Sul “Corriere della Sera “ del 10
aprile don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus, a Milano, scrive:
“Eravamo macchine, dobbiamo essere uomini”.
Si chiede se ieri c’era la politica, la
famiglia, la vita comunitaria e solidale, oppure se erano solo formule; propone
cosa si “dovrà sentire nell’aria e vedere nei gesti”: uomo, donna, relazioni,
politica, educazione, solidarietà, libertà. Da “mezzi uomini e mezze macchine
produttive” a “creature”: questo è il passaggio che, per il sacerdote, gli
uomini dovrebbero compiere, per una storia “semplice ed autentica”. Conclude
scrivendo: “E il panico si placherà il giorno in cui il NOI arriverà prima del
prodotto, del profitto e dei confini dettati dal peso specifico del potere”.
Dunque, ancora una finestra (saggia!) sul
futuro, incoraggiata dalla presente situazione mondiale.
Desidero soffermarmi – per contribuire, nel
mio piccolo, al confronto - su di un
aspetto particolare che non mi pare sia
stato finora trattato.
IN NEGATIVO: l’esempio di Classi Dirigenti
(politiche, finanziarie, produttive, giornalistiche, ecc.) che invece di
contribuire ad educare la gente - col loro sapere e col loro esempio e come
sarebbe loro dovere - si adoperano per
non elevarla, cavalcandone, invece, da qualunque parte ciò avvenga, passioni
negative, ignoranza e risentimenti.
IN POSITIVO: l’esempio di Classi Dirigenti
che, al contrario, abbiano interesse a che il popolo sia mediamente più
preparato, elevato, razionale, positivamente critico e democraticamente
propositivo.
In quale situazione ci troviamo, specie in
questa pandemia? E’ sempre il “manovratore” che non deve essere disturbato,
qualsiasi cosa compia o dica? C’è sempre, alla fine, l’idea del “panem et
circenses”?
Credo che serva porsi questa domanda: mezzi
uomini e mezze macchine per sempre? Destinati ad essere “rimpiazzati”,
progressivamente, da una Macchina-Uomo
(gli sviluppi incredibili dell’intelligenza artificiale) che ubbidisce senza
mai ribellarsi?
Ecco il senso, per esempio, di una libera e
trasparente selezione ed auto selezione, in positivo, delle Classi Dirigenti
del Paese: via, progressivamente, i
mediocri, gli adulatori, i dilettanti, gli approfittatori, ecc.
Ecco anche il senso di una riforma, prevalentemente
dall’interno, della scuola, in ogni suo grado.
Bisognerebbe esigere, nella considerazione di
perseguire i famosi beni comuni, che questi due percorsi fossero programmati,
in quanto parte costituente, anch’essi, di un progresso “nuovo”. Fossero poi anche
adeguatamente monitorati nel loro farsi e nei risultati positivi che potranno
produrre nel tempo.
Un conto sono gli stadi, un conto le
palestre, un conto i bar (ambiti di vita peraltro, beninteso, necessari ed utili), un altro conto sono le
pluralistiche espressioni “nello” e “per” lo spazio pubblico: profonda
diversità, oggi invece non di rado da più parti trascurata.
A chi chiedere tutto ciò, se non alle Classi
Dirigenti? Per un consapevole, nuovo loro impegno che – senza sostituirsi o sovrapporsi
in nulla alle libere espressioni e manifestazioni democratiche della società
- l’aiuti, nei dovuti modi, ad essere al meglio
rappresentata ed al meglio auto rappresentarsi.
Pensieri da “pandemia”? Cosa ritenete?
Venezia, 12.4.2020 (Santa Pasqua).
Renato Omacini
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