Maurizio Molinari si insedia alla direzione di “La
Repubblica ” dove, il 25
aprile, firma il suo primo editoriale.
Storicizza il suo nuovo incarico con l’attuale pandemia da
Corona virus e distingue tra un potere pubblico ed una politica (da lui rappresentati
in modo sostanzialmente negativo) e milioni di singoli individui che “si sono trasformati in un
formidabile scudo per la collettività”. Si sofferma molto sul gravissimo
problema delle disuguaglianze ed accenna anche alla necessità di “un nuovo tipo
di sviluppo”. Sulla linea del fondatore del giornale, Eugenio Scalfari, parla
di richiamo ai valori della Costituzione.
Ho notato però – forse con un eccesso di pignoleria, lo
riconosco - che nel “disegno” che
Molinari ci consegna della società italiana, non usa mai la parola “persona”,
persona umana. Usa tre volte, invece, il termine “individuo” (e noi “Popolari”
sappiamo bene la loro profonda differenza!).
Al nuovo direttore l’augurio – per quanto possa valere – di
riportare “La Repubblica” (cartacea e digitale) a quella che fu sotto le due
ventennali direzioni di Scalfari e di
Mauro: oggi, infatti, è , a mio parere, parecchio diversa.
Troverà Molinari la sufficiente autonomia (sappiamo qual è il
Gruppo che lo sostiene), per tradurre concretamente in pratica, lungo il suo
delicatissimo mandato, l’articolo 21 della Costituzione – giustamente da lui
richiamata – secondo cui “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il
proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La
stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure “? E per ritagliarsi
la sua professionale autonomia?
Riuscirà a contribuire, col suo giornale, e come autorevole
parte della classe dirigente del Paese, ad elevare, nel rispetto, la nostra
gente, perché faccia un uso sempre più argomentato della propria legittima e
democratica autonomia e della
propria capacità critica?
Venezia, 25 aprile 2020 – Giornata
della Liberazione.
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