lunedì 13 aprile 2020

Pandemia e classi dirigenti


Sul “Corriere della Sera “ del 10 aprile don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus, a Milano, scrive: “Eravamo macchine, dobbiamo essere uomini”.
Si chiede se ieri c’era la politica, la famiglia, la vita comunitaria e solidale, oppure se erano solo formule; propone cosa si “dovrà sentire nell’aria e vedere nei gesti”: uomo, donna, relazioni, politica, educazione, solidarietà, libertà. Da “mezzi uomini e mezze macchine produttive” a “creature”: questo è il passaggio che, per il sacerdote, gli uomini dovrebbero compiere, per una storia “semplice ed autentica”. Conclude scrivendo: “E il panico si placherà il giorno in cui il NOI arriverà prima del prodotto, del profitto e dei confini dettati dal peso specifico del potere”.
Dunque, ancora una finestra (saggia!) sul futuro, incoraggiata dalla presente situazione mondiale.
Desidero soffermarmi – per contribuire, nel mio piccolo, al confronto -  su di un aspetto  particolare che non mi pare sia stato finora trattato.
IN NEGATIVO: l’esempio di Classi Dirigenti (politiche, finanziarie, produttive, giornalistiche, ecc.) che invece di contribuire ad educare la gente - col loro sapere e col loro esempio e come sarebbe loro dovere -  si adoperano per non elevarla, cavalcandone, invece, da qualunque parte ciò avvenga, passioni negative, ignoranza e risentimenti.
IN POSITIVO: l’esempio di Classi Dirigenti che, al contrario, abbiano interesse a che il popolo sia mediamente più preparato, elevato, razionale, positivamente critico e democraticamente propositivo.
In quale situazione ci troviamo, specie in questa pandemia? E’ sempre il “manovratore” che non deve essere disturbato, qualsiasi cosa compia o dica? C’è sempre, alla fine, l’idea del “panem et circenses”?
Credo che serva porsi questa domanda: mezzi uomini e mezze macchine per sempre? Destinati ad essere “rimpiazzati”, progressivamente,  da una Macchina-Uomo (gli sviluppi incredibili dell’intelligenza artificiale) che ubbidisce senza mai ribellarsi?
Ecco il senso, per esempio, di una libera e trasparente selezione ed auto selezione, in positivo, delle Classi Dirigenti del Paese: via, progressivamente,  i mediocri, gli adulatori, i dilettanti, gli approfittatori, ecc.
Ecco anche il senso di una riforma, prevalentemente dall’interno, della scuola, in ogni suo grado.


Bisognerebbe esigere, nella considerazione di perseguire i famosi beni comuni, che questi due percorsi fossero programmati, in quanto parte costituente, anch’essi,  di un progresso “nuovo”. Fossero poi anche adeguatamente monitorati nel loro farsi e nei risultati positivi che potranno produrre nel tempo.
Un conto sono gli stadi, un conto le palestre, un conto i bar (ambiti di vita peraltro, beninteso,  necessari ed utili), un altro conto sono le pluralistiche espressioni “nello” e “per” lo spazio pubblico: profonda diversità, oggi invece non di rado da più parti  trascurata.
A chi chiedere tutto ciò, se non alle Classi Dirigenti? Per un consapevole, nuovo loro impegno che – senza sostituirsi o sovrapporsi in nulla alle libere espressioni e manifestazioni democratiche della società -  l’aiuti, nei dovuti modi,  ad essere al meglio rappresentata ed al meglio auto rappresentarsi.
Pensieri da “pandemia”?  Cosa ritenete?


Venezia, 12.4.2020 (Santa Pasqua).                                                            Renato  Omacini

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