapia
il riprenderle!
Mi chiedo: una visione materialistica dell’uomo, della
società e della storia porta “automaticamente” a delle “sciagure”? Maritain pensa di sì, La Pira lo stesso, ecc.
In altre parole, una società in cui la
maggior parte dei suoi membri non crede in Dio né ha alcuna idea di
trascendenza (completamente secolarizzata si direbbe), non può ugualmente
essere umanitaria e solidaristica?
In ogni caso, noi
cristiani dovremmo avere il dovere di proporre (con “tenerezza” come dice Papa
Francesco) il nostro “senso” della vita, del lavoro, della gioia, della
sofferenza, della morte. Considerando le conseguenze buone che ne dovrebbero
derivare per il famoso bene comune anche terreno. E sarebbe già una bella,
doverosa testimonianza!
Considero ancora due cose: perché Maritain dice che le
democrazie del suo tempo aspiravano a trattare l’uomo come persona, ma la loro
filosofia della vita ha tradito? Avrebbe ragione a sostenerlo anche nel 2020?
Seconda cosa: delle
tre “sciagure” osservo che sopravvive, almeno in Europa, solo l’individualismo
borghese. E’ di grande attualità la considerazione maritainiana di come, già
allora, questa dottrina tendesse a strumentalizzare la religione (alcuni
autorevoli membri ne fornivano, almeno per parte, sponda, essendo accecati dal
pericolo comunista!), essendo sostanzialmente atea.
Ora io penso che “questo” modello occidentale di “sviluppo”,
sia proprio erede dell’individualismo borghese, trasformatosi via via in quello che si chiama “turbocapitalismo”.
Da ultimo, la considerazione di Maritain che i cristiani
avevano troppo spesso trascurato la loro missione temporale, aprendo in questo
modo varchi al diffondersi di altre visioni della vita e politiche. Oggi - dopo il Concilio, ma non solo – vedo
nella Chiesa dei segnali di maggiore avvedutezza e di più profonda e “fedele” acquisizione
dei segni dei tempi sui quali spendere la propria originalissima e sapiente
parola ed il proprio esempio. Faccio invece più fatica a vedere questo nella politica
e, in particolare, in quei cristiani che, specie ai livelli più alti, la
interpretano. Che ne pensate?
Venezia, 12 marzo 2020.
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