venerdì 29 maggio 2020

L’attenzione di Cortese per il mondo della cultura

IL GAZZETTINO

IL RICORDO

L’attenzione di  Cortese per il mondo della cultura
Enzo Di Martino



Per essere stato un politico di lungo corso e di grande rilievo esprimeva una sorprendente personalità appartata ed uno stile che si potrebbe definire perfino elegante. Eppure Marino Cortese, scomparso ad 81 anni il 27 aprile del 2020, non ha avuto nemmeno un solenne funerale, come certamente meritava, a causa della pandemia. Conviene allora ricordarlo bene perché aveva intrecciato indissolubilmente la sua carriera politica con la storia di Venezia degli ultimi sessant’anni. Occupando posizioni di rilievo, a parte la breve esperienza come Senatore della Repubblica, sempre all’’interno della Regione, del Comun ed alcune importanti Istituzioni Culturali, in particolare la Fondazione Querini  Stampalia, della quale è stato Presidente negli ultimi 23 anni. Ma per capire il suo percorso e la sua intelligenza politica bisogna sapere cosa è stata Venezia a partire dai primi anni Sessanta del secolo scorso. Una città ricca di fermenti culturali e sociali, la prima d’Italia nella quale è iniziato il dialogo tra cattolici e socialisti, dove sono nate le prime contestazioni studentesche, è emerso Potere Operaio a Marghera e il primo PSIUP in Italia, costituiti i primi consigli di quartiere. Nel dialogo difficile tra cattolici e sinistra politica emergono in città due figure di grande spessore culturale: Vladimiro Dorigo, con la sua innovativa rivista Questitalia, che ha dato vita al movimento dei “cattolici del dissenso”, e Marino Cortese per la sua accentuata e costante attenzione per i problemi della cultura, a tutti i livelli, giungendo tra l’altro alla presidenza dell’Università Internazionale dell’arte e alla collaborazione con la Fondazione Cini e la Fondazione Levi per la musica. E’ tuttavia, la Querini Stampalia, la Fondazione Culturale giunta al suo 150° anno di attività, ad essere centrale nel periodo della maturità di Marino Cortese. Ha infatti sostenuto l’intervento di ampliamento e restauro messo in atto negli anni Novanta da Mario Botta – dotando la Fondazione di un prezioso auditorium, un rigoroso book shop e una accogliente caffetteria – in una sorta di continuità ideale con il rigoroso e ormai famoso restauro del piano terra realizzato negli anni Sessanta dal mitico Carlo Scarpa. Anche il Museo, che possiede tra l’altro la straordinaria “Presentazione al  Tempio” del 1460 di Giovanni Bellini, recentemente messa a confronto con l’omologo dipinto di Andrea Mantegna, si è arricchito nel 2018 della acquisizione in comodato di una parte importante della collezione ex Cassa di Risparmio nella quale basterà citare la grande Veduta di Venezia Xilografica di Jacopo de’ Barbari (1500) e lo strepitoso Poliphilo (1499) di Aldo Manuzio, considerato il più bello ed importante libro della storia dell’editoria moderna. La lungimiranza di Marino Cortese l’ha portato ad avvalersi negli ultimi anni della preziosa direzione di Marigusta Lazzari e, per le mostre d’arte contemporanea della sapienza della storica Chiara Bertola.  E’ dunque in questa favorevole condizione organizzativa che chi scrive, peraltro amico di Marino Cortese fin dai primi anni Sessanta, ha potuto conferire alla Querini Stampalia – è stata l’ultima importante iniziativa del Presidente – la donazione di cinquanta preziosi acquerelli originali di Riccardo Licata (1929-2014) uno dei più interessanti artisti astratti veneziani del secondo dopoguerra.

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